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Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 5
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Capitolo 5 di 11 23 min di lettura

Cazzo di marmo, bikini invisibili e la trappola leopardata di Tracy

Tra sfregamenti bollenti in piscina e interruzioni fatali che distruggono la magia, la tensione fisica per Ale raggiunge il punto di rottura. Completamente frustrato e al limite della sopportazione, finisce dritto e consapevole nella perversa ragnatela di seduzione di Tracy.

Asiadu01
4 mesi fa · 1.1k letture · 1

Il tragitto dal magazzino sotterraneo al bungalow 12 fu una marcia nel fango. Il cuore mi batteva ancora in gola, un tamburo impazzito che mi pompava nelle vene un mix tossico di adrenalina, senso di colpa e frustrazione. Avevo l'odore dolciastro di Tracy ancora addosso, il sapore della vaniglia di Anna sulle labbra e la mente ridotta a un groviglio inestricabile.

Infilai la chiave nella toppa cercando di non fare rumore e aprii la porta. La stanza era buia, illuminata solo dal bagliore azzurrognolo di uno schermo. Simona era ancora sveglia.

Era sdraiata supina, le coperte spinte in fondo al letto per il caldo afoso. Indossava solo quella canottiera bianca di cotone leggero e un paio di slip sgambati che si intravedevano appena sotto l'orlo. Il telefono era sollevato sopra il suo viso, ma la sua espressione era spenta, le occhiaie marcate dalla stanchezza. Quando sentì la porta chiudersi, bloccò immediatamente lo schermo, nascondendo il dispositivo sotto il lenzuolo con un gesto fin troppo rapido.

«Non ti avevo detto di fare il ninja?» mormorò, la voce roca e priva della solita energia. Si passò una mano sul viso, cercando di abbozzare un sorriso che però non le illuminò gli occhi.

«Ci ho provato,» risposi a bassa voce, appoggiando la schiena contro la porta chiusa. «Ma sono troppo stanco per avere il controllo dei miei arti inferiori. Tu perché sei ancora sveglia? Credevo fossi crollata.»

Simona distolse lo sguardo, fissando un punto indefinito sul soffitto di legno. «Non riuscivo a prendere sonno. Sai com'è, l'adrenalina del primo giorno...» Mentiva. Lo capii dal modo in cui il suo petto si alzava e si abbassava con un ritmo pesante. Era incastrata in quel gioco di controllo malato: Edoardo era fuori, e lei doveva restare sveglia a fargli compagnia virtuale, sacrificando il suo riposo pur di non farlo arrabbiare. Ma non lo disse. E io non la forzai.

«Com'è andata la pausa fumo?» mi chiese, cambiando drasticamente discorso. «Vi ha beccato Maria?»

«No, nessuna vipera all'orizzonte. Tutto bene,» risposi in automatico, staccandomi dalla porta.

Mi avvicinai al mio letto e afferrai il lembo della mia t-shirt scura, sfilandomela dalla testa con un sospiro. L'aria umida della notte mi accarezzò il torace nudo, ma non servì ad abbassare la temperatura del mio corpo. Iniziai a slacciarmi la cintura dei jeans, dando le spalle a Simona per un momento. Il silenzio nella stanza era denso, quasi palpabile.

«Ale...» La voce di Simona arrivò morbida, facendomi fermare. Mi voltai a guardarla. Si era messa su un fianco, la guancia appoggiata sul palmo della mano. La canottiera le era scivolata su una spalla, rivelando la linea perfetta della clavicola e l'incavo caldo del collo. I suoi occhi scuri mi scrutavano, leggendomi dentro. «"Tutto bene" è la risposta di uno che ha appena comprato il pane, non di uno che ha l'espressione di chi ha visto un fantasma. Che è successo laggiù?»

La guardai. Ero esausto dei segreti. Esausto della perversione di Tracy, delle gelosie di Anto. Simona era l'unica cosa reale e senza filtri in quel campo estivo, iniziato solo da pochi giorni.

Mi lasciai cadere sul bordo del suo letto, a pochi centimetri dalle sue gambe rannicchiate. Il materasso cedette sotto il mio peso, facendola inevitabilmente scivolare un po' verso di me. Il suo profumo naturale, un mix di bagnoschiuma neutro e calore corporeo, mi invase le narici.

«Non abbiamo solo fumato,» confessai, la voce ridotta a un sussurro roco. Mi passai le mani sul viso. «Io e Anna... ci siamo baciati.»

Simona si bloccò. Per due secondi netti non respirò. Poi, come se avesse ricevuto una scossa elettrica, si mise a sedere di scatto. Dimenticò la stanchezza, il fidanzato tossico e il lenzuolo, che le scivolò lungo i fianchi, lasciandola con le gambe scoperte a un palmo dalle mie. I suoi occhi si spalancarono in un'espressione di puro, genuino entusiasmo femminile.

«Tu e Anna?!» esclamò, dovendosi portare subito una mano alla bocca per zittirsi da sola. I suoi occhi brillavano. Si avvicinò a me, incrociando le gambe sul materasso, invadendo totalmente il mio spazio vitale. Il suo ginocchio nudo sfiorò la mia coscia coperta dal denim. «Dio mio, socio! Non ci credo! Devi dirmi assolutamente tutto. Come, dove, chi ha fatto la prima mossa?»

Il suo entusiasmo fu un balsamo per i miei nervi scoperti. Abbozzai finalmente un sorriso vero. «Nel magazzino. Siamo rimasti soli...» Omettendo accuratamente l'ingombrante, oscena parentesi di Tracy e di quello che mi aveva fatto sul divano prima che arrivasse Anna, iniziai a raccontarle. Le parlai del crollo nervoso di Anna, delle sue lacrime, della sua paura di non essere all'altezza. Le raccontai di come mi fossi avvicinato per asciugarle il viso e di come quel bacio a stampo si fosse trasformato in qualcosa di disperatamente passionale e bisognoso.

Simona mi ascoltava in silenzio, le labbra dischiuse, pendendo letteralmente dalle mie labbra. Era così vicina che potevo sentire il calore emanare dalla sua pelle ambrata. A ogni mio sospiro, il suo petto si alzava e si abbassava sotto il cotone sottile, una vicinanza che, unita al racconto del bacio, creava un'intimità fortissima tra di noi. Non era tensione sessuale da "botta e via", era qualcosa di più profondo e viscerale.

«E poi?» sussurrò lei, sfiorandomi involontariamente il ginocchio con le dita. «Vi siete fermati lì?»

«Si è tirata indietro,» le spiegai, scuotendo la testa. Sospirai, passandomi una mano tra i capelli. «Mi ha detto che non era giusto, che era confusa. E poi è scappata via come Cenerentola. Penso di aver fatto un casino, Simo. È troppo fragile per questo posto.»

Simona inclinò la testa di lato. Il suo sguardo si addolcì, diventando incredibilmente tenero. Senza pensarci, allungò la mano e me la posò sulla spalla nuda. La sua pelle contro la mia provocò una scia di brividi lungo il mio braccio. Il suo tocco non era possessivo come quello di Tracy o asettico come quello di Maria; era un contatto radicato in una profonda complicità.

«Non hai fatto nessun casino, Ale,» mi rassicurò, la voce calda come il miele. Accarezzò leggermente la mia spalla con il pollice. «Anna è fatta così. È un riccio. Si nasconde dietro i libri e dietro quella corazza di timidezza perché ha il terrore di essere ferita. Essere lontana da casa e trovarsi le labbra del "bravo ragazzo" addosso l'ha mandata in cortocircuito.»

Sorrise, un sorriso amaro e dolce allo stesso tempo. «È che non è abituata a qualcuno che la ascolti davvero. Ma il fatto che si sia lasciata andare con te, anche solo per un bacio... vuol dire che si fida. Devi solo darle tempo, socio. Non pressarla.»

«E io dovrei chiedere consigli di cuore alla ragazza che minaccia di mordere i polpacci ai colleghi?» scherzai a bassa voce, cercando di sdrammatizzare, ma senza allontanarmi di un millimetro dalla sua mano.

«Ehi,» ribatté lei, fingendosi offesa, ma i suoi occhi ridevano. Si sporse ancora un po' verso di me. I nostri visi erano così vicini che i nostri respiri si mescolavano nell'aria afosa del bungalow. «Io sono un'ottima consulente. Solo che le mie tariffe sono molto alte.»

Fissai i suoi occhi scuri, poi la mia attenzione scivolò inevitabilmente verso le sue labbra piene e dischiuse. La connessione tra noi in quel momento era densa, inebriante. Eravamo due finti forti: lei schiacciata dall'ombra del suo ragazzo, io stritolato in un gioco di ruoli troppo più grande di me. Eppure, lì, su quel materasso, eravamo l'uno il rifugio dell'altra.

Il silenzio si prolungò per un secondo di troppo. L'aria divenne improvvisamente satura di un'elettricità diversa, densa e pericolosa. La mano di Simona era ancora sulla mia spalla, e io sentii l'impulso fisico e divorante di sollevare la mia e posarla sulla sua vita sottile e scoperta.

Ma prima che l'istinto prendesse il sopravvento sulla ragione, la vibrazione brutale del suo telefono sotto il lenzuolo distrusse l'incantesimo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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