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Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 2
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Capitolo 2 di 11 28 min di lettura

Sfregamenti Proibiti nel Buio

La gelosia infiamma il bungalow, facendo esplodere la tensione accumulata in una lussuria disperata. Corpi nudi e sudati si avvinghiano nel buio, arrivando a un solo, fatale millimetro dal punto di non ritorno.

Asiadu01
5 mesi fa · 1.5k letture · 9

«Facciamo finta che non sia mai successo. Resettiamo tutto. Domani è un altro giorno,» le dissi, cercando di alleggerire l'atmosfera. Ma la tensione vibrante tra noi era tutto tranne che fraterna.

Lei annuì impercettibilmente, ma continuava a fissare il vuoto, le braccia incrociate al petto, come se sentisse improvvisamente freddo nonostante l'afa della stanza. Sembrava minuscola e indifesa in quel letto.

«Vieni qui,» le dissi d'istinto, aprendo un braccio e picchiettando la mano sulle lenzuola del mio letto. «Vieni a farti abbracciare. Tira un po' il fiato.»

Anto non se lo fece ripetere. Posò il telefono sul comodino e si alzò. Nel breve tragitto tra i due letti, la penombra delineò perfettamente la curva dei suoi fianchi e il molleggiamento del suo seno. Si infilò sotto il mio braccio con una naturalezza disarmante, le nostre dinamiche di sempre che si mescolavano in modo pericoloso con l'intimità di quel momento.

Il materasso stretto ci costrinse ad appiccicarci l'uno all'altra. Anto mi avvolse un braccio attorno alla vita e appoggiò la testa esattamente nell'incavo del mio collo. La sua gamba nuda si intrecciò istintivamente con la mia, la pelle liscia e calda che sfregava contro i miei jeans.

Trattenni il fiato per una frazione di secondo. La morbidezza schiacciante dei suoi seni premeva senza alcuna barriera contro le mie costole. Il calore del suo corpo era una stufa, il suo profumo mi invadeva le narici a ogni respiro.

«Scusa se ho fatto la stronza a cena,» sussurrò contro la mia pelle, il suo respiro caldo che mi solleticava il collo e mi mandava un brivido incontrollabile lungo la schiena. «Sono solo... stressata.»

«Lo so. Scusa anche io,» mormorai, iniziando ad accarezzarle lentamente i capelli castani, districando le lunghezze con le dita. Le mie nocche sfioravano inavvertitamente la pelle nuda della sua schiena, appena sopra il bordo delle culotte. A ogni mio passaggio, sentivo i suoi muscoli rilassarsi sempre di più sotto le mie mani.

Rimanemmo così, in silenzio, stretti l'uno all'altra nel buio di quella stanza soffocante. L'ostilità e la competizione della giornata si erano dissolte, lasciando il posto a una fisicità che stava diventando fin troppo carica. La vicinanza, la mancanza quasi totale di vestiti di lei e il ricordo ancora vivido di me sotto la doccia stavano creando un cortocircuito pericolosissimo nel mio cervello, e non solo lì.

L'attrito della sua coscia contro la mia e il peso del suo bacino mi stavano risvegliando, inesorabilmente. Pregai che non si accorgesse del mio corpo che iniziava a reagire, tradendo l'innocenza di quell'abbraccio.

Anto si strinse ancora di più, chiudendo gli occhi e strofinando leggermente la guancia contro il mio petto, come una gatta in cerca di calore.

«Ale...» sussurrò, la voce impastata dal sonno e da una rilassatezza totale.

«Mh?»

«Sto troppo comoda qui,» mormorò, stringendo leggermente la presa sulla mia maglietta. «Voglio dormire così. Stanotte non mi muovo.»

Deglutii a fatica, il cuore che accelerava i battiti. Continuai ad accarezzarle i capelli, cercando di ignorare la pressione del mio basso ventre contro il suo grembo e la morbidezza letale del suo petto su di me. «Va bene, Anto. Dormiamo così.»

Chiusi gli occhi, sapendo perfettamente che, abbracciato in quel modo al corpo seminudo della mia migliore amica, chiudere occhio sarebbe stata l'impresa più ardua e fottutamente estenuante di tutta la mia vita.

Ero in quel limbo sfocato tra il sonno e la veglia, cullato dal caldo soffocante della stanza e dal ritmo del suo respiro contro il mio collo. All'improvviso, sentii un tocco leggero.

La mano di Anto aveva smesso di stringermi la maglietta e si era insinuata sotto il tessuto. I suoi polpastrelli caldi iniziarono a tracciare cerchi lenti e decisi sul mio addome, per poi risalire, accarezzando la pelle nuda del mio petto. Prima che potessi realizzare cosa stesse succedendo, le sue labbra morbide si posarono sulla mia guancia. Una, due, tre volte. Baci umidi, insistenti, inaspettatamente avidi.

«Anto... che stai facendo?» sussurrai, la voce impastata e ruvida, aprendo gli occhi a fatica nell'oscurità.

Non rispose. Il suo respiro si era fatto corto, quasi affannoso. Con un movimento fluido si sollevò leggermente su un fianco. Sentii il fruscio leggero della stoffa contro le lenzuola. Si stava sfilando le culotte, calciandole via fino a farle cadere sul pavimento, rimanendo solo con la canottierina striminzita e un minuscolo paio di slip color carne. La pelle nuda delle sue cosce si premette di nuovo contro la mia gamba, ed era letteralmente bruciante.

Il mio cervello andò in cortocircuito.

«Ale...» sussurrò lei contro il mio orecchio, la voce rotta da un'urgenza animalesca, possessiva. «Ti voglio. Adesso.»

Fu come gettare una tanica di benzina su un falò. La mia resistenza, già messa alla prova da un'intera giornata di provocazioni e visioni assurde, crollò miseramente in mezzo secondo. Mi sollevai sui gomiti, sfilandomi i pantaloni e i calzini con movimenti frettolosi, calciandoli oltre il bordo del letto finché non rimanemmo entrambi solamente in mutande.

Anto si strinse contro di me con disperazione. I nostri bacini combaciarono. Attraverso il cotone dei miei boxer e il tessuto leggerissimo dei suoi slip, potevo sentire ogni singola curva del suo inguine premere contro la mia erezione, dura da fare male. Iniziammo a muoverci. A strusciarci. Dapprima con una lentezza esasperante, poi con un ritmo sempre più serrato, affamati. Il calore del suo corpo e l'umidità del suo centro filtravano in modo inequivocabile attraverso i tessuti, mandandomi completamente fuori di testa.

Cercai di aggrapparmi a un ultimo brandello di razionalità, ricordandomi chi fosse e in che stato emotivo si trovasse. Le presi il viso tra le mani, fermandola per un secondo. «Anto, sei sicura? Cazzo, lo sai che non è il periodo giusto per noi, non stiamo ragionando...»

Lei mi ignorò. I suoi occhi brillavano nel buio, ciechi a qualsiasi logica. Invece di rispondere, afferrò i miei polsi e guidò le mie mani con prepotenza direttamente sul suo petto. Mi schiacciò i palmi contro il seno, forzandomi a stringere quelle curve piene e pesanti sotto la seta della canottiera.

Presi quel gesto come l'unico consenso di cui avevo bisogno. L'istinto primordiale prese il comando.

Con una mossa rapida, afferrai i suoi fianchi morbidi e ribaltai le posizioni, girandola e inchiodandola sotto di me contro il materasso. Anto ansimò forte, inarcando la schiena verso l'alto. Affondai il viso nel suo collo, baciandole e succhiandole la pelle sensibile, sentendola fremere e stringermi le spalle con le unghie.

Le mie mani scesero veloci, febbricitanti. In un attimo mi sfilai i boxer, liberandomi del tutto, e subito dopo agganciai i bordi dei suoi slip color carne, tirandoli giù lungo le gambe con uno strattone e gettandoli via.

Eravamo nudi, pelle contro pelle. Spostai di nuovo le mani sul suo seno, stringendola con forza e avidità, inebriato dai piccoli gemiti soffocati che le sfuggivano dalle labbra. Guidai il mio bacino verso il suo, abbassandomi fino a far scivolare la punta turgida e bagnata direttamente contro la fessura calda e umida della sua intimità. Il contatto diretto fu una scossa elettrica devastante.

Feci una pressione leggera, pronto ad affondare, a un millimetro dal rovinare o cambiare per sempre la nostra amicizia.

«No... Ale, fermo!»

La voce di Anto fu uno schiaffo raggelante. Le sue mani, che un attimo prima mi graffiavano la schiena implorandomi di più, si piantarono all'improvviso contro i miei pettorali, spingendomi via con una forza inaspettata.

Mi bloccai di colpo, i muscoli tesi allo spasimo, il respiro che mi raschiava i polmoni, paralizzato da quell'interruzione brutale. «Cosa...»

«Fermo,» ansimò lei, scivolando via da sotto di me con un movimento a scatti, gli occhi sbarrati dal panico. Si tirò le ginocchia al petto per coprirsi. «Ho sbagliato. È una cazzata, Ale, è una cazzata enorme!»

La sua voce tremava, carica di un senso di colpa improvviso e schiacciante. Il cortocircuito era finito, lasciando solo macerie. Senza darmi il tempo di dire una parola, recuperò le sue culotte dal pavimento, muovendosi alla cieca e quasi inciampando.

«Questa situazione non va bene... non dovevamo farlo, scusa. Scusa tanto,» balbettò, la voce che si incrinava.

Sgattaiolò giù dal mio materasso come se scottasse. Si precipitò verso il suo letto, dall'altra parte di quella stanza diventata improvvisamente minuscola e gelida. Diede le spalle alla mia parte del bungalow, rannicchiandosi in posizione fetale sotto il lenzuolo e tirandoselo fin sopra la testa.

Rimasi lì. Seduto al centro del mio letto, completamente nudo nel buio. Avevo il respiro corto, il cuore che mi martellava nelle orecchie e il corpo che bruciava letteralmente per la frustrazione e per l'adrenalina troncata a metà. Avevamo appena sfondato ogni limite, per poi schiantarci contro un muro di mattoni alla massima velocità.

Mi passai le mani sul viso sudato. Il campo estivo non era nemmeno iniziato, e noi eravamo già irrimediabilmente fottuti.

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Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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