Vai al contenuto
Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 4
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 4 di 11 29 min di lettura

L'odore dello sperma e il sapore di Anna

prosegue la giornata di lavoro, che mette tutti a dura prova.

Asiadu01
5 mesi fa · 1.5k letture · 5

Il mio corpo si tese come una corda di violino. Venni con una scossa violenta, un orgasmo così intenso e disperato che mi lasciò la vista annebbiata e i muscoli tremanti, svuotandomi letteralmente a fiotti tra le sue dita bagnate.

Rimasi immobile per qualche secondo, il respiro corto che raschiava contro il suo petto, mentre il cuore mi martellava nelle orecchie. Quando finalmente Tracy allentò la presa sulla mia nuca, mi lasciai cadere all'indietro sul bracciolo del divano, totalmente stordito e privo di forze.

Tracy ritirò la mano, osservando il risultato del suo "lavoro" con un sorriso profondamente compiaciuto. Il palmo e le dita erano lucidi, ricoperti del mio sperma misto alla sua saliva. Poi, con una naturalezza disarmante che mi fece sgranare gli occhi, portò l'indice e il medio alle labbra, chiudendo gli occhi scuri.

«Mhm...» mormorò, leccandosi le dita sporche con una lentezza calcolata, assaporando la scena e il mio totale sconvolgimento. Mi guardò, passandosi la lingua sul labbro inferiore. «Sei molto saporito, piccino. Mi sa che la prossima volta dovrò assaggiarti direttamente alla fonte.»

Ero paralizzato. Totalmente in shock. Il mio cervello, già provato, era incapace di processare la mole di assurdità ed eccitazione appena vissuta.

Tracy prese un fazzoletto di carta chissà dove, si pulì la mano con nonchalance e si tirò giù la polo bianca, risistemandosi la scollatura come se fossimo appena scesi per fare due chiacchiere sul meteo. Si alzò in piedi, lisciandosi i micro-pantaloncini.

«Dai, tirati su la cerniera e andiamo a cena, Ale. La mensa ci aspetta e hai perso un sacco di liquidi.» Mi fece l'occhiolino, girò sui tacchi e si diresse verso la scala di cemento.

Mi riallacciai i jeans con le mani che mi tremavano ancora. Maria aveva ragione: i novellini non erano pronti per quel campo. E la notte di sabato era appena cominciata.

Il frastuono del tendone della mensa era assordante, un caos di vassoi di metallo, voci sovrapposte e odore di sugo al pomodoro. Quando raggiunsi il lungo tavolo di legno riservato allo staff, mi sentivo come se camminassi sull'acqua. Il mio cervello era ancora fermo a dieci minuti prima, sepolto in quel magazzino buio, tra le labbra di Tracy e la morsa calda della sua mano bagnata. Avevo i jeans che mi sembravano improvvisamente troppo stretti e il cuore che batteva a un ritmo innaturale.

Mi accasciai sulla panca, scivolando esattamente nel posto vuoto tra Simona e Anna. Di fronte a me, a completare il quadro, c'era Anto. Noi quattro "novellini" sembravamo i sopravvissuti di un disastro aereo. Simona fissava il suo piatto di pasta come se fosse un miraggio, un'ombra di stanchezza sotto gli occhi magnetici. Anna aveva le spalle curve, palesemente prosciugata dall'ansia di dover gestire i bambini più piccoli e l'iperattività del campo. Anto, invece, mescolava il cibo con la forchetta con un'espressione infastidita, evitandomi accuratamente con lo sguardo ma lanciando occhiate gelide alla mia vicinanza con le altre due.

A capotavola e sul lato opposto, le veterane sembravano fresche come rose. Maria, Fiona e Tracy ci osservavano con sorrisi predatori. «Guardateli,» esordì Maria, appoggiando i gomiti sul tavolo e intrecciando le dita, il seno esplosivo premuto contro la canottiera. «I nostri piccoli cuccioli stremati. Che c'è, la giornata vi ha prosciugato le energie vitali?»Fiona, che fino a quel momento aveva ignorato tutti con la sua solita aria dura e intrattabile, sbuffò una risata roca, addentando un pezzo di pane. «Sono patetici. È sempre così con i novellini. La prima volta fa sempre male, non sanno come muoversi e finiscono per svuotarsi subito. Poi ci prendono il ritmo. O forse no,» aggiunse, lanciando un'occhiata allusiva verso di me, carica di quell'astinenza feroce di cui parlava sempre.

«Oh, lascia stare il mio piccino, Fiona,» intervenne Tracy. Aveva un gomito appoggiato sul tavolo e teneva il viso poggiato sul palmo della mano. I suoi occhi scuri puntarono dritti nei miei. Sorrise, un sorriso lento e carico di segreti osceni. «La prima volta è sempre faticosa, è vero... ti lascia senza fiato, le gambe tremano e non capisci più niente. Ma basta trovare... l'aiuto giusto per rilassarsi.» Il mio viso andò letteralmente a fuoco. Diventai bordeaux. Sentivo ancora il fantasma della sua saliva su di me, il sapore della sua pelle. Ogni volta che incrociavo il suo sguardo lungo la tavolata, lei si passava la lingua sul labbro inferiore o faceva finta di pulirsi le dita con un tovagliolo di carta, un richiamo viscerale a quello che aveva appena fatto con il mio sperma. Distolsi gli occhi, nascondendomi dietro al bicchiere d'acqua, il cavallo dei pantaloni che tornava a farsi dolorosamente teso.

«Se la vostra idea di "prima volta" è farsi massacrare da trenta ragazzini in preda agli ormoni, vi lascio volentieri il primato,» ribatté Simona, pungente come sempre. Si voltò verso di me, la spalla nuda che sfiorò la mia maglietta in un gesto di puro cameratismo. «Oggi a ping pong abbiamo bruciato anche le riserve di ossigeno, vero socio?» «Vero,» balbettai, cercando di sembrare normale, anche se il ricordo di lei mezza nuda in bagno era una lama a doppio taglio.

Anna, alla mia destra, sorrise timidamente, la voce bassa e dolce. «I piccoli sono dei tesori, ma succhiano un'energia incredibile. Anto, tu come hai fatto oggi? Sembravi esausta.» Anto alzò finalmente lo sguardo, fulminando prima Anna e poi me. «Io non sono una babysitter,» rispose secca, la voce da ragazzina viziata che vibrava di possessività. «E sinceramente, Ale, speravo mi dessi una mano oggi pomeriggio invece di fare comunella e giocare a racchette tutto il tempo.» «Ale aveva il suo gruppo, Anto,» intervenne Simona, fredda e letale. «Non è il tuo fidanzatino personale. Ha lavorato, come tutti noi.» L'aria attorno al tavolo divenne improvvisamente densa. Anto strinse i pugni sotto il tavolo, terrorizzata e furiosa allo stesso tempo.

La cena proseguì in un clima di tensione sottile e ormoni fuori controllo. Quando i vassoi vennero portati via e arrivarono i bicchieri di plastica con il caffè sbiadito della mensa, le conversazioni si fecero più confuse. Fu in quel momento che Anna si avvicinò impercettibilmente a me. Il suo profumo di vaniglia e pulito mi invase le narici, un contrasto sconvolgente rispetto all'odore muschiato e sudato di Tracy. «Ale...» sussurrò Anna, la voce ridotta a un soffio. Si guardò intorno con i suoi grandi occhi da cerbiatta, assicurandosi che Maria fosse distratta. «Darei l'anima per una sigaretta. So che ho smesso da mesi... ma oggi è stata una prova di sopravvivenza per i miei nervi.»

La guardai, sorpreso da quella debolezza in una ragazza così apparentemente perfettina e studiosa. Il suo sguardo implorante era adorabile. «Ne ho un pacchetto quasi nuovo nel borsone,» le sussurrai di rimando, inclinandomi verso di lei. «Ma Maria ha fatto una testa tanta sul fatto che non si può fumare nel perimetro dei bungalow. Se ci becca, ci sbrana.» Anna si morse il labbro inferiore, un gesto piccolo ma che su di lei risultò incredibilmente sensuale. «Conosco un posto. Il magazzino sotterraneo. È cieco, il fumo non si vede da fuori e a quest'ora non ci va nessuno. Ti prego. Facciamo due tiri prima di andare a dormire.»

Il magazzino. La parola mi fece contrarre lo stomaco. «Affare fatto,» dissi, cercando di nascondere il nervosismo. «Venti minuti e ci...»

«Ho sentito bene?» Una voce suadente ci interruppe. Tracy era comparsa alle spalle di Anna, chinandosi in avanti, premendo sfacciatamente le forme abbondanti del suo petto contro lo schienale della panca. Il suo viso era a un palmo dal mio. «Sigarette? Oh, cuccioli, avete toccato il mio punto debole,» sussurrò Tracy, gli occhi scuri che guizzavano da Anna a me, fermandosi sulle mie labbra con una malizia che mi fece gelare il sangue. «Ne ho una voglia matta anch'io. E conosco benissimo il magazzino sotterraneo. È un posto così... intimo per rilassarsi.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 5

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista