Vai al contenuto
Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 4
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 4 di 11 29 min di lettura

L'odore dello sperma e il sapore di Anna

prosegue la giornata di lavoro, che mette tutti a dura prova.

Asiadu01
5 mesi fa · 1.5k letture · 5

Rivolse a Simona un sorriso finto e tirato. «Vai in mensa, cara. Ti raggiunge subito.» Non avevo scelta. Feci un cenno rassegnato a Simona e deviai verso il retro del teatro.

La rampa di scale in cemento che portava al magazzino sotterraneo sembrava non finire mai. Più scendevo, più l'aria diventava fresca, umida e carica dell'odore di polvere e cartone vecchio. Aprii la pesante porta di ferro. Il magazzino era in semioscurità, illuminato solo da un neon sfarfallante in fondo alla stanza. Cataste di sedie, scatoloni di costumi e attrezzature teatrali creavano un labirinto inquietante. Di Tracy non c'era traccia.

Ero così fottutamente stanco. Vidi un vecchio divano a due posti, logoro e ancora mezzo coperto dal cellophane da imballaggio, incastrato tra due casse acustiche. Mi ci buttai sopra con un tonfo sordo, la plastica che scricchiolava rumorosamente sotto il mio peso. Lasciai cadere la testa all'indietro, chiudendo gli occhi. La mia mente era un frullatore. Il petto di Simona nell'accappatoio, lo sguardo gelido di Anto, il ricatto di Maria. Ero al campo da quarantott'ore e mi sentivo già intrappolato in una ragnatela di ormoni e giochi di potere.

Il rumore di uno sciacquone mi fece sussultare. Pochi secondi dopo, la porta del piccolo bagno di servizio adiacente al magazzino si aprì, cigolando sui cardini arrugginiti.

Tracy emerse dalla penombra. Aveva la divisa modificata alla sua maniera: la polo bianca era annodata in vita a scoprire l'ombelico, e i pantaloncini erano così corti che si potevano a malapena definire tali. Si stava asciugando le mani sui fianchi. Quando mi vide sbracato sul divano incelofanato, i suoi occhi si illuminarono di una scintilla predatrice e divertita.

«Oh, ma guarda un po' chi abbiamo qui,» trillò, avvicinandosi con un'andatura lenta e ancheggiante. «Ti sei perso, piccino? O sei sceso fin quaggiù per cercarmi?» «Maria mi ha mandato a recuperarti,» risposi, la voce impastata dalla stanchezza. «Dice che stai cercando i microfoni da mezz'ora.»

Tracy sbuffò, alzando gli occhi al cielo in un'espressione di puro fastidio. «Quella vipera repressa. Le ho detto che i microfoni sono rotti, ma lei deve sempre fare la stronza padrona delle ferriere.» Scosse la testa, poi il suo sguardo tornò su di me e il suo tono si addolcì, assumendo quella sfumatura materna e fottutamente perversa che le era propria. Si fermò esattamente in mezzo alle mie gambe divaricate.

«Però... guardati, povero cucciolo,» tubò, abbassando lo sguardo sul mio petto che si alzava e si abbassava pesantemente. «Sei bianco come un cencio. Ti hanno spremuto per bene oggi, eh?» Senza chiedere permesso, Tracy si sedette di lato, affondando nel divano proprio accanto alla mia coscia. La plastica scricchiolò sotto di noi. Si girò verso di me, piegando una gamba in modo che il suo ginocchio nudo sfiorasse il mio inguine. Il profumo dolciastro del suo bagnoschiuma mi investì in pieno.

«Sono solo stanco,» mormorai, sentendo la gola inspiegabilmente secca. La sua vicinanza era asfissiante e carica di promesse torbide. «I novellini si stressano troppo facilmente,» sussurrò lei. Allungò le mani e me le posò sulle spalle. Le sue dita iniziarono a impastare i miei muscoli contratti con una forza inaspettata per una ragazza della sua stazza. «Sei di marmo, Ale. Così non arrivi a fine settimana.»

Mentre mi massaggiava, Tracy si sporse in avanti. La scollatura della sua polo cedette leggermente, offrendomi una visuale fin troppo chiara sulla morbidezza del suo seno premuto contro il tessuto. A ogni movimento delle sue mani, il suo petto sfiorava in modo palesemente intenzionale il mio braccio.

«Sai di cosa hai bisogno?» mi sussurrò all'orecchio. Il suo respiro caldo mi solleticò il collo, facendomi venire la pelle d'oca e risvegliando il mio corpo con una rapidità che mi fece sentire in colpa. «Ci vorrebbe qualcosa per farti rilassare sul serio. Qualcosa per scaricare tutta questa... tensione accumulata.» La sua mano scivolò dalla mia spalla, accarezzandomi lentamente il petto fino ad arrivare pericolosamente vicina alla cintura dei miei jeans. «Io sono la più grande qui sotto, piccino. So come prendermi cura dei miei colleghi stressati.»

Feci per alzarmi, puntando le mani sul divano scricchiolante. «Tracy, dobbiamo andare. È ora di cena, gli altri ci aspettano al tavolo e…»

Cosa cazzo stava succedendo?

La mia mente era un vortice di confusione totale. Fino a dieci minuti fa ero un relitto umano pronto a crollare di sonno, e ora mi ritrovavo in un magazzino sotterraneo, sdraiato sulle cosce nude di una ragazza che conoscevo a malapena, mentre le succhiavo il seno con una passione animalesca che non credevo nemmeno di avere. Il sapore dolce della sua pelle, il calore della sua carne contro il mio viso... era un cortocircuito logico e sensoriale.

Provai a staccarmi per riprendere aria, aggrappandomi a un briciolo di razionalità. «Tracy... aspetta un attimo,» ansimai, sollevando la testa. «Ma perché...»

Non mi lasciò finire la frase. Con un sorriso divertito e uno scatto deciso della mano dietro la mia nuca, mi spinse di nuovo il viso contro la sua pelle, rimettendomi letteralmente il suo seno in bocca con la stessa autorità con cui si tappa la bocca a un bambino che fa i capricci.

«Shhh... i bravi bambini non fanno domande, piccino,» mi sussurrò, accarezzandomi i capelli mentre io, senza alcuna volontà di resistere, riprendevo a succhiare il suo capezzolo turgido. «Amo divertirmi, tutto qui. E tu sei così carino e disperato... mi piace un sacco aiutarti.»

Mentre parlava, sentii le sue dita armeggiare con la mia cintura. Il metallo scattò, seguito dal rumore inequivocabile della cerniera dei miei jeans che scendeva. La sua mano si infilò decisa sotto l'elastico dei miei boxer, tirando fuori la mia erezione dura come la pietra e dolorosamente pulsante.

Tracy la prese in mano, soppesandola. La sua pelle era calda, ma asciutta, e la prima stretta mi fece mancare il fiato. Si fermò un istante. Senza staccare la mano da me, inclinò leggermente la testa di lato, si schiuse le labbra e lasciò cadere un filo di saliva densa, uno sputo osceno e abbondante che atterrò esattamente sulla punta scoperta del mio cazzo.

Il contatto bagnato mi fece inarcare la schiena di riflesso. Tracy sorrise, spalancando le dita per distribuire la saliva lungo l'asta e stringendo di nuovo il pugno. Ora la sua mano scivolava su e giù con una fluidità letale, producendo un rumore umido, uno schiocco viscerale a ogni pompata. La frizione scivolosa era devastante. Il lubrificante improvvisato trasformò il tocco in una morsa inesorabile che mi faceva impazzire contro la plastica logora del divano.

«Guardati come sei teso... un pezzo di marmo,» tubò, la voce che vibrava di una perversione sfacciata e materna allo stesso tempo. Aumentò leggermente la pressione della mano, strizzando alla base per poi risalire rapida e bagnata fino in cima, mentre io perdevo completamente il controllo del mio respiro. «Sei stressato, mh? Maria ti tratta come uno schiavetto, Anto fa la pazza gelosa, e tu devi startene buono e innocuo in stanza con la bella fidanzatina. Povero cucciolo... lascia che la tua Tracy ti svuoti un po'. Succhiami bene.»

Il mix di stimoli era insostenibile. La morbidezza burrosa del suo seno che mi riempiva la bocca, il suono osceno e bagnato della sua mano ricoperta di saliva che mi segava senza sosta, le parole sporche che mi sussurrava all'orecchio... la mia mente andò in blackout.

Sentii il limite avvicinarsi come un treno in corsa. Provai a gemere più forte, a inarcare il collo per staccarmi dal suo petto perché mi mancava l'aria e l'orgasmo stava per esplodermi nel basso ventre, ma Tracy fu implacabile. Mi premette il viso contro la sua scollatura con ancora più forza, soffocando i miei versi contro la sua pelle nuda.

«Sì, così...» ansimò lei, accelerando il ritmo della mano in modo frenetico, massaggiando la punta umida con il pollice. «Vieni, piccino. Sporcami tutta la mano. Fai il bravo.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 5

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista