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Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 5
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Capitolo 5 di 11 23 min di lettura

Cazzo di marmo, bikini invisibili e la trappola leopardata di Tracy

Tra sfregamenti bollenti in piscina e interruzioni fatali che distruggono la magia, la tensione fisica per Ale raggiunge il punto di rottura. Completamente frustrato e al limite della sopportazione, finisce dritto e consapevole nella perversa ragnatela di seduzione di Tracy.

Asiadu01
4 mesi fa · 1.1k letture · 1

«Di niente, socio,» rispose, schiarendosi la voce e voltandosi rapidamente verso l'armadio. «Ma la prossima volta vedi di dormire a pancia in giù, o finirà che dovremmo mettere un cartello di pericolo fuori dalla porta. Muoviti a infilarti un costume, sto fondendo.»

L'impatto con l'aria esterna fu come entrare in un forno. Il sole della domenica picchiava senza pietà sull'asfalto e sui pini del campo, e il frinire assordante delle cicale era l'unica colonna sonora. Quando io e Simona varcammo il cancello dell'area piscina, lo spettacolo che ci si parò davanti fu un vero e proprio campo minato per i miei nervi già provati.

Le ragazze erano tutte lì. Era il loro giorno libero, e avevano chiaramente deciso di trasformare il bordo vasca in una passerella privata.

Fiona era stesa su un lettino all'ombra di un ombrellone. Indossava un bikini verde smeraldo che contrastava magnificamente con la sua pelle chiara. Il pezzo di sopra conteneva a fatica la pienezza rotonda e morbida del suo seno, mentre il pezzo di sotto abbracciava i fianchi burrosi in modo impeccabile. Aveva gli occhiali da sole scuri a coprirle il viso, le cuffiette nelle orecchie e un'espressione gelida. Ignorava il mondo intero, immersa nella sua inaccessibilità.

Poco più in là, Anto si stava spalmando la crema solare con movimenti teatrali. Il suo bikini bianco ottico spiccava sull'abbronzatura, ma la sua posa era rigida, costruita. Quando mi vide arrivare insieme a Simona, smise immediatamente di spalmarsi l'olio. Si inarcò in avanti, spingendo in fuori il petto e fulminandoci con un'occhiata carica di un tale veleno che avrei potuto sentirlo frizzare nell'aria. Stava marcando il territorio a distanza.

Ma il vero centro gravitazionale della perversione era lei. Tracy.

Era sdraiata a pancia in giù sul materassino più esposto al sole, e aveva deciso che le regole sul pudore non si applicavano al suo corpo. Il suo costume era un ridicolo triangolo leopardato. Per non lasciare i segni dell'abbronzatura, si era slacciata i laccetti dietro il collo e sulla schiena, lasciando che il suo seno abbondante e pesante si schiacciasse lateralmente contro l'asciugamano, svelando porzioni di pelle candida e una curva oscena a chiunque passasse. Il pezzo di sotto era un tanga che spariva letteralmente tra i suoi glutei compatti e sodi, lasciandole il fondoschiena completamente nudo, lucido di olio abbronzante.

Mentre camminavo a piedi nudi sulle piastrelle roventi, dovetti passarle accanto. Tracy non dormiva. Sentì i miei passi. Girò lentamente la testa, appoggiando la guancia sull'asciugamano. I suoi occhi scuri mi puntarono con una precisione letale. Si inumidì le labbra carnose con la lingua e mi rivolse un sorriso carico di ricordi sotterranei.

Senza farsi notare dalle altre, allungò una mano dal lettino e mi sfiorò leggermente la caviglia con le dita unte di crema. Un tocco leggero, scivoloso, che mi fece venire i brividi sotto il sole cocente.

«Ehi, piccino,» sussurrò, la voce calda e rotta che mi arrivò come una scossa elettrica. Si stiracchiò leggermente, inarcando la schiena per farmi godere appieno della vista del suo lato B perfetto. «Sembri ancora un po' teso dalla scena in camera. Più tardi, se fai il bravo bambino, potrei decidere di... allentarti la tensione. Nel mio bungalow. Sii pronto.»

Deglutii a fatica, annuendo impercettibilmente prima di allontanarmi in fretta, sentendo il cavallo dei miei pantaloncini da bagno farsi istantaneamente stretto. Il solo pensiero di finire di nuovo tra le sue mani, senza l'urgenza di un magazzino e con tutto il tempo di un giorno libero a disposizione, mi stava già mandando il cervello in tilt.

Cercando di ritrovare un po' di lucidità, spostai lo sguardo verso la parte bassa della piscina, dove l'acqua sfiorava appena i gradini.

Lì c'era Anna. Ed era l'esatto opposto di tutto quel circo ormonale.

Se ne stava seduta sul bordo, le gambe immerse in acqua fino alle ginocchia, le braccia strette al petto in una classica posa difensiva. Indossava un costume intero blu scuro, molto semplice, che le fasciava il corpo snello in modo elegante senza ostentare nulla. La stoffa bagnata e aderente, però, non faceva che esaltare la curva dolce e naturale dei suoi fianchi e la linea pulita del suo torace.

Aveva i capelli raccolti in una coda disordinata e guardava l'acqua con espressione persa, quasi spaventata dall'esibizionismo sfrenato delle sue colleghe. Sembrava una gazzella finita per sbaglio nella fossa dei leoni.

Lasciai Simona a litigare per l'ombra con Maria e mi avvicinai ad Anna, sedendomi lentamente accanto a lei sul bordo di pietra umida.

«Tutto bene qui, guaritrice?» le chiesi a bassa voce, sfiorandole l'acqua vicino ai piedi con la punta del mio.

Anna sussultò leggermente, ma quando incrociò il mio sguardo le sue spalle si rilassarono. Un sorriso timido, quasi sollevato, le illuminò il viso dolcissimo.

«Cerco di mimetizzarmi con il fondale della piscina, Paladino,» rispose, sistemandosi nervosamente il bordo del costume sulle cosce. Spostò lo sguardo verso Tracy e Maria, arrossendo vistosamente. «È che... io non sono abituata a tutto questo. Mi sento un po' fuori posto qui in mezzo.»

«Sei bellissima, Anna,» le dissi, senza pensarci, la voce sincera. «Molto più di quanto credi. E non hai bisogno di fare la contorsionista su un lettino per dimostrarlo.»

Lei sgranò i grandi occhi chiari, le guance che presero fuoco. Si morse il labbro inferiore, abbassando lo sguardo, ma non si ritrasse. Anzi, impercettibilmente, annullò i pochi centimetri che ci separavano, fino a far sfiorare la sua coscia umida contro la mia. Il contrasto tra le fiamme promesse da Tracy e la dolcezza inebriante di Anna era definitivo. La giornata era appena iniziata, e la tensione era già alle stelle.

Il sole pomeridiano picchiava sull'acqua azzurra della piscina, trasformando l'area in una sorta di acquario bollente e saturo di feromoni. L'atmosfera del giorno libero era un misto di pigrizia e tensione elettrica.

Ero ancora seduto sul bordo di pietra accanto ad Anna, godendomi la tranquillità della sua presenza, quando un'ombra si proiettò su di noi. Alzai lo sguardo e mi ritrovai davanti Simona.

Aveva in mano un flacone di crema solare e un'espressione implorante. Il bikini rosso fuoco, ormai asciutto, le aderiva alla pelle ambrata come una seconda pelle, mettendo in risalto la linea tonica dell'addome e la curva perfetta dei fianchi.

«Socio, salvami,» esordì, lasciandosi cadere a pancia in giù sul lettino esattamente dietro di noi. «Se non mi spalmi questa roba sulla schiena, domani sarò un'aragosta e i ragazzini mi useranno come bersaglio. Anna ha la mano troppo leggera.»

Anna ridacchiò sommessamente, confermando con un cenno del capo. «È vero, io ho paura di farle male.»

«E io non ho nessuna pietà,» replicai, alzandomi dal bordo vasca. Mi avvicinai al lettino di Simona e presi il flacone di crema.

La situazione, all'apparenza innocente, prese una piega fottutamente pericolosa nel momento esatto in cui Simona, per agevolarmi il compito, portò le mani dietro la schiena e sfilò il gancetto del bikini. I due triangoli rossi si allentarono, permettendole di appiattire il seno contro l'asciugamano. La sua schiena nuda, morbida e percorsa da un leggero velo di sudore, si offrì a me in tutto il suo splendore.

Versai una generosa dose di crema bianca e fredda sui palmi delle mani. Feci un respiro profondo e li appoggiai sulle sue scapole.

Simona emise un lungo gemito di sollievo, chiudendo gli occhi. «Oh, sì... fai un po' di pressione, ho i muscoli a pezzi per aver scaricato quei materassini ieri.»

Iniziai a massaggiarla. Il contrasto tra la crema fredda e il calore della sua pelle era inebriante. Le mie mani scivolarono lungo la sua colonna vertebrale, premendo sui muscoli tesi. Ogni mio movimento era fluido, lento. Arrivai alla zona lombare, dove la curva della schiena si addolciva per tuffarsi nei piccoli slip rossi. I miei pollici sfiorarono l'attaccatura dei glutei, e sentii il suo corpo sussultare impercettibilmente sotto le mie mani.

Risalii lungo i fianchi, le mie dita che accarezzavano la linea laterale del suo torace, arrivando pericolosamente vicine al gonfiore del suo seno schiacciato contro il lettino. Il profumo del cocco si mescolò a quello naturale e caldo della sua pelle. C'era un'intimità pazzesca in quel gesto. La guardavo dall'alto: i capelli scuri raccolti male, le labbra piene dischiuse per il respiro pesante. La maschera del "bro" stava scivolando via, rivelando una tensione sensuale densa e innegabile.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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