Continuai la mia passeggiata con l’adrenalina in corpo. Non fu facile ingannare il tempo, oramai conoscevo quasi a memoria il centro della città ma alla fine arrivò un messaggio di Monica che mi avvisava che erano appena entrati in città. Iniziai a incamminarmi verso l’indirizzo che mi aveva mandato, seguendo la strada con il navigatore sul telefono. Arrivai davanti all’ufficio di zio Domenico e mi sedetti sulla panchina, dove di solito lo aspettavo quando staccava dal lavoro. Monica mi avvisò che erano arrivati, ancora qualche minuto perché sistemasse i suoi bagagli nella sua stanza e poi andai al suo indirizzo. Era una via con una serie di villette a schiera appena prima del lungomare. Mi aprì la sua amica, un’altra bellissima amazzone dalla carnagione più chiara di Monica e con i capelli rossi. Era certamente più snella, con meno curve rispetto a Monica, ma era comunque bellissima. Mi accolse sorridente, si presentò come Agata, mi fece entrare e mi chiese se poteva offrirmi qualcosa. A differenza di Monica non era brasiliana, bensì italiana. Più tardi Monica mi palò di lei come di una perla rara nell’ambiente delle escort trans, almeno nella zona, perché a quanto sembrava la maggior parte erano tutte straniere come Monica. Agata rappresentava una specie di esclusiva, per questo avevano deciso di lavorare insieme in determinati periodi dell’anno e per una clientela selezionata e molto, molto facoltosa. Nonostante Agata si dimostrò fin da subito amichevole nei miei confronti, non riuscì a scoprire nient’altro su di lei. Appena provavo a farle qualche domanda, si chiudeva subito a riccio e cambiava argomento.
Dopo un caffè di benvenuto, mostrai a Monica il mio nuovo acquisto e lei insistette per vedermelo addosso. Anche Agata fu incuriosita, Monica le aveva parlato di me.
“Per essere così naturale devo dire che sei bellissima Luana.” mi disse appena mi vide con il nuovo completino intimo addosso. “Anche con i tratti mascolini non sei per niente male... Mi auguro per te che con gli anni la tua fisicità non cambi più di tanto, sai la maggior parte delle ragazze prendono gli ormoni per risolvere questo problema...”.
“Oh, bhè io non credo proprio che... insomma per me questo è un gioco e basta.”.
“Si Agata, la nostra Luana non vuole fare la transizione. Lei è una piccola fata che si trasforma quando serve... ” mi fece un occhiolino.
“Ah le fortune tutte agli altri!” Agata uscì dalla stanza, non capì se stesse scherzando oppure se le mie parole l’avessero fatta arrabbiare. Monica mi tranquillizzò, dicendomi sottovoce che per Agata non era stata facile la transizione e che stava ancora lavorando sodo per lasciarsi alcuni aspetti scomodi del suo trascorso alle spalle. Mi sentì dispiaciuto per lei, ma per fortuna ci pensò Monica a risollevare il morale generale. Era quasi ora di pranzo, uscimmo per un aperitivo veloce in un locale che secondo Agata era uno dei migliori della città. Si trattava di un piccolo bistrot appena dietro il lungo mare. Non sembrava avere nulla di speciale in realtà ma sia Agata sia Monica ne parlavano benissimo. Il locale aveva in pratica appena aperto, ma Agata sembrava conoscere la proprietaria e per questo ci prepararono subito un tavolo e ci portarono tre spritz. Agata provò a farmi qualche domanda un po’ più “personale” riguardo la mia trasformazione. Monica le aveva accennato qualcosa riguardo alla mia vacanza con Domenico ma non le aveva detto nulla della nostra parentela. Ufficialmente Domenico era il mio amante maturo che mi aveva portato in vacanza con lui approfittando della trasferta di lavoro. Avevo conosciuto Monica perché una volta mi aveva portato con lui a una delle famose “cene tra amici” che facevano con Daniele e Giovanni (com’era vero del resto) e da allora eravamo rimaste in contatto. Agata notò il nostro affiatamento, evidenziò anche il fatto che in sostanza fossimo vestite quasi allo stesso modo (anche Monica aveva dei leggings sportivi e una felpa con il piumino). Agata si dimostrò comunque amichevole nonostante quel lieve imbarazzo dovuto alla sua scenata di prima, non sembrava per niente che facesse l’escort, insomma era una bellissima donna trans, era super affascinante, erotica... ma non era appariscente come Monica. Dopo averle parlato un po’ di me, Agata si alzò e andò a parlare con la proprietaria del locale, quando tornò, ci disse che ci aveva prenotato un tavolo per quella stessa sera. Monica mi disse che quella sera con Daniele e Giovanni, lei, Domenico ed io saremmo tornati lì per cena. Lei non sarebbe stata dei nostri, aveva altri impegni. Dalla cucina ci portarono un tagliere e una ricca selezione di fritti misti, quello fu il nostro pranzo. Finito il pasto, Agata ci salutò, dopo pranzo aveva un cliente che la aspettava. Monica approfittò dell’occasione per chiedermi cosa volessi indossare per la cena e alla fine mi convinse a tornare al b&b per farle vedere i vestiti che avevo scelto insieme a lei e per scegliere insieme il mio outfit. Facemmo una bella passeggiata e arrivammo al b&b, entrammo in camera e le feci subito vedere il mio armadio.
“Chissà quante cose avrebbe da raccontare questo letto eh...” Monica si sedette sul bordo del letto ridendo. “Lasciamo perdere va! Fammi vedere i nuovi acquisti che sono curiosa.”.
Tirai fuori le cose dall’armadio, una per una le stesi sul letto, Monica guardò tutti i vestiti, i pantaloni, l’intimo, le scarpe (soprattutto gli stivali che avevo preso le piacevano tantissimo) e disse che avevamo proprio scelto bene.
“Questa sera pensavo di mettere i jeans scuri con gli stivali e il maglione... oppure dici che non è abbastanza elegante?” chiesi.
“Ma tesoro non ti preoccupare, hai visto il posto com’è... non dobbiamo mica andare ad un matrimonio! Va benissimo, vedrai che sarai perfetta. Però questa sera metti il completino nuovo eh, lo dobbiamo inaugurare!” aveva ragione effettivamente. Restammo in camera a chiacchierare un po’, Monica mi disse che il lavoro ultimamente le andava benissimo, avrebbe potuto anche non venire da Agata, in quel periodo lavorava tanto e guadagnava bene, ma quella loro collaborazione andava vanti da tanto tempo e non volevano deludere i clienti affezionati.
“Abbiamo già una serata programmata, un avvocato ha voluto organizzare l’addio al celibato per un suo amico e ci ha richieste entrambe. Sarà una nottata impegnativa, dovremmo farcene otto... ” rimasi stupita da ciò che mi aveva appena detto.
“Ma come otto?! Cioè... ho capito bene?”.
“Si tesoro hai capito bene, verranno in otto a casa di Agata, faremo un piccolo rinfresco e poi sicuramente partirà la festa. Agata ed io ce ne faremo otto tutti insieme, compreso lo sposo e l’avvocato. Credo saranno tutti attivi ma gli daremo filo da torcere. Sono sicura che si stancheranno presto.” provai ad immaginare la scena.
“Oh, credevo che certe cose accadessero solo nei film...” le dissi.
“Tesoro se paghi e conosci le persone giuste puoi fare di tutto. Anche un’orgia da film.” rimasi colpito da quelle parole, ma del resto non potevo darle torto. Provai un sacco di volte a immaginare Monica in quella situazione, ogni volta che le chiedevo qualche dettaglio in più al riguardo, lei sembrava quasi voler cambiare discorso. Pensai tante volte che molto probabilmente avesse paura che tutte quelle sue storie da escort d’alto livello potessero in qualche modo influenzarmi, non voleva che scegliessi, o se non altro che provassi a scegliere, la sua stessa strada. La chiacchierata che facemmo quella domenica, soli io e lei, bastò per farmi intuire quante luci e ombre lei si portasse dietro la sua immagine di trans stellata.
Monica cambiò subito discorso, chiedendomi di provare i vestiti per la cena. Non riuscì a dirle di no e mi spogliai subito, in pochi minuti rimasi nudo. Bastò il suo sguardo per far saltare sull’attenti il mio cazzo, con quel principio di erezione appena accennato. Monica mi mangiò con gli occhi e poi mi ordinò di vestirmi subito, altrimenti la situazione sarebbe degenerata. Presi dalla busta di carta il nuovo completino e lo indossai, poi uno dopo l’altro, misi tutto addosso. Allacciai i pantaloni, misi il maglione e gli stivali.
“Wow tesoro!” esclamò Monica mentre mi legavo i capelli cercando di fare una coda di cavallo. “Quasi quasi te li rubo quegli stivali...” si avvicinò e mi aiutò con i capelli, strinse la coda di cavallo e poi tirò fuori le prime due ciocche dal centro della fronte, proprio ai lati della riga di mezzo. Dopo averle rigirate tra le dita, disse che così andavo benissimo, mancava solo il trucco. Mi diede un bacio e non resistetti a cercare la sua lingua. Appena se ne accorse mi accarezzò il viso e me la lasciò trovare.
