Quel pomeriggio fui sicuro che zio Domenico passò le restanti ore della giornata al lavoro con un sorriso sul viso. Avevo fatto del mio meglio del resto. Dal secondo giorno la nostra routine iniziò a definirsi meglio. La mattina lui se ne andava in ufficio mentre io potevo godermi qualche ora in più di sonno e alzarmi con tutta calma. Ci vedevamo verso l’ora di pranzo per mangiare insieme in qualche ristorante nei pressi del b&b, avevamo poi ancora un’oretta striminzita tutta per noi che usavamo per fare una passeggiata o comunque per passare del tempo insieme, dopodiché lui tornava in ufficio finchè non staccava nel primo pomeriggio. Ci davamo appuntamento vicino il suo ufficio, una volta mi feci anche vedere da lontano da alcuni suoi colleghi, mentre lo aspettavo seduto su una panchina sull’altro lato della strada di fronte al suo ufficio. Non ebbi però, il coraggio di presentarmi nonostante oramai avessi superato quella timidezza e quell’imbarazzo iniziale del farmi vedere in pubblico. Ogni mattina mi vestivo, sistemavo le imbottiture nel reggiseno e mi truccavo con una naturalezza che di giorno in giorno diventava sempre maggiore. Camminavo a testa alta, non avevo più paura degli sguardi altrui.
Ovviamente una città come Pescara non ci offriva molte possibilità di svago, quindi passavamo la maggior parte del nostro tempo insieme, passeggiando sul lungo mare oppure andando a fare qualche giretto nei piccoli paesi dell’entroterra abruzzese, mentre la sera dopo una cenetta in qualche ristorante, ci ritiravamo subito in camera e passavamo le ultime ore della giornata nel letto a fare l’amore. Il sesso era diventato una parte fondamentale delle nostre giornate, nonostante tutto. Non era mai un obbligo o un qualcosa che facevamo “come da copione”, era puro piacere e gioia. Amavo l’idea che dopocena saremmo andati in camera e Domenico, mi avrebbe spogliato lentamente lasciandomi solo con il body addosso per poi aprire i bottoni sul mio inguine e prendere il meglio di me. Oramai la nostra intesa era diventata sempre più profonda, non c’era quasi più bisogno nemmeno delle parole. Anche con un semplice sguardo riuscivamo a comunicare, riuscivamo a capirci... Non gli dissi mai esplicitamente quali erano i miei sentimenti verso di lui, anche se credo di averglielo fatto intuire durante quei giorni. Il mio comportamento, i miei modi di fare nei suoi confronti adesso sembrano così ovvi e così scontati anche se in quei giorni per me non lo erano del tutto. La mia timidezza insieme a tutti i sentimenti contrastanti che facevano da sfondo alla nostra storia, come il solito, mi annebbiava la vista.
Una mattina, dopo aver fatto le ore piccole, mi svegliai insieme a lui. Il suono della sveglia mi colpì senza alcun problema. Lo guardai mentre si preparava. Come il solito dopo il sesso mi ero addormentato con il body ancora slacciato sull’inguine. Ero così stanco che non ero nemmeno andato a darmi una lavata, avevo ancora il tutto rappreso attorno al mio ano che si stava ancora riprendendo dalla notte di passione. Le lenzuola ancora sapevano di sesso. Sistemai la chiusura del body e mi stirai tra le coperte. Domenico mi vide sveglio e mi mandò un bacio mentre mi rannicchiavo per nascondermi dal freddo mattutino.
“Buongiorno cucciola, siamo mattinieri oggi!”.
“Ho sentito la sveglia... che fai, esci subito?”.
“Si tesoro, questa mattina devo essere in ufficio con un po’ di anticipo. Faccio colazione al bar qui davanti e poi scappò in ufficio. Ci vediamo alla solita ora comunque. Riposati che ieri sera ti sei stancata parecchio.” mi diede un bacio e mi lasciò sotto le coperte. La porta della stanza si chiuse ed io tornai con la faccia sul cuscino.
Forse rimasi cosciente per qualche minuto ancora, poi tornai a dormire per altre due ore e quando mi alzai, mi sembrò di essere rinato. Andai in bagno a lavarmi, l’acqua fresca del bidet che mi lavava il culetto mi fece svegliare del tutto. Come il solito controllai la ricrescita dei peli e poi misi i leggings e la felpa. Tornai a sprofondare sul letto, accesi la televisione sperando di trovare qualcosa d’interessante da guardare quando all’improvviso sentì vibrare il telefono. Lessi il messaggio di Monica che mi chiedeva come stava andando la settimana di vacanza. Il fatto che stesse pensando a me naturalmente mi fece piacere, anziché risponderle la chiamai direttamente, sperando che non fosse occupata. Per fortuna mi rispose subito.
“Amore come va la vacanza?” nonostante il telefono, la sua voce era calda come sempre.
“Va benissimo Monica, è tutto perfetto!”.
“Sono felicissima amore, te lo meriti!” non riuscì a trattenere un sorriso. “E dimmi, che fate di bello tu e Domenico? Dove ti porta? Raccontami tutto che sono curiosissima!”. Le raccontai delle nostre giornate, dei preparativi con i vestiti e i trucchi, dei pranzi insieme nei ristoranti come una coppia di fidanzati, delle passeggiate all’aperto, delle brevi gite nei paesi nei dintorni. Ovviamente raccontai anche di quel primo pranzo insieme appena arrivati in città. Raccontai degli sguardi delle due vecchie bigotte e dei loro mariti che smaniavano d’invidia nei confronti di Domenico e di eccitazione nei miei confronti, lei si fece una bella risata solo a immaginare quella scena.
“In pubblico come te la cavi tesoro? Hai ancora paura?” mi chiese.
“Bhè dopo quella volta al ristorante devo dire che no, non ho più paura degli sguardi degli altri. All’inizio camminavo spesso a testa bassa, guardavo sempre da una parte o dall’altra per evitare di incrociare gli sguardi degli altri, ma ora non ci penso più... mi hanno anche visto i colleghi di Domenico, non ci siamo presentati però, insomma io lo stavo aspettando su una panchina dall’altra parte della strada davanti all’ufficio, mi hanno visto da lontano, però zio mi ha detto che a loro ha parlato di me come sua nipote. Avevo un po’ di paura però, non avrei saputo che fare se avessero attraversato la strada... ”.
“Chissà che brividi amore, brrrr!” si mise a ridere e poi mi chiese che cosa facevamo la sera, voleva sapere se andavamo in giro a far danni.
“Bhè in realtà non è che usciamo tanto la sera, fa molto freddo sai? Preferiamo rimanere in camera sotto le coperte... ” ovviamente le lasciai intendere tutto.
“Porcelloni che non siete altro!” esclamò “Immagino le posizioni che fate...”.
“Oh Monica è fantastico, Domenico si lascia veramente andare, lo sento che non ha freni... è così naturale in questi giorni. Forse l’ultima volta che abbiamo fatto l’amore così sarà stata in quei giorni prima della serata da Daniele. Mi piace tantissimo, non riesco a smettere di desiderarlo! Ogni volta che finiamo crollo sfinita e mi addormento, addirittura spesso succede che dentro di me rimane... insomma hai capito no?” mi resi conto di quanta passione avevo messo in quelle parole, quasi mi sentì in imbarazzo anche se sapevo che a Monica non c’era nulla che potessi tener nascosto.
“Oh si amore capisco benissimo! Non sai che darei per essere lì con te. Vorrei tanto vederti in questi momenti, me li racconti con tanta passione... si sente già solo dalla voce quanto tu sia felice di essere lì.”.
“Anche io vorrei tanto che tu fossi qui Monica, mi piacerebbe fare shopping insieme e magari anche... sai ogni tanto ci penso. Se magari fossi insieme a me e Domenico come quella volta da Daniele... oddio non so che potrei fare!” già avevo davanti la scena, il solo pensiero mi faceva crescere l’erezione e correre un brivido lungo tutta la schiena fino al culetto.
“Amore misà che stai scopando troppo eh!” scoppiammo a ridere insieme. “No dai, scherzi a parte, piacerebbe anche a me mettermi in mezzo a voi due, seria um trio lindo e gostoso!” capii la sua espressione portoghese e mentre mi mordevo il labbro inferiore, le diedi ragione. “Eu sentiria pena da sua linda bundinha!” questa volta non capì e le chiesi cosa avesse detto. “Ho detto che mi dispiacerebbe per il tuo bel culetto amore!” in effetti, non potevo darle torto, se ci fosse stata anche lei con noi, tra il cazzo di zio e il suo chissà come mi avrebbero allargato il culetto...
“A dire la verità credo che Domenico me lo abbia aperto parecchio in questi giorni, forse non gli faresti poi tanto male sai...”.
“Ah ma se mi dici così allora devo venire a controllare come sta il mio culetto preferito! Dì a tuo zio che se me lo rovina poi lo rovino io!” adoravo sentirla così protettiva ed affettuosa nei miei confronti. “Ora tesoro scusa ma devo lasciarti, tra poco ho un appuntamento con un cliente e devo prepararmi.” la salutai augurandole buona fortuna, lei mi disse che era un suo cliente abituale, un bellissimo passivo. Era sicura che sia stata una passeggiata perché oramai, secondo lei, il culo del cliente aveva preso la forma del suo cazzo.

