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Erotika
Il Nipote Perfetto · Cap. 9
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Capitolo 9 di 14 31 min di lettura

La nuova maestra

Monica si è presa molto a cuore Luana e nascerà un'amicizia speciale tra loro due.

Forbidden_Fantasy
5 mesi fa · 865 letture · 0

Sentii la televisione in cucina, aprì gli occhi improvvisamente. Mi sembrò passato un minuto da quando mi ero messo sotto le coperte, ero rimasto nella stessa posizione. Sentivo i rumori della domenica fuori dalla finestra, il quartiere stava iniziando a svegliarsi lentamente. Guardai l’ora e mi resi conto che erano quasi le otto, avevo dormito per quasi sette ore, mi sentivo completamente stordito e con un leggero mal di testa. Mamma e papà erano in cucina a fare colazione, li sentivo già attivi. Mi alzai subito per andare in bagno, il culetto aveva riacquistato la sensibilità ma ovviamente non sembrava per niente felice di ciò che Domenico gli aveva fatto, al contrario di me. La stessa cosa valeva per la prostata. Volevo rimettermi a dormire ma sulla porta trovai mamma con l’aspirapolvere in mano, aveva iniziato a pulire casa e di certo non mi avrebbe lasciato riposare in pace. In cucina papà mi aveva lasciato la colazione pronta mentre lui aveva iniziato a cucinare il pranzo.

“Buongiorno, allora com’è andata la cena di ieri?” mi chiese.

“E’ andata bene papà, forse ho solo mangiato un po’ troppo, mi sento ancora pieno... Mi passeresti la bottiglia d’acqua?” dovevo bere assolutamente, la sera prima mi ero buttato a letto senza lavarmi i denti, sentivo la bocca asciutta e il sapore dello sperma su tutto il palato. Papà mi passò la bottiglia, con una bella sorsata ne bevvi quasi metà ma ancora sentivo in minima parte il sapore della sborra.

“Ci voleva proprio...” presi la tazza con il caffè macchiato. Papà mi fece la classica battuta sull’essere un leone la sera, poi iniziò a chiedermi della cena; chi altro c’era, che cosa avevamo mangiato e chi avesse cucinato, che cosa avessimo fatto dopo la cena, ecc.

“Oh eravamo sempre noi, i soliti...” risposi in automatico, “Dopo cena ci hanno raggiunto dei compagni di università di Francesco con le fidanzate, alla fine saremmo stati una decina, abbiamo chiacchierato e bevuto qualche birra.” mentre inventavo l’ennesima risposta mi mossi più del solito sulla sedia, colpa del culetto che si lamentava, mi strusciai sul cuscino e una fitta mi colpì arrivano fino al ventre. Papà se ne accorse e mi chiese se mi sentissi bene.

“Oh si papà sto bene, forse stanotte ho dormito male, mi da un po’ fastidio la schiena, mi sono svegliato tutto piegato...” con una mano mi toccai l’osso sacro, tirai su i pantaloni della tuta facendo attenzione a non far vedere le mutandine rosse, intanto già sentivo i vuoti d’aria dentro di me, quella sensazione continua di dover espellere qualcosa... Finì in fretta la colazione e poi andai in bagno.

“Ci sei oggi a pranzo si? Non è che devi uscire? Sto preparando il sugo di funghi.” mi disse papà.

“Si papà ci sono a pranzo, credo uscirò nel pomeriggio...” corsi in bagno, oramai erano abituati alle mie uscite, erano felici che la mia timidezza e insicurezza dei tempo della scuola stesse iniziando a svanire.

Rimasi in bagno per un po’, non riuscivo ancora ad abituarmi a quella sensazione, i colpi del cazzo di zio Domenico mi avevano lasciato dentro tantissima aria e perdevo tantissimi succhi anali. Dovetti mettermi l’anima in pace e aspettare che il tutto passasse da sé. Quando mi lavai, sentì quanto succo usciva dal mio culetto, l’ano era ancora aperto, misi due dita dentro, facendo attenzione a non toccare il bordo dolorante dell’ano. Dio quanto mi piaceva quella sensazione...

A pranzo non mangiai molto, anche se il sugo di funghi di papà mi faceva impazzire, cercavo sempre di stare attento alla linea, volevo provare a dimagrire un po’ per cercare di essere più attraente e femminile. Ovviamente la cosa fece insospettire mamma e papà ma diedi la colpa alla cena della sera prima dicendo che avevo lo stomaco un po’ sotto sopra. Dopo pranzo papà andò a riposarsi e mamma lavò i piatti per poi andare a vedere la sua soap opera preferita. Mi chiusi in camera e presi il biglietto che mi aveva dato Monica, dopo aver salvato il suo numero di telefono, lo nascosi di nuovo nel cassetto. Mi spogliai, cambiai le mutandine (mi ero accorto che si erano macchiate per via delle perdite anali che stavo cercando di trattenere) e misi il completo nero. Allacciai il reggiseno in fretta, oramai ci avevo fatto l’abitudine a quei movimenti, presi un fazzoletto e lo misi nelle mutandine come fosse un assorbente sperando mi aiutasse a trattenere le perdite anali. Mi rivestì in fretta mettendo la mia solita tuta da ginnastica, dissi a mamma che uscivo per fare una passeggiata. Andai al solito parco, era una bella giornata ma le temperature avevano iniziato ad abbassarsi, mi pentì di non aver messo la giacca, iniziavo a sentire un po’ freddo. Il parco stranamente era ancora semi vuoto. Trovai una panchina al sole e mi sedetti sperando di scaldarmi un po’. Presi il telefono, nella confusione della mattinata mi resi conto di non aver nemmeno attivato la connessione, appena lo feci, il telefono iniziò a vibrare senza sosta, cancellai le solite notifiche mentre ancora vibrava impazzito, finchè non vidi un messaggio di zio.

“Buongiorno cucciola! Immagino che oggi ti sveglierai tardi, te lo meriti un po’ di riposo dopo ieri sera. Tua zia tornerà oggi pomeriggio, ho sistemato tutto non preoccuparti, sono felice che ieri sera ti sia divertita, un po’ mi dispiace tornare ai soliti ritmi... dovrò cancellare come al solito la nostra chat, non preoccuparti, non importa se non rispondi. Riposati tesoro, te lo sei meritato!”

Avrei voluto rispondere, ma capito le sue difficoltà. Ora che era tornata zia Maddalena nella sua vita io dovevo tornare al mio posto, quella volta ci pensai su più del solito, quasi facevo fatica ad accettare la cosa. Mi resi conto che iniziavo a vedere la situazione dal punto di vista di un’amante, in verità dentro di me sognavo di avere Domenico solo per me, il doverlo dividere con mia zia, con sua moglie mi dava fastidio. Sognavo di vivere con lui, di vestire i panni della classica moglie casalinga che attende il rientro a casa del marito dopo il lavoro. Volevo fargli trovare il pranzo e la cena pronti, avere cura della casa e di me stessa per fare in modo che quando sarebbe tornato a casa si sarebbe rallegrato di avere una bella moglie che lo aspettava perché lo amava e lo desiderava. Forse era un po’ arcaica come visione, di certo non sarebbe stata in linea con il pensiero di molte donne d’oggi, ma a me piaceva, non potevo farci niente. Ripensavo spesso alle parole che mi aveva detto nel bagno della casa di Daniele, quando ebbi quella piccola crisi, aveva dimostrato di volermi bene, in un certo senso di amarmi... E forse, anzi sicuramente, anch’io lo amavo, me ne stavo rendendo conto in quel momento, su quella panchina. Capì di essere finito in un bel guaio, ma era un guaio bellissimo.

Con ancora il telefono in mano, cercai il numero di Monica, volevo provare a mandarle un messaggio, sperando mi rispondesse. Immaginavo che probabilmente sarebbe stata impegnata, un escort come lei sicuramente aveva un’agenda piena zeppa di impegni a giudicare da quello che mi aveva detto lei e da quello che avevano detto Daniele e Giovanni. Con il cuore che batteva, iniziai a scrivere il messaggio, ma non sapevo cosa aggiungere al classico saluto. Scrivevo e poi cancellavo subito, mi sembrava tutto fuori luogo e inadatto. Alla fine presi coraggio, chiusi la chat e la chiamai. A ogni squillo il mio cuore accelerava i suoi battiti, pochi secondi di attesa e sentì la sua voce che rispondeva.

“Pronto..?” era una voce leggera, quasi diversa da quella carica di sensualità che avevo sentito dal vivo la sera scorsa.

“Ehm, pronto Monica... sono... ehm, sono Luana...” esitai. Dire quel nome che avevo scelto ad alta voce mi fece quasi sentire colpevole.

“Luana! Amore! Come stai tesoro? Ti sei ripresa da ieri sera?” improvvisamente divenne radiosa.

“Tutto bene Monica grazie. Si mi sono ripresa, questa mattina ho dormito fino a tardi.” era strano parlare al femminile ad alta voce, continuavo a guardarmi intorno per paura che ci fosse qualcuno che potesse sentirmi. “Tu invece come stai?” le chiesi.

“Oh amore io sto bene, anche io ho dormito tanto oggi, mi sono svegliata poco fa. Che stai facendo tesoro?”.

Prima di andare avanti…

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