Mi svegliai la mattina dopo a pancia in giù, girandomi lentamente, ancora assonnato intravidi la mia immagine nello specchio di fronte al letto: ero di schiena, sdraiato e con il culetto in bella vista messo in evidenza da quelle mutandine. Chissà se ci fosse stato qualcuno con me in quel momento... mi alzai e indossando un paio di infradito con la zeppa e una vestaglia di seta nera di mia mamma andai a fare colazione. Andai a sedermi sul divano dopo essermi accertato che tutte le finestre fossero chiuse per non farmi vedere, accesi il televisore e iniziai a guardare una serie tv sul sesto canale mentre tenendo accavallate le gambe feci dondolare una delle infradito con il piedino. La ciabatta alla fine cadde, quando me ne accorsi la ripresi con il piede e guardandolo improvvisamente decisi di provare una cosa nuova. Mi alzai e andai in camera dei miei genitori, aprì l’armadio e trovai un beauty case con dentro alcuni smalti e un flacone di acetone. Iniziai a tirarli fuori tutti e appena trovai il classico rosso scuro che la mamma usava sempre, iniziai ad agitare la boccetta. Tornai a sedermi sul divano e appoggiai un piede sul tavolino che avevo di fronte. Avevo visto la mamma farlo mille volte, così svitai la boccetta e lentamente iniziai a passare il piccolo pennello prima sull’unghia dell’alluce e poi con cura feci tutte le altre. In pochi minuti avevo delle unghie rosse fiammanti, feci la stessa cosa sull’altro piedino e una volta finito ammirai soddisfatto il mio lavoro. Mossi appena le dita dei piedi, sorridendo. Ora si che erano davvero dei bei piedini. Lasciai asciugare lo smalto e poi rimisi le infradito ai piedi, ammirandoli tutto contento di come mi stavano le zeppe insieme allo smalto. Rimasi così per tutta la mattina finchè non squillò il cellulare, era zio Domenico, sicuramente era arrivato a casa. Gli risposi e mi disse che potevo venire quando volevo, la pasta era quasi pronta. Mi alzai e andai in camera per cambiarmi, con cura rimisi le zeppe e la vestaglia al loro posto, mi vestì e uscii di casa. Attraversai la strada e citofonai a zio Domenico, il portone si aprì e andai diretto verso la porta di casa, zio l’aveva lasciata socchiusa, aprì ed entrai.
“Ciao zio, sono arrivato.” dissi. Zio mi rispose dalla cucina, gli andai incontro e trova i gatti che mi venivano incontro per strusciarsi e fare le fusa. Zio mi salutò e mi disse di accomodarmi, aveva apparecchiato il tavolo in cucina e messo due bei piatti di pasta al sugo di tonno in tavola. Disse che si era avvantaggiato la sera prima.
Zio Domenico era un uomo di mezza età, più grande di zia Maddalena di qualche anno, coetaneo di mamma, ma non dimostrava la sua età. Avrebbero potuto intuire che fosse più vicino ai cinquanta che i quaranta per via dei capelli e la barba, entrambi leggermente brizzolati, e quell’accenno di pancia dovuto sia un po’ all’età, sia un po’ alla sua passione per la cucina. Fisicamente era ancora robusto, in alcune sue foto da giovane si vedeva che aveva fatto molto sport e aveva un fisico di un certo spessore che con gli anni aveva iniziato a scomparire anche se non del tutto. Anche i peli sul petto (era abbastanza villoso) iniziavano a essere più grigi che scuri, ma questo non era certo un punto a suo sfavore.
“Volevo farti trovare un bel pranzetto, che ne dici se ci beviamo anche qualcosa di fresco eh?” disse mentre prendeva dal frigo una bottiglia di vino bianco.
“Certo che hai pensato a tutto eh...” gli dissi.
“Bhe, se abbiamo la possibilità di pranzare come si deve perché rinunciarci? Sbaglio...?” mi chiese ed io annui. Ci sedemmo entrambi, lui stappò la bottiglia di vino e dopo aver riempito i bicchieri, iniziammo a mangiare.
“Complimenti zio, la pasta è davvero buona!” dissi con il boccone ancora in bocca.
“Menomale, sono contento che ti piaccia” mi rispose.
Continuammo a mangiare, in due finimmo quasi tutta la bottiglia di vino bianco, che fresco com’era scendeva giù come fosse stato acqua. Durante il pranzo zio mi chiese come mi stavano andando le cose in quel periodo. Risposi che andava tutto bene, avevo qualche soldo da parte, riuscivo ad andare al mare con gli amici e mi divertivo.
“Ah bene mi fa piacere...” disse zio “Invece dimmi un pò, ragazze invece? Con quelle come va?” chiese facendomi un cenno complice con la testa.
“Bhe zio come vuoi che vada.... Si insomma ogni tanto cerco di combinare qualcosa ma....” esitai a finire la frase.
“Dimmi un pò... cosa c’è che non va?” Zio doveva aver capito qualcosa.
"Niente, è che sai... nel mio gruppo siamo in pratica tutti maschi, solo pochi di noi sono fidanzati... insomma a volte è difficile battere chiodo capisci?” in realtà mentivo, non potevo certe dirgli che fino ad ora non avevo mai avuto esperienze con le ragazze perché facevo il travestito di nascosto in casa.
“Guarda che è normale, non c’è nulla di strano, anch’io alla tua età ero in una situazione simile diciamo ma alla fine cercavo sempre di trovare un pretesto... nessuno dei vostri amici porta mai qualche amica?”.
“Bhè si ogni tanto succede che qualcuno porti una o più amiche ma sai.... sono un po’ timido ecco. Faccio un po’ fatica diciamo.” gli risposi.
“Ma non è un problema, devi solo essere te stesso sentirti a tuo agio, la timidezza si supera. Devi solo essere onesto, quella è la chiave di tutto.” disse zio bevendo un sorso di vino.
“Si forse hai ragione, è che a volte non è facile, mi sento un po’ in imbarazzo, come se fossi intimorito diciamo...” cercai una scusa per tenere il discorso ma la verità era che fino a quel momento io alle ragazze non avevo mai pensato più di tanto.
“Ma c’è qualcosa che non va per caso? Ti senti intimorito dalle ragazze?” mi chiese.
“Ma no zio figurati, è che a volte mi faccio prendere dal panico, tipo ansia da prestazione...” dissi.
“Ah ma non è niente, dai retta a zio. L’importante è che sei te stesso senza strafare troppo, non devi fingerti qualcun altro, le ragazze le devi attrarre svelandoti a loro piano piano. Vedrai che così ci riuscirai.” mi fece l’occhiolino e vuotò il bicchiere di vino.
“Forse hai ragione, devo solo essere me stesso e basta...” bevvi un sorso anche io. Zio riempì entrambi i bicchieri e vuotò la bottiglia.
“Ecco fatto, vuota. Complimenti eh!” mi sorrise “Comunque, da come parli mi sembra di capire che non sempre sei te stesso in certe occasioni... o sbaglio?”.
“Bhè ecco... no non è che non sono me stesso ma sai com’è.... per non sembrare troppo timido....” cercai di nuovo una scusa.
“Devi essere te stesso e basta, non pensare agli altri e alla timidezza. Capito?”.
“Si zio ho capito, hai ragione tu...” risposi mentendo.
“Bene, ora dai, finisci il vino che poi lavo i piatti.” zio si alzò “Aspetta che devo prendere una cosa...”.
Rimasi seduto a sorseggiare il vino cercando di finirlo. Sentì i passi di zio che tornava in cucina.
“Ho una cosa per te da parte mia e di zia... ” disse arrivando alle mie spalle e poggiando sul tavolo una busta bianca “Ecco qui...”.
Presi la busta e la aprì, dentro c’erano cinquanta euro.
“Ma cavolo, grazie zio! Tutto questo solo per i gatti? Non doveva... ” non feci in tempo a finire la frase che zio mi mise una mano sulla spalla con un’altra busta “Ma questa?” chiesi. Zio annuì.
“Questi sono da parte mia. Un piccolo extra diciamo...” presi la busta, al suo interno c’erano altri trecento euro.
