Quando zia Maddalena tornò a casa, ovviamente, zio ed io incontrammo non pochi problemi nell’organizzare i nostri incontri. Non credevo sarebbe stato così difficile. Le prime settimane dal rientro di zia, rimasi ancora da solo a casa e zio riusciva a passare al volo da me per una sveltina. Quando succedeva, diceva a zia che doveva fermarsi un’ora o due in più al lavoro perché qualche collega era in ferie e mancava il personale, oppure trovava qualche altra scusa credibile. In quei casi correva direttamente da me, io lo aspettavo con addosso solo la vestaglia oppure un body e le infradito con la zeppa di mamma, mi saltava addosso appena gli aprivo la porta di casa. La maggior parte delle volte mi alzava e mi faceva sedere sul tavolo della cucina, oppure mi ci faceva piegare sopra. Dava una rapida leccata al culetto, oppure sputava un po’ sulla mano per lubrificarmi e poi lo metteva subito dentro. Dopo avermi stantuffato per bene e aver quasi raggiunto l’orgasmo, mi faceva mettere in ginocchio, mi chiedeva di succhiarlo e di masturbarmi al tempo stesso perché ci teneva che godessi anche io e alla fine veniva esplodendo nella mia bocca (delle volte è successo che siamo venuti insieme). Mandavo giù tutto, con il dito poi ripulivo i miei schizzi e ingoiavo anche la mia sborrata.
Zio mi prendeva così di corsa che riuscivo a sentire tutta la sua eccitazione e la sua forza. Nel complesso il tutto durava una mezz’ora scarsa (a volte anche meno) ma era di un’intensità pazzesca. Lo sentivo veramente esplodere di passione in quei momenti. Quando poi si abbottonava i pantaloni e si preparava per andar via, mi alzavo con il culetto ancora umido, gli davo un bacio e poi lo accompagnavo alla porta. Lui se ne tornava a casa da zia e non lo sentivo più se non per la buonanotte e il buongiorno, su quello era molto preciso. Aveva iniziato a scrivermi regolarmente (ogni volta cancellava i messaggi per sicurezza, comprese le foto piccanti che gli mandavo ogni tanto) e nei messaggi si riferiva a me sempre al femminile, chiamandomi spesso “patatina di zio”, “cosce d’oro”, “culetto al miele” e altri soprannomi del genere. A primo impatto possono sembrare molto sdolcinati, banali e a tratti volgari lo so, ma a me facevano impazzire. Mi sentivo desiderato, coccolato, protetto, amato... insomma mi piaceva.
Quando poi anche i miei genitori tornarono, fu difficile per me tornare alla solita vita quotidiana. Non potevo più stare vestito per casa con l’intimo di mamma (salvo nelle poche ore sparse della settimana in cui non c’era nessuno in casa) e soprattutto zio non poteva più venire da me dopo il lavoro per la solita sveltina! Questa era la cosa che più mi rattristava.
Iniziammo a incontrarci sempre più di sfuggita, inoltre io facevo di tutto per essere sempre pulito e curato per zio nel caso in cui mi cercasse all’improvviso. Oramai ci incontravamo una volta a settimana e nei posti più disperati: il garage di zio, la scala anti incendio del mio palazzo (per nostra fortuna la scala era al chiuso, ogni piano aveva la sua porta di accesso e poi la scala finiva nel piano sotterraneo dei garage con una via di fuga verso l’esterno. Fortunatamente, non era mai usata ed era perfetta per i nostri incontri) e infine la sua macchina, che usavamo per andare nei posti del quartiere che sapevamo essere perfetti per la “camporella”. La cosa peggiore, per me soprattutto, era che non potevo indossare più di una mutandina e un reggiseno per far piacere a zio, tra l’altro lui m aveva regalato un paio di completi coordinati in pizzo e uno leopardato, molto provocante, da indossare durante i nostri incontri sapendo che oramai le cose di mia mamma erano sempre più difficili da reperire, anche di nascosto. Lui sembrava essere comunque felice di prendermi e possedermi anche se non ero femminile come al solito, la cosa mi faceva contento comunque (significava che gli piacevo davvero, anche al maschile). Andammo avanti così per diversi mesi, incontrandoci un po’ qua e un po’ là, amandoci di nascosto. Zio aveva anche preso l’abitudine a venirmi direttamente dentro, saltando il pompino finale, per via del fatto che lui doveva sbrigarsi a tornare a casa. Così me ne tornavo a casa tenendo il culetto stretto, cercando di comprimere il mio ano il più possibile per non far scappare tutta la sborra che zio aveva scaricato dentro di me. Quella sensazione di brivido dovuto al fatto che rischiavo di perdere tutto nelle mutande e che qualcuno potesse notarlo rendeva tutto ancora più eccitante, correvo diretto a casa stringendo il culetto, mi chiudevo in camera, tiravo fuori da un cassetto della scrivania un bicchiere che avevo sottratto dalla cucina e dopo essermi abbassato i pantaloni cercavo di far colare tutto quello che il mio culetto stava trattenendo duramente direttamente nel bicchiere. Dopo aver fatto uscire tutto quello che potevo, alzavo il bicchiere e bevevo il mio cocktail d’amore fatto con lo sperma di zio e i miei succhi anali.
“Sai una cosa zio? Quando ritorno a casa dopo che ci siamo visti, mi chiudo in camera e tutto quello che ho trattenuto nel mio culo lo faccio schizzare in un bicchiere per poi berlo...” gli dissi una volta mentre mi prendeva da dietro su una rampa della scala anti incendio. Lui tutto preso dalla foga iniziò a scoparmi più forte, arrivando a stuzzicare la mia prostata ancora di più, facendomi colare come un rubinetto che perde, finchè non esplose in un orgasmo fortissimo pieno di grugniti e versi liberatori. Quella schizzata che mi aveva lasciato dentro sarebbe stata difficile da trattenere ma avrei fatto del mio meglio.
“Certo che hai proprio una bella fantasia tesoro mio, tu si che sai come eccitare un uomo!” disse mentre si ricomponeva e si tirava su i pantaloni.
“Ma zio io dicevo sul serio... Lo faccio davvero!” risposi. Cercavo di rimettermi le mutandine e di non far scappare nulla dal culetto. Zio sembrava incredulo, mi tirò a sé e mi baciò stringendo le sue mani attorno al mio culo. “Dopo ti manderò un video allora... così mi crederai.”.
“Va bene culetto al miele. Aspetterò tue notizie allora!” mi rispose tenendo sempre la sua mano sul mio culo.
Quando tornai a casa, mi chiusi subito in camera, stringendo al massimo il culetto presi il bicchiere e mi misi in posizione. Con il telefono iniziai a registrare tutto, la fotocamera era puntata dritta sul bicchiere mentre me ne stavo accovacciato mezzo nudo, con una mano tenevo il telefono, con l’altra spostai le mutandine di pizzo e cercai di tenere il culo aperto abbastanza per far vedere la colata. Iniziai a rilassare i muscoli ed ecco che lo sperma di zio colò dritto nel bicchiere. Un po’ di pressione e lentamente uscì tutto, insieme a parecchia aria dovuta al suo stantuffare perpetuo e violento. Quella sensazione di freddo all’ano mi piaceva sempre di più, cascate le ultime gocce e dopo aver mollato la presa sul cazzo per pulire per bene il buco con le dita, afferrai il bicchiere e sempre tenendo il telefono in mano, mi filmai mentre in un solo sorso svuotavo il bicchiere dritto in gola. Riguardai il video. Tutto in appena due minuti. Ero stato anche bravo a non far tremare troppo l’inquadratura e a riprendermi appena la bocca, esagerando a far vedere non più della metà del viso mentre bevevo dal bicchiere. Diedi due colpi di lingua per pulire gli avanzi nel bicchiere e mandai il video a zio Domenico.
“Come ti avevo promesso. Così mi crederai... ”
Premetti il tasto invio e in pochi secondi il video era andato. Speravo che abbia risposto subito. Mi spoglia di corsa, tolsi le mutandine e il reggiseno e le nascosi insieme al resto dell’intimo che mi aveva regalato zio (tenevo tutto in un piccolo zainetto che nascondevo in fondo all’armadio in camera mia). Misi la tuta da casa e andai in bagno a lavarmi. Come sempre usai il sapone intimo di mia mamma, alla fragola. Mi piaceva pensare che zio potesse sentire la fragola quando mi prendeva e mi leccava. Forse è per quello che mi chiamava “culetto al miele”, perché magari sentiva il dolce della fragola, o almeno mi piace pensare che fosse così.
