“Oh nulla di che, ho pranzato e sto facendo una passeggiata al parco. Oggi zio non c’è purtroppo... ” dissi sospirando.
“Ma sei da sola amore? Dove sei?” mi chiese.
“Sono in un parco vicino casa...”.
“Dammi l’indirizzo amore, vengo a farti compagnia io!” non mi fece nemmeno finire la frase.
“Ma sei sicura? Non voglio disturbarti... ” risposi.
“Amore mi sono svegliata poco fa, oggi è il mio giorno libero. Mi fa piacere venirti a trovare, sempre se non hai da fare eh.”.
“Oh no Monica, non ho nulla da fare, ve bene ti mando l’indirizzo, è il vicino a casa di zio.”.
“Ah! So dov’è non preoccuparti, mi vesto di corsa e vengo da te, ho capito dove sei. Fatti trovare all’ingresso del parco. Tra una mezz’ora sarò lì!” le risposi affermativamente e ci salutammo. Andai subito all’ingresso del parco, non sapevo come comportarmi, non le avevo detto che ovviamente ero in abiti maschili, lei mi aveva visto solo una volta en femme... mi avrebbe riconosciuto così, in tuta per di più..? Provai a sciogliere i capelli, cercando di sistemarli sperando che almeno riconoscesse il mio viso anche senza trucco e senza occhiali da vista. Mi feci prendere dall’entusiasmo, mi accorsi che mancava ancora più di un quarto d’ora all’appuntamento. Restai all’ingresso del parco, camminando avanti e indietro. Ogni tanto passava qualche macchina, notai che un paio di macchine accostarono leggermente, erano quasi tutte guidate da vecchi pensionati. Uno di loro mi guardò a lungo, facendomi sentire a disagio. Forse sperava che mi avvicinassi alla sua macchina, credendo che fossi lì per fare qualche marchetta. Ignorai entrambe le auto che sparirono subito dopo. All’improvviso arrivò una Smarth bianca, riconobbi Monica alla guida, indossava un paio di occhiali da sole scuri e grandi, mi guardò e mi riconobbe subito, salutandomi e invitandomi a salire a bordo.
“Tesoro eccoti qui finalmente!” mi diede un bacio a stampo.
“Scusa Monica, non credevo mi avresti riconosciuto così... avrei dovuto dirtelo.” provai a scusarmi ma lei non sembrò per niente offesa.
“Ma amore guarda che lo sapevo, non ti preoccupare. Sai quante mie amiche trans si cambiano e sono maschili nel tempo libero? All’inizio anch’io facevo così.” si sistemò i capelli e gli occhiali, indossava anche lei una tuta da ginnastica grigia con un piumino smanicato rosso, “Ti va un caffè, uno spritz? Conosco un bel posticino aperto anche la domenica... Offro io!” annuì e lei mi diede un altro bacio a stampo. La Smarth partì velocemente, dopo appena dieci minuti di tragitto eravamo quasi fuori città, in una zona residenziale di periferia. Le strade erano semi deserte, ogni tanto si vedeva qualche famiglia a spasso, un silenzio surreale. Monica parcheggiò davanti ad un bar piuttosto anonimo con tanti tavoli fuori sul marciapiede, solo pochi erano occupati, da dentro il bar proveniva una musica elettronica di sottofondo, molto lounge.
“Eccoci arrivati.” disse mentre chiudeva la Smart, “Non farti ingannare, dentro è migliore tesoro!” disse ridendo. Entrammo e Monica salutò la barista, una bella donna bionda di mezz’età vestita di nero. “C’è posto per due nel cortile?” chiese Monica, la barista rispose di sì e ci fece strada, passammo per una saletta interna con alcuni tavolini e alla fine sbucammo in un piccolo cortile all’interno del palazzo. I muri erano tutti decorati con piante rampicanti e vasi con piante fiorite, al centro c’era un grande gazebo con sotto meno di una decina di tavolini. C’era un silenzio d’oro. La barista ci indicò un tavolino e ci fece accomodare. Monica la ringraziò e ordinò due spritz. La barista se ne andò in silenzio e tornò dopo qualche minuto con i calici pieni e qualche salatino.
“Allora tesoro, brindiamo alla nostra prima serata insieme, abbiamo fatto un bel lavoro di squadra!” facemmo suonare i calici e bevemmo un primo sorso di spritz, Monica si tolse gli occhiali e si sistemò i lunghi capelli scuri dietro le orecchie, aveva appena un filo di trucco ed era bellissima. Portò la cannuccia alla bocca e succhiò il primo sorso.
“Insomma, ieri è stata la tua prima volta... come ti è sembrata?” mi chiese.
“Bhè, non me la immaginavo proprio così se devo essere sincero, credevo che, ecco... Si credevo che avrei potuto prepararmi meglio! Non so se capisci... ” risposi.
“Lo so amore... Ho capito benissimo, anche per me fu così la prima volta con altre persone. Avevo la tua età più o meno e facevo proprio come fai tu.” bevve altro spritz “Figurati che ancora non avevo queste due amiche..!” si toccò i seni scherzando. Mi fece ridere.
“Ma... ma tu come hai iniziato? Se posso chiedertelo... ” azzardai timidamente.
“Bhè, diciamo che ho iniziato un po’ come te, era una passione. Era una cosa che faceva parte di me. Purtroppo non era ben vista da tutti nel mio paese tanti anni fa.
Non so se lo sai, ma in Brasile noi donne trans non siamo molto ben viste anche se in un certo senso facciamo quasi parte di una specie di... identità... del paese. Se così possiamo chiamarla, anche se non credo sia il termine giusto. Comunque, è un fenomeno molto più comune di quanto possa sembrare, se siamo costrette a metterci in vendita da sole o per conto di qualcun altro è solo perché non riusciamo a trovare la nostra strada tra la gente normale. Per questo tante di noi sono costrette a fare questa vita, anche se può avere i suoi vantaggi se fatta in un certo modo e se si è portate per certe cose.” la vidi cambiare espressione completamente. Riprese gli occhiali e giocò con le stecche, forse per rilassarsi, bevve un altro sorso abbondante di spritz e sembrò calmarsi.
“Mi sembra di aver capito che, ecco... che tu hai trovato un tuo equilibrio.” azzardai di nuovo.
“Bhe si, diciamo che l’ho trovato. Faccio questo lavoro da quasi vent’anni, sono in Italia da quasi quindici anni e in tutto questo tempo sono riuscita a farmi una reputazione nel mio ambiente, poi ho anche conosciuto tante belle persone come tuo zio. Quelli come lui mi hanno aiutato molto, mi hanno sempre fatto sentire apprezzata, hanno sempre dato un valore a tutto il mio lavoro e non mi hanno mai fatto sentire inutile, disprezzata o sbagliata. Tu sei molto fortunata ad avere uno zio così.”
“Già, hai ragione... lo so che zio è una brava persona, io non credevo che fosse, che fosse... così.” mi resi conto che non riuscivo a trovare le parole per esprimere ciò che avevo realizzato seduto su quella panchina al parco appena un’ora prima.
“Fate proprio una bella coppia insieme! Non si direbbe che siete zio e nipote sai?”.
“Sì... ” bevvi un sorso dal bicchiere “A me, ecco, a me piacerebbe... ma lui ovviamente non può perché...” dissi timidamente.
“Lo sapevo..! Ti sei innamorata!?” esclamò Monica sottovoce. Mi prese la mano sotto il tavolino e si avvicinò a me. “Lo avevo capito tesoro.!”. Rimasi spiazzato, provai a chiederle come avesse fatto a capirlo... “Ho avuto una sensazione...” mi rispose sorridente.
“Ti prego non glielo dire...” la supplicai, lei mi tranquillizzò dicendomi che avrebbe tenuto la bocca chiusa. “Non ho idea di come comportarmi con lui, dopo questa settimana e soprattutto dopo ieri sera, non so come potrei far finta di niente e tornare alla vita di tutti i giorni come se niente fosse...” dovevo proprio essere disperato per parlare così e credo che Monica se ne accorse. “Vorrei tornare a casa da lui... ecco tutto.”.
“Tesoro mi dispiace, so come ti senti. La... diciamo la prima volta, è capitato anche a me nello stesso identico modo, tanti anni fa... immagino che vuoi solo tornare da lui ed essere te stessa, come piaci a lui e nel modo in cui lui ti fa sentire speciale. Da quanto ho capito, purtroppo il tempo non è proprio dalla vostra parte, spero che tu riesca a trovare almeno il tempo per te stessa.”.
“Lui purtroppo è... è sposato.” dissi timidamente.
“Lo so, purtroppo so cosa vuol dire anche questo.” sentì la voce di Monica molto cupa. “Se posso darti un consiglio, cerca di non farti coinvolgere troppo... Si vede che sei molto intelligente tesoro, sarebbe un peccato se ti andassi a perdere in questo modo. Come ti ho detto ieri sera, sono felice per voi due perché mi fa piacere che riusciate ad essere voi stessi, ma non dimenticarti mai che il tuo benessere viene prima di ogni altra cosa, quindi per favore, stai attenta.” mi prese la mano sotto il tavolo e la strinse sorridendomi. Bevemmo un altro sorso insieme.
