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Erotika
Il Nipote Perfetto · Cap. 9
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Capitolo 9 di 14 31 min di lettura

La nuova maestra

Monica si è presa molto a cuore Luana e nascerà un'amicizia speciale tra loro due.

Forbidden_Fantasy
5 mesi fa · 865 letture · 0

“Grazie Monica, davvero...” mi fece un occhiolino. “Comunque, ecco, sai io vorrei ehm... ecco vorrei continuare a fare quelle cene tra amici. Pensi che sarà possibile?” domandai.

“Oh tesoro ma certo!” mi rispose, “Però, scusa se te lo dico, sarà meglio che le fai solo con noi quelle cene. Non è il caso che tu le faccia con altre persone.” questa volta usò un tono di voce più fermo del solito.

“Ma perché scusa, dici che io potrei farle anche con altre persone? Non capisco... ”.

“Capisco io amore, sei giovane, bella, hai molte abilità da quanto ho visto ieri sera e soprattutto sei... sei una ragazza fresca, se capisci che intendo... Non hai idea di quante persone pagherebbero oro per una come te! Dai retta a Monica, rimani te stessa e non provare a fare certe cose con degli sconosciuti, non sai mai chi puoi incontrare!”.

“Ho capito Monica, credo proprio che tu abbia ragione...” finì di bere il mio spritz.

Il locale era ancora vuoto, sembrava che fosse aperto solo per noi due. Continuammo a parlare, Monica mi raccontò in breve la sua vita, come immaginavo, non era stata facile. Omise molti dettagli ma mi fece capire che non se l’era vista per niente bene, essere una ragazza trans in Brasile non era per niente facile trent’anni fa, era stata fortunata ad aver imparato l’italiano tramite un’amica di sua madre che molti anni prima aveva sposato un ingegnere di Milano che spesso andava in Brasile per lavoro. Quando si accorse di essere diversa dagli altri ragazzi iniziarono i problemi veri. Non fu facile per la sua famiglia accettarla ma alla fine se ne fecero una ragione, riuscì a venire in Italia dopo aver fatto un provino con un noto regista pornografico italiano che all’epoca andava in Brasile per fare il talent scout, a quei tempi la pornografia transessuale in Italia era quasi agli albori, in questo modo molte ragazze come lei riuscirono ad andar via dal Brasile per girare i primi film pornografici made in Italy. Quella fu solo una breve parentesi però, nonostante Monica fosse appena maggiorenne, non riuscì a costruirsi una carriera in quel settore, che tra l’altro a lei non piaceva, e lo abbandonò dopo aver girato pochissimi film. Riuscì a entrare nel giro delle escort tramite uno degli attori con cui aveva lavorato, uno che l’aveva aiutata molto ad ambientasi qui in Italia. Da lì in poi, dopo una serie di alti e, soprattutto di bassi, Monica riuscì a farsi un nome nell’ambiente, riuscì a vendersi bene come si dice... I suoi genitori, che ancora vivevano in Brasile, avevano accettato da qualche tempo la sua transessualità, nonostante non sapessero nulla del suo lavoro, lei non riusciva a confessarglielo che si guadagnava da vivere in quel modo. Gli aveva detto che da anni oramai lavorava in un’azienda tessile. Riusciva ad andare a trovarli quasi ogni due anni, il lavoro non le mancava mai ovviamente, girava per tutta l’Italia, fermandosi per un mese in ogni città dove di solito aveva un appartamento in affitto. Faceva tutto da sola, gestiva il suo sito web, dove pubblicava le date delle sue tappe in giro per il paese e curava i suoi appuntamenti. Ogni tanto dava una mano a una sua amica e collega trans che aveva alcuni clienti che preferivano fare le cose a tre. Erano dei favori che le fruttavano parecchio... mi mise di nuovo in guardia alla fine del suo racconto, non voleva che tutto questo mi affascinasse al punto di convincermi a provare a intraprendere quella strada. La tranquillizzai dicendole che anche se avessi voluto, non avrei mai saputo da che parte iniziare, e poi, cosa più importante di tutte, ero troppo timido per farmi vedere en femme da un completo sconosciuto che non avevo mai visto prima. Monica si rallegrò della mia risposta, mi chiese se volevo un altro spritz perché oramai i nostri bicchieri erano completamente vuoti.

“No grazie Monica, non sono abituato a bere, anzi a dire la verità, ho paura che mi giri troppo la testa se ne bevo un altro.”.

“Allora se non hai da fare, ti andrebbe di venire a casa mia? Credo di avere qualcosa per te... qualcosa che ti piacerà!” mi chiese.

“A casa tua? Dici davvero Monica? No, io non ho nulla da... ” non riuscì a finire la frase, non mi aspettavo minimamente un’offerta del genere. Chissà cosa aveva Monica per me..?

Ci alzammo, Monica pagò il conto e uscimmo velocemente, per strada incontrammo solo alcune coppie che portavano i cani a spasso, il quartiere sembrava deserto. Salimmo in auto, tornammo in città e Monica si diresse verso il centro, c’era poco traffico e riuscimmo ad arrivare a casa sua in meno di una mezz’ora. Mi resi conto che non era troppo distante da casa mia, la Smarth bianca entrò nella rampa di un garage, mentre aspettavamo che il cancello si aprisse, mi resi conto che ero già passato molte volte davanti a quel palazzo, chi se lo sarebbe mai immaginato che ci sarei tornato con Monica... entrammo nel garage, Monica parcheggiò in un posto a spina, scendemmo e la seguì verso la porta di accesso alle scale. Subito nella rampa c’era l’ascensore, Monica premette il pulsante e pochi secondi dopo eravamo dentro mentre aspettavamo di arrivare al quinto piano. Le porte dell’ascensore si aprirono e ci trovammo in un pianerottolo con i muri bianchi e il pavimento di marmo nero, a ogni angolo c’era una pianta ornamentale, tutto era pulito e silenzioso. Seguì Monica verso una porta senza il nome sul citofono, fece scattare la serratura e mi fece entrare.

“Benvenuta a casa mia tesoro!” disse. L’appartamento era molto grande, non sembrava per nulla esserci tutto quello spazio da fuori. Ci trovammo in un grande salone con una vetrata enorme che ci separava da un balcone che sembrava correre per quasi tutta la fiancata del palazzo. “Mettiti pure comoda Luana, fa come se fossi a casa tua, vuoi qualcosa?” mi chiese.

“Un bicchiere d’acqua grazie Monica.” mi sedetti sul divano. Monica mi diede il bicchiere e poi si scusò dicendo che andava a cambiarsi per mettersi un po’ più comoda. Dopo qualche minuto tornò da me, si era cambiata, indossava una vestaglia nera di raso e aveva ai piedi dei sandali di sughero con una zeppa di circa dieci centimetri. Si sedette accanto a me e con un telecomando accese un condizionatore, impostando la temperatura per scaldare la stanza. In effetti, con quella vestaglia sentivo freddo solo a guardarla.

“Mi piace stare al calduccio tesoro... ” disse ammiccando “Allora, che ne pensi? Ti piace la casa?” mi chiese prendendomi la mano.

“Si Monica, è bellissima! Non pensavo fosse così grande dal pianerottolo... ”.

“Oh sono stata fortunata a trovare un buon annuncio, è ottima per ricevere i clienti, come hai visto c’è l’ascensore, inoltre qui quasi tutti gli appartamenti sono affittati a persone che per lavoro girano spesso, un po’ come me! Perciò non rischia di dare nell’occhio un via vai di persone continuo dal mio appartamento.” accavallò le gambe e notai i suoi piedi, curati, lo smalto nero, la cinghia di velluto scuro che fasciava il collo del piede.

“Hai altri appartamenti come questo nelle altre città dove lavori?” chiesi.

“Bhè proprio come questo no, diciamo che questo è il più bello, gli altri sono carini ma non come questo, sono più piccoli. Questo è il mio preferito, infatti lo considero casa.” sistemò la scollatura della vestaglia, vedevo chiaramente la forma dei capezzoli sotto al raso scuro.

“Spero che un giorno riuscirò anche io ad avere una casa come questa...” sospirai.

“Oh tesoro te lo auguro tanto!” mi diede un bacio sulla guancia e mi accarezzò il viso. Mi guardai intorno, appese ai muri c’erano un sacco di fotografie di Monica in giro per l’Italia, se non in giro per tutto il mondo, molte foto però sembrava venissero dal Brasile, la ritraevano su spiagge, insieme ad altre donne (intuì che molte erano sue colleghe di lavoro) dalla carnagione color oliva, alcune invece sembravano foto di famiglia. Non sembrava esserci nemmeno una foto che la ritraesse prima della sua transizione.

“Vuoi qualcos’altro?” mi chiese.

“Oh, no Monica grazie.” mi prese il bicchiere vuoto dalla mano e lo poggiò per terra. “Se vuoi metterti comoda non fare complimenti.” disse. Io non sapevo che rispondere, mi sentivo in imbarazzo. Avrei voluto mettermi comodo come lei, con la vestaglia di zia oppure con uno dei suoi body che indossavo spesso. La temperatura della stanza stava iniziando a salire.

Prima di andare avanti…

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