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Erotika
Il Nipote Perfetto · Cap. 9
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Capitolo 9 di 14 31 min di lettura

La nuova maestra

Monica si è presa molto a cuore Luana e nascerà un'amicizia speciale tra loro due.

Forbidden_Fantasy
5 mesi fa · 865 letture · 0

“Vieni con me...” mi prese per mano e mi fece alzare, trascinandomi in camera da letto. “Aspetta un attimo, ho una cosa per te!” aprì un armadio dalla parte opposta della stanza, accanto al grande letto matrimoniale, cercò tra le stampelle appese e tirò fuori un kimono in raso nero, simile alla sua vestaglia ma ovviamente molto più corto con delle maniche a tre quarti, i bordi lunghi in pizzo sembravano arrivare a compensare la parte mancante della manica. Mi passò la stampella con il kimono e m’indicò un’altra anta dell’armadio. “Li dentro ci sono alcune scarpe, credo ti staranno bene, mi sembra che abbiamo quasi lo stesso numero. Se ti dovessero servire delle mutandine puoi aprire quel cassetto lì in alto.” indicò una cassettiera vicino all’armadio. “Mettiti pure comoda amore, io ti aspetto di là sul divano!” mi lasciò da solo in camera.

Rimasi a bocca aperta, non mi sarei mai aspettato che mi offrisse qualcosa da mettere. Guardai il kimono ancora sulla stampella, riuscivo chiaramente a sentire il profumo di Monica, il kimono ne era impregnato. Mi spogliai velocemente liberandomi dei vestiti maschili, tolsi il kimono dalla stampella e lo indossai, sentì il raso freddo sulla pelle, provai un brivido di piacere, sistemai la cintura in vita e la allacciai, chiudendo il kimono con la scollatura leggermente aperta. Sembrava arrivarmi a circa metà coscia, pensai che fosse normale perché Monica era molto più alta di me. Aprì l’armadio, che invece si rivelò essere una scarpiera. Mi cadde l’occhio su dei sandali quasi identici a quelli che indossava Monica. L’unica differenza era il materiale, questi erano in plastica trasparente, ma l’altezza della zeppa sembrava essere la stessa. Notai anche un bellissimo paio di sandali neri, con un tacco e un plateau trasparente, il tacco era altissimo, sarà stato almeno di quindici centimetri se non di più. Non resistetti alla tentazione, li provai al volo e quando mi alzai in piedi, mi sentì altissimo, feci qualche passo e mi sembrò di stare sui trampoli. Mi accorsi che non era facilissimo camminarci, chissà Monica come ci camminava bene invece... Feci qualche passo avanti e indietro per la stanza, preso dall’emozione. Improvvisamente mi ricordai che Monica mi aspettava nell’altra stanza, immediatamente tolsi i sandali e li rimisi al loro posto. Indossai i sandali che avevo scelto, sciolsi i capelli, lasciandoli liberi sulle spalle e con passi decisi e lenti andai verso il salone. Monica sentì il suono dei sandali e si girò a guardarmi.

“Wow Luana! Come stai bene così!” esclamò. Tornai a sedermi sul divano accanto a lei, subito le sue mani mi sistemarono i capelli, mi accarezzarono il viso e la scollatura del kimono.

“Grazie per avermi prestato queste cose.” le dissi, intanto lei mi ammirava dalla testa ai piedi, mi accarezzava e non la finiva di ripetermi quanto stessi bene con quel kimono e quei sandali. Io iniziai ad arrossire dall’emozione, Monica se ne accorse, mi abbracciò e mi baciò. Fu un bacio lungo, sentì le sue labbra premere più volte sulle mie, le sentivo morbide, azzardai a muovere un po’ la lingua. Appena se ne accorse la sentì ridere, subito dopo arrivò anche la sua lingua, premeva sulle mie labbra, la lasciai entrare.

“Piano tesoro altrimenti finisce che mi eccito troppo...” si staccò da me, con un braccio mi prese attorno la vita, restammo così, uno accanto all’altra mentre ci accarezzavamo e ci baciavamo. Monica mi chiese quando avessi capito di sentirmi più donna che uomo, le raccontai tutto. Le raccontai dei pomeriggi passati da solo a casa dopo la scuola, dei body e dei collant che rubavo a mamma, delle prime volte che misi le sue scarpe e di quando imparai a camminare sui tacchi, delle prime depilazioni, delle prime volte che provavo ad abbinare una gonna ad una camicetta, delle prime volte che misi lo smalto... finchè non arrivai a raccontarle della rima volta con zio Domenico.

“Cavolo Luana, immagino... deve essere stata una doccia fredda per te... ma poi quei soldi, che cosa ci hai fatto?” mi chiese Monica.

“In realtà non ci ho fatto ancora nulla, li ho messi da parte. Il fatto che mi avesse offerto dei soldi per vedermi in quel modo all’inizio mi ha turbato ma poi... ” Monica mi interruppe all’improvviso.

“Perché continui a parlare al maschile Luana?” la domanda mi lasciò spiazzato, non sapevo come rispondere.

“Io... non lo so, forse è solo abitudine.” dissi.

“Bhè, non pensi sarebbe meglio parlare al femminile? Dici che vorresti tanto sentirti donna, comincia da questo!” capì che aveva ragione.

“Hai ragione Monica, dovrei farlo...” ammisi.

“Ma invece il nome? Come mai hai scelto proprio Luana? Insomma, è un bellissimo nome, ti sta molto bene... ma perché proprio quello?” mi chiese.

“Ecco, è il nome di mia mamma. Te l’ho detto che avevo iniziato a indossare i suoi vestiti perché lei ed io abbiamo un fisico abbastanza simile, poi l’ho sempre considerata una bellissima donna quindi non lo so... mi è sembrato spontaneo scegliere di chiamarmi come lei. Insomma, mi piace pensare di essere un po’ come lei.” ammisi.

“Amore ma è una cosa bellissima! Da quello che mi hai detto la tua mamma deve essere proprio bella, spero che da grande sarai come lei allora..! Devo dire che sei già a buon punto!” mi toccò le cosce “E poi hai anche qualcosa in più... ” la sua mano arrivò sotto il kimono, in mezzo alle mie gambe.

“Oh... Monica non...” provai a dirle di non toccarmi, la verità era che il mio cazzo era già quasi del tutto duro. Quelle carezze, quei baci e tutta quella situazione mi avevano eccitato da morire.

“Accidenti... cosa abbiamo qui Luana?” mi chiese divertita Monica.

“Scusa ma tutta questa situazione... Insomma non mi è mai capitato e mi sono eccitata molto...” ammisi.

“Lo vedo...” slacciò la cintura del kimono per aprirlo, con un movimento rapido fece scivolare fuori dalle mutandine il mio cazzo duro. Delicatamente lo prese con la mano e iniziò un massaggio lento, toccandolo dolcemente e scappellandolo appena. “E’ davvero bello sai... A guardarlo così bene mi viene da pensare che un cazzo così bello sia quasi sprecato con te. Sei sempre stata passiva Luana?” mi chiese.

“Bhè con zio si, praticamente quasi sempre passiva. Ogni tanto gli piace succhiarlo, ma credo lo faccia solo per darmi più piacere, non ci faccio molto a dire la verità con questo coso tra le gambe...” le risposi mentre lei continuava il massaggio, lo stava scappellando sempre di più. Aveva fatto scivolare fuori anche le mie palle e con le sue unghie rosse accennava un lieve grattino sul mio scroto completamente arricciato e ritirato per via dei brividi che mi stava facendo correre lungo tutto il corpo. Sentivo il solletico, piacevole e leggero. Monica si chinò per darmi un bacio leggero sulla cappella, poi prese a masturbarmi con un po’ più di forza.

“Allora facciamo un patto tesoro, quando saremo sole tu ed io e non avremmo nessuno tra i piedi, potrai essere attiva con me, così fai un po’ di pratica...” disse sorridendo e poi si piegò subito su di me per prenderlo in bocca. Dopo qualche colpo di lingua si staccò. “Allora che ne dici eh?” chiese.

“Oh Monica... si va bene... grazie.” ero scosso dai brividi, Monica mi stava facendo impazzire lentamente. Non la smetteva di segarmi, soprattutto adesso che aveva bagnato la cappella e aveva iniziato a stringerla con la mano, mentre con l’altra accarezzava le mie palle.

“Molto bene, allora adesso per prima cosa impara ad usare la mia bocca. Usala come vuoi, deve darti piacere... ” riprese in bocca il mio cazzo, mi prese le mani e le portò sulle tempie, in mezzo ai suoi capelli. “Dai... Ora muoviti, fai quello che senti...” le parole le uscirono quasi strozzate per via del mio cazzo nella sua bocca, riuscì a capirla solo perché interpretai il gesto delle mie mani.

Lentamente iniziai a muovermi dentro la sua bocca, Monica faceva attenzione a non toccarmi con i suoi denti, cercava di avvolgermi il più possibile con la lingua e le sue labbra si allentavano e si stringevano quasi a comando ogni volta che accennavo a entrare o a uscire. Sentì la sua lingua che correva lungo tutto il mio cazzo, quasi fino alle palle, mi ricordò zio Domenico, ma lei sapeva usarla molto di più. Sentivo che mi avvolgeva con più delicatezza, non si stancava mai. Non mi avevano mai succhiato il cazzo così. Iniziai ad ansimare mentre tenevo ferma la sua testa per muovermi a mio piacimento. Lei mi guardava negli occhi, fissa, senza quasi mai sbattere le palpebre. Ogni tanto quando affondavo troppo e arrivavo alla gola, sentivo un suono strozzato. Monica come al solito era bravissima, le riusciva di succhiarlo e di arrivare fino alle palle con una naturalezza assoluta, aveva una gola accogliente. Stava attenta a non far uscire nemmeno una goccia o un filo di saliva. Quando si staccava per riprendere fiato, lasciava il cazzo completamente ripulito da saliva superflua, ingoiava tutto e lasciava il minimo indispensabile per lasciarlo umido e bagnato quel tanto che bastava per poterlo masturbare senza il minimo attrito... Mi stava facendo impazzire, la sua mano scivolava sulla mia cappella sempre più bagnata, gonfia e rossa. Più strofinava le sue mani su di me e più ansimavo, lei lo sapeva e, ovviamente, se ne approfittava. Ansimavo, mugolavo di piacere. Il formicolio di piacere e le contrazioni si stavano diramando in tutto il mio corpo, iniziavo a non resistere più.

Prima di andare avanti…

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