“Oh Monica no... non resist... ti prego!” ansimai mentre chiudevo le gambe, lei non smetteva di massaggiarmi la cappella sempre più rossa e bollente. Mi concesse qualche secondo di tregua, lasciò la presa e si concentrò sulle palle, massaggiandole e baciandole.
“Luana sei buonissima...” disse mentre ingoiava le mie palle. “Ti piace così vero amore?”.
“Oddio Monica sì... oddio non pensavo fossi così brava!” ero completamente andato, credo che iniziassi a buttare gli occhi all’indietro per il piacere. Tornò subito sul cazzo, ingoiandolo completamente. La testa faceva su e giù in maniera ritmica. Mi fece allargare le gambe, sentì un suo dito che premeva contro il mio buchetto, entrò lentamente, appena una falange, quel tanto che bastava per farmi sentire che c’era qualcosa dentro di me. Sentivo che ero arrivato al limite. Ansimai sempre più forte mentre i suoi occhi erano incollati su di me.
“Monica sto per... Oddio non riesco a tratt...” appena capì che intendevo dire succhiò più voracemente, arrivando quasi fino alla base. Scaricai tutto dentro la sua bocca mentre le contrazioni mi facevano vibrare. Due, tre, quattro schizzi. La sua lingua non si fermava mai, mi stava facendo impazzire sul serio. Le sue labbra erano strette attorno al cazzo, non avrebbe fatto scappare nulla alla sua bocca, nemmeno per scherzo. Appena sentì che non avevo più niente da darle, rallentò fino a fermarsi. Facendo attenzione si staccò, non fece uscire nulla, lasciando il cazzo pulito mentre lentamente iniziava ad ammosciarsi. Mi guardò, facendomi un occhiolino ammiccante. Feci fatica a guardarla, ero ancora sconvolto dall’orgasmo. Salì sopra di me, arrivò a pochi centimetri dal mio viso e con le labbra mi fece segno di darle un bacio. Ubbidì, completamente stremato. Appena le nostre labbra si toccarono, Monica mi prese la testa e facendo entrare la sua lingua, mi riempì la bocca con il mio sperma che aveva trattenuto fino a quel momento. Sentì il palato riempirsi di sperma caldo, ancora un po’ denso e cremoso. Quando finì di svuotarsi la bocca, me la chiuse con un dito, passandolo delicatamente sulle labbra bagnate, baciandomi le guance.
“Sei soddisfatta Luana?” mi chiese.
“Si Monica. Oddio no... non pensavo fossi così brava...” ansimai dopo aver ingoiato tutto il mio seme.
“Ho solo più esperienza di te tesoro, ma tu hai un bel potenziale sai..?” mi disse mentre accarezzava il mio pisellino oramai a riposo, ancora umido.
Ripresi lentamente fiato, non riuscivo a muovermi per quanto ero esausto. Monica mi rimise il cazzetto nelle mutandine e mi chiuse il kimono. Si alzò per prendere due bicchieri d’acqua. Bevvi tutto d’un fiato. Lentamente mi ripresi, mi alzai e andai in bagno per darmi una rinfrescata. Quando uscì, trovai Monica sulla porta, mi baciò e ci stringemmo l’uno nell’altra. La sentivo sempre più protettiva nei miei confronti.
“Grazie Monica, grazie di tutto. Sei così premurosa con me, non ho mai conosciuto una donna come te. Sei.. speciale.” dissi timidamente.
“Sei tu ad essere speciale tesoro. Mi ricordi molto me alla tua età.” rispose.
“Mi piace stare con te Monica, sei come una sorella maggiore.” azzardai, ma preso dall’imbarazzo poi mi scusai subito per quello che avevo appena detto.
“No tesoro, non devi scusarti di nulla. Sei dolcissima. Te l’ho detto, mi ricordi molto me alla tua età. Non smettere di essere così, per nessun motivo al mondo. Te lo chiedo per favore... ” mi abbracciava e sentivo la sua mano sulla mia testa, in una specie di gesto materno, esattamente come la sera prima nel bagno della casa di Daniele. “E guarda che anche senza occhiali sei bellissima..!” mi misi a ridere. Teneva la mia testa contro i suoi seni, sentivo il calore del suo petto e il suo profumo che non avrei mai più dimenticato.
“Monica io vorrei che tu... mi insegnassi come si fa ad essere così. Mi è piaciuto molto quello che abbiamo fatto ieri sera e vorrei continuare a farlo con voi, voglio imparare ad essere una donna come te. Voglio che Domenico sia orgoglioso di me. Per favore... ” dovetti farle molta tenerezza.
“Va bene Luana, sarò la tua maestra allora. Ti insegnerò tutto amore..!” rispose in modo amorevole. Rimasi abbracciato a lei, non volevo andarmene per nessun motivo, sentivo un’attrazione sempre più forte verso Monica. In quel momento mi resi conto per davvero quanto fosse speciale.
“Monica io credo sia tardi, dovrei tornare a casa.” dissi trattenendo un singhiozzo.
“Oh amore ma certo, aspetta mi metto qualcosa addosso e ti riaccompagno io, ci vorrà un attimo!” corse a cambiarsi. Le dissi che non era necessario, sarei tranquillamente potuto tornare a casa da solo, anche se molto probabilmente ci avrei messo un po’ con i mezzi pubblici, oltretutto era anche domenica. Erano quasi le sette di sera, non mi ero roso conto di quanto fosse volato il tempo insieme con lei. Monica uscì pochi minuti dopo dalla stanza da letto con addosso gli stessi vestiti di prima. Andai a cambiarmi anch’io, rimisi il kimono sulla stampella e lo chiusi nell’armadio, rimisi il reggiseno e mi rivestì completamente, a malincuore. Uscimmo dalla casa e salimmo in macchina. Mi godetti il viaggio di ritorno, tenendo Monica per mano, ogni tanto mi accarezzava una gamba e poi tornava a stringere la mia mano. Non dissi nulla, rimasi in silenzio a guardarla, sorridendo tutto il tempo. Lei se ne accorse ovviamente ma ogni volta ricambiava i miei sorrisi.
Le dissi di lasciarmi davanti all’ingresso del parco, dove c’eravamo dati appuntamento. La salutai con un bacio e tornai a casa ancora con la testa tra le nuvole. Rientrai a casa e salutai mamma e papà, cercai di non dare troppo nell’occhio, sprizzavo gioia da tutti i pori. Mamma mi abbracciò, ovviamente sentì il profumo che avevo addosso e non poté non chiedermi dove e con chi fossi stato.
“Ho fatto una passeggiata al parco e ho incontrato alcune ex compagne di scuola. Ci siamo fermati un po’ a parlare del più e del meno, una di loro credo si fosse rovesciata addosso un secchio di profumo! E’ meglio che vada a farmi una doccia mamma.” ridemmo entrambi di questa mia scusa.
“Si è meglio che vai tesoro, con questo profumo addosso ti si sente da cento chilometri!” corsi subito in camera a spogliarmi, tolsi le mutandine e il reggiseno, le nascosi dentro l’armadio e misi dei boxer, uscì dalla mia stanza e corsi in bagno senza farmi vedere da nessuno. Mi misi sotto la doccia e ripensai alla settimana che proprio in quel momento era arrivata alla sua fine. Non riuscivo a non sorridere mentre l’acqua calda scorreva sul mio corpo, intanto che il sapone scivolava via, pensai che dovessi assolutamente comprare un kimono come quello di Monica.
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