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Erotika
Il Nipote Perfetto · Cap. 12
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Capitolo 12 di 1431 min di lettura

Visti da tutti, notati da nessuno

Luana inizia ad abituarsi a fare le cose allo scoperto, nessuno sembra essersi accorto di nulla e Domenico inizia a prenderci gusto... ha organizzato tutto inisieme a Daniele, Giovanni e Monica ma Luana non ha idea di cosa la attende.

Forbidden_Fantasy
4 mesi fa · 679 letture · 0

Dopo la telefonata, mi venne voglia di fare due passi, andai in bagno e mi truccai di corsa (questa volta marcai più nettamente gli occhi con la matita nera e misi il classico rossetto rosso), allacciai le scarpe che mi aveva regalato Monica, tirai su la zip del piumino e misi gli occhiali sul naso. All’ingresso del b&b trovai il proprietario, mi salutò e mentre rispondevo al suo saluto, andai in strada sentendo il suo sguardo che mi seguì, finchè non si chiuse il portone. Effettivamente avevo messo i leggings push up e sicuro, lui lo aveva notato. Iniziai a camminare senza una meta precisa, mi lasciai guidare dalla strada. Eravamo appena alla metà della settimana, ancora qualche giorno e poi saremmo dovuti tornare a casa, ma mi sembrava di essere sempre stato lì. Era il fatto di tornare in stanza per poi andare da Domenico che rendeva tutto speciale, o più semplicemente, era che fossi in vacanza con l’uomo che amavo. Girai nei dintorni del b&b e poi andai verso il corso principale. Incontrai un paio di ragazzi che mi fecero qualche misera battuta per cercare di approcciarmi, evidentemente avevano capito il mio segreto, ma non gli badai. Dopo un giro per le vetrine feci una sosta in un bar, bevvi una coca cola seduto a un tavolino e poi con tutta calma, tornai verso il b&b. Mentre camminavo e cercavo una strada alternativa per evitare di incontrare di nuovo quei ragazzi di prima, mi chiamò Domenico.

“Pronto tesoro, sei ancora in stanza?”.

“No zio, sono uscita a fare una passeggiata e ora sto rientrando, tu che fai?”.

“Oh niente, le solite cose. Volevo dirti che oggi riesco a staccare prima del solito. Ti va se dopo pranzo ci facciamo un giretto? Mi hanno detto che qui vicino c’è un bel paesino, dove potremmo visitare una bellissima vigna ed anche la cantina di un’azienda del posto. Che ne pensi?” ovviamente gli risposi di si, avrei fatto qualsiasi cosa con lui. “Perfetto amore! Allora ci vediamo al b&b, pranziamo e poi partiamo. Ci vediamo dopo tesoro mio.” lo salutai ed attaccai.

Appena arrivato in camera, iniziai subito a prepararmi. Misi il body a dolce vita bianco, i jeans neri e il maglione, poi ritoccai il trucco e misi gli stivali. Mi guardai allo specchio, gli stivali erano fantastici. Camminare con la zeppa era certamente più comodo rispetto al tacco delle décolleté. Scattai qualche foto e la mandai a Monica, questa volta con quei vestiti mi sentivo davvero a mio agio, più delle altre volte. Mentre ero in bagno per sistemare i capelli sentì la serratura scattare, Domenico rientrò e mi prese da dietro per baciarmi.

“Vedo che la mia nipotina preferita è già pronta per uscire... non vedevi l’ora eh?” le sue mani mi stringevano i fianchi mentre lo sentivo strusciarsi contro il mio culo. Non mi diede nemmeno il tempo di rispondere che iniziò a scostarmi i capelli per mordermi l’orecchio sinistro, senza risparmiare qualche colpo di lingua.

“Non ce la facevo più ad aspettarti!” mi girai e lo baciai.

“Allora andiamo, che se rimaniamo qui un secondo di più devo spogliarti. Senti già com’è duro... ” sentì la sua erezione mentre le sue mani stringevano il mio culetto rinchiuso nei jeans scuri. L’erezione era già bella consistente. Uscimmo di corsa dalla stanza e ci dirigemmo verso il ristorante dove avevamo pranzato il primo giorno. Questa volta gustammo un ottimo spaghetto alle vongole, non proprio un piatto autunnale ma sempre ben gradito. Non toccammo nemmeno un goccio di vino perché a quanto disse zio, lo avremmo assaggiato durante la visita in vigna. Una volta pagato il conto tornammo salimmo in macchina e andammo dritti verso la nostra meta. Il piccolo paese era ben nascosto in mezzo alle colline abruzzesi che affacciavano sulla costa pescarese. Il paesaggio autunnale era stupendo, per un attimo mi sembrò che ci fossimo persi in mezzo a quelle strade isolate dove non sembrava passare anima viva. Dopo quasi una mezz’ora di curve e salite arrivammo. Il paese sembrava uscito da una cartolina. Passammo per quello che sembrava il centro, con tutte le case costruite in pietra e legno, quasi tutti gli abitanti erano radunati nel bar della piazza. Nessuno sembrò fare caso alla nostra macchina che passava. Seguendo le indicazioni arrivammo dalla parte opposta del paese e scendemmo la collina lasciandoci la costa alle spalle, arrivati in valle, vedemmo i primi vigneti finchè i cartelli non ci portarono alla cantina. Parcheggiammo e all’ingresso fummo accolti da una rustica ma bellissima signora di mezza età, il suo forte accento abruzzese mi piaceva, aveva un fascino tutto suo. Domenico disse che eravamo stati mandati lì su consiglio di un collega, bastò fare il suo nome e la signora subito ci trattò come se fossimo di casa. Ci invitò a seguirla e ci fece strada tra le prime stanze dietro il bancone, mostrandoci le selezioni dei loro prodotti e cataloghi.

Mi resi conto che la cantina era molto più grande di quanto sembrasse vista dall’esterno. Dopo una rapida visita nei locali, dove si svolgeva l’imbottigliamento, la nostra guida ci portò nel cortile che dava sulla vigna, sotto un grande gazebo che quasi toccava il porticato del casolare, avevano fatto preparare il tavolo per la degustazione del vino. La signora ci lasciò in compagnia di un ragazzo che, pensai subito potesse essere il figlio, si presentò e ci spiegò come funzionava una degustazione. Non avevo mai partecipato a qualcosa del genere prima d’ora. Il sommelier aprì le bottiglie, riempì i calici e mentre ce li passò, iniziò a elencare tutte le caratteristiche del vino, gli aromi che avremmo potuto sentire con la prova olfattiva, come avremmo dovuto tenere il bicchiere, ecc. Mi veniva quasi da ridere mentre facevo girare il bicchiere in quel modo, avevo paura di far uscire il vino e sprecarlo in terra. Cercavo di notare le fragranze di cui parlava il sommelier, ma non riuscivo a sentire niente. Assaggiai un paio di sorsi, il vino era ottimo. Mentre il sommelier continuava a parlare, vedemmo tornare la signora di prima con un grosso tagliere pieno di salumi e formaggi. Ci consigliarono diversi abbinamenti da fare con quel vino. La degustazione durò quasi un’ora, assaggiamo in tutto quasi cinque vini, facendo attenzione a non berne troppo per evitare di perdere la sensibilità alle papille gustative (il sommelier si raccomandava ogni volta di non fare sorsi troppo generosi). La signora della cantina si unì a noi e fu di aiuto a finire il tagliere. Era tutto squisito.

Quando sul tagliere non rimase più nulla e finimmo di assaggiare l’ultima bottiglia di vino, il sommelier ci accompagnò verso la vigna. Domenico ed io lo seguivamo a breve distanza mano nella mano, mentre lui raccontava delle varietà di uva che avevamo davanti. Appena arrivammo alla fine del viale di cemento, il sommelier ci indicò l’inizio del percorso guidato, una comoda passerella che si snodava tra i vigneti (con mio grande piacere notai che non mi sarei macchiata di terra gli stivali) con un cordolo per evitare di perdersi tra le piante di uva. La nostra guida ci accompagnò per un breve tratto, poi disse che sarebbe dovuta tornare alla cantina per una riunione urgente. “Seguite la passerella, troverete anche alcuni cartelli illustrativi che vi diranno altri dettagli riguardo tutti i dettagli della vigna. Alla fine della passerella c’è l’uscita, non potete sbagliarvi, dovete solo andare dritti!” esclamò prima di salutarci. Aspettai che si fu allontanato e poi con le braccia mi attaccai al collo di Domenico per baciarlo. Ero felice di essere lì con lui, non mi sembrava vero. Iniziammo a camminare lentamente, tenendoci sempre per mano.

“Sai, dopo quel pranzo e quel primo pomeriggio insieme non pensavo che saremmo arrivati fin qui...” mi disse zio.

“Nemmeno io.” risposi mentre mettevo il braccio attorno alla sua vita e mi stringevo a lui per godermi quel bellissimo momento. Il sole stava quasi per tramontare e la vigna era un trionfo di colori autunnali meravigliosi.

“Non vorrei rovinare questo bel momento, ma dovrei dirti una cosa...” all’improvviso il cuore iniziò a battermi alla base della gola, quelle parole mi suonarono gravi.

“Dimmi... che c’è?”.

“Lo so che questa settimana sarebbe dovuta essere solo per noi due, ma oggi in ufficio sono venuto a sapere che domani avremmo una riunione importante, probabilmente sarà una rogna che andrà avanti per qualche giorno. Dovranno venire in sede anche Daniele e Giovanni per trattare con alcuni dirigenti. Non ho potuto fare a meno di dirgli che ero qui con te e mi hanno chiesto se dopo il lavoro volevamo vederci a cena. Giovanni mi ha detto che molto probabilmente anche Monica verrà in città per alcuni giorni, sempre per lavoro... Mi sembra che con lei ti sia trovata bene no?” per un secondo rimasi spiazzato, chissà che cosa pensavo dovesse dirmi... “Insomma sarà solo una sera a cena, non so se come l’altra volta, ma sono sicuro che non ci annoieremo.”.

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Cap. 13
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