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Erotika
Il Nipote Perfetto · Cap. 12
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Capitolo 12 di 1431 min di lettura

Visti da tutti, notati da nessuno

Luana inizia ad abituarsi a fare le cose allo scoperto, nessuno sembra essersi accorto di nulla e Domenico inizia a prenderci gusto... ha organizzato tutto inisieme a Daniele, Giovanni e Monica ma Luana non ha idea di cosa la attende.

Forbidden_Fantasy
4 mesi fa · 679 letture · 0

“Davvero ci sarà anche Monica?” la notizia della sua presenza era la più importante di tutte per me.

“Si, così mi hanno detto. Allora va bene? Te la senti?” mi chiese dopo essersi fermato.

“Si, non c’è nessuno problema. Hai ragione, mi piace Monica e l’altra volta con lei mi sono trovata bene. Mi fa piacere rivederla, e poi basta che stiamo insieme..!” gli diedi un altro bacio, restammo per qualche minuto fermi in mezzo alle file di uva che ci nascondevano dal resto del mondo.

“Lo sapevo che ti avrebbe fatto piacere, poi chi lo sa se la serata prenderà una bella piega come l’altra volta...” le sue mani iniziarono a stringere il mio culetto e non resistetti alla tentazione di rendere il suo labbro inferiore. Appena addentai il labbro, la sua lingua cercò subito la mia, mi accorsi che zio si guardava intorno per paura che qualcuno potesse vederci nonostante il percorso della vigna fosse deserta.

“Che fai? Perché ti guardi intorno, non c’è nessuno... ” sussurrai mentre con la mano toccavo i suoi pantaloni.

“Non si sa mai tesoro...” diede un’ultima occhiata e quando si accertò che non c’era nessuno riprese a baciarmi e palparmi. All’improvviso mi ritrovai contro la corda della passerella, mi resi conto che stavo per inciampare lungo il bordo, ma le braccia di Domenico mi tenevano a sé. Mentre lo sentivo toccarmi dappertutto, avvertì la sua erezione. Iniziava a gonfiargli i pantaloni nel migliore dei modi. Mi guardai furtivamente intorno, ancora una volta non c’era nessuno nei paraggi. Istintivamente alzai la corda della passerella e andai ad accucciarmi in mezzo alle foglie e gli arbusti della vite. Domenico mi guardava quasi stupito, mi bastò uno sguardo per fargli capire cosa avevo in mente e un attimo dopo si stava sbottonando i pantaloni. Si avvicinò a me, coprendomi quasi del tutto, tirando fuori il suo cazzo eretto e bollente. Appena mi si parò davanti al viso aprì la bocca e lo feci sparire dentro di me.

“Oddio... non pensavo bastasse così poco per farti eccitare tanto!” disse sottovoce mente mi guardava succhiare. “Sei proprio diventata una vera puttanella amore di zio...!” annuì mentre il cuore mi batteva in gola per l’eccitazione e l’ansia di venire scoperti da chissà chi... “Brava amore così... Speriamo non passi nessuno di qua...” continuava a guardarsi intorno mentre succhiavo e massaggiavo le sue palle, diventavo sempre più vorace e muovevo la lingua facendo sparire tutto nella mia bocca. Appena mi staccai per riprendere fiato lo masturbai velocemente e poi ripresi a lavorare con la bocca.

“Oh si amore sì... continua!” la sua mano mi accarezzava la testa, non riusciva a stare fermo, continuava a guardare da una parte e dall’altra. La paura di venire scoperti era troppo forte, m al tempo stesso sentivo che lo eccitava tantissimo, il suo cazzo era di marmo, sembrava dovesse spezzarsi nella mia bocca ad ogni colpo di lingua. “Si amore... mmmh oddio eccomi!” all’improvviso lo sentì irrigidirsi e subito dopo gli spruzzi di sperma mi riempirono la bocca, questa volta meno del solito, non fu una sborrata generosa come il solito, colpa del poco tempo passato a caricarlo... mi resi conto che, comunque, la cosa lo aveva soddisfatto. Appena si fu liberato del tutto, si ricompose chiudendosi i pantaloni e, dopo essersi guardato intorno per l’ennesima volta, mi aiutò a uscire dalla pianta di vite e a tornare sulla passerella. Mentre cercavo di non sporcarmi troppo gli stivali, con il dito raccoglievo i residui di sperma e saliva ai bordi delle mie labbra, ingoiando tutto. Mi ricomposi in fretta, zio mi passò un fazzoletto per pulirmi le mani e le labbra, ovviamente le mie labbra avevano perso il rossetto e cercai di pulirle nel migliore dei modi sperando che la perdita del colore potesse risultare causa della degustazione del vino e del fantastico tagliere di salumi e formaggi. Continuammo la nostra passeggiata lungo il sentire della vigna finchè non giungemmo all’uscita. Eravamo così eccitati che non fingemmo di guardare nemmeno uno dei tanti cartelli illustrativi del percorso. All’uscita trovammo la signora dell’accoglienza, ci salutò cordialmente. Finsi di sistemarmi gli occhiali sul naso per nascondere i segni del rossetto appena sbavato sulle labbra, sperando che non si accorgesse di nulla.

Mentre tornavamo in città, zio riprese a parlare della cena con Daniele e Giovanni, probabilmente sarebbe stata una cena in un locale, o comunque in pubblico. Già m’immaginavo come avrebbe potuto finire la serata se fossimo stati solo noi cinque al chiuso come la volta scorsa. Iniziai ad andare nel panico perché mi sembrò di non avere nulla di adatto da indossare per l’occasione, sicuramente con Monica avrei trovato una soluzione al problema. Quella sera andammo a mangiare una pizza e, dopo una breve passeggiata andammo a dormire. Vedevo zio molto stanco, quella sveltina nella vigna così di corsa, così promiscua, doveva averlo stancato. In effetti, non avevamo mai fatto nulla del genere prima di allora, lo realizzai solo quando, rientrati in stanza, spegnemmo le luci della stanza e chiudemmo gli occhi. Il giorno dopo, come il solito oramai, aprì gli occhi con tutta calma. Zio era già andato al lavoro da un paio d’ore, sul telefono trovai un suo messaggio che mi avvisava che oggi sarebbe rientrato un po’ più tardi del solito a causa della riunione. Gli augurai buon lavoro e gli mandai un bacio. Mi diedi una rinfrescata in bagno, mi vestì di corsa con i soliti leggings e la felpa e poi andai a fare colazione al bar dall’altra parte della strada. Morivo di fame, probabilmente qualcuno mi guardò ma non me ne curai più di tanto, il solo fatto di avere gli occhiali sul naso mi dava quasi un senso di protezione dagli sguardi altrui, come se indossassi una maschera. Mi sedetti a un tavolino e aspettai che il cameriere mi portasse il caffè e il cornetto, arrivò un bel ragazzo con i capelli lunghi raccolti sopra la testa che mi guardò, quasi ammiccandomi, e cercando di attaccare il discorso mi servì la mia colazione. Non gli diedi tanta confidenza, ci pensò il barista a riprenderlo e a richiamarlo di corsa all’interno del locale appena si accorse che stava facendo il provolone con me. Dopo aver finito il cornetto, ricevetti una chiamata da Monica, come mi aspettavo, feci finta di essere sorpreso quando mi disse che sarebbe venuta a Pescara con Daniele e Giovanni, ci teneva che suonasse come una sorpresa. “Lavorerò a Pescara per una decina di giorni insieme con una mia amica, Daniele e Giovanni mi accompagneranno perché sono stati incastrati con il lavoro e dovranno raggiungere tuo zio, però vedrai che nonostante tutto ci divertiremo!” non sapeva che Domenico mi aveva già anticipato tutto.

“Non vedo l’ora che siate qui!” finsi di essere più entusiasta di quanto lo ero in realtà.

“Dovrebbero venire a prendermi tra poco tesoro, credo che tra un paio d’ore saremo lì. Ti mando l’indirizzo della mia amica che mi ospita, credo sia vicino all’ufficio di tuo zio.”  più tardi scoprì che aveva ragione. Ci salutammo, finì la mia colazione e andai a pagare. In cassa trovai il barista che aveva richiamato il cameriere, probabilmente si accorse del mio segreto perché mi guardò proprio come aveva fatto il giovane cameriere prima di lui. Mentre camminavo in strada, iniziai a vedere sul telefono quanto ci avrei messo ad arrivare a piedi all’indirizzo di Monica. Non ci avrei messo più di una mezz’ora a piedi. La mattina era ancora giovane, avrei dovuto per forza passare il tempo in qualche modo. Tornai sul corso principale e diedi l’ennesima occhiata alle vetrine. Mi feci coraggio ed entrai in un negozio, camminai distrattamente fino al reparto femminile, tutta la sicurezza che avevo acquisito in quei giorni sembrò vacillare. Sentivo addosso gli sguardi delle altre donne, mi sembrava che tutte mi stessero puntando. Feci finta di guardare un po’ questo e un po’ quello, prima dei pantaloni, poi delle magliette... finchè non capitai davanti alla parete dell’intimo. Iniziai a guardare incuriosito dai colori dei completi, la maggior parte erano tutti reggi seni con il push up. La maggior parte della roba era scontata, un motivo in più che mi spinse a guardare meglio tra tutta la roba esposta. Trovai una stampella con un reggiseno e un tanga viola con dei bordi in pizzo nero. Ovviamente le coppe del reggiseno erano imbottite. Cercai bene tra tutta le stampelle lasciate in disordine dalle clienti, avevo paura che essendo tutta roba scontata avessero lasciato solo le taglie più piccole o le più grandi, invece alla fine trovai la mia. Rimasi con la stampella in mano, feci un grosso respiro e poi mi guardi intorno per cercare la freccia che indicasse dov’erano i camerini, camminai nella direzione indicata il più velocemente possibile, cercando di evitare il contatto visivo con chiunque incontrassi e alla fine trovai un camerino libero. Chiusi la porta alle mie spalle e mi spogliai. Anche solo a vista il reggiseno sembrava adatto a me. Indossai il completo e nonostante avessi sotto il mio intimo, la taglia sembrava perfetta per me. Immaginai come l’imbottitura mi avrebbe valorizzato il seno... mi rivestì subito e andai alle casse. La commessa mi guardò distrattamente e mise velocemente il completo nella busta di carta. Presi il portafogli e pagai con la carta prepagata di zio. Uscì dal negozio con il cuore che batteva forte, per la prima volta in vita mia ero entrato in un camerino femminile e nessuno si era accorto di niente!

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Cap. 13
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