“Si amore si... oh si! Tua zia non ne ha mai voluto sapere di succhiarmelo così. Menomale che ci sei tu.” aveva iniziato a muoversi, entrato ed uscendo. Afferrai il suo culo cercando di controllare il movimento e quasi riuscì a farlo arrivare in gola senza tossire. Le sue mani mi scansarono i capelli dal viso e afferrarono la mia testa per usarla meglio. Quando lo tirò fuori, lo vidi duro e pieno di saliva, lo prese alla base del pube e lo affondò di nuovo nella mia bocca. Si stava trattenendo tantissimo, fossimo stati da soli nella nostra camera, avrebbe già iniziato ad ansimare come un porco. Vedevo che chiudeva gli occhi mentre la mia lingua compiva i soliti giri attorno al suo cazzo mentre cercava la cappella. Affondò ancora, trattenendosi per qualche secondo, oramai ero abituato a fargli da gola profonda e la cosa non mi diede fastidio. Appena lo tirò fuori vidi i grumi della mia saliva cadere per terra.
“Amore non hai idea della voglia che mi fa venire così...” mi teneva i capelli con una mano mentre l’altra stringeva il mio mento. Avevo ancora la bocca spalancata, sentivo la saliva sulle mie labbra. Stavo iniziando a eccitarmi.
“Ora è meglio andare amore, non voglio che ci roviniamo la serata così. Voglio tenere il meglio di me per questa sera. Lo vedo che ti è venuta voglia, ma fidati di me.” passò la mano sul suo cazzo per raccogliere la saliva e si pulì con un pezzo di carta igienica. “Esco prima io, ti aspetto fuori.” si rimise il cazzo ancora duro nei pantaloni e cercando di far finta di niente uscì velocemente dal bagno, lasciandomi lì, ancora seduto sul wc. Mi tirai su i pantaloni, sistemai il mio pisellino nelle mutandine e mi guardai allo specchio. Diedi una sistemata ai capelli e dalla borsa presi il rossetto per darmi una ritoccata alla bocca cercando di nascondere i segni del cazzo di Domenico. Mi rimisi in sesto velocemente, tirai lo sciacquone e uscì, fingendo che non fosse successo nulla. Attraversai la sala del ristorante, Domenico mi aspettava sulla porta. Riprendemmo a passeggiare sul lungomare, mentre il suo braccio passava solido sulle mie spalle.
“Sei pronta per questa sera?”.
“Si, certo. Voglio dire, dovrò solo prepararmi come la volta scorsa e sarò pronta... perché me lo chiedi?”.
“Ecco, vedi... questa volta pensavo che magari potremmo fare qualcosa di diverso. Mi è sembrato che hai preso un po’ di confidenza con la situazione che si è creata tra noi due e Daniele, Giovanni e Monica. Sembri molto più sicura di te.” capii subito dove voleva andare a parare.
“Vuoi che... che anche loro partecipino?”.
“Ti darebbe fastidio la cosa?” sentii la sua presa sulla mia spalla più forte di prima.
“Bhè onestamente con Monica non credo che avrei problemi...”.
“E’ già successo con lei vero?” mi colse alla sprovvista, non riuscii a rispondere, mi limitai a fissare il suo viso e ad annuire lentamente. “Te l’ho chiesto per questo. Tu forse non te ne rendi conto ma sei cambiata tantissimo da quando abbiamo fatto quel pranzo insieme a casa mia... ”.
“Si. Ci stavo pensando in questi giorni. Si nota tanto?” gli chiesi.
“Io me ne sono accorto giorno dopo giorno, sempre di più durante questi mesi. E’ per questo che ora ti sto chiedendo se la “cosa” potrebbe darti fastidio.” smise di parlare, mi lasciò da solo con i miei pensieri. Il fatto che mi stesse chiedendo di dividermi con i suoi colleghi mi lasciava un misto di ansia, paura ma anche con non poca lusinga, facendomi sentire desiderato più del normale. Alla fine, non era poi così spiacevole, anche perché ci avrei scommesso che sicuramente erano stati Daniele e Giovanni a tirar fuori l’argomento per primi.
“Se la cosa ti fa piacere, per me non ci sono problemi... sarà eccitante!” volevo dare l’impressione di essere sicuro di me, che la cosa non mi spaventasse affatto. Volevo far credere di non vedere l’ora di andare dritto al punto, di trovarmi tra le braccia di tutti e quattro quella stessa sera e di sentirli mentre mi desideravano, ma non era del tutto così e credo che lui se ne accorse. Ci fermammo e lui mi baciò a lungo, in mezzo al lungomare. “Grazie.” mi sussurrò. All’improvviso mi sentì molto più sicuro di me, continuai la passeggiata tenendogli la mano, impaziente di tornare in camera per prepararmi.
Tutti quei gesti oramai mi venivano naturali, eppure fino a sei mesi prima mi sarebbero sembrati così assurdi... mentre mi depilavo in bagno, dalla porta socchiusa vedevo Domenico seduto sul letto che mi guardava riflesso nello specchio del bagno. Vedevo chiaramente che si toccava i pantaloni mentre mi toccavo e mi accarezzavo le gambe e il culetto per controllare la presenza di peli superflui da rimuovere. Dopo aver pulito per bene le gambe, passai al fondoschiena, mi girai a tre quarti per vedere il mio profilo all specchio (lasciando sempre un po’ di visuale diretta a zio Domenico) per fortuna lì non c’era molto da togliere. Appena allargai le chiappe per controllare l’ano, vidi la mano di zio andare sotto i pantaloni per poi riuscire quasi subito con il cazzo tra le mani. Passai un dito sul contorno dell’ano, era liscio, nessun pelo indesiderato, avrei potuto chiudere le gambe ma l’immagine di Domenico nello specchio era troppo eccitante. Con il dito passai attorno al bordo del fiore, sentì chiaramente le labbra dell’ano e alla fine premetti con il dito nel mezzo. Affondai appena l’unghia. Guardai Domenico nello specchio e mi morsi appena il labbro inferiore mentre lo vedevo che iniziava a scappellare il pisellone già bello duro. Chiusi le gambe e poi chiusi la porta dopo aver mandato un bacio a Domenico, quella piccola provocazione bastava e avanzava, dovevo finire di prepararmi. Feci i soliti clisteri, anche quella era un’abitudine che avevo preso, ne facevo più di uno al giorno, in questo modo ero sempre pulito e pronto. Ripulì con cura le unghie con l’acetone, feci una doccia e dopo essermi asciugato i capelli con cura, ripassai di nuovo lo smalto rosso, facendo attenzione soprattutto ai piedi, rimasi immobile aspettando che lo smalto si asciugasse... mi sembrò un’eternità.
Venni fuori dal bagno e trovai Domenico nudo sul letto, il cazzo ancora dritto...
“Che cosa fai lì?” chiesi.
“Ti aspettavo... mi è piaciuto molto quello spettacolo di poco fa, peccato che non ho visto la fine.” la mano fissa sul pisellone scappellato.
“Oggi sei più arrapato del solito... come mai?”.
“Oh ma io lo sono sempre quando sto con te amore...”.
“Sì ma oggi più del solito, c’entra qualcosa la cena di stasera?” mi sedetti accanto a lui e iniziai a masturbarlo lentamente, non gi diedi nemmeno il tempo di rispondere che scesi con la testa e lo presi in bocca.
“Non posso nascondertelo... non vedo l’ora che arrivi questa sera. Sarà un sogno che si avvera. Come ti ho detto oggi, tua zia non è mai stata portata per fare certe cose... ma per fortuna ci sei tu.” sentivo quelle parole venir fuori dalla sua bocca nella maniera più spontanea e pura possibile mentre succhiavo lentamente e con dolcezza il suo cazzo. Assaporavo ogni singolo centimetro, ero felice della sua felicità, mentre la sua mano mi accarezzava il viso dolcemente. Iniziai a pensare seriamente di succhiarglielo fino alla fine, poi però mi ricordai di cosa mi aveva detto poche ore prima nel bagno del ristorante. Mi fermai immediatamente, avevo iniziato a sentire il sapore del pre sperma nella mia bocca. Non lo toccai nemmeno, lo lasciai lì, eretto su se stesso.
“Meglio fermarsi qui. Non voglio rovinarti la serata amore.” mi ripulì gli angoli della bocca dalla bava e dal succo del pompino che gli avevo appena fatto, la sua mano mi prese delicatamente per portarmi verso di sé, restammo qualche minuto abbracciati, baciandoci, mentre Domenico non la smetteva di ringraziarmi per il sogno che stavo per regalargli. All’improvviso si alzò, andò in bagno a farsi una doccia mentre io aprii il mio armadio per iniziare a scegliere cosa indossare. Tirai fuori le cose che più mi piacevano, le misi sul letto cercando di fare degli abbinamenti ma non fu così semplice come speravo. Domenico uscì dalla doccia e mi trovò in piedi davanti al letto con ancora l’accappatoio addosso mentre fissavo i vestiti che avevo sparpagliato sulle lenzuola.
“Sei indecisa?” mi arrivò alle spalle e mi prese per i fianchi. Nonostante l’accappatoio che portava sentì il suo calore.
“Si. Non so cosa mettermi... non mi hai nemmeno detto dove andremo a cena! In un ristorante, all’aperto, al chiuso... dove?”.
“Andremo a casa di Monica.” mi rispose con tutta la calma del mondo mentre mi prendeva in vita e mi stringeva “Te lo volevo dire appena uscito dalla doccia. Non sentirti troppo obbligata a essere perfetta, sii te stessa e basta. Come l’ultima volta... ” mi baciò il collo ed infilò la sua mano sotto il mio accappatoio, prendendomi un capezzolo tra le dita e stringendolo delicatamente. “Ora vado in bagno ad asciugarmi, finisci pure di prepararti con calma.” mi bacò il collo e se ne andò dopo avermi morso appena il lobo destro. Rimasi davanti al letto da solo, cercai di fare chiarezza nella mente e tornai a guardare i vestiti sul letto. Tornai in me e iniziai a scegliere le cose una dopo l’altra. Presi uno dei body con il pizzo floreale, quello bianco, decisi che quello sarebbe stato ottimo per l’occasione e lo misi da parte in un angolo del letto. Buttai un occhio sui maglioni, ne presi uno chiaro, con delle losanghe e un semplice girocollo. Era abbastanza leggero ma attillato, lo abbinai ai jeans scuri. Decisi di mettere le décolleté rosse, almeno l’ultima sera le avrei sfoggiate per bene!
