“Mi hai convinto.” gli sorrisi e finì la mia colazione. Appena posate le tazze tornammo in camera per prepararci. Sistemai le coppe nel reggiseno, diedi una ritoccata al trucco, tenni addosso i leggings e misi le Converse di Monica. Indossai la felpa grigia e due colpi di spazzola dopo ero pronto, non mi andava di mettermi troppo in tiro onestamente, quella mattina volevo star comodo. Domenico fu quasi più rapido di me a prepararsi, gli bastò cambiare i pantaloni della tuta con dei più semplici jeans scuri. Prese le chiavi della macchina e uscimmo. Imboccammo l’autostrada verso la costa dei trabocchi. Il mare era agitato, anche con i finestrini chiusi si sentiva la salsedine. A metà mattinata eravamo arrivati sulla costa. Lasciammo la macchina sul lungo mare e iniziammo a camminare mano nella mano mentre ciclisti ed escursionisti del week end ci passavano accanto. Ci mescolammo in fretta tra la gente, era una mattina abbastanza soleggiata per essere autunno, secondo Domenico c’erano un sacco di persone per quel periodo dell’anno. Mi sentivo a mio agio, in quel momento mi resi conto per davvero che tutte le emozioni forti e lo stupore delle prime volte insieme in pubblico avevano lasciato posto a una sicurezza e una tranquillità senza precedenti. Camminavo a testa alta e sculettavamo sicuro di me, con Domenico accanto. Arrivammo al primo trabocco, ci fermammo ad ammirare il panorama della costa, con il mare mosso il trabocco era bellissimo, restammo appoggiati alla ringhiera del lungomare, abbracciandoci e baciandoci davanti a tutti. All’improvviso sentì la mano di Domenico correre lungo la mia schiena e infilarsi nei leggings. Mi strinse di colpo, senza nessun preavviso. Rimasi immobile, non capivo cosa volesse fare, davanti a tutti...
“Ma..! Che fai?”.
“Non ti eccita la cosa..? E’ un po’ come alla vigna l’altro giorno... ” il cuore iniziò ad arrivarmi alla gola. Mi resi conto che effettivamente non aveva tutti i torti, anche se durante la visita in vigna eravamo da soli.
“Non... non c’era tutta questa gente l’altro giorno, se ci vede qualcuno...” Domenico tirò subito via la mano, senza risparmiarsi una sculacciata.
“Non ci ha visto nessuno non preoccuparti tesoro.” mi disse sorridendo mentre la sua mano continuava a palpeggiarmi. “Allora che ne dici? Ti piace il trabocco?” parlava come se non fosse successo nulla. Annuì con ancora il cuore che batteva forte. Domenico mi prese per mano e continuammo la nostra passeggiata.
“Allora tesoro, dove ti piacerebbe andare a pranzo? Carne o pesce?”.
“Non mi dispiacerebbe un pranzetto a base di pesce se troviamo un ristorante qui nei paraggi sai?” il suo braccio mi teneva stretto a sé attorno alla vita.
“E sia, vedrai che lo troveremo.” all’improvviso la sua mano tornò a stringermi il culo, ma questa volta rimase fuori dai leggings. Domenico mi guardava, aveva quasi gli occhi in fiamme. Continuammo a camminare senza fermarci, passammo un trabucco dopo l’altro mentre la sua mano mi accarezzava le cosce e stringeva le mie chiappe. Guardavo ogni persona che mi passava davanti con il timore che si accorgesse di che cosa mi stava facendo zio Domenico, un paio di volte girai quasi la testa. All’improvviso sentì la sua mano entrare di nuovo nei leggings, questa volta andò più in profondità, arrivando quasi in mezzo alle mie cosce (per poco non mi fece tremare le gambe), sentì il freddo del vento autunnale sulla pelle del mio culetto. Capì di avere il culetto scoperto mentre la sua mano lo palpava e lo teneva in bella mostra, coperto appena dalla vita del mio piumino. Non sapevo che fare, mi sentivo impotente. Domenico sorrideva malizioso mentre la fredda aria autunnale mi pungeva a tradimento. All’improvviso le sue dita scansarono le mie mutandine, cercando quasi di mettere in mostra l’ano. Il mio cuore impazzì appena mi resi conto di cosa stava per accadere.
“Che ne dici di questo trabocco? Lo hanno trasformato in un ristorante, diamo un’occhiata al menù?” improvvisamente la sua bocca smise di sorridere in quel modo lussurioso, la sua mano rimise tutto apposto in un attimo e prima che mi rendessi conto che il nylon del leggings era tornato al suo posto, davanti a noi c’era l’ingresso del ristorante con il menù del giorno esposto su una lavagna. Respirai qualche secondo, poi avvertì la sensazione delle mutandine tra le chiappe.
“Sì, mi sembra un bel posto... vediamo se hanno un tavolo.” Domenico mi prese per mano ed entrammo. Ci trovarono subito un tavolo, il trabocco era piccolo e abbastanza intimo, sedevamo proprio davanti la terrazza con il mare sullo sfondo. Arrivarono gli antipasti, Domenico aveva chiesto una bottiglia di vino bianco che si rivelò favolosa, mi ricordava il vino che avevo bevuto durante quel nostro pranzo insieme, poco prima che iniziasse tutto questo. Le portate continuarono, finchè un cameriere non mi mise davanti ad un piatto di pasta allo scoglio, dovetti trattenermi dal divorarlo per quanto era buono. Mentre mangiavo, rimasi per qualche secondo in riflessione, non mi sembrava vero di essere lì, in quel momento e in quella situazione. Domenico mi vide sovrappensiero.
“Va tutto bene piccola?” mi chiese.
“Oh, si tutto bene. Scusa ero un pò sovrappensiero... E’ che non mi sembra vero che siamo qui, io e te. Non mi sembra vero tutto questo.” diedi un’altra forchettata.
“Lo so, ti capisco. Sai a volte anch’io ci penso e non riesco a crederci. Sono molto felice di come il nostro rapporto si è evoluto. Non pensare male, ma sai, con tua zia non sempre le cose sono andate bene. Lei su tante cose è un po’ chiusa diciamo... in tutti questi anni ho provato più volte a proporre cose nuove, qualsiasi cosa potesse aiutarci a non far scemare l’intesa di coppia, sai alla fine capita a tutti che la fiamma si spenga, è inevitabile. Lei purtroppo non ha mai voluto andare oltre un certo limite, nemmeno per curiosità. Non la sto incolpando, assolutamente. Le voglio molto bene e, anzi, probabilmente se non ci fosse stata lei in tutti questi anni accanto a me, non mi sentirei per niente realizzato. Purtroppo però, lei non è riuscita a darmi ciò che mi stai dando tu o almeno a soddisfarmi in tutto, mi piacerebbe dire il contrario ma non è così. Non gliene faccio una colpa, lei è fatta così e basta.” si era fatto improvvisamente serio e riflessivo, erano delle parole che prima o poi mi sarei immaginato di sentirgli dire. Avrei voluto rispondergli con le stesse parole che avevo detto a Monica quel pomeriggio dopo la nostra prima cena tra amici, ma non ne ebbi il coraggio. Mi limitai a sorridergli.
“Bhè allora se le cose stanno così, sono felice di averti dato qualcosa che hai sempre sognato... Anche tu zio mi hai dato tanto. Mi hai fatto scoprire delle cose di me che non immaginavo minimamente esistessero e che non pensavo potessi essere in grado di fare.” allungò la sua mano verso la mia, incrociammo le dita. Quell’attimo di felicità durò poco, il tempo di perderci l’uno negli occhi dell’altro, il cameriere arrivò a portar via i piatti e a riportarci alla realtà. Terminammo il pranzo con una porzione di tiramisù. Il mare iniziò ad agitarsi ancora di più. Sentivo il rumore delle onde sempre più vicine al terrazzo del trabocco. Mi alzai per andare un secondo al bagno mentre zio Domenico chiedeva il conto. Entrai nel bagno con la solita sicurezza che oramai da qualche giorno mi accompagnava e mi chiusi alle spalle la porta delle donne. Avevo quasi fatto quando all’improvviso sentì la porta premere alle mie spalle, provai a dire che il bagno era occupato ma non servì a nulla. La porta si aprì di colpo e mi trovai davanti Domenico.
“Perché sei entrato? Se ci vede qualcuno... ”.
“Non preoccuparti, non c’è nessuno che mi ha visto entrare.” chiuse per bene la porta alle sue spalle. “Sai, tua zia al posto tuo sarebbe già uscita di corsa per l’imbarazzo.” in effetti non potevo dargli torto, in quel momento mi trovavo seduto sul wc con le mutande abbassate.
“Perché sei entrato?” anziché rispondere, mi prese il mento e con il pollice mi accarezzò e labbra.
“Sai ho sempre sognato di farlo di nascosto in un posto come questo...” disse mentre il suo pollice iniziava a premere nella mia bocca. In pochi secondi mi ritrovai il dito in bocca che cercava la mia lingua, inevitabilmente lo succhiai. Guardavo Domenico eccitarsi sempre di più mentre me ne stavo seduto sul wc. Mentre succhiavo il suo pollice, con la mano libera si allentò la cintura e in pochi secondi tirò fuori il suo pisellone già duro e pronto per me. Non riuscivo a crederci che si fosse eccitato così durante il pranzo, evidentemente già da prima quando mi aveva toccato e tirato fuori il culo sul lungo mare era così duro. Lo avvicinò al mio viso, sent quel calore e quell’odore pungente che oramai era familiare.
“Forza amore...” era a pochi centimetri dalla mia bocca. Lo guardai e senza farmelo ripetere due volte lo feci entrare. Spinse dentro la mia bocca, fino in fondo, gustandosi la mia lingua. Spinse così in fondo che non mi diede nemmeno il tempo di prepararmi per ingoiarlo tutto, quasi mi strozzai.
