“Andiamo, da queste parti c’è un ristorante di carne che mi ha fatto conoscere un collega l’ultima volta che sono venuto qui. E’ ottimo!” mi prese la mano e ci incamminammo, lasciammo il lungo mare e tornammo a perderci nelle vie del decumano della città. Dopo una decina di minuti, quando oramai il vento marino sembrava essere sparito, arrivammo al ristorante. Ci fecero accomodare nella sala principale, il ristorante era diviso su due sale, più la tettoia all’esterno. Non sembrava essere molto frequentato, ma dovetti ricredermi presto perché appena ci sedemmo, il locale iniziò a riempirsi. Dopo qualche minuto passato a sfogliare il menù, decisi di ordinare una tagliata di pollo, zio invece ordinò una tagliata argentina, con un bel contorno di patate alla brace, che ovviamente gli rubai in piccola parte. Il nostro pranzo carnivoro fu accompagnato da una bella bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo. Cercai di fare attenzione a non berne troppo, sentivo che era molto forte come vino, avevo paura che l’alcool mi abbia fatto inciampare e rovinare i tacchi, oltre a farmi fare una pessima figura. Mentre mangiavamo notai alcuni sguardi provenienti da un tavolo vicino, due coppie (entrambi marito e moglie) sembravano si stessero godendo il pranzo quando improvvisamente una delle due signore probabilmente si accorse di me. La vidi gesticolare e parlare con la sua amica, più volte mi guardarono, quasi squadrandomi con una lieve punta di disprezzo mista a oscenità, anche se a parer mio, c’era anche una buona dose d’invidia... ovviamente anche i mariti mi guardarono, guardarono anche Domenico con lo stesso sguardo delle mogli. Sapevo che in realtà stavano facendo finta, che altro avrebbero potuto fare con le mogli lì davanti a loro. Ero sicuro che in realtà abbiano voluto essere al nostro tavolo, al posto di zio Domenico e godersi la compagnia di un’amante giovane e sessualmente più attiva e vogliosa delle loro vecchie e frigide mogli che molto probabilmente avevano smesso di succhiare i loro i cazzi da tanto tempo per ricoprire il ruolo della classica moglie fedele tutta casa, lavoro e chiesa. Chissà se invece le mogli erano innocenti, magari la colpa era la loro... quasi scoppiai a ridere appena li immaginai a letto mentre si concentravano per cercare di tenere l’erezione per soddisfare quelle povere mogli che sicuramente non si facevano una bella cavalcata da tanto, troppo tempo.
“Ti sei incantata?” mi chiese Domenico.
“Oh, sì... non è nulla, dietro di te in strada è passato uno con un cane bellissimo.” sorrisi cercando di dimenticare la storia e finì la mia tagliata. Ordinammo il caffè, nonostante avessi mangiato, poco mi sentivo sazio, il vino sembrava non aver avuto nessun effetto. Mentre aspettavamo il cameriere con i caffè, mi alzai per andare al bagno. Passai vicino al tavolo incriminato, il rumore dei tacchi riecheggiava per tutta la sala, con passi decisi, fermi e con la testa alta, muovendo i fianchi quasi per metterli in mostra. Sentì di nuovo gli occhi addosso di quelle due vecchie bigotte, frigide e invidiose. Aprì la porta dell’antibagno e poi, con tutta la sicurezza del mondo, aprì quella con il disegno della signorina in gonna. Uscì dal bagno e mi lavai le mani. Quasi mi dispiacque che non c’era nessuno in fila che potesse vedermi. Tornai al tavolo, dove mi attendeva il caffè, lo sorseggiai ancora caldo, notai qualche segno di rossetto sul bordo della tazzina. Ci alzammo, Domenico pagò il conto e uscimmo.
“Tra poco devo andare in ufficio tesoro, dobbiamo tornare al bed and breakfast.”.
“Lo so, te lo volevo chiedere infatti. Quanto tempo abbiamo?” chiesi.
“Oh non preoccuparti non c’è fretta, siamo in tempo.” lentamente ci incamminammo, ripercorrendo il lungo mare e il corso tornammo al b&b. Questa volta non c’era nessuno alla reception. Entrammo in camera, mi tolsi la sciarpa e il piumino e mi buttai sul letto. Domenico iniziò a cambiarsi, quando lo vidi di spalle, in mutande non riuscì a resistere.
“Ehi, amore.” lui si girò subito, mi guardò mentre mi giravo sul letto. Si avvicinò finchè non mi ritrovai disteso di pancia sul letto, le gambe piegate e incrociate verso l’alto mentre lui era di fronte a me. Muovendomi appena mi avvicinai alle sue mutande.
“E’ stata una bellissima mattinata...” dissi. “Sono molto felice di essere qui con te sai?” iniziai ad accarezzargli le cosce, salendo lentamente verso l’inguine.
“Sono io il primo a essere felice che tu sia qui con me” mi rispose. Con delicatezza accarezzai il pacco che sembrava reagire alle mie mani leggere.
“Grazie per il pranzo, avevi ragione, il ristorante era ottimo” dissi mentre con la mano sentivo la forma del suo cazzo diventare sempre più forte sotto il cotone.
“Te lo avevo detto... comunque che intenzioni hai? Non ho tanto tempo, lo sai che devo andare al lavoro... ” non sembrava per niente contrariato dalle mie carezze.
“Non voglio farti perdere tempo, voglio solo ringraziarti per avermi portato con te, e per il pranzo.” tirai giù gli slip e per l’ennesima volta il suo cazzo saltò fuori davanti al mio viso. Sentì di nuovo quell’odore di maschio che tanto amavo, mi avvicinai al pube, baciai i peli e poi lentamente con la punta della lingua passai lungo il cazzo semi eretto, arrivando alla cappella. Lo presi in mano, feci entrare la cappella in bocca e iniziai ad assaporarlo. Lentamente lo sentì crescere dentro la bocca, iniziai a succhiare, poi toccò alla lingua.
“Oh... vuoi farmi andare al lavoro felice e contento eh?” mi chiese zio.
“Esatto...” dissi staccandomi velocemente dal suo cazzo, poi lo ripresi in bocca e senza fermarmi un attimo iniziai a succhiare avidamente, facendo girare la lingua attorno alla cappella. Mi concessi un attimo di pausa, staccandomi da lui e andando a mettere il viso contro le sue palle. L’asta bagnata di saliva mi macchiò le lenti degli occhiali. Lo feci tornare in bocca, questa volta succhiai più forte di prima. Alzai una mano, iniziai a masturbarlo, non volevo che lui facesse nemmeno una mossa, volevo che quello fosse un regalo, non avrebbe dovuto impegnarsi per godere, avrei fatto tutto io.
“Oh si amore... oh continua...” ansimò Domenico. Iniziai a sentire un primo sapore di pre sperma, capì di essere vicino... lo masturbai con più foga, senza mai mollare il ritmo con la lingua. Lo sentì all’improvviso che quasi si piegò su di me.
“Oh amore ecco!” lo sperma iniziò e riempirmi la bocca. Non mi colse di sorpresa, anzi, non vedevo l’ora. Era un po’ che non mi veniva in bocca... quasi ne sentivo il bisogno. Finì di spremerlo, fino all’ultima goccia di succo mentre i miei occhi erano fissi sul suo viso. Lo vidi godere. La mia bocca era piena di lui. Facendo attenzione lo feci uscire, stando attento a non perdere nemmeno una goccia come al solito, mi resi conto che stavo iniziando ad acquisire una certa abilità nel tenere le sperma in bocca. Lo guardai con le guance gonfie, quasi volendo esagerare l’eccessivo carico di sborra che stavo tenendo in sospeso. Mi piaceva pensare che questo lo facesse sentire virile, poi con un colpo di gola, butta tutto giù. Dopo averlo ingoiato, aprì la bocca, tirai fuori la lingua facendogli vedere il palato vuoto. Lo guardai sorridente, dandogli un ultimo bacio sul suo cazzo esausto e grondante.
“Ora si che posso andare al lavoro.” ammise con un leggero fiatone mentre mi accarezzava il viso. Non smettevo di guardarlo finchè mi accorsi delle macchie di saliva sulle lenti neutre.
“Credo che dovrò lavare gli occhiali”.
Ti è piaciuto?
0 racconti, 2 libri.
Altri racconti di Forbidden_Fantasy
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.