“Hai visto? E’ andato tutto bene, non c’è di che preoccuparsi.” mi sussurrò Domenico mentre andavamo verso la nostra stanza. Una volta dentro, trovai sul pavimento, davanti al letto matrimoniale, tre scatoloni. Per fortuna non erano enormi, erano riusciti a raggruppare bene le cose che avevo comprato. Sistemammo i nostri vestiti negli armadi, lasciai i vestiti maschili nella valigia che riposi sotto il letto e misi tutto il resto a posto, poi iniziai ad aprire i pacchi. Zio Domenico era curioso di sapere cosa avessi comprato. La prima cosa che tirai fuori furono gli stivali, gli piacquero molto, diceva che erano molto eleganti, poi vennero fuori i maglioni e le felpe, i body di pizzo (riguardo ai quali zio disse che non vedeva l’ora di vedermeli addosso per potermeli sfilare) e poi i body con il dolce vita.
“Vedo che hai preso tutte cose per essere sempre pronta all’evenienza eh... ” disse indicando la chiusura a bottoni sull’inguine dei body con il dolce vita. “Questi si slacciano facilmente... ”.
“Li ho presi proprio per quello.” la mia risposta ammiccante bastò a farlo venire da me, la sua mano corse subito lungo il mio inguine, tastò appena la forma e poi mi baciò. Continuai a spacchettare tutto il resto della roba, all’improvviso venne fuori una scatola nera, capì che erano le protesi del seno.
“E quello che cos’è?” chiese Domenico.
“Oh, niente una cosa che ho preso, diciamo in più.” cercai di sviare il discorso finendo di mettere a posto le cose nell’armadio, poi presi la scatola delle protesi e con una scusa andai in bagno. Poggiai la scatola sul lavello, quando la aprì, trovai i seni di lattice sigillati in due sacchetti di plastica. Li strappai facendo molta attenzione e tirai fuori i seni. A prima impressione, erano chiari, pesanti e freddi, abbastanza morbidi ma con un’anima piuttosto rigida al loro interno. I capezzoli erano di un marrone abbastanza chiaro. Sono leggermente più chiari dei miei, pensai. Li poggiai delicatamente nella scatola e mi spogliai. Tolsi il reggiseno, rimanendo a petto nudo. Naturalmente capì subito come avrei dovuto indossarli, li inserì nelle coppe del reggiseno e poi facendo attenzione, infilai le braccia nelle spalline. Sentire il loro penso, il freddo del lattice a contatto con la pelle, erano tutte sensazioni stranissime. Allacciai il reggiseno e mi guardai allo specchio, i seni sembravano della giusta proporzione, anche se s’intravedeva, di poco, lo stacco cromatico tra la mia pelle e il lattice. Mi guardai frontalmente e poi di profilo, li toccai, sentì la loro sostanza. Inevitabilmente mi scappò un grande sorriso. La mia nuova immagine allo specchio mi piaceva da morire, il pizzo rosso del reggiseno nascondeva appena le forme dei miei nuovi capezzoli, mi piaceva ciò che vedevo.
Aprì leggermente la porta, misi la testa di fuori e vidi Domenico di spalle mentre era occupato a piegare le scatole vuote.
“Ehi, amore.” lo chiamai così, lui si girò subito. “Posso farti vedere una cosa?”.
“Sì, certo.” uscì allo scoperto, aprendo la porta e camminando verso di lui mi feci vedere nella mia nuova versione.
“Che ne pensi?” chiesi con una buona dose di ansia “E’ stato un suggerimento di Monica... ”.
Mi guardò fisso, appena si rese conto di cosa aveva davanti rimase senza parole, non credo che se lo sarebbe mai aspettato.
“E’ meraviglioso.” si avvicinò a me e allungo la mano per toccarmi un seno, sentì il suo peso, la sua consistenza. “Non ne avevo mai visto uno così da vicino. Sapevo esistessero ma... insomma sono fatti davvero bene!” esclamò.
“Li ho presi per te. Per calarmi meglio nella parte.” dissi.
“Dici davvero?” mi chiese incredulo “Davvero sentivi un bisogno così grande?”.
“Si. So che può sembrare strano ma lo volevo davvero, non ci avevo mai pensato finchè Monica non me li ha fatti vedere. In quel momento ho capito che mi sarebbero serviti. Se devo essere tua nipote, voglio esserlo anche in questo modo.”.
“Non pensavo ti stesse così a cuore la questione...” zio sembrava non trovare le parole, pensai che forse lo avevo scandalizzato con la mia euforia.
“Te l’ho detto, mi piace tutto questo e se lo devo fare, voglio farlo come si deve.” lo abbracciai e ci baciammo. Sentì le sue mani lungo la mia schiena, mi toccavano, stringevano i miei fianchi. In quel momento avrei voluto che mi portasse sul letto e mi prendesse come faceva di solito, ma non successe nulla.
“Che ne dici se andiamo a farci una bella passeggiata e poi ci facciamo un bel pranzetto insieme? Dovrò andare in ufficio dopo pranzo per sbrigare alcune cosette e poi da domani inizierò a lavorare come il solito. Iniziamo a goderci questa settimana insieme... ”.
“Vado subito a vestirmi!” lo baciai e poi andai a cambiarmi. Andai in bagno e con la solita calma e precisione, misi lo smalto rosso alle mani. Quando si asciugò, iniziai subito a prendere i vestiti nuovi, aprì una busta di collant e ne tirai fuori un paio, li indossai e poi misi il body a dolcevita bianco. Misi una felpa grigia, un paio di jeans e poi misi le decolleté rosse. Uscì dal bagno, pronto e impaziente di uscire in pubblico per la prima volta. Presi dalla valigia una sciarpa e un cappello di lana che avevo portato per sicurezza. Domenico era già pronto, senza togliermi gli occhi di dosso, aprì la porta e uscimmo alla velocità della luce. Passai davanti alla reception, il proprietario mi salutò sorridente, mi domandai quanto sapesse effettivamente sul mio conto... insomma non era facile da intuire, fino a quel momento mi ero semplicemente limitato a immaginare cosa Domenico avrebbe potuto dirgli. Uscimmo in strada, questa volta non fu come il giorno della cena, forse perché non eravamo nella nostra città natale, insomma non sentivo minimamente gli occhi del mondo addosso, del resto eravamo due estranei lì. Iniziammo a camminare, lentamente arrivammo al corso che sfociava sul lungo mare. Ci mischiammo alla gente che affollava i marciapiedi, davanti ai negozi. Nonostante continuassi a ripetermi che non ci conosceva nessun lì, facevo fatica a non guardare in basso, incrociare lo sguardo delle altre persone mi veniva ancora difficile e imbarazzante. Guardai Domenico, lui non sembrava minimamente preoccuparsi, mi prese la mano mentre lo sentii dire che era bello godersi una bella mattinata come quella in compagnia di sua nipote. La sua stretta di mano mi aiutò, mi sentì più forte, più a mio agio e iniziai a camminare a testa alta.
Ogni tanto guardavo qualche vetrina, non avevo intenzione di compare nulla, ma mi piaceva guardare qua e là. Adocchiare qualche vestito oppure un paio di scarpe. Arrivammo sul lungo mare, mi resi conto che si stava per alzare un bel vento. L’umidità e la salsedine ci investirono, il profumo del mare, unito a quel sole e quel vento quasi invernale, era qualcosa di unico. Forse era la prima volta che vedevo il mare d’inverno e tutto mi sembrava così bello. Ci sedemmo su una panchina, proprio sul lungo mare, davanti alla pista ciclabile, dove passavano i ciclisti e i runners. Il vento iniziava a farsi sentire, misi la sciarpa attorno al collo, i miei capelli iniziavano a volare da ogni parte, cercai di sistemarli alla bene e meglio e finì per ripararmi contro la spalla di Domenico. Ripensando a quella scena, dovevamo proprio sembrare una coppia d’innamorati... lui l’uomo maturo, ovviamente splendido, ed io la ragazza forse troppo seria e mentalmente matura per preferire un ragazzo della mia età, che per questo aveva deciso di lasciarsi conquistare da uomo maturo e serio come Domenico. Nella peggiore delle ipotesi qualcuno avrebbe potuto pensare a lui come il vecchio pervertito che va a caccia delle ragazze giovani, magari anche immature, solo e unicamente per divertirsi e affermare facilmente la sua virilità, mentre a me come la solita puttanella in cerca un uomo maturo da spennare e da far sentire importante in cambio di un mantenimento economico e per colmare un vuoto emotivo. In entrambi i casi, io ero felice di essere lì, abbracciato a lui in quel momento.
“Senti freddo?” si era accorto che mi stavo stringendo a lui.
“Un pò. Questo vento è bello umido.” mi stringevo sempre di più a lui, il suo braccio mi passò sulle spalle, tirandomi ancora di più verso si lui. Senza dire nulla, mi avvicinai alla sua bocca e lo baciai. Sentì il calore delle sue labbra, la lingua che si muoveva appena. Tirai su le gambe, sentendo il freddo sulla parte dei piedi lasciata scoperta dalla forma delle decolleté, e mi rannicchiai sulla panchina come per avvicinarmi ancora di più a lui. Cominciamo a baciarci, tenendoci le mani strette l’un l’altro. La gente camminava, correva, pedalavano del tutto ignara di noi due. Mi rendo conto solo adesso che in un certo senso stavo vivendo un sogno. Ero lì, con l’uomo che amavo tutto per me, nessuno poteva disturbarci perché nessuno sapeva niente di noi. Facemmo gli innamorati per buona parte della mattina, camminando lentamente, spostandoci da una panchina all’altra e senza tener conto del tempo che passava. Quando si avvicinò l’ora di pranzo, Domenico mi chiese se avessi fame. Non riuscì a dirgli di no.
