“Sei sicura che non mi stiano male? La vita alta magari mi stringe troppo la pancia... ”.
“Ma no che dici! Aspetta vediamo subito.” si alzò e tornò dopo pochi secondi con un centimetro da sartoria. Mi fece alzare in piedi e guardando la tabella delle taglie sul cellulare, mi prese le misure. “Ecco qui, credo che una taglia media dovrebbe andarti bene. Le recensioni dicono anche che le taglie sembrano essere fedeli... ” mi fece vedere il telefono. “E poi starebbero benissimo con gli stivali che hai preso!” bastò quello a convincermi. Gli aggiunsi subito al carrello. Iniziammo a cercare i body di cui avevo parlato prima, ne presi uno bianco ed uno nero, in cotone con le forme del seno e con un rombo sul ventre in pizzo con ricami floreali. Monica volle comprarne anche uno per lei. Mentre continuavo a scorrere le pagine di Amazon, Monica all’improvviso mi mise il telefono sotto gli occhi.
“Che ne pensi?” mi chiese quasi titubante. La pagina mostrava un paio di seni finti, delle protesi in silicone realistiche, roba da drag queen. “Ti starebbero bene, ti darebbero un tocco in più... non trovi?”.
“Cavolo, non ci avevo mai pensato... finora ho sempre usato i calzini per imbottire il reggiseno, ma queste come funzionano?”.
“Oh è semplice, vedi ci sono diverse taglie, le devi solo mettere nelle coppe e riempiono. Ho alcune amiche che le usano e devo dire che fanno il loro effetto. Certo, se ti levi il reggiseno il seno ti sparisce..!” si mise a ridere, ma bastò a convincermi. Le protesi non erano di certo economiche, ma il prezzo non mi fermò, sentivo che sarebbe stato un acquisto importante. Già m’immaginavo la faccia di zio Domenico quando mi avrebbe visto con un seno quasi autentico.
“Bhè adesso ti manca solo una cosa.” Monica si alzò e sparì di nuovo, tornò dopo qualche minuto con le mani piene.
“Che cos’hai in mano?” chiesi.
“Oh niente, solo un paio di cosette che penso ti serviranno. Io non le uso più e credo sia meglio le tenga tu, con me prenderebbero solo polvere.” mi passò una palette per gli occhi, un astuccio di plastica trasparente dal quale tirò fuori alcune matite, un mascara, del fondotinta e alcuni smalti. “Credo che questi colori siano perfetti per te, poi guarda, queste scarpe non le ho mai messe ma credo che per te siano perfette. Starebbero bene anche con quei pantaloni che abbiamo visto prima!” aprì la scatola e tirò fuori un paio di Converse All Star nere con il tacco interno. “Provale se vuoi.”. Non sapevo proprio cosa dire, avrei voluto rifiutare con gentilezza ma la faccia di Monica non mi lasciò scampo. Presi le scarpe e le provai, mi stavano bene, non avrei potuto rifiutarle...
“Farai un figurone!” esclamò Monica. Non riuscivo a non sorridere.
Quella sera tornai a casa più tardi del solito, non volevo disturbare Monica, quindi tornai con l’ultima corsa dell’autobus. Entrai in casa lentamente, cercando di tenere la scatola delle scarpe e tutto il resto il più possibile saldamente, nascosto sotto il piumino. Chiusi la porta di casa e scivolai in camera mia, nascosi tutto nell’armadio e sparì sotto le coperte.
Arrivò finalmente il giorno della partenza. Non fu facile nascondere tutta la roba nella valigia. I miei genitori, in preda all’apprensione, avendo paura che dimenticassi qualcosa non mi lasciarono un attimo libero. Riuscì solo all’ultimo a infilare nella valigia lo zainetto segreto, la trousse con i cosmetici e a incastrare le scarpe di Monica. Ovviamente quella notte non chiusi occhio, come potevo del resto? Disattivai la sveglia prima ancora che suonasse, mi alzai con forse appena tre o quattro ore di sonno, feci una colazione veloce e mi vestì. Ufficialmente avevo appuntamento con gli altri ragazzi alla stazione, almeno così convinsi i miei genitori a non accompagnarmi. Salutai mia madre che, essendo mattiniera, si era alzata quasi insieme con me. Uscì e mi diressi alla fermata dell’autobus, avevo appuntamento con zio proprio lì alle sette e mezzo. Fu puntuale. Accostò ed io salii subito in macchina. Gli diedi un bacio veloce e corremmo verso l’autostrada.
“Allora? Sei pronta per questa settimana tesoro?”.
“Si zio, non vedevo l’ora. Questa notte non ho chiuso occhio per l’emozione. Spero di essere... all’altezza.”.
“Certo tesoro mio, andrà tutto bene fidati di me!” mi passò una mano sulla coscia. “Che cosa hai preso con la prepagata? Quanti pacchi ci aspettano?” chiese divertito.
“Oh non tantissimi, ho cercato di non esagerare, ho preso solo le cose che pensavo fossero essenziali visto che ho portato anche quello che metto di solito. Ho anche parlato con Monica, è stata molto gentile a consigliarmi, mi ha anche prestato alcune cose.” gli risposi.
“Ah bene! Sono molto felice che con lei ti trovi bene. Chissà che consigli ti avrà dato... ” maliziosamente la sua mano arrivò in mezzo alle mie gambe, provai un brivido. “E dimmi, quanto è rimasto sulla carta?”.
“Credo siano rimasti circa duecento euro. Posso continuare a usarla?”.
“Certo che puoi, non c’è nessun problema, usa quei soldi come vuoi.” nel portafoglio oltre alla carta avevo messo i primi soldi che mi diede Domenico, sentivo che se non gli avrei spesi durante quella settimana, allora molto probabilmente non lo avrei mai fatto. Lentamente mi rilassai e, com’era ovvio, caddi in un sonno profondo. Non sono mai stato un gran dormiglione durante i viaggi in macchina ma quella volta non riuscì a resistere, soprattutto perché quella notte non avevo quasi dormito. Aprì gli occhi dopo circa un’ora, c’eravamo fermati in un autogrill per fare benzina. Zio mi chiese se dovessi andare al bagno o se avessi voglia di fare colazione, ne approfittai per sgranchirmi le gambe e prendemmo un caffè.
“Come facciamo quando arriviamo al bed and breakfast? Se mi vedono così poi come faccio... hai capito?” chiesi.
“Oh, si ho capito perfettamente. Bhe se vuoi puoi cambiarti in macchina. Anche qui nel parcheggio, non credo che al bagno sia semplice visto il traffico che c’è... ” indicò la coda di persone che entravano e uscivano dai bagni, effettivamente sarebbe stato un problema cambiarmi nel bagno degli uomini in quel momento, avrei avuto addosso gli occhi di tutti soprattutto quando sarei uscito.
“Credo mi cambierò in macchina, ho già qualcosa in valigia. Non ci metterò tanto.”.
“Va bene, allora andiamo così ti cambi, non preoccuparti non abbiamo fretta.” finì di bere il caffè e tornammo alla macchina. Zio accese il motore e lentamente andò a fermarsi in una zona più isolata della stazione di servizio, appena prima del parcheggio riservato ai camion, accostammo vicino a una siepe. Zio scese e controllò se ci fosse qualcuno nelle vicinanze, dopo un breve giro aprì il cofano, prese la mia valigia e me la passò.
“E’ tutto tranquillo tesoro, fai pure la tua magia!” presi la valigia e velocemente iniziai a tirar fuori i vestiti. Presi subito i leggins, una felpa grigia, una t-shirt bianca e le scarpe di Monica. Mi spogliai velocemente, rimasi solo con le mutandine e il reggiseno e poi iniziai a mettere una cosa dopo l’altra. Cercavo di non pensare a dove mi trovassi, anche se non mi sentivo per niente in imbarazzo. Quando ebbi finito, presi la trousse dei trucchi, Monica nell’astuccio aveva messo praticamente tutto l’occorrente, inclusi pennelli e le spugnette. Velocemente passai la spugnetta con il fondotinta, poi con il rimmel feci un contorno agli occhi, il solito mascara e poi una passata di rossetto. Sciolsi i capelli, diedi qualche colpo di spazzola sperando di sistemarli, presi gli occhiali (oramai non sapevo più farne a meno) e li misi sul naso. Feci un cenno a Domenico per fargli capire che saremmo potuti ripartire e lui salì velocemente in macchina, mi guardò stupito, come al solito, mi diede un bacio sulla guancia e disse che ero bellissima. Ripartimmo e macinammo gli ultimi chilometri che ci separavano dalla città. Arrivammo al bed and breakfast, un palazzo in una via parallela, abbastanza tranquilla e silenziosa, del corso principale della città. Non ero mai stato a Pescara, anche se di certo mi ero già fatto un’idea di come dovesse essere la città, e non mi ero sbagliato. Tutte quelle vie a decumano uguali le une alle altre, il lungo mare (che in quel periodo dell’anno, proprio in bassa stagione poi) deserto e freddo... insomma non era proprio il massimo.
Mentre stavamo scaricando le valige dalla macchina, all’improvviso mi venne in mente che avremmo dovuto per forza passare per la reception e fare il check-in. Come avrei fatto con i documenti? Non ci avevo minimamente pensato fino a quel momento, all’autogrill ero stato talmente preso dall’eccitazione che la mia mente non aveva nemmeno preso in considerazione il problema. Chiamai velocemente Domenico per dirglielo mentre cercavo di perder tempo fingendo che la valigia fosse troppo pesante da sollevare, intanto mi tenevo in disparte, come se cercassi di nascondermi dentro il cofano dell’auto.
“Non preoccuparti, ci ho già parlato per telefono, non ti chiederà i documenti.” disse.
“In che senso scusa?”.
“Tranquilla, gli ho raccontato una bella storiella, sa che sei mia nipote e che adesso stai facendo un “percorso particolare” se così lo possiamo chiamare. Non ti chiederà i documenti, già ci ho pensato io a mandarglieli. Mi ha garantito la massima discrezione.” quasi mi sussurrò le parole per paura di farsi sentire. Capì subito cosa intendeva dire, aveva già mandato via mail i documenti per il check in mentre riguardo a me, aveva sicuramente detto che stavo facendo un percorso per il cambio di sesso e che ero in attesa di finire le pratiche per ottenere i nuovi documenti aggiornati. Avrebbe incolpato alla burocrazia italiana per le lunghe attese riguardo lo svolgimento delle pratiche e dei documenti. Avrebbe chiesto di chiudere un occhio, anche per risparmiarmi un eventuale imbarazzo. Quando entrammo, il signore alla reception ci salutò, ci diede le chiavi della stanza, disse che i pacchi che aspettavamo erano già stati portati in stanza e ci augurò un piacevole soggiorno. Non disse altro, non fece nessuna storia. Rimasi molto colpito da tutto ciò, non sapevo bene cosa pensare.
