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Erotika
Il Nipote Perfetto · Cap. 4
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Capitolo 4 di 14 23 min di lettura

Andando avanti nonostante tutto

La nuova quotidianità di Domenico e sua nipote nipote resiste contro tutto e tutti. Non è facile, ma alla fine gli sforzi vengono sempre premiati.

Forbidden_Fantasy
6 mesi fa · 1.7k letture · 0

Lentamente, con il dito, andai a prendere goccia dopo goccia tutto lo sperma che avevo addosso (come oramai voleva l’abitudine) leccando le dita finchè non fossero completamente pulite. Rimasi immobile, quasi con il fiatone. Dopo aver ripreso fiato, mi alzai e sempre silenziosamente mi tolsi il due pezzi leopardato per rimetterlo a posto. Rimisi il pigiama e tornai sotto le coperte. In pochi minuti, chiusi gli occhi, stanco ed esausto.

Mi svegliai il mattino seguente, erano le nove. Trovai un messaggio di mamma che mi avvisava che era rimasto un po’ di caffè per la colazione ma nessun messaggio da parte di zio Domenico, lo trovai un po’ strano. Mi mandava tutti i giorni il buongiorno appena usciva per andare a lavoro.

Lentamente mi alzai e andai in cucina, versai il caffè nella tazza, vuotai la bottiglia del latte e inzuppai i soliti biscotti. Accesi la televisione e guardai le notizie del mattino. Dopo la colazione andai a lavarmi i denti, notai un po’ di ricrescita della barba, istintivamente, diedi una controllata generale al mio corpo e dopo essermi rasato in viso, feci lo stesso con le gambe, il petto e il mio ano, anche loro purtroppo vittime della ricrescita. Oramai iniziava a diventare un’abitudine. Dopo che il mio corpo tornò liscio e pulito, mi vestì e mi preparai per uscire. Scrissi a mamma che sarei andato a comprare il latte che era finito e mandai il buongiorno a zio. Mi domandavo come mai ancora non mi avesse scritto, mi dissi che sicuramente era a lavoro e aveva da fare. Arrivai al centro commerciale, camminando tra i corridoi, passai davanti Calzedonia, in vetrina c’erano in esposizione i manichini con gli ultimi modelli di calze della nuova collezione. Erano stupendi, avrei tanto voluto comprarne uno ma non avevo di certo il coraggio di entrare lì dentro e comprare delle calze, chissà che avrebbero pensato di me le commesse e tutti gli altri clienti... a malincuore andai avanti e passai il negozio. Ero quasi arrivato al supermercato quando incrociai Decathlon, all’ingresso c’era un manichino femminile con alcuni indumenti invernali da corsa, tra cui dei leggins neri. Improvvisamente mi si accese la lampadina. Entrai e facendo finta di guardarmi intorno, arrivai al reparto fitness e palestra. Fingevo di curiosare, guardando qua e là, finchè non capitai nel reparto da donna. Cercai tra le varie felpe e canottiere varie finchè non trovai l’appendi abiti con i leggins. In quel momento nella corsia non c’era nessuno, iniziai a scorrere tra le stampelle, ne presi una e guardai i leggins, sembravano più o meno della mia misura. Ne trovai un altro paio della stessa taglia, però con l’etichetta “push up effect”, li misi entrambi sotto braccio e andai diretto alle cabine prova, ne trovai una libera ed entrai. Mi tolsi subito scarpe e pantaloni e misi il primo paio di leggins, mi stavano bene, sentivo che tiravano leggermente in vita ma non erano tanto diversi da un paio di collant, sicuramente si sarebbero allentati un po’. Provai i movimenti e tutto sommato erano comodi, mi guardai allo specchio del camerino, non mi stavano poi così male anche se i fianchi uscivano un pochino e la pancia non era proprio contenuta. Provai quelli push up, anche loro entrarono senza fatica e mentre mi guardavo allo specchio facendo i movimenti di prova notai come mi valorizzavano il culetto, tirandolo su e gonfiandolo per bene. Mi facevano il culo bello grosso, mi piacevano proprio! Approfittai del momento, provai qualche posa, immaginai di avere un paio di sandali o di decolleté. Mi tolsi la felpa, presi la maglietta e la alzai per poi tirare la vita e fare un nodo laterale, lasciando scoperta la pancia e coperto il seno. Tirai su l’elastico della vita, cercando di metter dentro un po’ di pancia. Contenevano abbastanza bene e non stavo tanto male così. Mi chiesi che cosa ne avesse pensato zio se mi avesse visto in quel momento. Mi sciolsi i capelli (oramai erano cresciuti abbastanza da poterli raccogliere in un piccolo codino) e li sistemai come facevo sempre con la riga da un lato. Presi il telefono e mi scattai qualche foto, mettendomi in posa, sorridente. Dopo aver finito, mi tolsi e leggins e mi rivestì. Uscì dal camerino, decisi di comprare entrambi i modelli. Andai verso le casse, sperando che quelle automatiche fossero libere, camminavo di corsa per paura che qualcuno potesse accorgersi che avessi dei leggins da donna in mano. Trovai una cassa libera, scansionai al volo gli articoli, pagai con il bancomat e imbustai il tutto, andando poi verso l’uscita. Mentre tornavo verso il supermercato, mi misi in un angolo, scattai una foto alla busta e mentre guardavo le foto scattate nel camerino, ne scelsi un paio. Le inviai tutte e tre a zio Domenico, dicendogli che avevo fatto shopping.

Mentre ero nel supermercato davanti al frigo del latte, sentì la vibrazione. Presi il telefono e vidi la risposta di zio Domenico:

 

“Buongiorno tesoro mio, scusa ma oggi sono molto impegnato. Sei stupenda come al solito! Oggi vediamoci al solito posto, così mi fai vedere bene cosa hai comprato, non vedo l’ora.”

 

Tutto sorridente presi la bottiglia del latte e andai in cassa a pagare.

Mentre stavo tornando a casa squillò il telefono. Era zio. Risposi immediatamente.

“Pronto? Ciao zio!”.

“Ciao tesoro mio, sono in pausa adesso, volevo sentirti al volo...” disse.

“Hai visto le foto?” gli chiesi.

“Certo che le ho viste, stai benissimo così...” sentivo che parlava quasi sottovoce, forse per non farsi sentire. “Ascolta, io oggi tornerò a casa per le sette ma ho già detto a tua zia che qui al lavoro c’è parecchio casino e farò tardi. Così dovrei aver guadagnato un’oretta.  Tu che fai oggi, lavori?” mi chiese.

“Si zio, ho il turno a pranzo, ma stasera posso farcela, dirò ai miei che vado a fare un aperitivo con gli amici e tornerò per cena. Metterò i leggins nuovi... ” gli risposi. “Invece senti un po’, di che novità parlavi ieri?”.

“Bene cucciola mia, non vedo l’ora! Stasera ti dirò tutto tranquilla, abbi pazienza. Ora però devo tornare al lavoro, ci sentiamo più tardi, ti scrivo quando sono al solito posto così mi raggiungi. A dopo tesoro mio!” lo salutai ed attaccai. Tornai a casa, misi il latte in frigo e i leggins nello zainetto segreto insieme ai regali di zio. Più tardi andai al lavoro, il turno passò abbastanza in fretta, c’era parecchia gente a pranzo e non stetti fermo un attimo. Arrivata la fine del turno andai via salutando gli altri colleghi. Tornai a casa, mamma era tornata prima di me. La salutai con il solito abbraccio. Le dissi che andavo a farmi una doccia e che più tardi sarei uscito per l’aperitivo. Sotto la doccia non riuscivo a smettere di pensare a cosa mi avrebbe detto zio. Finì con masturbarmi ancora una volta, una mano correva velocissima (essendo bagnata poi...) mentre l’altra teneva il doccino fisso sul mio buchetto, mentre sparava un getto di acqua tiepida. Le vibrazioni del doccino e il calore facevano rilassare sempre di più il mio sfintere che si apriva lentamente lasciando entrare l’acqua nel culetto. Il getto era davvero stimolante, anche se non raggiungeva la prostata, il solo pensiero di qualcosa che entrasse dentro mi eccitava, infatti in pochi minuti gli schizzi di sperma andarono a finire dritti nello scarico della doccia insieme all’acqua. Rimisi il doccino sul gancio, con entrambe le mani andai a controllare il mio ano, lo sentivo caldo. Allargai il culo e poi con le dita provai ad entrare, ne infilai tre in tutto, la cosa mi rendeva quasi soddisfatto.

Finita la doccia feci un altro clistere, oramai iniziavo a farli periodicamente, era diventata un’altra abitudine. Dopo essermi pulito mi asciugai e controllai l’ora, mancava ancora tanto all’appuntamento. Ingannai il tempo finchè non sentì la vibrazione del telefono, era zio. Andai subito a vestirmi, misi il solito due pezzi leopardato e i leggins push up, nascosti ovviamente dai classici jeans. Dissi a mamma che mi aspettavano gli amici per l’aperitivo, uscì di corsa e andai dritto alla scala anti incendio. Andai al solito posto, zio mi scrisse che sarebbe arrivato a breve. Di corsa mi tolsi i jeans e li piegai mettendoli in un angolo, mi legai la maglietta come avevo fatto nel camerino e mi sistemai i capelli al volo per essere come nelle foto che avevo mandato a zio. Dopo pochi minuti sentì i suoi passi.

Prima di andare avanti…

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