Zio mi tirò su e sostenendomi e tenendomi per mano mi portò in camera. Ci sdraiammo io misi la mia testa sul suo petto, ascoltando il suo battito forte e regolare. Feci scendere la mia mano sul suo cazzo oramai moscio e sfinito. Lo presi in mano, come se volessi proteggerlo e tenerlo al sicuro. Sentì il suo respiro sempre più pesante e capì che si era addormentato. Mi lasciai andare e tenendo il suo cazzo in mano, mi addormentai con la testa sul suo petto.
La mattina dopo aprì gli occhi abbastanza presto, non erano nemmeno le otto del mattino. La mia mano era ancora in basso, accanto al suo cazzo riposato e addormentato. Socchiusi gli occhi un secondo, mi resi conto di cosa era successo. Zio mi aveva sverginato, mi aveva usato per il suo piacere sessuale, come un oggetto. In una settimana ero stato sedotto, prima con i soldi e poi piano piano avevo ceduto sempre più alla sua lussuria e alla mia perversione. Forse qualcun altro si sarebbe vergognato o pentito di tutto ciò, ma io non lo feci. Ero felice in quel momento, da solo, con ancora addosso la sottoveste ed i tacchi di zia, probabilmente con ancora il trucco sbavato in viso, lo smalto rosso su mani e piedi e tutto quel misto di odori e umori che avvertivo attorno e su di me. M’inumidì le labbra e quasi riuscì a sentire ancora il sapore di zio, del cazzo, del mio e del suo sperma. Ero felice.
Dopo circa mezz’ora zio Domenico aprì gli occhi, gli diedi il buongiorno con un bacio sulle labbra, lui ricambiò senza esitare (avevo quasi paura che si rendesse conto di ciò che aveva appena fatto com’era successo a me con il risveglio e si pentisse amaramente, ma non fu così) e mi chiese come mi sentissi dopo quella notte. Risposi che stavo da Dio.
Ci alzammo, lui preparò la colazione, io andai in bagno, mi spogliai e m’infilai sotto la doccia. Una decina di minuti dopo uscì completamente lavato, come nuovo. Controllai allo specchio se avessi ancora qualche segno del trucco in faccia, ma sembrava non ci fosse più nulla. Misi un paio d’infradito con un leggero tacco a zeppa che zia aveva lasciato al bagno, mi avvolsi i capelli nell’asciugamano e poi misi l’accappatoio rosa di zia. Camminai verso la cucina, dove sentivo zio che stava preparando la colazione. Mentre camminavo, sentì l’ano farmi un po’ male e quando arrivai in cucina e mi sedetti sulla sedia dopo aver dato un bacio a zio, sentì effettivamente un dolore tangibile che mi fece cambiare più volte posizione sulla sedia.
“Ti passerà vedrai. E poi, se dobbiamo continuare, ti ci abituerai... ” mi disse zio Domenico facendomi l’occhiolino e sorridendo mentre sorseggiava il suo caffè.
“Lo spero zio.” risposi. Presi la mia tazza di latte e inzuppai un biscotto guardando zio Domenico e sorridendo.
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