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Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 12
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Capitolo 12 di 12 26 min di lettura

Colloquio in ginocchio dal professore

Frida decide di spifferare ai suoi genitori, miei professori, che uso le IA per fare i compiti, e i due mi convocano in ufficio per farmela pagare. Frida, scopro, non è quella più pervertita della famiglia...

Giulia la rossa
7 mesi fa · 1.3k letture · 3

Il professore di filosofia ha un gran bell’uccello, non me lo sarei mai aspettato, soprattutto considerando con chi si accompagna. Chissà se le altre che hanno gli occhi a cuore quando lo vedono passare per i corridoi della scuola immaginano cosa nasconde nei pantaloni?

La Scimmia inizia ad ansimare, si passa la lingua sulle labbra come se se le stesse pulendo da qualcosa di dolce. «Succhialo!» Emmette un gemito disgustoso. «Fallo spruzzare!»

Un’ondata di calore sale al mio viso, le mani si inumidiscono di sudore. L’esibizionismo non è una delle mie perversioni, evidentemente. O, per lo meno, non davanti alla moglie assatanata del mio partner.

Mi inclino in avanti e discosto le labbra: bacio la punta della cappella e la faccio entrare nella mia bocca. La lingua si appoggia sul filetto e scivola sull’impronta umida lasciata dalle gocce di precoito fino al taglio. Le papille gustative scivolano sulla superficie setosa, strappando un sapore salato.

Il respiro di Ruggiero è profondo e a strappi, un brivido gli scuote le braccia e si ripercuote sull’asta del cazzo. «Sei… sei fantastica.»

La Scimmia è ancora prossima a cadere dalla scrivania tanto è spinta in avanti. Ha la bocca aperta e fissa la mia, dalla gola le esce un gemito rozzo da animale.

Estraggo la cappella dalla bocca e stringo il cazzo nella mano, lo sposto da una parte e sollevo lo sguardo sul professore. «Hai un pene meraviglioso, professore. Mi fa bagnare tutta.» Il cuore mi fa un balzo: non sto mentendo! Il tessuto delle mie mutandine si sta davvero bagnando!

«Non fermarti!» Le parole giungono dalla Vitale. «Fai godere il mio padrone!»

Le scaglio un’occhiata. Cazzo, ma com’è ridotta? In classe è una furia contro di noi, nel privato sembra il gobbo assistente sgorbio dello scienziato pazzo dei film horror degli anni ’50 che piacciono a mio fratello.

Ruggiero mi accarezza i capelli. «Ha ragione, non indugiare.»

Fate come vi pare, finché è un pompino… E potrei approfittarne per migliorare la mia situazione con un ottimo pompino, di quelli che so fare io.

Sollevo il cazzo e passo la lingua dalla punta al frenulo, scivolo con la punta attorno alla cresta della cappella, m’insinuo nel meato, che sta colando precoito a litri. Quando me lo farò venire in bocca, rischierò di strozzarmi con tutta la sborra che spruzzerà.

La Scimmia batte le mani sul bordo del tavolo. «Fottile la bocca a quella vacca rossa!»

L’uomo emette di nuovo quel sh-sh-sh che zittisce sua moglie. «Lei è troppo brava per un irrumatio, a differenza tua.» Mi accarezza di nuovo i capelli.

Tu ti faccio godere come non hai mai nemmeno immaginato, e a te, stronza, faccio scoprire che non è tanto la perfezione del mio corpo che devi invidiare!

Apro le labbra e spingo la testa avanti, il cazzo mi scivola in bocca. Inizio ad accarezzare le palle pelose in fondo all’asta e a spompinare. La cappella scivola sulla mia lingua, raggiunge la gola, dopo un paio di secondi ritraggo la testa e il cazzo resta dentro solo per la punta.

Mi ci metto d’impegno, e continuo. Una mano prosegue a massaggiare le palle bollenti del professore.

 «Fermati, Giulia!» Ruggiero è senza fiato, la sua voce è implorante.

Mi blocco con il cazzo fermo sulla mia lingua, la cappella tra le mie tonsille. Sollevo lo sguardo sul volto dell’uomo: è rosso e respira a stento. È la prima volta che qualcuno mi implora di non farlo sborrare nella mia bocca… beh, mi sta andando meglio di quanto pensassi se non devo ingoiare la sua sborra.

Lui fa un passo indietro e l’uccello scivola fuori dalle mie labbra per tutta la sua lunghezza. La cappella brilla per la saliva che cola. Il professore si afferra l’asta e la stringe. Prende una grossa boccata d’aria e la espello soffiando a occhi chiusi.

Sta cercando di non sborrare? Almeno non mi viene sulle tette. La cosa sta andando davvero meglio di…

L’uomo espira e apre gli occhi. Mi sorride e mi guarda. «Non posso nascondere che dimostri una riguardevole capacità nell’usare la bocca per dare piacere ad un uomo.»

La Scimmia emette dei gemiti. Ha sbavato a tal punto che la saliva che le cola dalle labbra è maggiore di quella che si trova sul mio mento. «Non lasciarla andare così, non ha finito…»

Le scocco un’occhiata. Di cosa diamine sta parlando? Non facciamo scherzi.

Lui annuisce. «Ha ragione, Giulia: questo era perché io accetti di aiutarti con i professori…»

Mi alzo in piedi. Scuoto la testa. «Cosa state dicendo? Io non…»

Due mani afferrano i miei polsi da dietro e mi bloccano. Il cuore mi balza in gola, il buco del culo mi si serra. «Ehi, cosa…» Strattono per liberarmi, ma la morsa delle mani della Vitale è invincibile.

«Adesso paghi, vacca rossa!» La donna mi tira all’indietro, verso la scrivania.

Ruggiero mi prende ai fianchi. «Non gridare, Giulia. Devi pagare per averci ingannato nei mesi passati.»

Mi dimeno, ma l’intervento di Ruggiero rende tutto ancora più inutile. Il bordo del tavolo picchia contro il mio sedere, la Scimmia continua a tirarmi indietro. «Cosa volete fare?»

L’uomo mi solleva come se non avessi peso e mi trovo seduta sulla scrivania. Con altrettanta facilità mi volta e mi trovo con le tette premute contro la formica del piano.

Con un movimento veloce e preciso delle mani, la Vitale si scambia i miei polsi l’una con l’altra. Si siede sulla sedia per bloccarmi con il suo peso. Sul viso da scimpanzè della troia, la bocca bagnata di saliva si arcua in un sorriso.

Le mani di Ruggiero scendono sotto la mia pancia e sbottonano i pantaloni e me li abbassano con uno strappo insieme alle mutandine. L’aria che scende tra le mie chiappe e le cosce mi strappa un brivido. Le viscere sono diventate spaghetti stracotti.

Mi manca il fiato. «Cosa volete farmi, bastardi?» Urlo, butto fuori tutto il fiato che ho in corpo, ma la mia voce è solo un sibilo coperto dal martellare del mio cuore.

«Sei molto volgare, ragazzina.» Una mano di Ruggiero si posa sulla mia bocca, chiudendola. Un’altra scende sotto il mio petto e stringe una tetta. «Lascia che sia solo la mia lurida cagna a usare un simile linguaggio da postribolo.»

La lurida cagna ha lasciato i miei polsi già da qualche istante. È sdraiata sulla sedia, il culo spinto in avanti, i pantaloni e i mutandoni abbassati sulle caviglie. Si lecca le punta di tre dita e se le abbassa sull’inguine coperto da lunghi peli marrone camoscio spianati sulla pelle. Inizia a malmenarsi la cima della figa con le piccole labbra più grosse che abbia mai visto. «Incula quella vacca, padrone! Sborrale dentro!»

La mia implorazione di non farlo si riduce a versi lamentosi quando prova a passare per la mano di Ruggiero.

La sua pancia si appoggia alla mia schiena, la cappella scivola tra le chiappe. Si appoggia sul mio ano. «Non fare versi, Giulia. Devi pagare il tuo inganno.»

Stringo il buco del cu… no, mi rilasso. Non potrò comunque fare nulla per impedirlo. Chiudo gli occhi e mi rilasso. Il cazzo lo apre senza trovare resistenza, entra nel mio retto, lo riempie. La cappella mi scivola nell’intestino, sprofonda per tutta la sua lunghezza.

«Brava, Giulia, accetta la tua punizione.» L’inguine di Ruggiero si stacca dal mio culo e il cazzo scivola indietro. Affonda con un colpo, il taglio del tavolo mi colpisce le cosce, mi strappa un gemito e una smorfia.

Serro le palpebre, lo stomaco mi si stringe. Quanto cazzo è grosso? Merda!

La Scimmia ha appoggiato le scarpe sul tavolo, una a destra e l’altra a sinistra della mia testa. Una mano tiene aperte le piccole labbra che sembrano delle bistecche frastagliate, l’altra si muove a circolo sul clitoride. Chiude gli occhi e stringe i denti. «Fotti quella troietta,» ringhia, «falle sentire il tuo potere, padrone!»

La presa di Ruggiero sulla mia bocca mi spinge la testa all’indietro, quella sulla tetta diventa una morsa. Il ritmo dei colpi nel mio culo aumenta, è un martellare continuo, dentro-fuori, dentro-fuori, dentro-fuori, il movimento del suo cazzo nel mio retto produce un suono liquido, i colpi del suo inguine contro le mie chiappe sono accompagnati da un plat-plat-plat continuo.

Lascia la mia bocca e respiro una boccata d’aria pesante, oleosa sulla lingua. Il Kinder Brioss mi muove nello stomaco al pensiero che sto inalando l’odore della fregna raggrinzita della Scimmia.

Lui si solleva dalla mia schiena, emette un grugnito e si blocca con tutto il cazzo nel mio intestino. «Prendi il mio seme, troia!» L’asta di carne vibra nel mio retto, schizzi caldi esplodono uno dopo l’altro.

Stringo le mani sul bordo del tavolo, la mia testa cala sul piano freddo fino ad appoggiare la fronte bagnata di sudore. Il respiro è bloccato nella gola dai colpi del cuore.

Prima di andare avanti…

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