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Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 3
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Capitolo 3 di 12 10 min di lettura

In compagnia di mio fratello - 1 - Il sesso che sogno

Quella bagascia di Veronica non solo non mi ha aiutata con Davide, ma si è fatta pure comprare la maglietta che piaceva a lei, e sta facendo furore sui social mostrandola. Devo convincere mio fratello a portarmi a comprarle pure io, così da batterla con i like.

Giulia la rossa
1 anno fa · 1.4k letture · 3

I miei medio e indice scivolano attorno al clitoride in erezione, lo accarezzano, lo coccolano. Una scarica di piacere scocca dall’inguine e si conficca nel cervello. La schiena si contrae e si stacca dal letto.

Cerco di trattenere un gemito ma sfugge dalle mie labbra. Crollo sul materasso, la coperta si sposta e scivola sul pavimento.

Lancio un’ultima occhiata al cellulare, contemplo William sullo schermo accanto a Paola. Ragazza fortunata! Il cuore mi si colma di desiderio, il bisogno di godere riempie la mia mente. «Ti amo, Will», sussurro tra un ansimo e l’altro. Il cuore mi batte come se stessi correndo, sembra volermi uscire dal petto.

Lascio il telefonino sul letto e mi prendo una tetta. È dura, stringerla è come gettare benzina nella fornace di piacere che sta bruciando dentro di me. Voglio che siano le mani di William a prendere le tette, voglio che me le stringa mentre il suo cazzo sprofonda tutto nella mia figa bagnata.

La mano scatta sul mio inguine, due dita scorrono le grandi e le piccole labbra, sprofondano nella vagina che sbocca desiderio liquido in tutta la vulva e inizia a colare tra le gambe e fino alle chiappe.

Devo infilarmi qualcosa anche nel culo, la prossima volta…

Inizio a fottermi, le dita s’immergono nel mio sesso fino alle nocchie, si muovono con violenza. William mi prenderebbe così, le sue mani a tenermi le anche, il suo inguine che sbatte contro il mio, incapace di trattenersi dallo scoparmi come una lurida puttana, come se fossi l’unico senso della sua vita.

Devo provare a convincere Paola a raccontami come la scopa…

Aumento la velocità. Gocce di eccitazione si sollevano dalla mia figa, il plot-plot-plot della mia scopata riempie la stanza buia. «Sono la tua troia, Will». Stringo i denti, un’altra ondata di piacere, uno tsunami di godimento, sovrasta e cancella la mia mente, «fottimi! Fot-ti-mmm…»

Il fiato mi si mozza, ogni muscolo si contrae e la mia schiena si alza di nuovo dal letto, il buco del culo si serra, la mia mente si spegne, c’è solo buio nella mia testa. Buio che brucia di piacere, nient’altro che lussuria infernale, solo la mia figa che grida fino a perdere la voce tutto il piacere esistente al mondo.

Tutto scompare. Precipito sul materasso. Non ho più forze, sono sconfitta.

Sto morendo.

William, amore mio, uccidimi di orgasmi, poi stringimi tra le tue grosse braccia mentre mi contorco e agonizzo nel piacere.

Stringo il cuscino, è caldo, è morbido. “Dormi ancora un po’, Giulia”, sembra sussurrarmi, “dopo questo orgasmo te lo sei meritato”. Le coperte sono umide del sudore del ditalino. Il mio cuore sembra venga stretto da una mano come a strozzarlo, batte nelle mie orecchie. Sono distrutta.

Sorrido, un senso di pace si posa su di me.

Il fiato esce piano dalle mie narici, è bellissimo. «Ti amo, Will…»

E pensa se lo scopassi… se mi facessi scopare veramente da lui. Le sue mani sul mio corpo, le sue braccia che mi stringono, le sue labbra che baciano le mie, le nostre lingue che duellano nella… il suo cazzo che…

Apro gli occhi. Il magone sta stringendo la gola fino a farla dolere. L’aria della stanza puzza di acido, il letto è viscido per quello che è uscito dalla mia figa. Passo le dita delle mani sporche sotto il cuscino.

Tasto sul copriletto alla ricerca del telefonino, augurandomi che questa volta non sia caduto sul pavimento. No, eccolo proprio sul bordo del letto, salvato da una piega delle coperte.

Lo porto davanti al volto. Sullo sfondo la foto delle Maldive dove sogno di andare, davanti la scritta “6:53”. Sbuffo: ma a che ore del sabato mattina mi sveglio e mi viene la voglia di ditalinarmi?

Mi alzo dal letto nuda e apro la finestra per cambiare un po’ l’aria. La luce colora di giallo gli interstizi delle persiane e gli uccelli stanno già facendo il loro concerto. Il profumo della primavera inizia a prendere posto dell’aria appesantita dalla mia fantasia, così dolorosa quando lo strascico dell’orgasmo viene scalzato dalla realtà.

Torno a sdraiarmi. Sollevo la coperta fin sotto le tette: mi piace lasciarle all’aria, senza nulla a celarle, ma è meglio avere la possibilità di coprirle se entra qualcuno all’improvviso.

Il telefonino è di nuovo nelle mie mani. Instagram è sullo schermo, le foto di William sono salvate in una raccolta tutta sua per averle sempre a portata di dito quando il desiderio si fa insostenibile e trovo un posticino appartato.

Torno alla homepage di Instagram e la scorro. A parte qualche vip e sportivo, mi compaiono foto dei miei compagni di classe e amici. Come poteva la gente sapere cosa facevano gli altri prima dei social? Come comunicavano? Mi stupisce che si ricordassero dell’esistenza delle persone che non abitavano accanto a loro.

Luca ha passato di nuovo il venerdì sera a bere con la sua compagnia, gli lascio un like anche se quella volta che ci sono andata mi sono annoiata a morte, con quei discorsi sulle moto e il calcio. Vanessa ha condiviso un’altra frase motivazionale da attacco di diabete… vabbè, like anche a lei. Giorgio dimostra ancora di essere rimasto indietro di dieci anni con i risvoltini, ridicolo. Lik— no, lui no: deve imparare che i pantaloni non si portano così. Luigi posta un selfie davanti allo specchio della palestra, like solo per incoraggiamento ma se non hai i muscoli delle braccia che spezzano le maniche della maglietta non ha alcun senso fotografarsi. Veronica è ad una fest—

Stringo gli occhi e osservo meglio. Dopo che quel bastardo di Davide mi ha costretta a fargli un pompino nel parchetto, la settimana scorsa, ho evitato in ogni modo quella troia che non mi ha aiutato in nessun modo. Anzi, si è pure succhiata con piacere il cazzo del tossico che accompagnava mio cugino… ed ora sono lì, assieme, lei e il tossico ad una festa.

Troia… Mi si stringe lo stomaco al pensiero che volevo fare sesso lesbo con lei. Non merita la mia amicizia.

Il cuore mi salta un battito. Quello che indossa è la maglietta della Ananas che mi aveva mostrato quando eravamo al centro commerciale? Se la sarà fatta comprare dal tossico… se gli avanzano soldi dopo che ha rifornito la sigaretta elettronica.

Devo averne una anch’io, non posso essere di meno da lei. Posterò una mia foto in cui la maglietta della Ananas mette bene in mostra le mie tette e sarò inondata dai like, molti più di quanti possa raccattarne quella bagascia.

Prima di andare avanti…

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