La piccola troia di famiglia

Capitolo 12 - Colloquio in ginocchio dal professore

Giulia la rossa
2 days ago

Le dita di Luisa tastano il tessuto sul fondo della mia maglietta. «Che morbido. Vorrei anch’io una maglietta della Ananas, ma costano troppo.»

Strappo un morso di Brioss e le sorrido. «Siamo andati a vedere in negozio la settimana scorsa per prenderne una in sconto, ma c’erano solo a prezzo pieno.»

«Tu e chi, Giulia?» Xena mi accarezza la maglietta. «Non hai un fidanzato. A meno che tu non abbia un amante segreto…»

La figa mi prude e si bagna al ricordo della pompa che ho fatto a mio fratello nel parcheggio del centro commerciale e, soprattutto, dell’inculata nel gabinetto come ringraziamento per avermi comprato la maglietta. Le sue mani che mi stringono le tette, il suo ansimare mentre viene dentro di me. Il sorriso si allarga quanto le mie cosce si stringono.

Nadia ridacchia con il suo strizzare gli occhi e la mano posta davanti alla bocca. «Giulia ha capito che fare la troia ha i suoi vantaggi. Devi trovarti un amante, Luisa. Ogni volta che gliela dai, ti fai comprare qualcosa.» Solleva il Galaxy che ha sempre in mano e guarda qualcosa sullo schermo: quanti pompini le sarà costato per farselo prendere dal trentenne con cui esce?

Xena lancia un’occhiata verso il capannello in fondo al corridoio, vicino alla porta della quarta idraulici. «Ne ha una anche Veronica, ma la sua maglietta della Ananas non è bella quanto la tua, Giulia.»

Mi pulisco una briciola di merendina inesistente sulla maglietta, sopra le tette. Non trattengo un sorriso nel sapere che la mia crea più ammirazione di quella di—

«Sei Giulia Grimaldi, giusto?» Una voce femminile roca alle mie spalle mi fa sussultare. Una delle bidelle mi fissa, quella che passa più tempo con in mano il telefono e una sigaretta in bocca accanto al campo da pallavolo vicino al parcheggio che nell’edificio a fare il suo lavoro. I suoi occhi passano sul mio corpo, fa un confronto mentale con il suo da cinquantenne zitella dai fianchi appesantiti e si lascia sfuggire una smorfia. Non stacca lo sguardo dalle mie bocce che deformano il tessuto della maglietta. «Ti vuole la Vitale.»

Il fiato mi si mozza. «La prof di italiano?» Cazzo… il ricordo della sua figlia lesbica in biblioteca che mi voleva costringere a leccargliela per non dire alla madre che faccio fare le ricerche con ChatGPT manda al galoppo il mio cuore. «Vuole vedermi subito?»

«No, a Natale.» Il fiato della donna puzza peggio di un posacenere. «Adesso! È nel suo ufficio al piano terra.»

Le tre ragazze accanto a me hanno gli occhi spalancati, si guardano l’un l’altra. Xena si porta una mano alla bocca. «Ahi, Giulia…»

«Quella è una rompicoglioni…» Luisa si è beccata una lavata di capo proprio dalla Vitale per il suo compito in classe. La minaccia di non farci fare gli esami di maturità è diventato il tormentone della Scimmia, quest’anno.

La vecchia mi guarda come se avesse davanti un barbone. «Beh, vuoi muovere il culo?»

Le scocco un’occhiataccia ma non pronuncio una sillaba. Dicono che questa si lega al dito ogni offesa, anche minima. Non vorrei trovarmi il banco sporco o la sedia appiccicaticcia. Annuisco. «Vado…»

***

L’ufficio della Vitale è poco oltre la presidenza, lungo un corridoio vuoto. Mi fermo davanti alla porta e sollevo il pugno. Il cuore mi batte con forza, la donna è una delle insegnanti che più mi odiano in questa scuola, e non tanto per il mio rendimento, quanto per la mia bellezza.

Non per altro la chiamano la Scimmia.

Sospiro e busso appena sotto la targhetta.

Mi risponde una voce maschile. «Avanti.»

Le labbra mi si schiudono. Perché c’è un uomo?

Afferro la maniglia e apro.

Seduto alla scrivania della Vitale c’è il professor Ruggiero, il marito della professoressa e docente di filosofia. Ha il viso squadrato e allungato, effetto ancora più marcato per la barba sale e pepe che si congiunge con i capelli del medesimo colore. Indossa ancora quella ridicola giacca in tweed verde marcio con i rinforzi ai gomiti, nemmeno sia uscito da un film di pessima qualità pieno di cliché, e una camicia azzurra. Non ha un filo di grasso e molte mie compagne si lamentano che non hanno la possibilità di seguire le sue lezioni. Posso capire il motivo.

Poco dietro, ad un lato della scrivania, è in piedi la Vitali. Distolgo lo sguardo dal suo viso arrabbiato, e non tanto per paura della sua furia, quanto per non vedere il suo viso raggrinzito come una prugna secca e i capelli grigi pettinati in avanti e mettermi a ridere: le parole del mio compagno Michele, “basta vedere in faccia la Vitali per credere che discendiamo da Cita”, risuonano nella mia mente. Indossa una giacca scura su una camicia bianca, ed un paio di pantaloni di velluto che non metterei nemmeno per pulire il solaio. È alta un metro e mezzo ma si comporta come sa fosse un giocatore di basket.

La donna non si muove ma il professore mi sorride e mi indica di avvicinarmi. «Quindi tu sei la famosa Giulia che è sulle labbra di tutto l’istituto?»

Ultimamente, mi sembra che sia tutto l’istituto ad essere tra le mie labbra…

La Scimmia mi scaglia un’occhiataccia di fuoco. «Famigerata, semmai.»

Ruggiero solleva una mano. «Sh-sh-sh

La donna serra le labbra e abbassa gli occhi. Ha le mani in mano davanti al grembo.

Cazzo, devo provarci anch’io la prossima volta che dà in escandescenza in classe!

Mi fermo ad un metro dalla scrivania, davanti al professore. Mi metto dritta, le tette bene in mostra: il sorriso di lui si allarga di un buon pollice. Prendo in ostaggio la lingua tra i denti per non ridere: anche altro, tra le sue gambe, si starà allungando di una spanna a questa vista.

Gli occhi grigi della Vitale, invece, si socchiudono un po’ di più sotto la fronte prominente, le rughe sulla faccia si fanno più profonde.

L’uomo si appoggia allo schienale della sedia e incrocia le braccia al petto. Il sorriso rimane mentre mi parla. «Bene, Giulia, immagino saprai perché ti abbiamo convocata.»

L’eccitazione nel mio ventre e il divertimento sul mio volto si spengono come due fiamme a cui hanno gettato un secchio d’acqua. La stronza della biblioteca ha spifferato e loro sanno che uso l’intelligenza artificiale per fare i compiti… come chiunque altro qui dentro.

Apro le labbra per rispondere, la lingua resta attaccata al palato secco come il deserto. «N—no…»

La Vitali è scossa da un fremito omicida. «Lo sai benissimo il perché! Tu ti…»

La manata di Ruggiero sulla scrivania rimbomba nell’ufficio e fa trasalire me e la Scimmia. «Insomma!» il professore la fissa, il labbro superiore è sollevato a mostrare i canini. «Ti ho dato il permesso di parlare?»

La donna abbassa la testa. Il suo “chiedo perdono” è flebile al punto tale da non essere quasi udibile.

Ruggiero si afferra la giacca in tweed e se la tira, come a far uscire aria calda dallo scollo. «Insomma! Non sei in grado di rispettare un ordine?»

Il cuore mi pulsa nel collo. Ma che cazzo… Quando li si vede in giro insieme per la scuola sembrano – un orango e il suo addestratore – una coppia perfetta, ma nel privato sono l’esatto contrario.

Il professore fissa sua moglie, lei non muove un muscolo, ferma come una statua penitente. Lui borbotta qualcosa e si volta verso di me. Il suo sorriso ha perso qualche punto di eccitazione per guadagnarne molti di qualcosa che sembra furia. O dominio.

Un forte prurito sorge tra le piccole labbra della figa, le tette prudono sottopelle, come se solo un paio di grosse mani maschili possano grattarle stringendole forte e schiacciandole. Anch’io vorrei prendere la maglietta e far uscire l’ondata di calore che si sta espandendo nel mio busto.

Ruggiero solleva gli occhi dalle mie bocce e li porta sul mio viso accaldato. «Cosa stavo dicendo? Ah, sì: ti abbiamo convocata, Giulia, a causa dei tuoi voti in varie materie.»

Mi schiarisco la voce. «I… i miei voti non sono così male.» Ho sette in italiano, e sei in matematica. In inglese me la cavo più che bene e informatica è…

«Lo sappiamo.» Il professore appoggia i gomiti sul tavolo e si prende un pugno nell’altra mano. «Ma ci è giunta voce che potresti imbrogliare un po’… Usufruire di alcune funzioni informatiche, affidando i compiti che ti vengono assegnati per casa a intelligenze artificiali così che tu non debba impegnarti nello studio.»

E chissà chi è l’uccellino che ha cantato…  Carogna di una Frida, le ho pure leccato la figa sommersa da quella foresta amazzonica che ha in mezzo alle gambe… Trattengo a stento una smorfia di disgusto.

Ruggiero continua a parlare. «Di conseguenza, io e la professoressa Vitale…» La professoressa Vitale non si è mossa di un millimetro, con la testa abbassata, come il robot dei film comici quando lo spengono. «…stavamo pensando di informare il resto del corpo docenti del tuo fastidioso uso di assistenza informatica per evitare lo studio e il lavoro correlato, e proporre loro di abbassare i tuoi voti.»

Spalanco gli occhi. Cosa? «Non… non potete fare una cosa simile!»

Il sorriso del professore contagia gli occhi castani, ma perde ogni calore. «E chi ce lo impedirebbe?»

La bocca mi si apre per rispondere, ma non ci sono parole pronte ad uscire dalla mia gola. Il fiato nel mio naso è l’unico rumore nella stanza. Non c’è nulla che possa impedirlo. «E… cosa succederebbe se i miei voti venissero abbassati?»

Ruggiero muove una mano verso sua moglie. «Può spiegarglielo lei, professoressa Vitale?»

La donna passa da sottomessa a cane sbraitante in un millesimo di secondo. Mi fissa con un odio negli occhi che non ho mai visto prima. «I tuoi voti saranno così bassi che non potrai essere accettata agli esami di maturità. Sarai bocciata e dovrai ripetere l’anno.»

Il fiato mi si blocca nei polmoni. Un altro anno qui dentro? No, vi prego, no!

Sul volto di Ruggiero traspare appena un sorriso in risposta alla mia espressione terrorizzata. Ha capito che ha lui – lui e quella scimmia di sua moglie – il potere in questo momento.

Deglutisco una massa di saliva che sembra solida. La fronte prude per l’aumento della sudorazione. «Io… io non voglio rifare l’anno.»

Il professore si accomoda meglio sulla sedia. Il sorriso ds allarga, i suoi occhi scendono di una spanna dal mio volto e si godono per un lungo istante il rigonfiamento della mia maglietta. «Lo so, Giulia, nessuno vuole essere bocciato l’ultimo anno delle superiori. Ci si butta negli esami e, vadano come vadano, l’importante è essersi lasciati alle spalle la scuola, almeno per chi non ha intenzione di frequentare l’università.»

La Scimmia protende il muso in avanti, le mani strette a pugno. «Tu, sono certa, non ci pensi nemmeno ad un’eventualità simile, vero?»

Mi sa che non mi sbagliavo quando dicevo che la Vitali ce l’aveva con me, vero?

Torno a concentrarmi su Ruggiero, che si sta leccando le labbra. «Posso… posso fare qualcosa per recuperare?» Tipo trovare il prompt corretto per far fare a ChatGPT delle ricerche scritte così male da far credere che le ho fatte davvero io.

L’uomo non stacca lo sguardo dalle mie poppe. Si starà chiedendo che misura sono? Da come si sono sollevate le palpebre inferiori, le apprezza anche senza un valore di dimensione. «Fino a che punto sei disposta a spingerti, Giulia, per non perdere l’anno?»

Chiudo gli occhi e sospiro. Certo, al pari della figlia cozza, anche loro vogliono solo quello. Da qualcuno avrà pure imparato Frida… Mi passo una mano sul viso, stanca più a livello psicologico che fisico. Riapro le palpebre. «Cosa… cosa proponete?»

Ruggiero apre la bocca per parlare, gli occhi che brillano per l’eccitazione, ma la moglie lo precede. «Da una con più tette che cervello, cosa ti aspetti che vogliamo, vacca dai capelli rossi?»

Le scocco un’occhiataccia. No, non mi sbagliavo quando dicevo che la Scimmia ce l’ha con me.

L’uomo ridacchia e solleva una mano per attrarre la mia attenzione e, al contempo, zittire la donna. «Perdona, Giulia, l’aberrante linguaggio di mia moglie, ma il concetto, sebbene espresso con termini molto grezzi, è quello.»

«Ah, una scopata, certo.» Una si abbassa a termini aberranti, l’altro si arrampica in pomposità ricercate, ma alla fine della fiera sono sempre io quella che si trova con le gambe aperte.

Ruggiero sogghigna. «Vedilo come un cambio di favori. Un do ut des: tu ci dai qualcosa affinchè il nostro impegno sia ripagato.»

L’impegno di tenere la bocca chiusa riguardo al fatto che uso le IA? Scommetto che voi due siete gli unici docenti qui dentro che non la usano per preparare le lezioni o correggere i compiti – o gli unici due che negano di farlo. «E… subito?»

L’uomo non smette di sorridere. Ora non mi fissa più il seno quanto l’inguine. «Questo pomeriggio c’è un assemblea di tutti i professori…»

Il fiato esce dal mio naso. Lui è un bell’uomo, se la tira come se fosse un premio Nobel alla filosofia in un mondo di analfabeti, un pensierino su di lui me lo sono fatto in passato, ma lei… La Scimmia mi fissa; ha appoggiato le mani sul tavolo… i pugni sul tavolo, come i gorilla. Per essere brutta è brutta, ma la figlia riesce ad essere pure peggio, e se l’ho leccata a lei che è una bibliotecaria part time, con la Vitali che è la mia prof…

Sospiro. «Ok. Cosa devo fare? Mi sdraio e voi due mi—»

«No, solo io.» Ruggiero lancia un’occhiata alla moglie, la donna non si muove di un millimetro, come se fosse uno spettatore invisibile. «Non ha diritto a fare sesso fuori dal matrimonio.»

Immagino che non lo faccia molto spesso nemmeno all’interno. Non con un marito che può soddisfare i suoi appetiti sessuali con studentesse disperate invece di accontentarsi dell’anello di congiunzione tra la donna e Cita.

La voce dell’anello di congiunzione è piatta. «Mi piace assistere a mio marito che gode possedendo ragazze stupide. Mi eccita vederlo godere.»

Un senso di vuoto riempie il mio petto. «Oooook…» Quella donna è morta dentro, capisco perché è sempre incazzata con tutti, e in particolare con me e le altre ragazze anche solo carine. Sposto lo sguardo su Ruggiero per…

L’uomo è accanto a me. Mi sovrasta per qualche centimetro a livello fisico, ma per quanto riguarda la presenza è almeno un paio di metri più alto. Allunga le mani e mi afferra il fondo della maglietta. «Questa sarebbe opportuno che te la togli.»

«Sì.» Me la sfilo e le tette restano coperte in parte solo dal reggiseno.

Ruggiero si lecca le labbra. «Che meraviglia.»

La Vitale è in ginocchio sul tavolo e allunga il collo per fissarmi le bocce. Ha la bocca aperta e la lingua si muove come un serpentello che sonda la cavità orale. Distolgo lo sguardo prima di vomitare.

Apro il ferretto dietro la schiena e le tette si liberano dalla pressione del reggiseno. Il fastidio che mi portavo da questa mattina scompare, sostituito dall’imbarazzo di essere contemplata dalla Scimmia che sembra non aver mai visto un paio di tette in vita sua. Quando abbassa lo sguardo. non fa fatica a vedere se le stringhe delle scarpe sono allacciate o sciolte…

La donna si molleggia sulle ginocchia. «Infilaci il tuo bastone, Pierpaolo, e usale per darti piacere.» Si mangia le parole, gocce di saliva le schizzano dalla bocca.

Lui muove la mano nella sua direzione come se volesse artigliarla. «Taci, lurida cagna!» Devono averlo sentito fino al terzo piano…

Ho gli occhi spalancati, la Vitale si abbassa su un fianco e solleva le braccia davanti al volto. «Ti… ti prego, perdonami, mio padrone.»

L’uomo le punta il dito contro. «Che non succeda più, o sarai punita questa sera.»

«No, ti prego, mio padrone, la gabbia no…»

Il cuore deve essersi fermato per qualche secondo. Quando riprende a battere ce l’ho in gola.  Frida, mi sa, è quella sana della famiglia…

Ruggiero fissa la donna, gli occhi che lanciano fulmini. Una sua mano si appoggia sulla mia testa e spinge verso il basso. La sua voce ha perso quasi del tutto la sua rabbia. «Dolce, incantevole Giulia, succhia il mio bastone di fuoco.»

Mi lascio cadere in ginocchio. Dove cazzo sono finita? Fatico a ricordare una puntata di South Park più assurda di questo momento.

Le mani dell’uomo trafficano sulla patta dei pantaloni e sulla zip. I jeans scivolano lungo le gambe pelose e magre. Le mutande nere sono deformate dall’eccitazione che il mio corpo, ma soprattutto l’idea di scoparmi, sta avendo nelle parti basse del professore.

«Estraigli il bastone di fuoco, vacca rossa!» La Vitali ha afferrato il bordo della scrivania e sembra pronta a gettarsi giù tanto si sporge per assaporare meglio la vista di me che prendo fuori dagli slip il… il bastone di fuoco del marito.

Deglutisco della saliva con la consistenza della gomma americana. Seriamente, dove cazzo sono finita?

Ruggiero accarezza i miei capelli con troppa forza. «Coraggio, ragazza, dimostra di meritare la mia clemenza. Non credo sia necessario dirti come devi comportarti.»

«Mettitelo in bocca e succhiaglielo, vacca rossa!»

L’uomo solleva la mano dalla mia testa ad una velocità che solo le katane nei cartoni animati possono eguagliare e la punta contro la donna. Non pronuncia una parola, ma la Scimmia ritrae la testa tra le spalle e si abbassa sul tavolo.

Sospiro dal naso. Se lo raccontassi mi prenderebbero per matta… Afferro l’elastico delle mutande, lo discosto dalla pelle e infilo dentro l’altra mano. Un tubo di carne calda riempie gli slip, le mie dita sfiorano una superficie liscia, bollente, umida. La cappella del professore.

Lui sorride al mio contatto, i suoi occhi si socchiudono. «Non tentennare, Giulia.»

Lo afferro e lo tiro fuori: un grosso e lungo cazzo, uno dei più grandi che abbia mai visto, punta verso di me, il glande bulboso e rosso ha il meato che cola liquido trasparente. L’odore di eccitazione, aggressivo, mi riempie le narici, il petto, la mente. La paura che mi stava opprimendo viene spostata da parte dall’eccitazione che inizia a colare nelle mie mutandine.

Il professore di filosofia ha un gran bell’uccello, non me lo sarei mai aspettato, soprattutto considerando con chi si accompagna. Chissà se le altre che hanno gli occhi a cuore quando lo vedono passare per i corridoi della scuola immaginano cosa nasconde nei pantaloni?

La Scimmia inizia ad ansimare, si passa la lingua sulle labbra come se se le stesse pulendo da qualcosa di dolce. «Succhialo!» Emmette un gemito disgustoso. «Fallo spruzzare!»

Un’ondata di calore sale al mio viso, le mani si inumidiscono di sudore. L’esibizionismo non è una delle mie perversioni, evidentemente. O, per lo meno, non davanti alla moglie assatanata del mio partner.

Mi inclino in avanti e discosto le labbra: bacio la punta della cappella e la faccio entrare nella mia bocca. La lingua si appoggia sul filetto e scivola sull’impronta umida lasciata dalle gocce di precoito fino al taglio. Le papille gustative scivolano sulla superficie setosa, strappando un sapore salato.

Il respiro di Ruggiero è profondo e a strappi, un brivido gli scuote le braccia e si ripercuote sull’asta del cazzo. «Sei… sei fantastica.»

La Scimmia è ancora prossima a cadere dalla scrivania tanto è spinta in avanti. Ha la bocca aperta e fissa la mia, dalla gola le esce un gemito rozzo da animale.

Estraggo la cappella dalla bocca e stringo il cazzo nella mano, lo sposto da una parte e sollevo lo sguardo sul professore. «Hai un pene meraviglioso, professore. Mi fa bagnare tutta.» Il cuore mi fa un balzo: non sto mentendo! Il tessuto delle mie mutandine si sta davvero bagnando!

«Non fermarti!» Le parole giungono dalla Vitale. «Fai godere il mio padrone!»

Le scaglio un’occhiata. Cazzo, ma com’è ridotta? In classe è una furia contro di noi, nel privato sembra il gobbo assistente sgorbio dello scienziato pazzo dei film horror degli anni ’50 che piacciono a mio fratello.

Ruggiero mi accarezza i capelli. «Ha ragione, non indugiare.»

Fate come vi pare, finché è un pompino… E potrei approfittarne per migliorare la mia situazione con un ottimo pompino, di quelli che so fare io.

Sollevo il cazzo e passo la lingua dalla punta al frenulo, scivolo con la punta attorno alla cresta della cappella, m’insinuo nel meato, che sta colando precoito a litri. Quando me lo farò venire in bocca, rischierò di strozzarmi con tutta la sborra che spruzzerà.

La Scimmia batte le mani sul bordo del tavolo. «Fottile la bocca a quella vacca rossa!»

L’uomo emette di nuovo quel sh-sh-sh che zittisce sua moglie. «Lei è troppo brava per un irrumatio, a differenza tua.» Mi accarezza di nuovo i capelli.

Tu ti faccio godere come non hai mai nemmeno immaginato, e a te, stronza, faccio scoprire che non è tanto la perfezione del mio corpo che devi invidiare!

Apro le labbra e spingo la testa avanti, il cazzo mi scivola in bocca. Inizio ad accarezzare le palle pelose in fondo all’asta e a spompinare. La cappella scivola sulla mia lingua, raggiunge la gola, dopo un paio di secondi ritraggo la testa e il cazzo resta dentro solo per la punta.

Mi ci metto d’impegno, e continuo. Una mano prosegue a massaggiare le palle bollenti del professore.

 «Fermati, Giulia!» Ruggiero è senza fiato, la sua voce è implorante.

Mi blocco con il cazzo fermo sulla mia lingua, la cappella tra le mie tonsille. Sollevo lo sguardo sul volto dell’uomo: è rosso e respira a stento. È la prima volta che qualcuno mi implora di non farlo sborrare nella mia bocca… beh, mi sta andando meglio di quanto pensassi se non devo ingoiare la sua sborra.

Lui fa un passo indietro e l’uccello scivola fuori dalle mie labbra per tutta la sua lunghezza. La cappella brilla per la saliva che cola. Il professore si afferra l’asta e la stringe. Prende una grossa boccata d’aria e la espello soffiando a occhi chiusi.

Sta cercando di non sborrare? Almeno non mi viene sulle tette. La cosa sta andando davvero meglio di…

L’uomo espira e apre gli occhi. Mi sorride e mi guarda. «Non posso nascondere che dimostri una riguardevole capacità nell’usare la bocca per dare piacere ad un uomo.»

La Scimmia emette dei gemiti. Ha sbavato a tal punto che la saliva che le cola dalle labbra è maggiore di quella che si trova sul mio mento. «Non lasciarla andare così, non ha finito…»

Le scocco un’occhiata. Di cosa diamine sta parlando? Non facciamo scherzi.

Lui annuisce. «Ha ragione, Giulia: questo era perché io accetti di aiutarti con i professori…»

Mi alzo in piedi. Scuoto la testa. «Cosa state dicendo? Io non…»

Due mani afferrano i miei polsi da dietro e mi bloccano. Il cuore mi balza in gola, il buco del culo mi si serra. «Ehi, cosa…» Strattono per liberarmi, ma la morsa delle mani della Vitale è invincibile.

«Adesso paghi, vacca rossa!» La donna mi tira all’indietro, verso la scrivania.

Ruggiero mi prende ai fianchi. «Non gridare, Giulia. Devi pagare per averci ingannato nei mesi passati.»

Mi dimeno, ma l’intervento di Ruggiero rende tutto ancora più inutile. Il bordo del tavolo picchia contro il mio sedere, la Scimmia continua a tirarmi indietro. «Cosa volete fare?»

L’uomo mi solleva come se non avessi peso e mi trovo seduta sulla scrivania. Con altrettanta facilità mi volta e mi trovo con le tette premute contro la formica del piano.

Con un movimento veloce e preciso delle mani, la Vitale si scambia i miei polsi l’una con l’altra. Si siede sulla sedia per bloccarmi con il suo peso. Sul viso da scimpanzè della troia, la bocca bagnata di saliva si arcua in un sorriso.

Le mani di Ruggiero scendono sotto la mia pancia e sbottonano i pantaloni e me li abbassano con uno strappo insieme alle mutandine. L’aria che scende tra le mie chiappe e le cosce mi strappa un brivido. Le viscere sono diventate spaghetti stracotti.

Mi manca il fiato. «Cosa volete farmi, bastardi?» Urlo, butto fuori tutto il fiato che ho in corpo, ma la mia voce è solo un sibilo coperto dal martellare del mio cuore.

«Sei molto volgare, ragazzina.» Una mano di Ruggiero si posa sulla mia bocca, chiudendola. Un’altra scende sotto il mio petto e stringe una tetta. «Lascia che sia solo la mia lurida cagna a usare un simile linguaggio da postribolo.»

La lurida cagna ha lasciato i miei polsi già da qualche istante. È sdraiata sulla sedia, il culo spinto in avanti, i pantaloni e i mutandoni abbassati sulle caviglie. Si lecca le punta di tre dita e se le abbassa sull’inguine coperto da lunghi peli marrone camoscio spianati sulla pelle. Inizia a malmenarsi la cima della figa con le piccole labbra più grosse che abbia mai visto. «Incula quella vacca, padrone! Sborrale dentro!»

La mia implorazione di non farlo si riduce a versi lamentosi quando prova a passare per la mano di Ruggiero.

La sua pancia si appoggia alla mia schiena, la cappella scivola tra le chiappe. Si appoggia sul mio ano. «Non fare versi, Giulia. Devi pagare il tuo inganno.»

Stringo il buco del cu… no, mi rilasso. Non potrò comunque fare nulla per impedirlo. Chiudo gli occhi e mi rilasso. Il cazzo lo apre senza trovare resistenza, entra nel mio retto, lo riempie. La cappella mi scivola nell’intestino, sprofonda per tutta la sua lunghezza.

«Brava, Giulia, accetta la tua punizione.» L’inguine di Ruggiero si stacca dal mio culo e il cazzo scivola indietro. Affonda con un colpo, il taglio del tavolo mi colpisce le cosce, mi strappa un gemito e una smorfia.

Serro le palpebre, lo stomaco mi si stringe. Quanto cazzo è grosso? Merda!

La Scimmia ha appoggiato le scarpe sul tavolo, una a destra e l’altra a sinistra della mia testa. Una mano tiene aperte le piccole labbra che sembrano delle bistecche frastagliate, l’altra si muove a circolo sul clitoride. Chiude gli occhi e stringe i denti. «Fotti quella troietta,» ringhia, «falle sentire il tuo potere, padrone!»

La presa di Ruggiero sulla mia bocca mi spinge la testa all’indietro, quella sulla tetta diventa una morsa. Il ritmo dei colpi nel mio culo aumenta, è un martellare continuo, dentro-fuori, dentro-fuori, dentro-fuori, il movimento del suo cazzo nel mio retto produce un suono liquido, i colpi del suo inguine contro le mie chiappe sono accompagnati da un plat-plat-plat continuo.

Lascia la mia bocca e respiro una boccata d’aria pesante, oleosa sulla lingua. Il Kinder Brioss mi muove nello stomaco al pensiero che sto inalando l’odore della fregna raggrinzita della Scimmia.

Lui si solleva dalla mia schiena, emette un grugnito e si blocca con tutto il cazzo nel mio intestino. «Prendi il mio seme, troia!» L’asta di carne vibra nel mio retto, schizzi caldi esplodono uno dopo l’altro.

Stringo le mani sul bordo del tavolo, la mia testa cala sul piano freddo fino ad appoggiare la fronte bagnata di sudore. Il respiro è bloccato nella gola dai colpi del cuore.

Ruggiero spinge di nuovo fino in fondo, si solleva dalla mia schiena e sfila il cazzo, un centimetro alla volta, come se volesse godersi ancora il bacio del mio intestino sulla sua cappella. Esce, il buco del mio culo collassa al rallentatore: un paio di gocce di sborra fanno in tempo a colare tra le chiappe e sul perineo.

Un odore aspro e pungente si spande nell’aria. Devo stringere i denti per tenere al suo posto la colazione dell’intervallo.

Il suono viscido della mano della Vitale sulla sua figa diventa più forte dell’inculata. Le dita sembrano una frusta che cerca di non far impazzire una ciottola di maionese - o, piuttosto, far impazzire la Scimmia. La donna emette versi, è attraversata da spasmi nel suo corpo in miniatura e magro. La testa le si piega all’indietro sullo schienale della sedia e geme.

Chiudo gli occhi. È letteralmente l’esperienza peggiore degli ultimi minuti; venire sborrata in culo da un professore che mi minaccia di bocciatura diventa qualcosa di accettabile, al confronto.

Ruggiero mi palpa una chiappa. «Ottimo, Giulia. Rivestiti pure.»

Appoggio le mani sul tavolo e faccio forza per alzarmi. I muscoli mi fanno male e la schiena mi duole. Nei prossimi giorni mi compariranno dei segni bluastri sulle cosce, dove sbattevo contro il piano della scrivania. Stringo il buco del culo per non far uscire altra sborra: quella già sfuggita mi lascia un sentiero umido lungo una gamba.

Mancano ancora quattro ore prima di potermi fare un bidet. O una doccia, meglio.

Mi sollevo i pantaloni e le mutandine in una volta. «Siamo… siamo a posto, professore?»

La Scimmia, alle mie spalle, strilla versi inarticolati e bestiali. Se non sapessi che si sta masturbando, crederei – spererei – la stiano accoltellando o peggio.

Ruggiero si infila nelle mutande il cazzo umido ancora barzotto. Strano non se lo faccia pulire con la lingua dalla moglie… ma potrebbe farlo dopo, e non ci tengo ad assistere.

Si solleva e chiude i pantaloni. Gira attorno alla scrivania e fissa la donna che sta ansimando per il piacere. Il labbro superiore si solleva fino a mostrare i denti bianchi. Le assesta una spinta su una spalla.

La Scimmia, con la mente annebbiata dall’orgasmo in arrivo, apre gli occhi e prova a metterlo a fuoco. Ha l’espressione di qualcuno che ha lo stimolo per uno starnuto ma resta a prudere nel naso.

«Levati, squallida Gòrgone!» In quelle tre parole c’è più disprezzo di quanto possa esprimerne io nell’anno passato ad avere la Vitale come insegnante.

La donna sembra ubriaca, prova ad alzarsi dalla sedia me si ribalta e cade a terra a quattro zampe. Avanza come un cane fuori dalla scrivania.

«Spalanca gli infissi, che qui è pieno del fetore della tua depravazione.»

La donna si mette in piedi facendo forza con una mano su un ginocchio. Emette un gemito di fatica e, a culo nudo e con i pantaloni abbassati sulle ginocchia, avanza come i soldatini di plastica di Toy Story fino alla finestra.

Ruggiero finisce di pulire con un fazzoletto la sedia e ne prende possesso. Da una pila di fogli bianchi ne prende uno e lo appoggia accanto ad alcune gocce liquide, forse la mia saliva mentre mi veniva in culo.

Impugna una penna stilo e traccia con una calligrafia perfetta una serie di righe e le firma. Chiude il foglio e me lo consegna. «Hai la professoressa Irma Gallo, quest’ora di lezione, Giulia?»

Il fiato mi si mozza. Cazzo! Ho appena perso dieci minuti di quella stronza della Gallo! Mi farà una ramanzina per il resto della lezione! «Sì…»

«Consegnale questo foglio e abbi la cortesia di riferirle che la professoressa Vitale desidera vederla una volta terminata la lezione.» Il sorriso di Ruggiero non è quello di qualcuno che ti ha appena sfondato il culo bloccandoti su una scrivania.

Così come il volto che sembra un viso di cera che si sta sciogliendo della Vitale non è quello di qualcuno che si stava ditalinando, godendo della sottomissione anale della studentessa che odia di più.

No, Giulia, non permetterti di avere pietà della Scimmia! Non osare!

Deglutisco qualcosa della consistenza del catrame e scivola a stento nella gola dolorante, irritandola ancora di più. Annuisco a Ruggiero e abbasso la testa. «Va bene.»

Gli occhi gli brillano come nemmeno mio fratello dopo che ho amato il suo cazzo con la bocca. «Puoi andare.»

Mi avvicino alla porta e metto la mano sulla maniglia, ma mi fermo. Volto la testa. «La… la cosa è a posto, giusto? Non dovrò, ancora…»

La Scimmia mi fissa con uno sguardo peggiore di quello di mio cugino quando mi ha costretta a inginocchiarmi nel boschetto, il sorriso di Ruggiero non è migliora. «Vedremo come si evolverà la storia, e se si renderà necessario avere un nuovo colloquio con te.»

Serro i denti e stringo le labbra per non lasciarmi sfuggire il fiume di insulti che mi sta risalendo dalla gola. Apro la porta, esco e la chiudo alle spalle.

Andatevene tutti a cagare. Mi avvio lungo il corridoio, l’ano sembra cosparso di quella roba sulla carta vetrata grossa.

 ***

«Avanti.»

Apro la porta ed entro nell’aula. La Gallo è seduta alla cattedra e mi fissa attraverso i suoi occhiali. «Ah, Grimaldi. Si era persa e non trovava l’aula?»

Abbasso gli occhi. «No, prof…» Ma va’ a cagare anche te. «Ero a colloquio dalla professoressa Vitale.»

Raggiungo la cattedra e appoggio il foglio davanti a lei. «Più tardi vorrebbe vederla.»

La donna lo prende e lo legge. Gli angoli delle labbra si sollevano appena. «Grazie. Puoi andare a sederti, Grimaldi.»

«Sì.» La mia voce è appena un sussurro. Attraverso l’aula sotto lo sguardo del resto della mia classe e mi siedo al mio posto. Un dolore all’ano esplode in una smorfia che nascondo a stento.

La Gallo chiude il foglio a metà e se lo infila in una tasca. Si schiarisce la gola e si rivolge agli studenti, come se nulla fosse accaduto. «Come stavamo dicendo, al termine della Prima Guerra Mondiale, quella che allora chiamavano, molto ottimisticamente, lasciatemelo dire, “la Grande Guerra”…»

Xena, accanto a me, mi tocca con il braccio con il gomito.

Le lancio un’occhiata, lei si avvicina a me e pone la mano davanti alla bocca. «Oltre alla Scimmia c’era anche il marito?»

Annuisco. Come fa a saperlo?

«Ah, ok.» Sorride. «E ha voluto solo la bocca o anche…»

Sgrano gli occhi. Pure Xena? Ma in quante ci siamo dentro?


Ciao, lettore. Spero che ti sia piaciuto vivere questa piccola avventura con me. Ogni fremito, ogni sospiro che hai provato leggendo è stato un momento condiviso, un segreto tra noi. Se ti sei divertito quanto me, perché non lasciarmi un segno del tuo passaggio? Un piccolo gesto può accendere il mio sorriso, e io adoro sapere che sei stato qui, vicino a me.

Premi il cuore ❤️ Se il calore di queste pagine ti ha sfiorato anche solo per un istante, premi quel cuoricino. È come un battito che arriva dritto a me, un modo semplice per dirmi che hai sentito lo stesso brivido che ho provato io. Non c’è niente di più dolce che vedere il tuo apprezzamento accendersi per me.

Commenta ✍️ Mi piacerebbe tanto sapere cosa ti ha fatto battere il cuore. Raccontami cosa ti ha stuzzicato, cosa ti ha fatto sognare, o magari cosa vorresti che accadesse dopo. Le tue parole sono come un sussurro sulla mia pelle, e non vedo l’ora di leggerle e lasciarmi ispirare da te.

Metti cinque stelle E se vuoi davvero farmi brillare, regalami cinque stelle. È il tuo modo di dirmi che questa storia ti ha preso, ti ha avvolto, ti ha fatto desiderare di più. Una valutazione così sarebbe la ciliegina sulla torta, un dono che mi scalda dentro.

Grazie per esserti tuffato in questo viaggio con me, lettore. Non vedo l’ora di condividere ancora altri momenti, altre emozioni. Tu sei parte di tutto questo, e io sono qui, pronta a continuare.

Giulia la rossa XXX