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Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 12
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Capitolo 12 di 12 26 min di lettura

Colloquio in ginocchio dal professore

Frida decide di spifferare ai suoi genitori, miei professori, che uso le IA per fare i compiti, e i due mi convocano in ufficio per farmela pagare. Frida, scopro, non è quella più pervertita della famiglia...

Giulia la rossa
7 mesi fa · 1.3k letture · 3

Le dita di Luisa tastano il tessuto sul fondo della mia maglietta. «Che morbido. Vorrei anch’io una maglietta della Ananas, ma costano troppo.»

Strappo un morso di Brioss e le sorrido. «Siamo andati a vedere in negozio la settimana scorsa per prenderne una in sconto, ma c’erano solo a prezzo pieno.»

«Tu e chi, Giulia?» Xena mi accarezza la maglietta. «Non hai un fidanzato. A meno che tu non abbia un amante segreto…»

La figa mi prude e si bagna al ricordo della pompa che ho fatto a mio fratello nel parcheggio del centro commerciale e, soprattutto, dell’inculata nel gabinetto come ringraziamento per avermi comprato la maglietta. Le sue mani che mi stringono le tette, il suo ansimare mentre viene dentro di me. Il sorriso si allarga quanto le mie cosce si stringono.

Nadia ridacchia con il suo strizzare gli occhi e la mano posta davanti alla bocca. «Giulia ha capito che fare la troia ha i suoi vantaggi. Devi trovarti un amante, Luisa. Ogni volta che gliela dai, ti fai comprare qualcosa.» Solleva il Galaxy che ha sempre in mano e guarda qualcosa sullo schermo: quanti pompini le sarà costato per farselo prendere dal trentenne con cui esce?

Xena lancia un’occhiata verso il capannello in fondo al corridoio, vicino alla porta della quarta idraulici. «Ne ha una anche Veronica, ma la sua maglietta della Ananas non è bella quanto la tua, Giulia.»

Mi pulisco una briciola di merendina inesistente sulla maglietta, sopra le tette. Non trattengo un sorriso nel sapere che la mia crea più ammirazione di quella di—

«Sei Giulia Grimaldi, giusto?» Una voce femminile roca alle mie spalle mi fa sussultare. Una delle bidelle mi fissa, quella che passa più tempo con in mano il telefono e una sigaretta in bocca accanto al campo da pallavolo vicino al parcheggio che nell’edificio a fare il suo lavoro. I suoi occhi passano sul mio corpo, fa un confronto mentale con il suo da cinquantenne zitella dai fianchi appesantiti e si lascia sfuggire una smorfia. Non stacca lo sguardo dalle mie bocce che deformano il tessuto della maglietta. «Ti vuole la Vitale.»

Il fiato mi si mozza. «La prof di italiano?» Cazzo… il ricordo della sua figlia lesbica in biblioteca che mi voleva costringere a leccargliela per non dire alla madre che faccio fare le ricerche con ChatGPT manda al galoppo il mio cuore. «Vuole vedermi subito?»

«No, a Natale.» Il fiato della donna puzza peggio di un posacenere. «Adesso! È nel suo ufficio al piano terra.»

Le tre ragazze accanto a me hanno gli occhi spalancati, si guardano l’un l’altra. Xena si porta una mano alla bocca. «Ahi, Giulia…»

«Quella è una rompicoglioni…» Luisa si è beccata una lavata di capo proprio dalla Vitale per il suo compito in classe. La minaccia di non farci fare gli esami di maturità è diventato il tormentone della Scimmia, quest’anno.

La vecchia mi guarda come se avesse davanti un barbone. «Beh, vuoi muovere il culo?»

Le scocco un’occhiataccia ma non pronuncio una sillaba. Dicono che questa si lega al dito ogni offesa, anche minima. Non vorrei trovarmi il banco sporco o la sedia appiccicaticcia. Annuisco. «Vado…»

***

L’ufficio della Vitale è poco oltre la presidenza, lungo un corridoio vuoto. Mi fermo davanti alla porta e sollevo il pugno. Il cuore mi batte con forza, la donna è una delle insegnanti che più mi odiano in questa scuola, e non tanto per il mio rendimento, quanto per la mia bellezza.

Non per altro la chiamano la Scimmia.

Sospiro e busso appena sotto la targhetta.

Mi risponde una voce maschile. «Avanti.»

Le labbra mi si schiudono. Perché c’è un uomo?

Afferro la maniglia e apro.

Seduto alla scrivania della Vitale c’è il professor Ruggiero, il marito della professoressa e docente di filosofia. Ha il viso squadrato e allungato, effetto ancora più marcato per la barba sale e pepe che si congiunge con i capelli del medesimo colore. Indossa ancora quella ridicola giacca in tweed verde marcio con i rinforzi ai gomiti, nemmeno sia uscito da un film di pessima qualità pieno di cliché, e una camicia azzurra. Non ha un filo di grasso e molte mie compagne si lamentano che non hanno la possibilità di seguire le sue lezioni. Posso capire il motivo.

Poco dietro, ad un lato della scrivania, è in piedi la Vitali. Distolgo lo sguardo dal suo viso arrabbiato, e non tanto per paura della sua furia, quanto per non vedere il suo viso raggrinzito come una prugna secca e i capelli grigi pettinati in avanti e mettermi a ridere: le parole del mio compagno Michele, “basta vedere in faccia la Vitali per credere che discendiamo da Cita”, risuonano nella mia mente. Indossa una giacca scura su una camicia bianca, ed un paio di pantaloni di velluto che non metterei nemmeno per pulire il solaio. È alta un metro e mezzo ma si comporta come sa fosse un giocatore di basket.

La donna non si muove ma il professore mi sorride e mi indica di avvicinarmi. «Quindi tu sei la famosa Giulia che è sulle labbra di tutto l’istituto?»

Ultimamente, mi sembra che sia tutto l’istituto ad essere tra le mie labbra…

La Scimmia mi scaglia un’occhiataccia di fuoco. «Famigerata, semmai.»

Ruggiero solleva una mano. «Sh-sh-sh.»

La donna serra le labbra e abbassa gli occhi. Ha le mani in mano davanti al grembo.

Cazzo, devo provarci anch’io la prossima volta che dà in escandescenza in classe!

Mi fermo ad un metro dalla scrivania, davanti al professore. Mi metto dritta, le tette bene in mostra: il sorriso di lui si allarga di un buon pollice. Prendo in ostaggio la lingua tra i denti per non ridere: anche altro, tra le sue gambe, si starà allungando di una spanna a questa vista.

Gli occhi grigi della Vitale, invece, si socchiudono un po’ di più sotto la fronte prominente, le rughe sulla faccia si fanno più profonde.

L’uomo si appoggia allo schienale della sedia e incrocia le braccia al petto. Il sorriso rimane mentre mi parla. «Bene, Giulia, immagino saprai perché ti abbiamo convocata.»

L’eccitazione nel mio ventre e il divertimento sul mio volto si spengono come due fiamme a cui hanno gettato un secchio d’acqua. La stronza della biblioteca ha spifferato e loro sanno che uso l’intelligenza artificiale per fare i compiti… come chiunque altro qui dentro.

Apro le labbra per rispondere, la lingua resta attaccata al palato secco come il deserto. «N—no…»

La Vitali è scossa da un fremito omicida. «Lo sai benissimo il perché! Tu ti…»

La manata di Ruggiero sulla scrivania rimbomba nell’ufficio e fa trasalire me e la Scimmia. «Insomma!» il professore la fissa, il labbro superiore è sollevato a mostrare i canini. «Ti ho dato il permesso di parlare?»

La donna abbassa la testa. Il suo “chiedo perdono” è flebile al punto tale da non essere quasi udibile.

Ruggiero si afferra la giacca in tweed e se la tira, come a far uscire aria calda dallo scollo. «Insomma! Non sei in grado di rispettare un ordine?»

Il cuore mi pulsa nel collo. Ma che cazzo… Quando li si vede in giro insieme per la scuola sembrano – un orango e il suo addestratore – una coppia perfetta, ma nel privato sono l’esatto contrario.

Il professore fissa sua moglie, lei non muove un muscolo, ferma come una statua penitente. Lui borbotta qualcosa e si volta verso di me. Il suo sorriso ha perso qualche punto di eccitazione per guadagnarne molti di qualcosa che sembra furia. O dominio.

Un forte prurito sorge tra le piccole labbra della figa, le tette prudono sottopelle, come se solo un paio di grosse mani maschili possano grattarle stringendole forte e schiacciandole. Anch’io vorrei prendere la maglietta e far uscire l’ondata di calore che si sta espandendo nel mio busto.

Ruggiero solleva gli occhi dalle mie bocce e li porta sul mio viso accaldato. «Cosa stavo dicendo? Ah, sì: ti abbiamo convocata, Giulia, a causa dei tuoi voti in varie materie.»

Mi schiarisco la voce. «I… i miei voti non sono così male.» Ho sette in italiano, e sei in matematica. In inglese me la cavo più che bene e informatica è…

«Lo sappiamo.» Il professore appoggia i gomiti sul tavolo e si prende un pugno nell’altra mano. «Ma ci è giunta voce che potresti imbrogliare un po’… Usufruire di alcune funzioni informatiche, affidando i compiti che ti vengono assegnati per casa a intelligenze artificiali così che tu non debba impegnarti nello studio.»

E chissà chi è l’uccellino che ha cantato…  Carogna di una Frida, le ho pure leccato la figa sommersa da quella foresta amazzonica che ha in mezzo alle gambe… Trattengo a stento una smorfia di disgusto.

Ruggiero continua a parlare. «Di conseguenza, io e la professoressa Vitale…» La professoressa Vitale non si è mossa di un millimetro, con la testa abbassata, come il robot dei film comici quando lo spengono. «…stavamo pensando di informare il resto del corpo docenti del tuo fastidioso uso di assistenza informatica per evitare lo studio e il lavoro correlato, e proporre loro di abbassare i tuoi voti.»

Prima di andare avanti…

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