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Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 11
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Capitolo 11 di 12 10 min di lettura

La ciclabile - 3 - Lavoro di tette

Anche il secondo spacciatore approfitta della situazione, e soprattutto delle mie grosse tette...

Giulia la rossa
1 anno fa · 713 letture · 2

Il moretto è ancora appoggiato al muro scrostato, i jeans abbassati alle caviglie e il cazzo che sta perdendo il suo vigore, ora moscio quanto la goccia di sborra che pende dalla cappella rientrata quasi del tutto nella pelle. Solleva la testa e fissa me e il biondo. «Fotti quella troia, Val…»

Valerio gli scocca un’occhiataccia che gli fa chiudere la bocca. Come dire che non ho letto il suo nome quando mi ha fatto scansionare il codice Qr di PayPal…

Il biondo torna a guardarmi. «Come stavo dicendo...»

«Una spagnoletta, ho capito.»  Annuisco, ma le nostre altezze sono sbagliate: il suo cazzo è all’altezza della mia bocca, non delle mie tette. Che devo fare? Accosciarmi? Già mi dolgono le gambe solo all’idea.

Metto le mani sotto le mie grosse bocce, le sollevo e le discosto. Il prurito alla figa che mi ha assillato fino ad ora aumenta; stringo le cosce e le muovo appena una contro l’altra. Il clitoride è doloroso contro il tessuto delle mutandine. «Dovrai abbassati un po’ se…»

Valerio scaccia la mia proposta con il movimento di una mano. «Non pensarci nemmeno.»

Ma che cazzo… «E allora come vuoi fare?»

Lui si avvicina a uno dei materassini gonfiabili e, con una pedata, getta via una rivista erotica sgualcita. Tizie nude con macchie bianche svolazzano come le ali di un uccello impazzito in un angolo della casetta. Con un movimento più controllato fa cadere sul pavimento un fazzoletto di carta accartocciato. Dev’essere stato il surrogato della figa di qualcuna delle tizie appena volate via…

«Puoi sdraiarti qui.» Valerio indica il lettino, ora con solo briciole e lo sporco che c’era sotto la suola delle sue scarpe. Diverse macchie costellano la gomma: non so se sperare siano sborra o qualcos’altro…

Una mano si appoggia sulla mia spalla e mi spinge. «Muoviti, Belletette, non abbiamo tutto il giorno.»

Mi siedo sul materassino. Il tessuto delle mutandine sfrega contro il clitoride, mi viene da stringere le cosce per trattenere il bisogno di godere. Mi sdraio. Briciole di qualcosa mi pungono la pelle della schiena.

Deglutisco. Mi tengo le tette, dure come sassi. Annuisco al ragazzo. «Sono pronta.»

L’unica risposta è una sghignazzata da parte del biondo. Si mette con i piedi attorno alle mie gambe e si siede sul mio ventre. Si mette più comodo e infila il cazzo tra le mie bocce.

Le spingo tra di loro, celando l’uccello del tutto se non per la cappella che avanza fuori appena. «Cosa… cosa vuoi fare? Tengo stretto e tu mi…»

«Togli le mani, che ci penso io.» Mette le sue al posto delle mie, i suoi palmi sono caldi, umidicci. Mi stringe le tette attorno al suo cazzo. «Ecco come si fa.»

Invece di muovere il bacino e fottermi il seno, spinge avanti e indietro le mie bocce, segandosi. Un intenso attore di eccitazione maschile si solleva dalla cappella, soffocante e, al tempo stesso, meraviglioso.

Inalo a fondo, è come riempirsi il naso del profumo del pane appena sfornato. Cazzo, sì … La figa mi prude, l’umidità cresce fino ad essere liquida, a inzuppare il tessuto delle mutandine. Stringo le cosce, mi tremano dal desiderio.

Lui chiude gli occhi e apre le labbra. Ansima. «Quanto cazzo sei figa!»

Le dita del bastardo sono aperte a raggiera, tamburellano i miei seni. Li muove avanti e indietro, e ad ogni movimento è come se caricassero una molla collegata alla mia eccitazione.

Merda, devo ditalinarmi, sfogare il fuoco liquido che sta sconvolgendo il mio inguine. Piantala di fotterti le mie tette ma sfondami la figa, Valerio!

Il moretto si avvicina. In una mano si tiene i pantaloni sbottonati, nell’altra stringe il cazzo sporco di sborra e saliva. Non vorrà un secondo giro nella mia…

Si ferma accanto a Valerio, gli mette una mano sulla nuca e gliela volta verso di sè. «Succhiamelo.»

Il biondo non apre gli occhi ma solo la bocca. L’altro gliela riempie con il cazzo…

No, sono davvero qualcosa più che semplici amici.

Valerio si sega con le mie tette, l’altro si fa una gola profonda, piantandogli l’uccello fino alla radice in bocca e fottendogliela con un suono viscido e liquido. La saliva esce dalle labbra del biondo e finisce sulla sua maglietta.

Stringo i denti, la figa mi prude come se vi avessi dentro le formiche. Accavallo le cosce, stringo le grandi labbra, il clitoride è così gonfio e sensibile che sembra una ferita ogni volta che il tessuto delle mutandine vi scorre sopra.

Il moretto inizia ad ansimare, aumenta la velocità del suo inguine, si fotte con violenza la bocca dell’amicone. Stringe i denti, emette un gemito e gli viene in go— No! Estrae il cazzo in tiro e luccicante di saliva dalle labbra di Valerio, si inginocchia accanto a me e punta il glande contro il mio viso. Il ragazzo emette un grido.

Chiudo gli occhi appena in tempo: uno schizzo caldo e colloso mi colpisce il volto, poi un altro, e un altro ancora. Faccio una smorfia: questo non era nei patti, merda…

Il moretto emette un gemito e un sospiro. Cade a sedere sul pavimento lercio. «Eccoti servita, troia...»

Valerio continua a menarselo con le mie tette e aumenta di velocità. «Cazzo… adesso vengo anc—» Lancia un grido strozzato, mi strizza le bocce e liquido caldo mi finisce a spruzzi sotto il mento, sul collo e tra i seni.

«Ah, porca troia…» Il ragazzo si appoggia sulle mani inchinandosi indietro. Il cazzo si solleva dalle mie tette smerdate di sperma. «Che goduria… Mai goduto tanto in vita mia…»

«Mi fanno fino male le palle da come ho sborrato per questa troia!» Il socio solleva una mano e l’altro gli assesta un cinque.

L’odore di sborra mi sta soffocando, disgustandomi ed eccitandomi allo stesso tempo. Metto una mano sotto un ginocchio di Valerio come se potessi sollevarlo da me. «Va bene, ma adesso abbiamo finito.»

Il ragazzo deve aver capito e si alza da solo. Il cazzo inizia ad afflosciarsi e una goccia bianca pende per mezza spanna dal meato, dondolando ad ogni movimento. «Sì, adesso puoi anche levarti dai coglioni.»

L’altro allunga una mano, ma invece di aiutarmi ad alzarmi mi stringe una tetta. La punta della sua lingua saetta tra le labbra. «Ma se vuoi divertirti, torna pure da noi.»

Valerio sghignazza. «Sì, torna da noi.»

Come no, sognatevelo pure. Mi alzo seduta. Le gocce di sborra in faccia e sulle tette cambiano direzione. «Ok. Adesso datemi qualcosa per pulirmi.» Considerando il lercio che c’è qui dentro, se mi va bene mi sporco solo di più, ma è più probabile che mi ritrovi con qualche malattia tropicale.

Il moretto lancia un’occhiata all’amico e sogghignano entrambi. «Cosa? Stai scherzando? Con il problema che ci hai dato, manca solo che ci preoccupiamo di farti pulire.»

Prima di andare avanti…

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