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Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 5
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Capitolo 5 di 12 18 min di lettura

In compagnia di mio fratello - 3 - Ripagarlo con il culo

Mio fratello dimostra di essere l'uomo della mia vita, pagandomi la maglietta anche a rischio vedersi sfumare di una notte di sesso con Paola. Merita una ricompensa, il mio amore...

Giulia la rossa
1 anno fa · 1.2k letture · 4

Accosto alle labbra il bicchiere e mando giù un sorso di succo. Il sapore di pesca avvolge la mia bocca, scivola lungo la mia gola. Lo adoro, ma mi spiace porti via il gusto della sborra di William.

Non è una grande idea avere l’alito che sa del cazzo del proprio fratello quando si parla con la commessa di una boutique. La quale, probabilmente, ha appena bevuto un pessimo caffè, pipato da un iqos e si ritrova con il fiato radioattivo.

William finisce il suo tè freddo al limone. Mi sorride con gli occhi. Nel suo sguardo ho sempre trovato un accenno di amore e desiderio, qualcosa di più di quanto dovrebbe fare un fratello, ma adesso nei suoi occhi arde qualcosa di ancora più profondo.

È come se fino a questo momento avessi vissuto con la possibilità di conoscere solo la crosta della realtà, e nello sguardo di mio fratello trovassi una voragine fino alla Verità che non avevo mai nemmeno immaginato.

Stringo le cosce, il profumo della mia eccitazione sale come un fumo dal mio inguine. Deve muovere l’aria come il vapore che si alza da una pentola che bolle…

«Questa sera esci con Paola?» Riesco a stento a contenere l’invidia che provo verso quella ragazza…

William annuisce, sposta lo sguardo lontano da me. Starà pensando a lei, immaginandola nuda, sudata… che geme il nome di mio fratello mentre il suo cazzo la fotte? Mi si stringe il cuore… «Sì. Voglio portarla a mangiare qualcosa, poi a vedere un film che le interessa».

La curiosità mi brucia dentro, devo sapere anche se mi farà male quanto una sprangata. Mi sporgo sul tavolo, abbasso la voce. «E farete sesso, dopo?»

William appoggia il bicchiere sul tavolino del bar e si schiarisce la voce. «Siamo stati più di mezz’ora nel parcheggio e non ti ho chiesto cos’hai così fretta di comprare».

Mi passo la lingua tra le labbra come se potessi ancora assaporare lo sperma di mio fratello, ma trovo solo volgare pesca. «Avevo la bocca un po’ troppo occupata per rispondere… Comunque, una maglietta della Ananas».

«Ah». È un ultraventenne maschio, non può capire certi bisogni di una diciottenne alla moda.

Beh, ne conosce altri che richiedono una lingua e si dice desideroso di soddisfarli: mi basta e avanza.

Prendo il telefonino dalla tasca e accedo con la Ananas Fashion App alla collezione di quest’anno. La maglietta è salvata nei preferiti: bianca, slim, ha le maniche corte; le cuciture sono nere, a vista e ben visibili. Una Ananas stilizzata è disegnata con filo grigio all’altezza della tetta sinistra. Del cuore, mi correggo.

Passo il cellulare a mio fratello. Lui studia la foto per qualche istante. Solleva lo sguardo verso di me. «Sei seria?»

Veronica ce l’ha e la usa per fare incetta di like su Instagram. Io posso essere da meno di quella bagascia? «È bella! Mi starebbe bene».

William fa una smorfia. «Senz’altro. E quanto costa?»

«Neanche tanto. Solo ventinove euro». Un affarone, considerando quanto costa di solito la roba della Ananas Fashion House…

Mio fratello appoggia un dito sullo schermetto del telefonino e lo fa scorrere verso l’alto. Solleva le sopracciglia. «Mi sa che devono aggiornare il sito, allora…»

 Gira il telefono e me lo avvicina. Sotto la descrizione della maglietta e le taglie disponibili, compare il prezzo. 58€.

Il cuore mi perde un colpo.

Io nel portafogli, tra tutto, dubito di arrivare a quarantacinque…

«Cosa c’è, gioia?»

Mi bruciano gli occhi, le spalle mi calano sotto il peso della delusione. «Non ho abbastanza soldi». Com’è possibile che sia aumentato il prezzo?

Mio fratello fa spallucce. «Te la prendo io».

Amore mio! «Grazie, William, ma non è necessario… Poi, questa sera con Paola come fai?»

Lui allunga una mano e la posa sulla mia. «Non importa, Giulia: te la compro. Ci tieni tanto».

Sollevo lo sguardo verso il suo. «Ti amo, fratellone». Non sono mai stata così sincera in vita mia.

Paga e usciamo dal bar nella galleria del centro commerciale.

Ci avviamo verso il supermercato in mezzo alla folla.

William si avvicina al mio orecchio. «Sia inteso: non lo faccio per quel magnifico lavoro di bocca nel parcheggio, ma perché ti amo, sorellina».

Che dolce… Il pompino che ti faccio dopo, invece, è proprio perché mi compri la maglietta. E dovrai trovare un aggettivo migliore di “magnifico” per quello che ti aspetta. «Ti amo, fratellone». Mi alzo sulla punta dei piedi e lo bacio sulla bocca.

Il suo sguardo si addolcisce. «Non dovremmo farlo in mezzo alla gente, magari qualcuno ci conosce».

Sorrido e annuisco. Vorrei che mi scopassi qui, in mezzo alla gente, altroché un bacio. Voglio che tutti siano testimoni del nostro amore, della nostra passione!

 ***

La boutique della Ananas è tra il reparto cosmetici e la sezione elettrodomestici, un tratto di supermercato coperto di liste di parquet e con il logo appeso a qualsiasi superficie verticale. La scelta disponibile non è molta, è un negozietto piccolo, ma è anche l’unico presente in provincia.

Ricordo dove si trova lo stand della maglietta e mi ci fiondo, in questo labirinto di scaffali e tavoli pieni di maglie, giacche e pantaloni. Con quello che costano le magliette, staranno andando a...

Mi blocco, guardo a destra, a sinistra, esamino ogni singolo scaffale, ogni pila di abiti esposti, faccio un paio di passi indietro e… sì, erano proprio qui! Perché sono scomparse?

William arriva alle mie spalle. «Che c’è?»

Sollevo le mani, sono allibita. «C’è che non c’è! Non… non trovo l’espositore!»

«Hai controllato bene? Magari l’hanno spost—»

Una commessa esce da dietro una serie di scaffali pieni di pantaloni. Alzo una mano per richiamarne l’attenzione. «Mi scusi!»

La donna si mette in faccia il sorriso da lavoro e si avvicina. «Ditemi pure».

«Stavo…» Prendo dalla tasca il telefono e lo mostro alla commessa. La foto della maglietta è ancora sullo schermo. «Stavamo cercando questa».

Lei annuisce. «Oh, sì. Abbiamo finito il lotto di quella maglietta proprio un paio di giorni fa, in occasione degli sconti».

Non trattengo una smorfia di delusione. Di certo, l’ultimo capo l’ha comprato proprio Veronica. E adesso lei potrà sfoggiare la maglietta di quest’anno, mentre io mi ritrovo quella della stagione passata…

«Vabbè, Giulia, che te ne frega?» Mio fratello indica il resto del negozio. «Prendine un’altra».

Questa è la prova che William non conosce la Ananas Fashion: quella era la maglietta a basso prezzo, per studentesse squattrinate come me, il resto è molto più caro, destinato a persone con il portafogli gonfio.  Più del mio e del suo.

Apro la bocca per dirglielo, ma la commessa fa quello per cui è pagata. «Assolutamente! Nonostante questo sia un negozio piccolo, avete la possibilità di trovare capi di pregio e che non seguono la moda, ma la dettano».

Lancio un’occhiata a mio fratello. Osserva la commessa come se l’avesse appena detta un po’ troppo grossa. Sposta la sua attenzione su di me.

Dimostra di essere un uomo, confondendo il mio sguardo di delusione con uno di supplica. Fa un cenno agli espositori. «Ci tenevi tanto, prendilo come il mio regalo per gli esami di maturità».

Sono dilaniata dal dubbio: approfittare della cosa e prendere una maglietta più costosa di quella di Veronica e seppellirla con i like che prenderò sui social, o rispettare l’uomo a cui ho dichiarato il mio amore e svuotato i coglioni nella mia gola meno di un quarto d’ora fa e il denaro che guadagna alzandosi la mattina alle cinque?

Mi avvicino agli espositori di magliette per controllare i prezzi. Il cartello mostra “147€”. Mi sento mancare.

Ne prendo una, la sollevo. È blu marino scuro, le cuciture sono gialle, così come il logo dell’ananas, più piccolo rispetto a quello della maglietta bianca. Il tessuto è migliore, dev’essere un misto lana. È più corta, il collo non è così alto ma è simile a quello delle polo…

Prima di andare avanti…

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