William spegne il motore della sua Punto. «Ma a che ora apre il centro commerciale?»
Controllo dai finestrini, per quanto mi sia possibile legata al sedile della macchina di mio fratello. Il vasto parcheggio, che di solito vedo strapieno di auto, ha solo una manciata di posti occupati da utilitarie ed un furgone, da cui stanno scaricando dei pacchi che entrano nel grande edificio da una porta dello stesso colore del muro.
«Ho idea che è ancora presto…» Sorrido imbarazzata. Non apre alle otto, ma alle otto e mezza, è evidente. E mancano quasi tre quarti d’ora. Se nella nostra famiglia hanno distribuito il vizio di arrivare tardi, lo dobbiamo avere preso tutto nostra madre ed io, di certo non mio fratello…
Lui sbuffa e alza le spalle. «Vabbè…». Si slaccia la cintura e tira indietro il sedile. Si abbandona contro lo schienale. «Potremmo parlare, è da un po’ che non riusciamo a chiacchierare in pace, sorellina».
Sgancio anch’io la cintura. È davvero fastidiosa quella striscia di tessuto che passa sulle tette. «Sei sempre occupato al lavoro, o con il tuo romanzo. O con Paola…»
Lui mi guarda con un sorriso sornione. «Non è che tu passi il tempo a casa».
Non trattengo una smorfia. «Mamma fa troppo casino con quella televisione. E il telefono, sempre su Tik Tok a guardare caz— ehm, stupidate e fare rumore. Non posso mai concentrarmi sui compiti e lo studio, e devo andare in biblioteca per un po’ di relax». E girare per negozi, e vedere amici, ma ha avuto anche lui la mia età e immagino possa essere sott’inteso.
I suoi occhi si socchiudono appena. «Certo, ma quello che mi stavo domandando davvero è se hai un fidanzato…»
Perché la domanda mi colpisce con la forza di un pugno in mezzo allo stomaco? Se me l’avesse posta chiunque altro avrei risposto con un “non sono affari tuoi!” nel migliore dei casi.
«Io…» Non posso di certo definirmi vergine, ma un… amante ufficiale? Qualcuno che mi faccia battere il cuore quando penso a lui? No.
A parte tu, William. Tu sei il mio amore…
Abbasso lo sguardo. Spero lo prenda per un attacco di vergogna. «…no».
«Che follia!» Posa un dito sotto il mio mento e lo solleva. I nostri sguardi si incontrano. I suoi occhi brillano? «Una ragazza meravigliosa come te, Giulia. I ragazzi dovrebbero fare a botte per un tuo sorriso».
Lo trattengo a stento. Se fossimo in uno di quegli anime che guardavo da piccola, adesso tutto diventerebbe sfocato, ci sarebbero quegli esagoni luminosi svolazzanti e lui mi bacerebbe. I denti mi si piantano nelle labbra, il calore del mio corpo aumenta.
«Beh, non…» Devo essere rossa in viso quanto lo sono i miei capelli, non posso sostenere il suo sguardo.
Inspiro, il profumo di vaniglia del deodorante per auto attaccato ad una bocchetta mi colma le narici. Un accenno di prurito in mezzo alle mie gambe fa la sua comparsa. Il riflesso di mio fratello sorride sul finestrino alla mia destra. «Non sono stata fortunata come Paola che ha trovato un ragazzo come te». Oddio, ho esagerato.
La sua mano si posa sulla mia testa, mi accarezza la chioma di fuoco. “Ariel”, mi chiamava da piccola, come la sirenetta per il colore dei miei capelli… Mi bruciano gli occhi al ricordo. Perché sto per mettermi a piangere?
Il riflesso di mio fratello apre bocca, resta aperta ma non dice nulla. La chiude. Mi accarezza e continua a non fissarmi le tette. Lo amo, vorrei fosse il mio uomo per il resto della mia vita.
Mi volto e lo abbraccio. Lo stringo a me. Non voglio se ne vada mai.
Lui mi bacia la testa. «La mia piccola Arie—»
Le mie labbra sono contro le sue. Il cuore ha smesso di battere, l’ho fatto, ho distrutto tutto! Sono stata troppo impulsiva! Lui mi…
William si stacca dalla mia bocca, è come se mi mancasse l’aria all’improvviso. Mi guarda, non riesco a leggere la sua espressione. È neutra, non lascia passare nulla…
«Giulia…» La sua voce è appena un sussurro. «Noi… noi siamo…»
Non posso più tirarmi indietro. «Ti amo, fratellone… Ti…» Le parole mi muoiono in gola, mi si stringe. Tutto ciò che ho provato per lui esce dai miei occhi, cola lungo le mie gote.
Lo abbraccio al collo, singhiozzo. Sono una bambina di quattro anni che non riesce a capire cosa succede attorno a lei, che non sa come comportarsi, che ha paura. William è l’unico mio rifugio in un mondo che vuole farmi del male, l’unica salvezza. Lo stringo, non voglio mai più lasciarlo.
Mi scaccerà, mi odierà per quello che ho fatto. Perché l’ho fatto? Non saremo mai più fratello e sorella, non saremo mai più nemmeno amici…
Urlo, il mio pianto è a dirotto. Lo amo e sto lacrimando e perdendo muco dal naso su di lui. Che figura ci faccio con il mio amore?
Le sue mani si appoggiano sulle mie spalle e mi spinge lontano da lui. Il mio abbraccio si scioglie. Non mi vuole, sono stata stupida… Ora mi…
Qualcosa mi sfiora l’occhio, un tessuto scivola sulla pelle di una gota bagnata dalle lacrime. Passa anche sull’altra.
William mi sta asciugando le lacrime. Sorride come sorriderebbe un padre che vuole tranquillizzare la figlia che si è fatta la bua…
«Sei proprio la mia piccola Ariel…» La sua voce è calda, è una musica alla cui cadenza voglio far danzare la mia anima.
La gola è chiusa, non ci passerebbe uno spillo. «William…» Le mie parole gracchiano, sembro avere la voce della strega dei cartoni animati. Spero di non esserlo anche nell’aspetto. «…ti amo».
La sua mano mi accarezza una guancia. Il suo sorriso sembra stanco. «Sciocchina, anch’io ti amo…» Lui ha vissuto le mie stesse emozioni, ma le esprime in un modo differente. È un uomo, non ha il diritto di dare sfogo ai suoi problemi con il pianto. «Sei la ragazza più… meravigliosa che conosca».
Non so se ridere o se rimettermi a piangere. «Grazie per non aver usato “figa”…»
La sua mano scende sul mio collo. Una scossa attraversa il mio corpo simile ad un fulmine che si scarica nel mio cuore e nel mio sesso. «Non mi voglio fermare al tuo aspetto fisico, ti conosco da anni e so che la vera meraviglia è dentro di te… ma siamo fratello e sorella».
La sua mano si solleva dal mio collo: l’afferro e la tengo contro la mia guancia. Mi ci adagio sopra. Il calore che mi infonde è bellissimo. «Non mi importa. Io voglio fare l’amore con te, William». Il mio cuore fa un balzo alle mie stesse parole: non sono mai stata così sincera in tutta la mia vita.
«Giulia, non…»
Mi sporgo verso di lui. Appoggio un dito sulle sue labbra e una mano sul suo inguine. È caldo. Bollente. Un bozzo riempie i suoi jeans. Sorrido: ho la conferma che lo eccito. Non sono mai stata così orgogliosa di me stessa, così soddisfatta.
Una mano di mio fratello mi prende il braccio che lo sta massaggiando, ma sembra non avere la forza di spostarmelo. Cerca di nasconderlo, ma so che gli piace, non vuole che smetta. Il suo cazzo sta apprezzando, vibra all’ingrossarsi sotto la mia mano.
Mi accosto al suo orecchio. «Ti seghi mai pensando a me, fratellone?» Immagini mai che stai sborrando nella mia figa quando vieni dentro Paola?
Mi avvicino ancora più, la mia voce cala ancora di volume, diventa un sussurro. «Questa mattina, nel letto, mi sono data piacere sognando di averti sopra di me, che mi possedevi, le tue mani che stringevano le mie poppe…» Finalmente il suo sguardo cade sulle mie tette, le contempla, dimostra di desiderarle. Stringo appena il suo cazzo, «…questo che mi scopava in figa». Ansimo, non riesco a trattenermi. «Ti voglio, William, voglio che mi fai godere come io voglio far godere te…»
Lui deglutisce. Il suo petto si gonfia, il suo sguardo si fa più duro.
Dice di n—
«Solo sesso orale».
Scuoto la testa. «Cosa?» La parola esce in un filo di voce.
Lui inspira ed espira. Mi fissa. «Ti voglio anch’io, Giulia,» si morde le labbra, deglutisce. «Sono innamorato di te da quando ho memoria. Allora era quell’amore che un fratello superiore ha verso la sorellina, ma quando hai iniziato a svilupparti… E non parlo delle tue… del tuo seno, parlo della tua…» Fa una smorfia, una mano si scuote come se questo lo aiutasse ad afferrare la parola adatta. «…la tua personalità. Allora ho scoperto di essere innamorato di te».
«Io…»
Mi prende le guance e mi bacia. Mi bacia a lungo. La tensione dei muscoli, il dolore che ho appena provato scivolano fuori di me come se fosse sudore sulla mia pelle: arriva alle mie dita e gocciola per terra. Il mio cuore si calma, la mia mente si svuota. Le palpebre mi si abbassano, un senso di pace culla la mia anima…
La sua bocca che si allontana da me è uno strazio, è come essere gettata sulla terra dura da una soffice nuvola.
Apro gli occhi, gli sorrido. La mia mano è ancora sul suo pacco, è caldissimo.
