Vai al contenuto
Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 12 15 min di lettura

Il silenzio di mio cugino - 2 - Scopata nel boschetto

Mio cugino, con il suo amico a traino, decide che dobbiamo raggiungere il boschetto nel parco. Non ho idea di cosa voglia, ma sono sicura che non sarà nulla di piacevole per me e Veronica...

Giulia la rossa
1 anno fa · 1.7k letture · 3

L’aria è calda nel parchetto e solo un paio di anziani occupano le panchine e qualche runner percorre la stradina asfaltata che passa accanto al laghetto. Mi si scioglie il cuore al ricordo delle domeniche passate qui da piccola a vedere i pesci e le tartarughe, o sugli scivoli.

Davide mi segue, il telefonino in mano come se mi puntasse una pistola alla schiena. Manca solo che sollevi le mani sopra la testa. Veronica chiacchiera civettuola con il coso, il quale risponde a monosillabi. Quelle volte in cui risponde.

«Fermati,» ordina Davide. Siamo in un tratto di sentiero tra un prato e il campo da tennis, non c’è nessuno in vista. «Vai dentro quel bosco».

Alla nostra sinistra, in fondo al prato, c’è un boschetto le cui chiome verdi si muovono appena alla brezza che soffia. È il tipico posto in cui i miei mi imponevano di non andare perché c’era il lupo. Poi ho scoperto che il lupo erano le siringhe abbandonate e i cocci delle bottiglie di alcolici.

Adesso posso aggiungere anche mio cugino alla categoria.

Davide mi pungola con la punta del cellulare. «Muoviti. Non ho tutto il giorno, mi aspetta Silvia a pranzo».

Entro nel prato, il profumo dell’erba falciata da poco riempie l’aria.

«Mi chiedo cosa pensi la tua fidanzata all’idea che vuoi molestare tua cugina».

Questa volta non si limita a pungolarmi: l’angolo del telefonino mi sembra voler entrare nella schiena. «Chiudi quella cazzo di bocca, troia!»

Ruoto appena la testa e lancio un’occhiata alle mie spalle. Veronica sta stringendo una mano a coso, che continua a studiare il terreno, e fumare come la motrice di un vecchio treno. Povera idiota… Vedrai cosa ci faranno!

Il tracciato di un sentiero provocato dal passaggio di piedi compare al limitare del bosco e si perde tra le piante.

«Entra».

Mi volto. «No! Chissà che schifo c’è dentro lì!»

«Ci vengo a scopare,» Davide indica l’interno del bosco con un movimento del mento, come se la cosa possa rassicurarmi. «è pulito».

Pianto i piedi a terra. «Senti, mi rifiuto di—»

Muove davanti al mio volto il telefono. «Devo chiamare tua madre? Lo so che ti hanno già beccata una volta a spasso invece di essere a scuola, ed è venuto fuori un casino…»

Faccio una smorfia. Mia madre era nera in volto quando è tornata dall’incontro con l’insegnante che le aveva rivelato di avermi trovata al bar durante le ore di lezione, e sono certa che la minaccia di togliermi il telefono fino a dopo gli esami sarà mantenuta.

Il mio volto e il bosco si riflettono sullo schermo spento dello smartphone.

Mi giro, sposto un ramo che intralcia il sentiero ed entro nel bosco. «Bastardo…»

Alle mie spalle, Davide sghignazza. «Mi ecciti se mi offendi. Mi piace immaginarti che mi dai del pezzo di merda quando mi sego sulle tue foto».

Se mi avessero tirato addosso un secchio di letame mi sentirei meno sporca. Ma fa apposta? Si comporta così solo con me o anche con la sua fidanzata e altre ragazze? Spero che una di loro abbia un ragazzo o un fratello protettivo e manesco con cui confidarsi…

Gli alberi creano solo una barriera che nasconde una minuscola radura dalla vista di chi è nel prato o nella stradina. L’erba è stata schiacciata da un continuo andirivieni e il terreno è quasi sgombro. Non posso trattenermi dal controllare che non ci sia nulla che brilla o è a forma di ago.

Davide è subito dopo di me, il telefono sempre in mano. «Non c’è nulla, teniamo pulito, qui. Non è la prima volta che troviamo dei tossici e li pestiamo per farli stare lontano dalla nostra camporella».

Come evocato, il tossico compare anche lui nella radura, Veronica sempre al suo fianco. Lo guarda con la stessa intensità con cui contemplerebbe un divo del cinema.

Provo a prendere in mano il coraggio e affronto Davide. «Senti, abbiamo scherzato fino ad ora, mi hai portata qui a vedere dove ti sbatti le tue puttane, ma… figa, adesso basta».

Lui sorride divertito. «”Figa, adesso basta”? Stai scherzando? Non abbiamo nemmeno cominciato».

«Cosa vuoi? Palparmi le tette?» Sollevo la maglietta, il mio seno è libero davanti a lui. Sono certa che il suo cazzo si sta allungando più del suo sorriso…

Veloce quanto un gatto, il telefono finisce nella tasca dei pantaloni e le sue mani sollevano e stringono le mie tette. Adoro quando i ragazzi lo fanno, ma in questo momento il pensiero che le stia palpando quello stronzo di mio cugino… L’immagine delle sue mani ancora lerce della sua sborra pisciata guardando una mia foto si forma nella mia mente… Lo stomaco mi si contrae.

Forse, se gli vomito in faccia…

Davide massaggia, stringe, avvicina e allontana i miei seni. Sembra stia impastando.

Veronica si mette accanto a me. «Vuoi giocare con le mie tette?» Si leva la maglietta e la getta su un ramo, che ondeggia un paio di volte. Coso sembra tornare alla realtà, mette a fuoco il seno della mia amica e glielo afferra. I pantaloni della tuta mostrano l’apprezzamento del tossico.

«Mi piacciono le tue tette…» Davide si avvicina con la faccia e mi lecca un capezzolo turgido. Torna eretto. Sogghigna. «Ma non mi basta di certo! Non per quello che hai fatto».

Vuoi mettermi a pecora e fottermi perché ho saltato tre ore di matematica? Piuttosto che avere il tuo cazzo in figa mi faccio togliere il telefono a vita, bastardo!

«Fa… fammi una foto. Così puoi segarti senza usare la IA per togliermi il reggiseno».

Il suo sguardo sembra chiedermi se lo sto prendendo per il culo. «Ti ho qui, da sola, in un bosco, la mia fantasia preferita, e pensi che mi limito ad una sega?»

Mi si sciolgono le budella al pensiero di toccare il suo cazzo. Peggio ancora: mi finirà la sua sborra sulle mani. Me ne passo una sulla bocca per nascondere l’espressione di disgusto che è salita alle mie labbra. «Posso f…» Non ce la faccio, non Davide, merda! Inspiro ed espiro. «Posso fartela io, la sega…»

Accanto a noi, il tossico sta succhiando un capezzolo di Veronica, che mugugna nemmeno stia avendo un orgasmo. Finge davvero male, la troia.

Davide appoggia una mano sul mio inguine e lo stringe. «Voglio la tua figa».

Faccio un balzo indietro. Le tette mi ballonzolano. «No!»

«Non pensarci nemmeno ad andartene da qui se non ti ho scopata, puttanella!»

Faccio un passo indietro. I rami mi toccano la schiena. «No. In figa no!»

Davide scuote la testa. Si avvicina di un passo. I suoi occhi si stanno chiudendo e le braccia allontanando dal busto. «Non permetter—»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 3

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista