«Ti faccio un pompino!» L’ha gridato Veronica… No, sta ancora ansimando come nei peggiori porno.
Sono stata io? Non… non è possibile…
Mio cugino ha perso il suo sguardo rabbioso, sorride. «Va bene».
Davvero ho… Sbatto gli occhi, il cuore mi batte nelle orecchie così forte che cancella il canto degli uccelli nel bosco.
«Lo vuoi anche tu un pompino, Nicola?» Veronica sembra quella zia zitella che vuole ingraziarsi il nipote facendo la sottona. Non aspetta una risposta e si inginocchia davanti al tossico. «Sono brava, sai?»
Davide indica con un cenno del capo la mia amica. «Fai come lei. Togliti la maglietta, non voglio che vai a lamentarti con la zia che ti ci ho sborrato sopra».
Pezzo di merda… e vaffanculo anche a te, Veronica. Spero che dopo la pompa ti spacchi il culo.
Afferro la maglietta e la sollevo. Il tessuto scorre davanti ai miei occhi e il mondo torna a mostrarsi a me con due cazzi in più: quello del tossico, che Veronica sta afferrando, e quello di Davide, i pantaloni scesi alle ginocchia e le mutande che nascondono ancora i suoi coglioni.
Lo tiene con due dita alla base e lo scuote su e giù. È già completamente eretto, grazie alle generose palpate che mio cugino ha eseguito sulle mie tette; non è il più lungo che abbia visto, ma è lontano dall’essere il peggiore. La cappella è completamente scoperta, per qualche motivo mi ricorda uno di quei plug in anali che avevo pensato di ordinare su Internet.
Mi trattengo dal singhiozzare. Perché non gli ho proposto il culo? Ce l’ho già rotto, sarebbe stato molto più dignitoso per me…
Veronica si mette il cazzo di coso in bocca e inizia a muovere avanti e indietro la testa. Non ha il minimo stile, non sa come si tratta un cazzo quando vuoi far davvero godere un uomo. Ma è un bene, non voglio che Davide si metta in mente che gli faccia un servizietto da re. Glielo succhio finché non viene e si piscia la sua bega sul terreno, poi tanti saluti.
Le mani di Davide si appoggiano sulle mie spalle e mi spinge verso il basso. «Hai intenzione di cominciare, o no?»
Mi inginocchio e… mi servono un paio di respiri per allungare la mano e stringere tra le dita il cazzo di mio cugino. L’odore di sperma secco mi inonda le narici e si ferma in gola. Che schifo…
Dai, Giulia, il minimo sindacale… lo lecchi un po’, lo succhi quanto basta e poi…
Sporgo la lingua oltre le labbra e la muovo sulla cappella. È acida, puzza da fare vomitare. Deve essersi segato… segato pensando a me… e adesso sto leccando la sborra secca che ha spruzzato guardando le mie tette ricreate da un’intelligenza artificiale… Il pensiero ha ancora più effetto sul mio stomaco del fetore.
Una goccia trasparente cola fuori dal buco in cima alla cappella. È quello che gli uomini producono ed espellono quando sono eccitati… Dev’essere la prima volta che non sono felice di vedere un cazzo che si bagna.
Fosse l’uccello di qualcun altro ci ricamerei con la lingua sulla sua punta, ma questo… questo no.
Il rumore che fa Veronica nello spompinare è imbarazzante, sembra stia bevendo a garganella. Come fa ad apprezzare quel to—
«Sono deluso,» Davide mi mette le mani sulle tempie e mi blocca la testa. «Nelle mie fantasie sei molto più brava».
Il tossico di merda ride a quella battuta.
Provo a divincolarmi dalla presa, ma è troppo salda. «Cosa vuoi fare?» Come se avessi bisogno di un disegno per capirlo…
«Apri la bocca, Giulia». Mi muove il cazzo davanti al viso, la cappella disegna arabeschi umidicci sulle mie labbra.
Serro le labbra, non deve permettersi di—
«Apri quella cazzo di bocca, troia!» Le mani di Davide mi spingono indietro la testa. Adesso mi sputa in faccia!
«Nicola, chiudile il naso».
«Amico, la puttanella fa la difficile…» Le uniche parole che sento uscire dalla bocca dello stronzo sono da pedate nei coglioni. Cosa ci vede Veronica?
Mugugno un no, ma non serve a nulla. Le dita del tossico mi chiudono il naso, mi bloccano il respiro.
Cosa faccio? Non posso fiatare, se provo ad aprire le labbra mi ci caccia dentro il suo lurido cazzo!
La mia amica mi lancia un’occhiata, come a chiedermi perché sto facendo tutto questo casino. Lei continua a succhiare senza problemi. Spero che il tossico si sia scopato una capra pochi minuti prima di incontrarci.
Provo a resistere, a liberarmi dalla presa al naso o alla testa. L’agitazione cresce, mi manca il fiato. Devo resistere, devo…
Spalanco la bocca, i polmoni sono in fiamme. Immetto un respiro d’aria fetida, espiro, inspir— Il cazzo di Davide entra per tutta la sua lunghezza, la cappella schiaccia la mia lingua, lasciandole una scia di putredine, scivola fino alle tonsille. Le mie labbra finiscono nel boschetto di peli sull’inguine di mio cugino, qualcuno s’infila nelle narici causandomi un prurito.
Gli occhi mi lacrimano. Se starnutisco trancio il cazzo a mio cugino… Scaccio l’idea: per quanto possa essere soddisfacente evirare questo stronzo, finirei in guai ben peggiori dell’aver fatto sega a scuola.
Le labbra mi si protendono all’esterno quando Davide trascina fuori il cazzo. Lo lascia dentro solo in punta nella mia bocca, dà un colpo di bacino e di nuovo è dentro quasi del tutto.
«È così che si fotte una troia come te, tettona!»
Il tossico ridacchia, Veronica emette un gemito prolungato che voglio credere sia un rutto.
Mio cugino prende ritmo e il suo cazzo entra ed esce con maggiore celerità. La mia bocca comincia a emettere un gluc-gluc-gluc sempre più serrato, si riempie di saliva che cola nella mia gola o esce dalle labbra, scivola fino al mento e cola sulle mie tette.
«È molto meglio che farsi le seghe!»
Coso emette un grido strozzato. Appoggia una mano sulla nuca di Veronica, la blocca contro il suo inguine. Lui ansima, stringe le chiappe, la mia amica ha gli occhi sbarrati. Una raffica di colpi di tosse le fanno sussultare le tette, sono certa che la sborra le sta andando di traverso. Uno colpo particolarmente forte gli fa uscire materia biancastra dal naso fino sul cazzo del tossico. Lui è veloce a tirarlo fuori, un ultimo getto finisce sulle labbra di Veronica.
Lei si appoggia con una mano sul terreno per non cadere, si passa l’altra sulle labbra e tira gli ultimi colpi di tosse.
Si rimette in ginocchio e sorride. Una sbavata di sborra le arriva fino alla guancia, altra, mischiata a saliva, cola dal mento ed è a gocce sulle poppe. «Scusa, non volevo mordertelo…»
