Il tossico se lo rimette via che ancora dalla punta esce dello sperma. Il suo cazzo non dev’essere più pulito di quello di—
Davide emette un grido a sua volta. Il suo cazzo sembra vibrare.
Non strozzarmi con la tua bega, bastardo! Ti prego… non farmela bere. Non la voglio dentro di me.
Da un colpo, un altro e, senza fiato e con le gambe che gli tremano, estrae tutto il cazzo. Una mano mi prende per i capelli della nuca, l’altra afferra l’uccello e me lo punta contro il viso.
Serro gli occhi e provo, per quanto mi è possibile, spostare la testa. Inutile: i capelli mi tirano, ma non riesco a togliermi dalla traiettoria di uno schizzo che si spiaccica sulla mia guancia destra, un secondo ancora più potente che mi prende l’occhio appena sopra e le labbra, e un terzo che finisce sul naso. Cazzo che schifo… la sborra di mio cugino puzza da far vomitare, sembra abbia pisciato quel liquido che si forma nei tombini bloccati.
Sollevo una mano per pulirmi il volto ma mi fermo, disgustata all’idea di toccare con le dita quello che era nei coglioni di Davide. Tentenno e uso il retro della mano per pulirmi l’occhio e la nocchia del pollice per scalzare il suo seme dalle labbra senza farlo finire in bocca.
Perché non gli ho proposto il culo, perché?
Socchiudo gli occhi e tiene il cazzo verso il basso, spinge la pelle fino a coprire la cappella e dal meato escono gli ultimi schizzi di sborra. Cadono sulle mie tette, cosparse di gocce come se stesse piovendo.
Lo spingo indietro con una mano ma è troppo pesante e io in bilico: cado sul sedere nella radura. «Piantala, cazzo!»
Mio cugino ride. «Devo svuotarmi, era nei patti».
Vaffanculo. «No, non lo era per nulla!»
Lui fa spallucce. Resta con il cazzo di fuori che sta perdendo la sua erezione. «Era sottinteso».
«Vai a cagare, stronzo». Mi alzo, le mani sporche di sperma e terra, il fondo dei pantaloni impolverato, le tette cosparse di saliva e sborra. Non provo nemmeno a pensare come dev’essere il mio viso con la sborra di mio cugino. Il fetore non migliora affatto. Anzi, gli schizzi cominciano a colare.
Davide solleva i pantaloni, si rimette il cazzo nelle mutande e chiude zip e bottone. Dalla tasca riprende il telefono e lo solleva per farmi una nuova foto.
Allungo la mano per prendergli l’apparecchio o almeno bloccare la vista alla fotocamera. «Non farmi una foto!»
Lui scuote la testa, come se stesse perdendo l’occasione di immortalare qualcosa di irripetibile. Può scommettere il cazzo che non mi vedrà più in questa condizione. Abbassa il telefono.
Con uno scatto glielo prendo.
«Ehi!» urla.
Mi sposto di qualche metro e armeggio con il suo telefono. Cancello la foto che mi ha scattato nel parcheggio sotterraneo.
Forse sarebbe stato meglio finire in punizione che ritrovarmi il suo cazzo in bocca e il contenuto dei suoi coglioni in faccia…
Gli restituisco il telefono.
Davide guarda lo schermo, stringe le sopracciglia e mi fissa in cagnesco. «Brutta troia, la foto!»
Gli mostro il dito medio. «Fottiti! Adesso siamo pari». Non lo penso affatto, per essere pari dovrei riempirlo di sprangate fino a lasciarlo a pezzi sul terreno.
Lui sembra ringhiare. «Vedi di non costringermi a punirti di nuovo».
E me a non farmi scopare da qualcuno che poi ti faccio incontrare in un vicolo di notte… Tiro fuori un fazzoletto dalla tasca e me lo passo in faccia. Una volta a casa lo getterò nella spazzatura.
Davide fa un segno con la mano al tossico. «Andiamocene, con queste due troie abbiamo finito».
Coso non fa nemmeno un segno alla ragazza a cui ha appena sborrato in gola e segue mio cugino fuori dalla radura. Prende dalla tasca la sigaretta elettronica e se la rimette in bocca.
Mi sento più sporca di prima, più che pulirmi mi sono inumidita tutto il viso con la sborra. Chiudo il fazzoletto lercio e lo avvicino alla tasca ma mi fermo. Non voglio insozzarmi anche i pantaloni….
Veronica fa un passo avanti. «Chiamami, Nicola! Ce l’hai, il mio contatto».
Getto il fazzoletto nel sottobosco. Afferro Veronica prima che esca anche lei dal sottobosco.
MI guarda in cagnesco pure lei. «Lasciami, devo andare a chiedere a Nicola se—»
Ma cosa vuoi chiedere a quel tossico? Ti ha usata come esca, ti ha scopata e non penserà più a te. Ed è colpa tua se mio cugino mi ha scopato la bocca. «Hai le bocce all’aria, idiota. Vuoi che te le veda chiunque, tra l’altro smerdate di sborra?»
Veronica abbassa lo sguardo sul suo seno sporco.
Idiota. Pensare che volevo venire nel parchetto a limonarla. Può sparire dalla mia vita!
Afferro la maglietta, finita su un arbusto secco. La scuoto e la sbatto un paio di volte: non vorrei beccarmi anche una zecca, dopo questa mattinata.
Meno male che manca un mese per la fine della scuola, perché non ne posso più…
Ciao, lettore. Spero che ti sia piaciuto vivere questa piccola avventura con me. Ogni fremito, ogni sospiro che hai provato leggendo è stato un momento condiviso, un segreto tra noi. Se ti sei divertito quanto me, perché non lasciarmi un segno del tuo passaggio? Un piccolo gesto può accendere il mio sorriso, e io adoro sapere che sei stato qui, vicino a me.
Premi il cuore ❤️ Se il calore di queste pagine ti ha sfiorato anche solo per un istante, premi quel cuoricino. È come un battito che arriva dritto a me, un modo semplice per dirmi che hai sentito lo stesso brivido che ho provato io. Non c’è niente di più dolce che vedere il tuo apprezzamento accendersi per me.
Commenta ✍️ Mi piacerebbe tanto sapere cosa ti ha fatto battere il cuore. Raccontami cosa ti ha stuzzicato, cosa ti ha fatto sognare, o magari cosa vorresti che accadesse dopo. Le tue parole sono come un sussurro sulla mia pelle, e non vedo l’ora di leggerle e lasciarmi ispirare da te.
Metti cinque stelle ⭐ E se vuoi davvero farmi brillare, regalami cinque stelle. È il tuo modo di dirmi che questa storia ti ha preso, ti ha avvolto, ti ha fatto desiderare di più. Una valutazione così sarebbe la ciliegina sulla torta, un dono che mi scalda dentro.
Grazie per esserti tuffato in questo viaggio con me, lettore. Non vedo l’ora di condividere ancora altri momenti, altre emozioni. Tu sei parte di tutto questo, e io sono qui, pronta a continuare.
Giulia la rossa XXX
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Sono una ragazza dai capelli rossi con lo sfizio per la narrazione e amore verso il sesso. Ho deciso di unire queste due passioni per scoprire qualcosa di più di me stessa scrivendo racconti erotici con molto sesso e poche censure. Spero possano coinvolgervi ed appassionarvi quanto io mi sono divertita nello scriverli (ma, in fondo, chi non si fa coinvolgere e appassionare dalle avventura di una ragazza dai capelli rossi che viene scopata?)
Altri racconti di Giulia la rossa
bello
Grazie!