La piccola troia di famiglia

Capitolo 10 - La ciclabile - 2 - Pagare in natura

I due spacciatori sono decisi a punirmi per aver scoperto il loro nascondiglio e mi portano alla loro base...

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I due ragazzi discostano i rami davanti a me con le mani che non mi tengono per le braccia: non seguiamo un sentiero ma ci inoltriamo nel folto del bosco. Il gorgoglio del fiume è stato occultato dai muri di piante e anche lo sferragliare del trattore nei campi è scomparso. Fatico a camminare, ad ogni passo la coltre di foglie secche cede, qualche rametto si spezza o schizza verso l’alto, facendomi perdere l’equilibrio.

Il cuore mi batte quasi più forte che durante la corsa. «Dove… stiamo andando?»

Il moro sogghigna. «A farti finire di pagare la tua curiosità.»

La voce del biondo… Valerio Qualcosa… ha un tono più duro. «Ti insegniamo noi a mettere il naso negli affari degli altri.»

Muovo le braccia, la stretta dei due è troppo forte. «Stavo solo facendo pipì, ve lo giuro.»

«Certo, poi saresti tornata stanotte a rubarci la roba.» Valerio mi scuote con violenza. «Credi che siamo dei coglioni, troia?»

Mi trattengo dal dargli ragione. Sono due idioti, nient’altro, ma sono comunque due esaltati. E gente come loro è meglio assecondarla.

Spostano un paio di rami frondosi e una casetta minuscola dai muri scrostati appare davanti a noi. Il tetto dalle tegole rosse è sfondato in una falda, così come i vetri alle finestre. La luce del sole illumina le erbacce che hanno invaso il piazzale di fronte.

Faccio resistenza. «Cos’è questo posto?»

«La nostra base.» Il moro mi dà uno strattone. «O la nostra ex base, per colpa tua.»

Dietro la casa ondeggiano piante di diverse specie, differenti da quelle del bosco che abbiamo attraversato, immerse in un mare di rovi. Dev’essere un campo abbandonato da anni, e la casetta l’edificio dove tenevano gli attrezzi per coltivarlo.

«Entra, troia!» Il biondo mi spinge oltre la porta.

Incespico nell’edificio, mi fermo dopo qualche metro su un pavimento di piastrelle quadrate rosse e bianche luride. L’odore di muffa e foglie marce mi assale, mi si blocca in gola. La luce piove da uno spiraglio nel soffitto, dove la pioggia che passa dal buco nel tetto ha fatto marcire le assi di legno. Non c’è mobilio, solo calcinacci sparsi a terra. In un angolo ci sono un paio di materassini gonfiabili, con un vecchio smartphone attaccato a due casse acustiche a dividerle. Riviste lerce con donne nude sulle copertine sono sparse qua e là, gli album di fumetti sono impilati sopra un asse di legno.

Mi volto. I due bastardi sono sulla porta e stanno entrando. Valerio ha un sorriso sghembo sulle labbra. «Allora, come ti sembra il nostro covo?»

Se tengono la droga qui dentro, è più probabile che i loro clienti ci restino secchi per colera o tetano che per overdose. «Vi prego…lasciatemi andare. Non dirò nulla a nessuno.»

Il biondo mi mette una mano su una spalla e mi spinge verso il basso. «Come no. Ma intanto ci tocca spostare tutto.»

Lancio un’occhiata alla roba sparsa per terra. Uno zaino o una borsa della spesa di quelle in tessuto basterebbe per spostare tutta la base in un viaggio. Magari in un posto che non farebbe vomitare i maiali. Torno a guardarli. «Sentite, posso…» Sospiro. Controllo di nuovo che i lettini non siano troppo sporchi. La radura dove mio cugino si è scopato la mia bocca è quasi più pulita… «…possiamo…»

Sospiro. Che situazione del cazzo… Deglutisco. Afferro il fondo della maglietta. Le mani fanno resistenza, ma la sollevo e la sfilo dalla testa.

I due hanno perso le parole, i loro occhi fissano le mie bocce con gli occhi sgranati.

Il moro sogghigna. «”Belletette” è davvero il nome perfetto per lei.»

Il biondo annuisce. Indica il mio reggipetto. «Togli il… coso…»

Stringo i denti. Slaccio il gancetto del reggiseno sportivo e le mie bocce, senza la costrizione, si liberano e aprono. Che liberazione…

Valerio qualcosa fischia alla vista. «Cazzo, che bombe!»

L’altro si avvicina e me ne stringe una, come a scoprire se sono vere. Nemmeno quando si cala qualcosa può avere uno sguardo tanto felice. Mi trattengo dal mollargli una sberla sul braccio.

I pantaloncini dei due stronzi mostrano un rigonfiamento sul davanti.

Afferro la mano che mi sta palpando e provo a staccarla dalla mia tetta. «Ok, adesso avete il materiale per spararvi parecchie seghe molto soddisfacenti…» È inutile, la mano non si muove di un millimetro. «Lasciami andare.»

Valerio, il biondo, scuote la testa. «Non se ne parla. Per il casino che hai fatto, non bastano la vista delle tue tette e i tuoi venti euro.»

Il moro annuisce. «No, non basta. Vogliamo scoparti, troia.»

Non ho intenzione di restare nuda qui dentro, in questo porcile. Sollevo le mani. «No, vi prego.»

«Stai scherzando?» Valerio stringe di più la mia tetta.

Cosa mi invento? «Sentite… potete scoparmi la figa o il culo come se fossi una bambola gonfiabile, perché non ci metterò il minimo impegno o…» Cazzo, perché finisce sempre così?

Il moro si ferma a metà con la zip dei pantaloni che sta abbassando. Mi fissa e stringe gli occhi. «…o…»

Svuoto i polmoni. Com’è che ultimamente sto usando in continuazione la bocca? «…o vi posso fare dei fantastici pompini.»

Il biondo non riesce a nascondere un mezzo sorriso. Lancia un’occhiata al socio, che annuisce appena. Torna a guardarmi. «Ci va bene…»

Oddio, meno male…

«…ma vogliamo sborrarti in faccia e sulle tette.» Il mezzo sorriso di Valerio si espande a tutta la bocca.

L’immagine di liquido bianco che scorre sul mio busto e il viso compare nella mia mente. Serro le labbra. Merda. Ma è sempre meglio che farmi scopare come speravano loro. «D’accordo.»

Il moro ha già aperto la patta dei jeans tagliati ai ginocchi, il cazzo si erge in tutta la sua lunghezza, la cappella è rossa e luccica nella goccia che cola dal meato. «Mettiti in ginocchio, troia.»

Trattengo una smorfia. Il pavimento è lercio e non ho tutta questa voglia di insozzare i leggings, ma non vedo altro da fare se non inginocchiarmi. Possibile che tutto, nelle ultime settimane, si concluda con me in ginocchio e qualcuno che mi mette il suo inguine in faccia?

Valerio il biondo si mette una mano nei pantaloni e tira fuori l’uccello davanti a me. Ha un bel cazzo lungo ma non particolarmente grosso che spunta da una matassa di peli gialli. «Dai, inizia a darti da fare.»

Lo prendo con una mano, è caldo e appiccicoso. Che cavolo… L’odore di sperma che si solleva dal suo inguine è intenso, eccitante quasi quanto disgustoso. Le riviste con le donne nude sparse attorno devono aver fatto divertire i due stronzi appena prima di scovarmi mentre pisciavo.

Si saranno segati uno davanti all’altro, ognuno guardando una zoccola dello spettacolo o dello sport diversa? Scaccio dalla mente loro due che fanno a gara a chi sborra di più…

Il biondo mi richiama alla realtà. «Allora?»

Muovo la mano lungo l’asta, la pelle si muove e svela la cappella. L’odore di sborra è ancora più intenso. «Hai un bel cazzo…»

Lui sghignazza. «È tutto tuo, non preoccuparti… Ma adesso fammi scoprire se basta la tua bocca o dovremo bloccarti sul pavimento e fottere ogni tuo buco, troia.»

Va’ a cagare… Avvicino la testa alla cappella e allungo la lingua. La punta scivola sulla mucosa, il sapore acidulo dello sperma mi chiude lo stomaco. Giro attorno al bulbo, mi insinuo nel suo meato.

Valerio lancia un gemito, il suo cazzo vibra.

Il moro gli si affianca. «È brava Belletette?»

Il biondo è senza fiato. «Porca puttana, è fantastica…» Appoggia una mano sulla mia testa.

«Fammi vedere se vali davvero, Belletette.» L’altro mi punta contro il suo uccello.

Afferro il suo cazzo con l’altra mano. È la seconda volta che ho due peni davanti a me, ma questa volta non sono eccitata come con Manuele e Loris… Sposto la testa e la lingua ripete quanto fatto sulla cappella del biondo. Anche lui emette un gemito.

Meno un uccello quanto basta per non farlo ammosciare e lecco la cappella dell’altro per qualche secondo. Passo al primo con la bocca e sego il secondo. Questi due stronzi non si meriterebbero nulla, se non una sberla a testa – o a faccia – ma sono in una situazione da cui non potrei sfuggire facilmente.

La mano di Valerio accarezza i miei capelli. Ha le pupille aperte al punto tale che quasi non si vede l’azzurro dei suoi occhi, che luccicano per l’eccitazione che gli sto provocando. Ha appena la voce per parlare. «Succhiaceli insieme…»

Sollevo un sopracciglio. Cosa vuole? L’altro stronzo annuisce sorridendo. Sembra quasi più interessato a questa proposta che a farselo leccare da solo.

Mi sa che i due sono un po’ più che amici e colleghi…

Vabbè, fate come volete.

Avvicino i due cazzi, le due cappelle bagnate si toccano, la saliva e il liquido che fuoriesce dai loro meati si unisce e luccica in una goccia che cola nel punto di contatto. Mi mordo le labbra: spero che non venga loro in mente di mettermeli dentro insieme in bocca. Il pensiero che si materializza nella mia mente è qualcosa più da horror di bassa lega che da porno… No, meglio che si limitino a farseli leccare insieme…

Insinuo la lingua tra i due glandi, mezza per ognuno. Hanno due sapori appena differenti, uno più salato rispetto all’altro, il loro afrore mi riempie le narici, intenso. Deglutisco e stringo le cosce: un fastidioso prurito, soprattutto in questa situazione, si sta sviluppando nella mia vagina, e le mutandine si stanno inumidendo.

Merda…

Lecco di nuovo, con il piatto della lingua, muovo all’indietro la testa per una cosa più scenica.

I due ansimano all’unisono. Quasi mi aspetto che si stringano le mani e si bacino, ma si limitano a guardarmi. Chissà se portano qui qualche puttanella, ogni tanto, o se si divertono da soli, tra di loro. Stringo più forte le gambe, l’eccitazione sta crescendo dentro di me, e non voglio dare nessuna ulteriore soddisfazione a questi due oltre alla mia bocca.

«Brava, Belletette,» il moro ha perso ogni espressione di ostilità, ha gli occhi socchiusi, «fammi venire.»

Valerio si allontana di qualche passo da noi. Gli lascio il cazzo, che continua a starsene ritto in posizione. «Fammi vedere come lo fai sborrare.» Fissa l’uccello del suo amico, puntato davanti al mio viso.

Passo la punta dell’indice sulla cappella bagnata, gli faccio fare un paio di giri attorno al meato. Fino ad un momento fa avrei sputato in faccia a questi due stronzi, ma adesso ardo dalla voglia di svuotare i loro coglioni. Al pensiero di vedere la sborra spruzzare dal buco nel glande non trattengo la lingua dal passare in mezzo alle labbra. Cazzo, quanto mi piace quello spettacolo.

Sollevo lo sguardo verso il moro. «Cosa vuoi?»

Lui si morde le labbra. «Fammi una pompa. Voglio venirti in faccia, troia.»

Gli sorrido. Vuoi venirmi in faccia, coglione? Va bene, preparati al miglior pompino della tua vita. «Certo.»

Passo il palmo della mano sulla cappella, lo bagno per bene. Il moretto apre la bocca e un fiato a scatti riempie il suo petto. Afferro l’asta e muovo la mano, che adesso fa meno attrito. Appoggio le labbra al lato della cappella, la bacio, la lingua lecca la mucosa, scivola sul meato, la punta s’insinua all’interno. Il sapore di sborra e urina è intenso.

«Cazzo…» il moretto emette un grido che deve averlo sentito anche il tipo sul trattore nei campi. Mi mette una mano sulla testa, «sei fantastica.»

Non possono vedere il mio sorriso. È la stessa cosa che dice mio fratello quando lo spompino… un po’ mi sento in colpa a ripetere gli stessi trucchi su questi due… ma lo prenderò come allenamento. Magari non ripeterò le stesse frasi che uso per venerare il meraviglioso cazzo di William quando ce l’ho in mano.

Sollevo l’uccello, lo lascio appoggiare sul mio viso e sposto la testa più in profondità, tra le cosce. Le palle del tipo sono depilate, così come il resto dell’inguine: ne prendo una tra le labbra. Ha lo stesso sapore di sborra che aveva il cazzo, sebbene meno intenso. La succhio, il nocciolo all’interno è una nota dura in un caldo, morbido sacchetto di pelle pieno di sborra che sto per far spruzzare.

Il moretto appoggia anche l’altra mano sul mio capo, ma questa volta non emette che un verso strozzato.

Il biondo se ne sta zitto e si sega, non so se per mantenere l’erezione o se si sta eccitando a vedere il suo amico spompinato con tale maestria. Spero non si svuoti in single player…

Prendo in bocca anche l’altra palla e le lecco con la lingua, le divido e le succhio. A William piace da morire quando lo faccio. Il biondo ansima come un pazzo: spero non svenga per la troppa eccitazione. Gli appoggio una mano tra le cosce e gli premo il perineo.

Mi stringe i capelli. «Porca putt… tana …»

Spingo la testa all’indietro e lascio fuoriuscire i testicoli dalle labbra, grondanti di saliva. Ondeggiano contro le cosce. Li prendo con la mano libera e li massaggio, li muovo tra le dita come un giocoliere. I muscoli delle cosce del moretto si irrigidiscono.

Il viso del moro è rosso quasi quanto la sua cappella che metto in bocca. Muovo la testa avanti e indietro, il glande si strofina sul palato, annega nella saliva che si sta formando nelle mie fauci. Spingo fino ad avere il naso contro il suo inguine, ritraggo al punto che solo la punta del cazzo resta nella mia bocca e la saliva esce dalle mie labbra.

Lui inizia ad ansimare, è scosso da spasmi. «No… non fermarti… non…» Un grido rimbomba nella casetta, il cazzo sembra prendere fuoco. «Porca puttana!»

Mi esplode in bocca, una pisciata di sborra bollente e liquida come mai ne ho bevuta mi arriva in gola. Chiudo gli occhi, so già cosa potrebbe succedere.

Il moretto mi afferra i capelli e mi strattona indietro, il suo uccello che esce come un missile dalle mie labbra e mi spruzza in faccia la sua bega a fiotti al pari di un liquidator. «Aaaaah!» Mi colpisce sulla fronte, uno schizzo prende una palpebra e una guancia, un altro la bocca e il mento, il collo è il bersaglio dell’ultimo colpo, più debole.

Le mani mi lasciano, i capelli smettono di dolermi. Un tanfo di sborra mi inonda il respiro.

Passo un dito sulla palpebra e la libero dalla sborra.

Il moretto è senza fiato, fa un paio di passi indietro stordito come se qualcuno gli avesse dato una bastonata sulla testa. Dal cazzo bagnato di saliva pende e dondola un filo bianco che termina in una goccia.

Nascondo un sorriso. Piaciuto, stronzo? Mio fratello lo adora, poi mi tira a lucido la figa con la lingua e mi fa godere più di quanto tu possa immaginare.

Il ragazzo emette un sospiro a bocca aperta, scuote la testa e si appoggia con il culo nudo al muro. «Cazzo…»

Valerio si sta ancora menando l’uccello e sorride. «Ci sai fare, Belletette.»

Lo fisso negli occhi. Avere una goccia di seme che cola davanti al mio sinistro mi deve far perdere molto l’impressione di essere una dura, ma so che una bella figa dai capelli rossi come me, con il suo splendido faccino sborrato e le tette in vista, diventa qualcosa di divino e irresistibile per un uomo. «Vuoi provare anche tu?»

Si avvicina a me, ancora in ginocchio, e passa un dito sul mio volto, intercettando una colata di sperma. Lo solleva, il polpastrello lercio di liquido biancastro.

Discosto le labbra, imponendomi di accogliere quella goccia. Il biondo lancia un’occhiata dietro di sé, verso il suo socio ancora contro il muro con la testa bassa e, assicuratosi che non sta guardando, si mette il dito in bocca.

Che cazzo… Nascondo una smorfia di incomprensione. «Vuoi… vuoi scoprire cos’ha provato?»

Valerio si passa la lingua tra le labbra un paio di volte per non lasciarci nemmeno l’ombra dello sperma del suo amico. «Cosa? No, ho un’idea migliore.»

Sollevo le mani. «Avevate promesso che avreste usato solo la mia bocca, niente…»

Un sogghigno compare sul suo volto. Mi sovrasta con la sua mole, adesso che è davanti a me, il cazzo puntato come una pistola. «Non preoccuparti. Per quanto vorrei fotterti figa e culo fino a lasciarti a terra svenuta, con la mia sborra che esce da ogni tuo buco, voglio qualcos’altro.» Le sue mani che stringono le mie tette sono la spiegazione perfetta.

Una spagnoletta? Mi metto in faccia il sorriso meno falso che trovo. «Mi sembra una splendida idea!»


Confessa, lettore: ti sarebbe piaciuto essere al posto del moretto, vero? Leggere questo capitolo te l’ha fatto diventare duro, non negarlo. Sono pronta a scommettere che non hai resistito a mettere una mano laggiù leggendo la mia disavventura, ammettilo.

Ho ideato e scritto questo capitolo impegnandomi perché possa farti divertire il più possibile: ci sono riuscita?

❤️ Se questo capitolo ti è piaciuto, dimostralo e premi il cuore. Per te è un gesto di poco conto, ma per me è la prova che il mio impegno nello scrivere serve a farti passare un momento di spasso e a spingermi a continuare.

✒️ Lascia un commento per dirmi che emozioni ti ha lasciato la mia storia, cosa potrei migliorare… e se vuoi raccontarmi quanto ti sei divertito mentre lavoravo di bocca: non fare il timido e rendimi orgogliosa.

Se pensi che il cuore non basti per mostrarmi quanto ti ha eccitato questo capitolo, perché non metti cinque stelline? É un po' come dimostrare quanto sia stata brava con la bocc... ehm... con la scrittura.

Ci vediamo al prossimo capitolo, lettore, la conclusione dell’arco narrativo che, come sospetto, saprai già cosa succederà 😚

XXX
Giulia la Rossa

Ps: ovviamente, la cosa non è limitata ai lettori ma anche alle lettrici: se avete consigli da darmi o la cosa ha divertito anche voi, fatemelo sapere!

Commenti (1)

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US

ottimo racconto attendiamo fiduciosi il resto…