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Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 5
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Capitolo 5 di 12 18 min di lettura

In compagnia di mio fratello - 3 - Ripagarlo con il culo

Mio fratello dimostra di essere l'uomo della mia vita, pagandomi la maglietta anche a rischio vedersi sfumare di una notte di sesso con Paola. Merita una ricompensa, il mio amore...

Giulia la rossa
1 anno fa · 1.2k letture · 4

Non la prenderò, per nessun motivo. Non farò spendere tutti questi soldi a mio fratello, deve portare fuori la sua ragazza e divertirsi con lei…

Ma devo vedere come mi starebbe. L’appoggio al mio busto e mi pongo davanti allo specchio.

Mi arriva appena sopra l’ombelico, lo scollo scende fino all’inizio del mio seno prosperoso… mi starebbe quasi stretta… Mi starebbe benissimo, sarei meravigliosa con questa maglietta. Mi sentirei bellissima, tutti si volterebbero a guardarmi nel mondo reale, sui social userebbero i loro indici lerci di sborra della sega che si sono appena sparati sulle mie foto in cui la indosso per cliccare like!

«Carina…» William è apparso dietro di me. «Vuoi prendere questa?»

Sì, la voglio! Dev’essere mia! «Hai visto il prezzo?»

Mio fratello lancia un’occhiata al cartellino. Una smorfia appare per un’istante sul suo volto, che torna normale. «Non preoccuparti».

Mi è impossibile staccare gli occhi dal mio riflesso, anche se l’unica immagine che vedo sono le centinaia di like sotto ogni mia foto. E dozzine di scatti di cazzi nei messaggi privati di uomini che vorranno provarci con me nel modo più becero, ma questo non importa. Ciò che importa è battere Veronica.

«Ma questa sera, con Paola, come farai?»

«Andremo al Mc invece del ristorante e io non prenderò i popcorn al cinema». Mi da un bacio su una guancia. «Ti sta bene».

«Ti amo, fratellone», sussurro. Voglio scoparti fino a lasciarti senza più la forza di alzarti dal letto. Nemmeno Paola dovrà riuscire a fartelo drizzare.

 ***

La borsa in cartoncino giallo della Ananas Fashion si erge sul tavolino del bar, circondata dalla mia cioccolata e dal caffè di mio fratello.

Lui beve un sorso. I suoi occhi sono fissi su di me. Adesso, una sbirciatina alle mie tette se la concede. «Non vedo l’ora di vedertela indossare, Giulia».

Sorrido al pensiero di possedere una maglietta simile. Sono davvero soddisfatta. Non riesco a staccare gli occhi dalla borsetta.

E tutto questo grazie ai soldi di William. Gli angoli della mia bocca scendono di qualche millimetro… Ha speso una cifra non indifferente per il suo lavoro di magazziniere. E questa sera ha in programma di portare fuori Paola, e, per colpa della sua sorellina, l’appuntamento potrebbe andare male.

Mio fratello solleva del tutto la tazzina e finisce il caffè. Lo rimette sul piattino.

La mia cioccolata è ormai solo qualche striscia nella tazza bianca, l’ho bevuta come se non mi fossi dissetata da mesi.

È così buono. Lo amo.

Devo ripagarlo per tutto questo.

Mi alzo dalla sedia. «Ehm… fratellone, devo andare un attimo al gabinetto. Mi controlli la borsa, per favore?»

«Stai tranquilla».

Pago le consumazioni alla cassa del bar e raggiungo i bagni femminili, quattro gabinetti e altrettanti lavandini. Mi chiudo nel primo.

Cosa posso fare per ringraziare William? Sollevo la maglietta e le mie tette sono libere. Una foto sarebbe perfetta, così ci si può segare sopra tutte le volte che…

Faccio una smorfia. E se Paola vedesse la foto?

“Chi è la troia che ti manda le foto delle sue bocce, William?”

“Calmati, Paola: sono solo di Giulia”.

“Giulia chi, porco schifoso?”

“Ma Giulia, mia sorel—”

Sospiro. «No, meglio di no». E nemmeno la foto della mia figa, quella sarebbe ancora peggio da spiegare…

Non rimane che una cosa: apro la chat con mio fratello su Whatsapp e digito.

Giulia

Fratellone, è successa una cosa… mi è caduto l’orologio nel water e non riesco a prenderlo!

Aiutami!

Rileggo. Imbarazzante, è la cosa più stupida che potesse venirmi in mente.

Non lo indosso nemmeno, l’orologio…

Mi levo la maglietta e la pongo sull’appendiabiti accanto alla porta.

Il telefono emette un trillo.

Fratellone

Arrivo. Dove sei?

Giulia

La prima porta a destra. Bussa e ti apro io, entra svelto!

Visualizza ma non risponde. Rimetto il telefono in tasca e mi sfilo i pantaloni.

Bussano. «Giulia, sei lì?»

Metto le mutandine ancora umide sul gancio con il resto dei vestiti. Mi metto dietro la porta e la apro. «Svelto, entra».

William scivola dentro e chiudo. Lo scatto della serratura risuona nel gabinetto.

Lui si volta, grana gli occhi e si irrigidisce. Ma non quanto quello che deve diventargli duro.

Impiega qualche secondo prima di trovare le parole. La sua voce è un sibilo, non ha respirato per tutto il tempo che mi ha fissata. «Sei nuda!»

A parte le scarpe, sì, sono nuda, e lui non riesce a smettere di ammirare il mio corpo. Il corpo della sua sorellina. Adesso che ha finito di non fissarmi le tette, non sa dove posare lo sguardo per più di mezzo secondo. Forse anche meno.

Mi alzo in punta di piedi, prendo il suo viso tra le mani e lo bacio sulla bocca. «Ti piace quello che vedi, fratellone?»

Non risponde, non riesce.

Gli prendo una mano e l’appoggio sulla mia tetta sinistra. Gli afferro il pacco. Sì, gli piace quello che vede… «Volevo ringraziarti per la maglietta».

Il sacchetto dondola nella sua mano. Meno male non l’ha lasciato al bar. Glielo prendo e lo appoggio sul coperchio della tazza del water.

Lui non sposta la mano dal mio seno. Lo accarezza. «È una splendida sorpresa, Giulia, ma non…»

Gli appoggio un dito sulle labbra. «Avevo voglia di averti di nuovo dentro di me».

William abbassa lo sguardo sul mio inguine, contempla il ciuffo rosso a forma di triangolo che punta alla mia fighetta di diciottenne. Si morde le labbra, si sta pentendo di quanto ha deciso prima, nel parcheggio. «Ho detto solo sesso o—»

Appoggio ancora il dito sulle sue labbra, sorrido. Nessuno di noi due ci crede, fratellone, ma facciamo finta: sarà più divertente quando il tuo cazzo scivolerà nella mia passera e mi fotterai come voglio io, e verremo entrambi con i nostri umori sessuali che coleranno diluiti uno nell’altro lungo il mio perineo.

«Questa volta, però, mi sento in obbligo di darti questo». Prendo le sue mani e le appoggio sulle mie chiappe. «Hai detto che ti piace, perché non prendertelo?»

Il desiderio e il ritegno combattono nella sua espressione.

Sei così dolce, William… vorresti fottere la tua sorellina, ma ne hai troppo rispetto. Sbottono per la seconda volta i pantaloni di mio fratello – ci sarà anche una terza, oggi? – e tiro fuori il suo cazzo. È più grande di quando l’ho spompinato in macchina?

Lo accarezzo, sembra darmi delle testate alle dita come un gatto che vuole le coccole. È adorabile. «A me sembra che il nostro amico abbia una sua opinione che condivido».

Mi volto, mi appoggio al muro mettendomi quasi a novanta. Le chiappe mi si schiudono, l’aria scivola nello spacco, il buco dev’essere ben visibile e invitante.

Le mani di William mi afferrano per le anche. La cappella, bagnata e bollente, scivola tra i glutei, bacia il mio ano. Lui si avvicina al mio orecchio. «Ti amo, piccola Ariel…»

Ti amo anch’io, William. «Fammi tua, fratellone».

La cappella preme contro l’ano, spinge fino a penet—

Lui si ferma. «Non sei vergine, vero, Giulia?»

Ormai non lo sarei più nemmeno di ascendente, sciocco fratellone. Il buco del culo, poi, lo uso ben più della figa. Quella è solo per persone speciali, come te.

Mi volto quanto mi è possibile con la testa e lo bacio sulle labbra. «Voglio il tuo cazzo che mi scopa il culo, perché mi fai aspettare?»

Lui restituisce il bacio, mi blocca il bacino con le mani e spinge.

Non è come gli altri, il suo cazzo scivola piano dentro di me, riempie il mio retto, non lo sfonda, la sua cappella bollente si apre strada dentro il mio intestino con dolcezza, ma per tutta la lunghezza dell’asta.

«Ah!», gemo, ed è la prima volta che non è di dolore. È bellissimo, è una sensazione fantastica…

«Stai bene?»

Chiunque altro mi avrebbe urlato un “ti sfondo il culo, troia” o qualcosa del genere… «Ti amo, Will… Fammi godere».

Prima di andare avanti…

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