Spalanco gli occhi. Cosa? «Non… non potete fare una cosa simile!»
Il sorriso del professore contagia gli occhi castani, ma perde ogni calore. «E chi ce lo impedirebbe?»
La bocca mi si apre per rispondere, ma non ci sono parole pronte ad uscire dalla mia gola. Il fiato nel mio naso è l’unico rumore nella stanza. Non c’è nulla che possa impedirlo. «E… cosa succederebbe se i miei voti venissero abbassati?»
Ruggiero muove una mano verso sua moglie. «Può spiegarglielo lei, professoressa Vitale?»
La donna passa da sottomessa a cane sbraitante in un millesimo di secondo. Mi fissa con un odio negli occhi che non ho mai visto prima. «I tuoi voti saranno così bassi che non potrai essere accettata agli esami di maturità. Sarai bocciata e dovrai ripetere l’anno.»
Il fiato mi si blocca nei polmoni. Un altro anno qui dentro? No, vi prego, no!
Sul volto di Ruggiero traspare appena un sorriso in risposta alla mia espressione terrorizzata. Ha capito che ha lui – lui e quella scimmia di sua moglie – il potere in questo momento.
Deglutisco una massa di saliva che sembra solida. La fronte prude per l’aumento della sudorazione. «Io… io non voglio rifare l’anno.»
Il professore si accomoda meglio sulla sedia. Il sorriso ds allarga, i suoi occhi scendono di una spanna dal mio volto e si godono per un lungo istante il rigonfiamento della mia maglietta. «Lo so, Giulia, nessuno vuole essere bocciato l’ultimo anno delle superiori. Ci si butta negli esami e, vadano come vadano, l’importante è essersi lasciati alle spalle la scuola, almeno per chi non ha intenzione di frequentare l’università.»
La Scimmia protende il muso in avanti, le mani strette a pugno. «Tu, sono certa, non ci pensi nemmeno ad un’eventualità simile, vero?»
Mi sa che non mi sbagliavo quando dicevo che la Vitali ce l’aveva con me, vero?
Torno a concentrarmi su Ruggiero, che si sta leccando le labbra. «Posso… posso fare qualcosa per recuperare?» Tipo trovare il prompt corretto per far fare a ChatGPT delle ricerche scritte così male da far credere che le ho fatte davvero io.
L’uomo non stacca lo sguardo dalle mie poppe. Si starà chiedendo che misura sono? Da come si sono sollevate le palpebre inferiori, le apprezza anche senza un valore di dimensione. «Fino a che punto sei disposta a spingerti, Giulia, per non perdere l’anno?»
Chiudo gli occhi e sospiro. Certo, al pari della figlia cozza, anche loro vogliono solo quello. Da qualcuno avrà pure imparato Frida… Mi passo una mano sul viso, stanca più a livello psicologico che fisico. Riapro le palpebre. «Cosa… cosa proponete?»
Ruggiero apre la bocca per parlare, gli occhi che brillano per l’eccitazione, ma la moglie lo precede. «Da una con più tette che cervello, cosa ti aspetti che vogliamo, vacca dai capelli rossi?»
Le scocco un’occhiataccia. No, non mi sbagliavo quando dicevo che la Scimmia ce l’ha con me.
L’uomo ridacchia e solleva una mano per attrarre la mia attenzione e, al contempo, zittire la donna. «Perdona, Giulia, l’aberrante linguaggio di mia moglie, ma il concetto, sebbene espresso con termini molto grezzi, è quello.»
«Ah, una scopata, certo.» Una si abbassa a termini aberranti, l’altro si arrampica in pomposità ricercate, ma alla fine della fiera sono sempre io quella che si trova con le gambe aperte.
Ruggiero sogghigna. «Vedilo come un cambio di favori. Un do ut des: tu ci dai qualcosa affinchè il nostro impegno sia ripagato.»
L’impegno di tenere la bocca chiusa riguardo al fatto che uso le IA? Scommetto che voi due siete gli unici docenti qui dentro che non la usano per preparare le lezioni o correggere i compiti – o gli unici due che negano di farlo. «E… subito?»
L’uomo non smette di sorridere. Ora non mi fissa più il seno quanto l’inguine. «Questo pomeriggio c’è un assemblea di tutti i professori…»
Il fiato esce dal mio naso. Lui è un bell’uomo, se la tira come se fosse un premio Nobel alla filosofia in un mondo di analfabeti, un pensierino su di lui me lo sono fatto in passato, ma lei… La Scimmia mi fissa; ha appoggiato le mani sul tavolo… i pugni sul tavolo, come i gorilla. Per essere brutta è brutta, ma la figlia riesce ad essere pure peggio, e se l’ho leccata a lei che è una bibliotecaria part time, con la Vitali che è la mia prof…
Sospiro. «Ok. Cosa devo fare? Mi sdraio e voi due mi—»
«No, solo io.» Ruggiero lancia un’occhiata alla moglie, la donna non si muove di un millimetro, come se fosse uno spettatore invisibile. «Non ha diritto a fare sesso fuori dal matrimonio.»
Immagino che non lo faccia molto spesso nemmeno all’interno. Non con un marito che può soddisfare i suoi appetiti sessuali con studentesse disperate invece di accontentarsi dell’anello di congiunzione tra la donna e Cita.
La voce dell’anello di congiunzione è piatta. «Mi piace assistere a mio marito che gode possedendo ragazze stupide. Mi eccita vederlo godere.»
Un senso di vuoto riempie il mio petto. «Oooook…» Quella donna è morta dentro, capisco perché è sempre incazzata con tutti, e in particolare con me e le altre ragazze anche solo carine. Sposto lo sguardo su Ruggiero per…
L’uomo è accanto a me. Mi sovrasta per qualche centimetro a livello fisico, ma per quanto riguarda la presenza è almeno un paio di metri più alto. Allunga le mani e mi afferra il fondo della maglietta. «Questa sarebbe opportuno che te la togli.»
«Sì.» Me la sfilo e le tette restano coperte in parte solo dal reggiseno.
Ruggiero si lecca le labbra. «Che meraviglia.»
La Vitale è in ginocchio sul tavolo e allunga il collo per fissarmi le bocce. Ha la bocca aperta e la lingua si muove come un serpentello che sonda la cavità orale. Distolgo lo sguardo prima di vomitare.
Apro il ferretto dietro la schiena e le tette si liberano dalla pressione del reggiseno. Il fastidio che mi portavo da questa mattina scompare, sostituito dall’imbarazzo di essere contemplata dalla Scimmia che sembra non aver mai visto un paio di tette in vita sua. Quando abbassa lo sguardo. non fa fatica a vedere se le stringhe delle scarpe sono allacciate o sciolte…
La donna si molleggia sulle ginocchia. «Infilaci il tuo bastone, Pierpaolo, e usale per darti piacere.» Si mangia le parole, gocce di saliva le schizzano dalla bocca.
Lui muove la mano nella sua direzione come se volesse artigliarla. «Taci, lurida cagna!» Devono averlo sentito fino al terzo piano…
Ho gli occhi spalancati, la Vitale si abbassa su un fianco e solleva le braccia davanti al volto. «Ti… ti prego, perdonami, mio padrone.»
L’uomo le punta il dito contro. «Che non succeda più, o sarai punita questa sera.»
«No, ti prego, mio padrone, la gabbia no…»
Il cuore deve essersi fermato per qualche secondo. Quando riprende a battere ce l’ho in gola. Frida, mi sa, è quella sana della famiglia…
Ruggiero fissa la donna, gli occhi che lanciano fulmini. Una sua mano si appoggia sulla mia testa e spinge verso il basso. La sua voce ha perso quasi del tutto la sua rabbia. «Dolce, incantevole Giulia, succhia il mio bastone di fuoco.»
Mi lascio cadere in ginocchio. Dove cazzo sono finita? Fatico a ricordare una puntata di South Park più assurda di questo momento.
Le mani dell’uomo trafficano sulla patta dei pantaloni e sulla zip. I jeans scivolano lungo le gambe pelose e magre. Le mutande nere sono deformate dall’eccitazione che il mio corpo, ma soprattutto l’idea di scoparmi, sta avendo nelle parti basse del professore.
«Estraigli il bastone di fuoco, vacca rossa!» La Vitali ha afferrato il bordo della scrivania e sembra pronta a gettarsi giù tanto si sporge per assaporare meglio la vista di me che prendo fuori dagli slip il… il bastone di fuoco del marito.
Deglutisco della saliva con la consistenza della gomma americana. Seriamente, dove cazzo sono finita?
Ruggiero accarezza i miei capelli con troppa forza. «Coraggio, ragazza, dimostra di meritare la mia clemenza. Non credo sia necessario dirti come devi comportarti.»
«Mettitelo in bocca e succhiaglielo, vacca rossa!»
L’uomo solleva la mano dalla mia testa ad una velocità che solo le katane nei cartoni animati possono eguagliare e la punta contro la donna. Non pronuncia una parola, ma la Scimmia ritrae la testa tra le spalle e si abbassa sul tavolo.
Sospiro dal naso. Se lo raccontassi mi prenderebbero per matta… Afferro l’elastico delle mutande, lo discosto dalla pelle e infilo dentro l’altra mano. Un tubo di carne calda riempie gli slip, le mie dita sfiorano una superficie liscia, bollente, umida. La cappella del professore.
Lui sorride al mio contatto, i suoi occhi si socchiudono. «Non tentennare, Giulia.»
Lo afferro e lo tiro fuori: un grosso e lungo cazzo, uno dei più grandi che abbia mai visto, punta verso di me, il glande bulboso e rosso ha il meato che cola liquido trasparente. L’odore di eccitazione, aggressivo, mi riempie le narici, il petto, la mente. La paura che mi stava opprimendo viene spostata da parte dall’eccitazione che inizia a colare nelle mie mutandine.
