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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 9
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Capitolo 9 di 11 22 min di lettura

Nome Sbagliato, Cuore Spezzato e lo Schiaffo dell'Umiliazione

Il climax di una notte di passione rubata si trasforma in una tragedia psicologica quando un nome sussurrato nel buio distrugge ogni certezza. La menzogna diventa l'unica via di fuga in un gioco di ricatti dove il dolore e il tradimento diventano armi in mano alla spietata regista di questo scempio.

Alessia
4 mesi fa · 705 letture · 3

Mi sedetti accanto alla mia ragazza. Sofia si alzò per prendere le birre dal tavolino basso. Passando dietro il divano per porgermi la mia, si chinò leggermente. Nessuno lo notò nel buio, ma mentre mi metteva la bottiglia fredda in mano, premette con forza qualcosa di duro e rettangolare contro la mia coscia. La forma inequivocabile del suo smartphone. Una pressione dolorosa e muta attraverso il tessuto dei pantaloncini, che gridava: "Ricordati cosa devi fare."

«Ho fatto partire,» mormorò Sara dal materasso, premendo play sul telecomando. Aveva scelto un thriller psicologico. Non un film horror o una commedia, ma uno di quei film in cui ci sono coppie bellissime, case perfette e sorrisi smaglianti a cena, mentre sotto il tavolo i protagonisti si stanno già pugnalando a tradimento. Un fottuto specchio della nostra realtà.

«Adoro questi film,» commentò Sofia nel buio, sgranocchiando un popcorn, la voce perfettamente modulata. «Prima o poi le bugie vengono sempre fuori. È inevitabile.» Erika ridacchiò, stringendosi contro il mio fianco. «Che ansia, Sofi. Stasera doveva essere una cosa leggera, per rilassarci.» «Ma è leggero, Eri,» rispose Sofia, girando lentamente il viso verso di noi. Il bagliore della TV le illuminava un occhio solo. «Finché non hai niente da nascondere, non c'è nulla di cui aver paura.»

Mi andò la birra di traverso. Iniziai a tossire, soffocando, mentre Erika mi batteva dolcemente la mano sulla schiena, ignara del veleno che ci stava avvolgendo.

Il film proseguì, e la stanchezza iniziò a mietere vittime. La prima a cedere fu Lara. Sprofondò in un sonno pesante, ma prima di chiudere gli occhi lanciò uno sguardo strano e terrorizzato verso di me, come se il suo istinto animale percepisse la tempesta in arrivo. Sara resistette per un'altra mezz'ora. Alla fine, il respiro si fece profondo e regolare. Si addormentò girata su un fianco, con il viso rivolto esattamente verso il divano. Verso di me ed Erika. Sofia sembrò cedere per ultima. Appoggiò la testa al bracciolo, chiudendo gli occhi. Il suo torace si alzava e si abbassava ritmicamente. Ma io sapevo la verità. Sofia sembrava dormire, ma il suo telefono era ancora acceso, il bagliore ridotto al minimo, stretto tra le dita come il manico di un coltello.

Il silenzio calò nella stanza, rotto solo dai dialoghi sommessi della TV e dal frinire lontano delle cicale fuori dalla finestra. In quel buio denso, Erika cercò il mio calore. Scivolò sotto il plaid che ci copriva le gambe, accorciando la distanza fino a premere la guancia contro il mio petto. Le sue dita calde si infilarono sotto la mia maglietta, iniziando ad accarezzarmi l'addome teso con tocchi leggeri, quasi ipnotici.

«Sei ancora con me?» mi sussurrò all'orecchio. La sua voce era un filo di seta, impastata di sonno e di una vulnerabilità disarmante. «Sì,» deglutii, accarezzandole i capelli. Lei sollevò il viso. Nel bagliore a intermittenza dello schermo, i suoi occhi brillavano di una fiducia cieca. «Oggi mi hai fatto sentire di nuovo al sicuro, Franci. Voglio sentirti addosso... ho bisogno di te.»

Quella dichiarazione mi trapassò da parte a parte. Stavo per distruggere l'unica persona che vedeva in me un rifugio. Ma il desiderio di fondermi con lei, di rubare un'ultima stilla di paradiso prima dell'inferno, spazzò via ogni logica.

Si sollevò appena, premendo le labbra sulle mie. Fu un bacio soffocato, lentissimo, dettato dalla paura folle di svegliare Sara, che dormiva a meno di un metro da noi. Le nostre lingue si cercarono con una dolcezza disperata, assaporando il gusto salato delle nostre bocche. Sotto il plaid, la mia mano scivolò decisa oltre l'elastico dei suoi pantaloncini, scendendo lungo il solco dei glutei per poi insinuarsi tra le sue cosce. Gli slip di cotone erano già umidi. Li spostai di lato con un dito, trovando la sua intimità spalancata e bollente.

Erika sussultò contro la mia bocca. Iniziai a massaggiarle il clitoride con un movimento lento e circolare, bagnando le mie dita con i suoi umori dolci. Il buio e il silenzio rendevano ogni sensazione fottutamente elettrica. «Piano...» mi sussurrò, il respiro che le tremava sulle mie labbra, sbirciando oltre la mia spalla verso Sara. «Non svegliarle, amore...» «Sarò un fantasma,» le promisi in un soffio, affondando due dita dentro di lei. Erika inarcò la schiena, mordendomi la spalla attraverso la maglietta per strozzare il gemito che le vibrava in gola. Le pareti della sua figa si contrassero attorno alle mie dita, stringendomi con una forza che mi fece pulsare il sangue nelle vene. Le mie spinte si fecero più profonde, più ritmiche. Sentivo il suo cuore battere all'impazzata contro il mio petto a ogni affondo, mentre le sue mani mi afferravano i fianchi, pregandomi in silenzio di non fermarmi.

L'aria divenne rovente. Con gesti lenti ma carichi di urgenza, le sollevai la maglietta sfilandogliela dalla testa. I suoi seni perfetti si offrirono alla penombra. Mi chinai su di lei, prendendo un capezzolo turgido tra le labbra. Iniziai a succhiarlo con avidità, tirandolo delicatamente con i denti, mentre la mia mano continuava a stuzzicarla in basso. «Franci... mio dio...» ansimò lei, stringendomi i capelli.

Non le bastava più. Erika scivolò a cavalcioni sulle mie cosce, aprendosi sopra di me. Mi sfilò la maglietta e abbassò l'elastico dei miei boxer, liberando la mia erezione, dura e pulsante, dolorante per la tensione accumulata. Si chinò in avanti. Invece di farmi entrare, unì i suoi seni pesanti e morbidi, stringendo la mia carne tesa in mezzo al suo décolleté. Mi fece una spagnola di una sensualità devastante. Bagnò il glande con la saliva, usando la bocca e la lingua per stuzzicare la punta, mentre il mio cazzo scivolava su e giù nella fessura umida e stretta creata dai suoi seni. L'attrito liscio della sua pelle contro la mia, il calore del suo fiato sul mio stomaco, lo schiocco umido dei suoi baci... era una tortura celestiale. Chiudevo gli occhi, aggrappandomi ai suoi fianchi, sentendo di poter impazzire da un momento all'altro.

«Girati,» le ordinai con un sussurro roco, incapace di resistere oltre. La dolcezza stava lasciando il posto a una fame vorace, a una passione quasi violenta.

Erika obbedì con un fremito. Si mise a pecora sul divano, dandimi le spalle, il viso affondato profondamente in un cuscino per non farsi sentire. Le sollevai il bacino, afferrandole i fianchi con una presa così ferma da lasciarle i segni delle dita. Mi posizionai all'ingresso della sua intimità bagnata e, con una singola, inesorabile spinta, sprofondai dentro di lei fino all'ultima base. Erika si morse il cuscino, inarcando la colonna vertebrale in una curva perfetta. Era strettissima, calda, accogliente come un vizio. «Cazzo, Eri... sei bellissima,» le sussurrai all'orecchio, afferrandole una ciocca di capelli e tirandola dolcemente all'indietro per esporre il suo collo. Iniziai a muovermi dentro di lei. Le spinte erano cariche di una foga cieca e disperata. Non potevamo fare rumore con i corpi che sbattevano, così il movimento divenne una frizione brutale, profonda, un macinare i bacini l'uno contro l'altro. Le mordevo la pelle delle spalle, le stringevo i seni da dietro, impastandoli con le mani, mentre lei spingeva indietro contro di me, assecondando ogni mio colpo con gemiti sordi e strozzati nella stoffa del cuscino. Era sesso crudo, un bisogno animale di possederla completamente prima che il mondo crollasse.

«Voglio guardarti in faccia,» ansimai. La tirai verso di me, facendola sdraiare sulla schiena. Erika avvolse immediatamente le mie gambe con le sue, incrociando le caviglie dietro la mia schiena per tirarmi ancora più a fondo dentro il suo corpo. Ripresi a scoparla, affondando con tutta la forza che avevo, premendo il mio bacino contro il suo. Le tenevo i polsi schiacciati ai lati della testa, dominandola nel buio. I nostri sguardi erano incatenati. Nelle sue pupille dilatate leggevo una devozione assoluta, un amore che mi bruciava l'anima. Eravamo un groviglio di sudore, carne e respiri mozzati. L'intensità era intollerabile. Sentivo l'orgasmo montare dalla base della colonna vertebrale, un'onda inarrestabile pronta a travolgerci entrambi.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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