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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 9
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Capitolo 9 di 11 22 min di lettura

Nome Sbagliato, Cuore Spezzato e lo Schiaffo dell'Umiliazione

Il climax di una notte di passione rubata si trasforma in una tragedia psicologica quando un nome sussurrato nel buio distrugge ogni certezza. La menzogna diventa l'unica via di fuga in un gioco di ricatti dove il dolore e il tradimento diventano armi in mano alla spietata regista di questo scempio.

Alessia
4 mesi fa · 705 letture · 3

La tensione sembrava svanita. Erika era accoccolata su un angolo del divano, incredibilmente tranquilla e luminosa dopo il nostro chiarimento sugli scogli. Sara, seduta a terra a gambe incrociate, spulciava il catalogo di Netflix con un'espressione finalmente rilassata. Lara era rannicchiata in un angolo, avvolta in una coperta nonostante il caldo, silenziosa e invisibile.

E poi c'era Sofia. Era sdraiata mollemente sul lato opposto del divano, le gambe lunghe distese. Era l'emblema della tranquillità. «Stasera tutti giù,» annunciò Sofia, con una naturalezza disarmante, prendendo una manciata di popcorn. «Film, divano, luci spente. Niente drammi, promesso.»

Per Erika e Sara, quella frase suonò come un armistizio. Un sospiro di sollievo collettivo. Per me, fu la lettura della sentenza di morte.

Sapevo di dover fare qualcosa. Non potevo restare lì ad aspettare che il plotone d'esecuzione premesse il grilletto. Dovevo scappare prima che le luci si spegnessero e l'ordine diventasse esecutivo. Mi passai una mano sul viso, fingendo un'espressione sofferente. «Ragazze, io forse passo,» mormorai, strofinandomi le tempie. «Ho la testa che mi esplode. Il sole di oggi mi ha letteralmente distrutto, credo di avere una mezza insolazione. Vado a stendermi di sopra.»

Erika scattò subito a sedere, il viso contratto in un'espressione di dolce apprensione. «Amore, stai male? Vuoi che salgo con te?» si offrì, alzandosi. «Ti porto un po' d'acqua, magari ti faccio un massaggio per farti rilassare...»

Il cuore mi fece un balzo. Sì, pensai disperatamente. Sì, vieni con me, salvami da questa stanza.

«Ma no, dai,» intervenne Sofia. La sua voce era morbida, comprensiva, ma i suoi occhi di ghiaccio mi trafissero nel buio. «Un film leggero e poi tutti a dormire. Non fare il vecchio, Franci. Eri, dopo la giornata di merda che hai avuto, almeno fatti coccolare dal tuo uomo. Ve lo siete guadagnati.»

Fu una mossa magistrale. In due secondi, Sofia aveva trasformato la mia via di fuga in un senso di colpa per Erika. Erika si fermò. La tensione del pomeriggio le ripiombò addosso per un istante, per poi sciogliersi quando mi guardò con occhi imploranti. Si avvicinò e mi passò le braccia attorno alla vita, appoggiando la guancia sul mio petto. «Ti prego, resta giù con me,» sussurrò Erika, la voce carica di un bisogno disperato di normalità. «Non voglio dormire da sola con questa tensione addosso. Ho bisogno di te.»

Le mie braccia si chiusero attorno a lei per inerzia. Ero in trappola. Sofia aveva usato l'amore di Erika per incatenarmi al divano. Se fossi andato di sopra, l'avrei ferita e avrei scatenato l'ira di Sofia. Restando giù, andavo incontro all'abisso.

«Vado... vado solo a prendere un bicchiere d'acqua in cucina,» balbettai, staccandomi delicatamente dall'abbraccio di Erika. «Arrivo subito.»

Mi rifugiai in cucina. La luce fredda del neon mi ferì gli occhi. Aprii il frigorifero, presi una bottiglia d'acqua e me ne versai un bicchiere con le mani che tremavano in modo incontrollabile. Il respiro mi si incastrava in gola.

«Bevi piano, potresti strozzarti.» Sussultai, versando metà dell'acqua sul ripiano di marmo. Sofia era appoggiata allo stipite della porta. Non l'avevo sentita arrivare.

«Sofi, ti prego,» implorai, la voce ridotta a un sibilo disperato. «Non posso farlo. Erika crollerà. L'ho appena rassicurata oggi pomeriggio, l'ho fatta sentire amata... se le urlo il nome di Sara mentre scopiamo, le distruggerò la psiche. Ti scongiuro.»

Sofia non alzò la voce. Non si scompose. Con una lentezza calcolata, tirò fuori lo smartphone dalla tasca dei pantaloncini e sbloccò lo schermo. Fece due passi verso di me e mi mise il telefono sotto il naso. Era la chat di WhatsApp con Erika. E nel riquadro in basso, pronto per essere inviato, c'era l'allegato video. L'anteprima mostrava il volto paonazzo di Lara, in ginocchio, intenta a ingoiarmi disperatamente. Il pollice di Sofia fluttuava a un fottuto millimetro dal tasto verde di invio.

«Vedi?» sussurrò Sofia. «Non devo nemmeno cercarlo. È già qui. Basta un millimetro.» «Sei pazza,» ansimai, indietreggiando. Sofia mi ignorò. Toccò la tastiera e scrisse un messaggio rapido: "Eri, hai scelto il film?" Premette invio.

Un secondo dopo, dal salotto, si sentì il ronzio metallico di una vibrazione prolungata. «Sofi, sì, stiamo mettendo un thriller!» urlò Erika dalla stanza accanto, totalmente ignara.

Il gelo mi paralizzò il sangue. La storia stava seguendo esattamente le dinamiche del crescendo, in cui l'attesa del climax genera un'angoscia psicologica molto più potente dell'atto fisico stesso. Sofia sorrise, riponendo il telefono in tasca. «Hai sentito? Funziona,» disse, con una calma raggelante.

«Perché lo fai?» dissi, trattenendo a stento le lacrime di frustrazione. «Perché lei oggi mi ha fatto sentire piccola davanti a tutti,» rispose Sofia, il tono improvvisamente duro e metallico. «Ora tu mi restituisci il favore. E non farai le cose a modo tuo, Franci. Ascoltami bene.»

Si avvicinò, invadendo il mio spazio personale. Il suo profumo mi nauseò. «Quando le urlerai il nome di Sara, lei si fermerà. E quando lei ti chiederà, distrutta, se pensavi a Sara, tu non devi negare subito. Devi esitare. Voglio vederla capire.» Sgranai gli occhi. Non era solo un ordine, era la sceneggiatura di una tortura. «Se ti chiede se Sara ti piace,» continuò Sofia, implacabile, «tu non risponderai no. Tu risponderai: 'Non è questo il punto.' Se piange, non abbracciarla. Se ti chiede scusa perché si sente sbagliata, non rassicurarla. E se prova a dire che è colpa sua... tu resti zitto. Il silenzio farà il resto.»

«E poi?» chiesi, con la voce che mi si spezzava. «Poi le dirò che ero ubriaco, confuso, che non volevo...»

«No,» mi interruppe Sofia, leggendomi nel pensiero con una crudeltà disumana. «Lo so cosa stai pensando. Pensi di fare la scenata, eseguire l'ordine e poi correre dietro a lei a piangere per sistemare tutto. Pensi di poterti salvare l'anima. Ascoltami bene, schiavetto: se dopo provi a consolarla, invio tutto. Stanotte non devi solo ferirla. Devi lasciarla sola con la ferita.»

Mi appoggiai al bancone per non cadere. Aveva chiuso ogni via di fuga. Sofia mi diede due colpetti leggeri sulla guancia, come si fa con un cane obbediente. «Questa non è una minaccia, Franci. È un timer,» mormorò, avviandosi verso la porta. Si fermò un istante prima di uscire, voltandosi a guardarmi. «Ogni volta che proverai a fare il bravo ragazzo, io premerò invio. Tu stanotte non devi solo dire il nome sbagliato, Franci. Devi farle credere che forse quel nome... era quello giusto.»

Sparì nel corridoio, tornando verso il salotto. Restai solo in cucina, con il rumore del mio respiro spezzato e la consapevolezza che, di lì a poco, avrei impugnato l'arma per uccidere l'amore della mia vita.

Quando rientrai in salotto, il passaggio dalla fredda solitudine della cucina al calore di quella falsa normalità domestica mi diede la nausea. Erika si voltò subito verso di me, scrutandomi nel buio appena spezzato dalle lampade a terra.

«Tutto ok?» mi sussurrò, accigliandosi. «Sei bianco come un lenzuolo.» «Sì... un po' di nausea, ho bevuto l'acqua troppo in fretta,» mentii, forzando un mezzo sorriso che mi costò tutta l'energia che avevo in corpo.

Il salotto era stato trasformato in un rifugio perfetto. E la cosa più inquietante era che a disporre i corpi nello spazio era stata Sofia, con la naturalezza di una padrona di casa, o meglio, di una regista sul set. Aveva sistemato Erika sul divano a elle, lasciando il posto esatto per me al suo fianco. Sara era sdraiata sul materasso steso a terra proprio davanti a noi, avvolta in un lenzuolo. Lara era già rannicchiata in fondo, nell'angolo più buio, nascosta sotto una coperta. Sofia, invece, si era posizionata sull'estremità opposta del divano. Apparentemente lontana e innocua, ma con una visuale perfetta, angolata e spietata, su di me ed Erika.

Prima di andare avanti…

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