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Erotika
CHIMERA - L'ultimo respiro dell'umanità · Cap. 9
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Capitolo 9 di 11 29 min di lettura

Non fidarti di nessuno

La presenza di Clementine non convince Meave, che teme possa rappresentare un pericolo per il gruppo. Mentre la tensione cresce, Trevis si trova costretto a scegliere quanto è disposto a rischiare per proteggere una ragazza che conosce appena.

Michael035
2 mesi fa · 368 letture · 1

Marcus provò ad alzarsi. Puntò l'unico palmo rimasto contro il pavimento, le vene del collo che si gonfiavano come cavi d'acciaio nel tentativo di darsi una spinta. Il suo corpo, distrutto dall'amputazione e dal morso, rifiutò l'ordine. Ricadde all'indietro con un respiro spezzato.

«Non posso, non riesco più a muovermi. Per me è finita,» rispose lui, la voce ridotta a un soffio.

«Ti prego, ti prego... cerca di alzarti.»

Ci riprovò, ma le forze lo avevano abbandonato del tutto. Non c'era più niente da spremere da quel corpo.

«Non hai molto tempo. Devi fare una cosa.»

«Tipo, cosa?» domandò Clem, facendo un passo indietro, come se ammettere la realtà potesse evocarla.

«Devi assicurarti che non mi trasformi.»

«Ma non accadrà, andiamo via!»

«Clem, lo farò. Tu sai cosa devi fare.»

«No, non posso. Non ci riesco.»

Marcus aprì gli occhi a fatica. La vista gli si appannava, ma ruotò lentamente la testa verso l'angolo del corridoio. Su una sedia da ufficio rovesciata giaceva il cadavere di una guardia, il cranio spaccato, una fondina di cuoio ancora allacciata alla cintura e un paio di manette lucide agganciate al passante.

Gli indicò quel corpo con il mento. Le disse di prendere le manette e la pistola.

Clem ubbidì come un automa. Le sue dita da bambina farfugliarono con la scatola di metallo e la pelle dura della fondina. Tornò da lui con l'acciaio freddo tra le mani. Marcus allungò l'unico braccio sano verso il tubo di ghisa del termosifone fissato al muro, e Clem, piangendo in silenzio, strinse il primo anello attorno al suo polso e il secondo attorno al metallo freddo della conduttura. Un clack secco. Adesso era bloccato. Adesso lei sarebbe stata al sicuro, qualunque cosa fosse successa.

«Puoi prenderti cura di te stessa, Clem,» disse lui, guardandola dal basso.

«No... non sempre.» rispose Clem, con la sua voce che cominciava a cedere.

«Sì, non preoccuparti.»

A quel punto Clem impugnò la pistola. Lottò con carrello e caricatore, muovendo le dita con la precisione meccanica che lui le aveva impresso nella memoria a forza di esercizio.

«Hey,» continuò Marcus, ricucendo i lembi della sua voce. «Sei una persona forte, Clem.»

«Ma sono piccola...»

«Non conta niente. Vedrai cose brutte lì fuori, ma non fa niente.»

«I miei genitori... è orribile... e ora tu... Ti prego... non essere uno di loro, non voglio,» disse lei, lasciando che le prime lacrime le scavassero solchi sulla pelle sporca di polvere.

«Non oso immaginare, piccola. Ma puoi fare una cosa sola.»

«Non so se ce la faccio...»

«Mi devi sparare, Clem.»

«Marcus... no...» la voce di Clem diventò ancora più tremolante e più bassa.

«Va tutto bene. È tutto a posto. Lo so che è una cosa difficilissima e orribile da fare. Farei di tutto per evitarlo, ma se non vuoi vedermi come uno di loro è l'unica soluzione. Punta la pistola, togli la sicura, chiudi gli occhi e fallo. Poi vai via senza guardare indietro. Lo so che ce la puoi fare.»

«O-ok Marcus... ce la posso... posso fare,» disse singhiozzando, la canna della pistola che tremava vistosamente nell'aria gelida della stanza.

«Lì fuori le cose non miglioreranno per un po', ma un giorno lo faranno. Fino a quel giorno, non fidarti di nessuno,» disse Marcus, il tono fermo nonostante l'agonia.

«Devi crescere ancora tanto. La gente ti vedrà piccola e cercherà di approfittarsi di te e di farti fare cose che non devi fare.» Prese un respiro profondo, come se l'aria non gli arrivasse più nei polmoni.

«Non glielo permetterò!»

«Bene.»

Un singhiozzo più forte le squarciò il petto, piegandola in due. Marcus, vedendola crollare, cercò un'ultima volta il suo sguardo.

«Hey, Clem.»

Lei alzò gli occhi, accecata dalle lacrime.

«Tieni i capelli corti.»

«Lo farò, li taglierò io stessa...»

«E anche–» Marcus chiuse gli occhi. Un tremore lungo gli attraversò la colonna vertebrale. Non era morto, ma la coscienza gli stava scivolando via, inghiottita dal buio della febbre.

«Cosa? Che c'è?»

Marcus riaprì gli occhi di scatto, scosso dal soprassalto improvviso di chi sta perdendo il controllo sui propri sensi.

«No, non ha importanza.»

«Mi mancherai!»

«Anche tu...»

Clementine si alzò in piedi asciugandosi le lacrime con la manica della sua felpa. Sollevò la pesante pistola d'ordinanza con entrambe le mani. Tolse la sicura con un gesto secco del pollice. Bloccò le braccia, chiuse gli occhi e girò la testa di lato, rifiutandosi di vedere.

BAM.

***

Il silenzio che segue il ricordo e le parole di Clementine è un fischio assordante nelle orecchie. Il rumore del fiume che scorre a pochi metri da noi sembra sparito, inghiottito dal peso letale di quella storia.

Guardo Clementine. È ancora lì, di fronte a me, con le spalle contratte e lo sguardo perso nel vuoto. La sua storia si è fermata con quell'esplosione, con il fumo metallico della polvere da sparo che anni fa ha riempito la stanza di quella stazione di polizia.

Marcus è morto in mezzo alle divise, dentro una cella improvvisata, lui che era un ex carcerato tornato in libertà solo grazie al crollo del mondo. Ma mentre il suo corpo si spegneva contro quel termosifone, la sua pena era già stata scontata fino all'ultimo centesimo. Aveva saldato ogni debito salvando quella bambina, insegnandole a restare viva a costo di farsi spezzare il cuore.

Sento qualcosa di caldo scivolarmi sulla guancia.

Mi porto d'istinto la mano al viso. È umido. Sto piangendo. Non mi succedeva da prima che sotterrassi Tessa, da prima che imparassi a pietrificare lo stomaco per non sentire più il sapore della colpa. Le lacrime scendono silenziose, scavando solchi caldi nella pelle gelata dal vento del mattino.

La guardo ancora — la sua statura piccola, la cicatrice sullo zigomo, quel piumino celeste troppo grande per lei. Quel giorno ha sostenuto il peso di un'esecuzione per pietà, ha fatto la cosa più orribile che un essere umano possa essere costretto a fare, ed è ancora qui. In piedi. Con una spina dorsale fatta d'acciaio temprato.

Non ce la faccio più a mantenere la distanza. La disciplina militare, il distacco tattico, la paura di affezionarmi a qualcosa che il mondo potrebbe strapparmi via... tutto crolla in un secondo.

Faccio due passi veloci, mi accovaccio sul fango per portarmi alla sua altezza e le getto le braccia attorno alle spalle.

La tiro a me in un abbraccio ruvido, disperato. La stringo forte contro di me coprendo la sua testa con la mia mano grande, sentendo i suoi riccioli corti sotto le dita. Clementine si irrigidisce per un microsecondo, l'istinto animale che le dice di lottare, ma poi cede. Il suo corpo, rigido come un pezzo di legno fino a un attimo prima, si squaglia contro il mio petto.

Affonda il viso nel tessuto sporco della mia giacca e inizia a piangere. Uno sfogo di dolore represso per anni, i singhiozzi che le scuotono l'intero torace mentre le sue mani si aggrappano con forza feroce alla stoffa delle mie maniche.

«Sei una ragazza forte, Clem,» le mormoro all'orecchio, la voce che mi si spezza in gola mentre le mie lacrime cadono sul suo cappellino.

«Sei stata fortissima. Marcus sarebbe orgoglioso di te.»

Non risponde a parole. Ma sento le sue braccia stringersi un po' più forte intorno alla mia vita, un'ammissione muta di quanto avesse bisogno esattamente di questo e da quanto tempo lo aspettasse.

La tengo stretta lì, sulla riva del fiume gelato, mentre il mondo intorno a noi continua a marcire. Non le posso promettere un futuro, non posso prometterle che New Bern sarà il paradiso. Ma finché avrò fiato nei polmoni, nessuno toccherà questa ragazzina.

[CONTINUA...]

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Michael035

Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.

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