Vai al contenuto
Erotika
CHIMERA - L'ultimo respiro dell'umanità · Cap. 7
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 7 di 11 14 min di lettura

Il sogno

Un sogno riporta Trevis all'unica donna che abbia mai amato, proprio nel momento in cui il mondo sta per cambiare per sempre. Ma quando Meave riesce a vedere oltre la sua corazza, tocca una ferita che Trevis non è disposto a condividere.

Michael035
2 mesi fa · 326 letture · 2

***

Il caldo mi investe prima ancora che riesca a capire dove mi trovo.

Sotto la schiena sento il ruvido familiare della coperta militare – la riconoscerei a occhi chiusi, quella trama grossa, quella bruciatura di sigaretta vicino all'orlo che mi porto dietro da anni. Ma quando affondo le dita per cercare un appiglio, sotto la stoffa non trovo il materasso sottile dell'appartamento di Richmond. Trovo paglia. Steli secchi che pungono i palmi, che scricchiolano a ogni movimento, e da qualche parte, troppo vicino per essere normale, il vento che fischia contro delle lamiere ondulate. Un suono che non ha niente a che fare con una città. Ha a che fare con una montagna, con un fienile, con un mondo che ancora non esiste.

Non ci penso.

Non riesco a pensarci, perché Tessa è sopra di me, e il resto smette di avere importanza.

La sua pelle brilla di sudore alla luce tremolante di un neon in fin di vita. Ha le ginocchia ai lati dei miei fianchi, i muscoli delle cosce tesi in un ritmo lento e implacabile che mi sta prosciugando il cervello un pensiero alla volta. Le mie mani scivolano sui suoi fianchi, si stringono nella carne calda, la spingono giù con un'urgenza che non ha niente di gentile. Stiamo facendo l'amore, sono dentro di lei.

Tessa si piega in avanti, i capelli castani che le cadono a cascata intorno al viso, chiudendoci in una tenda privata che isola tutto il resto del mondo in rovina. Per un istante, un solo istante che scompare prima ancora che io riesca a fermarlo, la luce le attraversa le iridi accentuando quegli occhi verdi che amo più di ogni altra cosa. Poi preme le sue labbra sulle mie. Sento la sua lingua che si scontra con la mia e lei che preme con più forza contro la mia bocca.

Ci baciamo con la fame di chi sa che il tempo è una risorsa in esaurimento. Sotto il profumo della sua pelle pulita, per un secondo assurdo, mi sembra di sentire l'odore di fieno e olio da fucile. Non ci faccio caso. In questo momento non c'è spazio per fare caso a niente che non sia lei.

Da qualche parte, fuori dal nostro campo visivo, qualcosa sbatte piano contro il legno. Un colpo secco. Poi un altro, lento, trascinato dal vento. Dovrebbe essere impossibile. Nel nostro appartamento non c'è niente che possa fare quel rumore. Ma il pensiero mi sfiora appena e scompare, inghiottito dal suo respiro contro il mio.

«Si! Trevis... Si» ansima contro la mia bocca. Non è un gemito romantico. È disperazione pura, lo stesso tipo di fame che ci tiene aggrappati l'uno all'altra come due condannati che rubano l'ultimo minuto prima dell'esecuzione. Io sono un disertore che ha sputato sulla propria piastrina nel fango di un fronte che non credeva più giusto. Lei è la donna per cui sono tornato, sapendo di portarmi dietro un bersaglio sulla schiena. Non abbiamo domani. Forse non abbiamo nemmeno stanotte. Ogni spinta è amore puro.

«Ah... Sì, Sì... amore, Sì» ansima ancora

«Ti amo Tessa, vieni qui» dico, riportando le mie labbra sulle sue.

Il rumore dei nostri corpi riempie la stanza, un suono ritmico che per un momento riesce a coprire il ronzio di fondo di un mondo che sta collassando oltre le pareti. Ma ai margini della tenda di capelli scuri, oltre il fiato corto di Tessa, qualcosa gracchia piano nell'angolo della stanza.

La radio a onde corte. Accesa. Sempre accesa.

Dovrebbe essere solo rumore bianco, la colonna sonora a cui abbiamo fatto l'abitudine da giorni. Tessa non la sente nemmeno, o finge di non sentirla, il ritmo dei fianchi che si fa più insistente, le unghie che mi segnano il petto in cerca di un appiglio.

Ma io ascolto. Il disertore in me cerca solo l'oblio tra le sue gambe. Il soldato addestrato dalle forze speciali non smette mai di ascoltare, nemmeno quando vorrebbe.

La statica si pulisce di colpo. Una voce maschile, calma con quella calma artificiale e professionale tipica dei comunicati ufficiali, taglia l'aria della stanza.

«...ripetiamo il comunicato congiunto del Comando Atlantico. Le forze della Federazione Russa e della coalizione asiatica hanno sfondato il fronte del Reno. Il ritiro delle truppe statunitensi dal territorio Francese, Spagnolo e Portoghese, prosegue in modo ordinato, ma la NATO nella sua forma storica deve considerarsi, a tutti gli effetti, non più operativa.»

Il mio bacino rallenta senza che io lo decida.

«In questo scenario di collasso generalizzato dell'Alleanza,» continua la voce, «solo due nazioni europee mantengono un fronte compatto e organizzato. Le forze congiunte italo-tedesche, sotto comando unificato, continuano a respingere ogni tentativo di penetrazione lungo la linea alpina. I massicci investimenti militari congiunti dell'ultimo decennio hanno trasformato Germania e Italia nell'ultimo vero scudo d'Europa.

Roma, in particolare, si conferma la piazzaforte più blindata del vecchio continente. Il perimetro attorno alla Città Eterna e al Vaticano resta invalicabile, e le sue riserve strategiche — energetiche, logistiche, diplomatiche — sono oggi il vero fulcro della resistenza occidentale.»

Tessa continua a non ascoltare. Si morde il labbro inferiore, il viso stravolto dal piacere, scivolando su di me, inondata dal suo stesso sudore e dalla voglia di finire. Ma i miei muscoli iniziano a irrigidirsi. Il mio bacino rallenta impercettibilmente la spinta.

«Trevis...» Tessa apre gli occhi, li sente stringersi attorno a me, sente il ritmo incrinarsi. Mi bacia il collo, un tentativo disperato di riportarmi lì, sul nostro materasso. Mi morde il collo, poi sale fino al mio orecchio

«Non fermarti adesso. Ti prego.»

Vorrei. Cristo, vorrei più di ogni altra cosa al mondo restare in quella stanza, dentro quel corpo, lontano da tutto il resto. Ma la voce si alza, ed è come se l'altoparlante fosse premuto contro il mio orecchio, mescolata in modo assurdo al fruscio della paglia sotto la coperta.

«E in questo quadro di resistenza totale, il Pentagono comunica oggi quello che verrà ricordato come il più grande successo strategico dall'inizio del conflitto. L'operazione CHIMERA, sviluppata in collaborazione con i laboratori DARPA, è stata eseguita con una precisione chirurgica senza precedenti nella storia militare moderna.»

Il cuore mi perde un battito. Poi riparte con una violenza che mi scuote la cassa toracica.

«Il Presidente della Federazione Russa, Dmitri Vostrikov, e il Comandante Supremo delle forze cinesi, Generale Xu Jian, sono stati neutralizzati. Le strutture di comando nemiche versano nel caos totale. L'agente è stato somministrato con un controllo assoluto, senza alcuna dispersione incontrollata registrata. L'operazione CHIMERA è un successo senza precedenti.»

Per il mondo là fuori, per i civili barricati nelle cantine o bunker, per quella voce trionfante alla radio, questa è la strada della vittoria. La riscossa, dopo anni passati a un passo dall'annientamento.

Ma io so cos'è CHIMERA. L'ho vista nascere sui tavoli della DARPA prima di sputarci sopra e disertare nel buio. So che non elimini due uomini scortati come dei, a metà mondo di distanza, con un drone o un missile convenzionale. Non ci arrivi con il piombo. Ci arrivi con qualcosa che non si vede. Qualcosa che si infila nei condotti d'aria e non chiede il permesso a nessuno di fermarsi solo perché il bersaglio è stato colpito.

Loro dicono controllo assoluto.

Io so che niente, in questo mondo, resta mai sotto controllo per molto tempo.

Il calore del corpo di Tessa, fino a un secondo fa l'unica cosa reale in questa stanza, adesso mi brucia addosso come qualcosa di sbagliato. Il panico mi si inietta nelle vene con la stessa freddezza con cui la radio ha appena pronunciato quella frase.

Le mie mani si chiudono sui suoi fianchi. Non più per tirarla a me. Per fermarla.

«Trevis, mi fai—»

Non la lascio finire. La sollevo di peso, la sposto di lato con uno strattone che non ha nulla di erotico, solo l'urgenza brutale di chi ha appena sentito il mondo cambiare per sempre. Tessa cade sulla coperta, le ginocchia che sbattono contro qualcosa di duro, sollevando un filo di quella paglia che non dovrebbe esistere in un appartamento a Richmond.

L'eccitazione le muore in faccia, sostituita da uno shock puro. Si tira indietro i capelli con una mano che trema, gli occhi verdi, ridotti a due fessure di rabbia e confusione.

«Che cazzo ti prende?» La voce le si incrina. Si copre il petto con un braccio, non per pudore, ma per un rifiuto improvviso e gelido. «Ci stavo arrivando, Trevis! Che diavolo fai?»

***

L'aria fredda mi entra nei polmoni come una lama prima ancora che apra gli occhi del tutto.

Non c'è calore. Non c'è pelle di Tessa contro la mia. C'è solo il buio pesto del fienile, il vento vero che fischia contro le lamiere vere di Balsam, e la paglia sotto la mia schiena che questa volta è esattamente quello che sembra: paglia, secca, pungente, reale.

Mi tiro su di scatto, il respiro che mi esce a raffiche corte, il cuore che mi martella contro le costole con una violenza che il sonno non giustifica. La mano destra è già corsa al manico del coltello sotto il cuscino di fortuna, un riflesso più vecchio di qualsiasi incubo.

Nessuna radio. Niente Richmond. Nessuna Tessa sopra di me nella luce di una lampada a olio.

«TESSA!»

Il nome mi si strappa dalla gola come un pezzo di vetro incandescente.

Mi metto a sedere con una violenza tale che i muscoli dell'addome bruciano. Il petto si solleva e si abbassa a scatti, i polmoni che cercano aria in una stanza che non profuma più di sesso, sudore e polvere da sparo, ma solo di letame secco e paglia umida. Le mani sono aggrappate alla coperta ruvida, le nocche bianche per la tensione, pronte a trattenere una donna che non è con me da quasi un anno. Gli occhi sbarrati cercano la radio, cercano le pareti di quell'appartamento a Richmond, ma trovano solo la luce livida dell'alba che filtra tra le assi marce del fienile.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 8

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista