“Certo che sei proprio una vera maialina tesoro mio, quasi non ti riconosco più.... e pensare che la prima volta che ti ho vista davanti a me con i vestiti di zia addosso quasi non riuscivi a guardarmi in faccia. E invece adesso guarda come sei golosa!” mi accarezzava il viso delicatamente.
“Lo faccio per te zio, è merito tuo. Tu mi hai aiutato a essere me stesso... ” gli risposi.
“Non chiamarmi più zio, chiamami Domenico.” mi disse.
“Va bene. E’ merito tuo Domenico se sono riuscito a tirar fuori questa parte mi di me.” mi alzai e lo abbracciai.
“Ti adoro così come sei tesoro mio e la prossima settimana vedrai che questa meravigliosa parte di te finalmente si sentirà libera, te lo prometto.” mi baciò.
Restammo abbracciati qualche istante, sentivo il suo cuore che batteva forte, anche il mio batteva forte dopo quello che mi aveva appena detto. Zio si tirò su i pantaloni ed io mi rivestì velocemente. Poco prima di salutarci mi diede una copia delle chiavi di casa.
“Quando zia partirà, ti avviserò così potrai venire a casa con calma, ora devo scappare tesoro mio, ci sentiamo.” mi baciò e ci salutammo. Tornai a casa di corsa, questa volta non dovevo fare il solito giochetto con il bicchiere per gustarmi tutto il succo di zio. A cena mangiai pochissimo, ero ancora tutto eccitato per via dell’imminente partenza di zia, addirittura avevo ancora le chiavi che mi aveva dato zio nella tasca dei jeans e sotto indossavo ancora i leggins. Dopo aver sparecchiato, andai a cambiarmi velocemente in camera, mi tolsi i leggins e le mutandine, rimisi tutto nel solito zainetto insieme al mazzo di chiavi. Stavo per mettermi comodo in pigiama quando ricevetti una chiamata, i miei amici mi chiedevano se ero libero per prendere una birra al solito pub. Non avevo molta voglia, il cuore mi batteva ancora forte dall’eccitazione ma alla fine accettai pensando che sarebbe stata una buona occasione per non far sospettare di nulla i miei. Mi avrebbe aiutato a mantenere un’apparenza di “normalità” ai loro occhi e magari si sarebbero un po’ tranquillizzati visto che ogni tanto li sentivo parlare di nascosto del fatto che continuavo a non uscire di casa se non per lavorare e per i tanti “aperitivi” che facevo prima di cena.
Mi rivestì, presi chiavi, portafoglio e telefono dicendo ai miei che sarei uscito, mamma fece qualche storia ma ovviamente papà la tranquillizzò.
Arrivai a piedi al pub, gli altri erano già arrivati, mi sedetti al tavolo e lentamente bevvi la mia birra. Feci passare la serata parlando del più e del meno, accennai al fatto che volevo lasciare il lavoro al bistrot per via degli orari scomodi, ricevetti la loro approvazione e tra un commento su qualche ragazza o cameriera che passava e una critica sui nuovi acquisti dei giocatori delle loro squadre del cuore, la serata scivolò via. Io ovviamente non partecipavo attivamente, il calcio non mi è mai interessato più di tanto.
Usciti dal pub, facemmo una passeggiata nel quartiere, i ragazzi avevano voglia di un panino dal solito paninaro, dove andavamo sempre, io non presi nulla da mangiare perché mi ero messo in testa di perdere qualche chilo e mettermi in forma per zio Domenico. Quando finirono lo spuntino di mezzanotte, tornammo tutti a casa. Aprì la porta cercando di non fare rumore e andai a infilarmi nel letto. Naturalmente c’era il solito pensiero che non mi abbandonava per nessun motivo e così dovetti ricorrere nuovamente alla solita masturbazione. Mi abbassai i pantaloni e movendomi sotto le lenzuola con una mano salda sul mio pisellino e un’altra che stuzzicava e premeva contro il mio ano, iniziai a darmi piacere. Sputai sulla mano per lubrificare un po’ il buco del culetto, rilassai lo sfintere e in un attimo ecco che due dita stavano entrando dentro di me. Feci lo stesso con l’altra mano, cercando di massaggiare la cappella come avevo fatto alcune ore prima mentre succhiavo il cazzo di zio Domenico e il tutto funzionò alla perfezione. Immaginavo che le dita fossero di zio, anche se non riuscivo ad arrivare alla prostata il solo pensiero che fossero le sue bastava per farmi eccitare, la mano bagnata sulla cappella fece il resto e poco dopo un rapido schizzo di sperma l’aveva bagnata nuovamente. Nonostante tutte le contrazioni continuai a masturbarmi fino a raggiungere il limite della sopportazione. Quando non ne potei più, sfilai le dita dal mio culo e una dopo l’altra le leccai per assaporare completamente il succo anale che aveva appena iniziato ad uscire, poi leccai la mano con lo sperma. Mi resi conto che oramai non riuscivo più ad addormentarmi se prima non mi masturbavo in quel modo pensando a zio. L’adrenalina scemò e caddi in un sonno profondo.
Suonò la sveglia, dopo essermi rotolato ancora un po’ nel letto, mi alzai. A casa non c’era nessuno feci colazione con calma, andai a lavarmi e tornai in camera. Mi spogliai e presi il mio zainetto segreto, tirai fuori uno dei completino che mi aveva regalato zio, un due pezzi in pizzo e cotone, molto semplice e sobrio e lo indossai. Regolai le spalline del reggiseno per farlo calzare meglio, sistemi i bordi di pizzo dello slip per farli aderire meglio al mio culetto e feci scivolare appena alla mutandina tra le chiappe per lasciarle un po’ scoperte. Andai in camera dei miei per guardarmi davanti al grande specchio sull’anta dell’armadio. Quel completo non lo avevo mai messo, eppure non mi stava male, ovviamente prediligevo quello leopardato perché sapevo che avrebbe eccitato zio Domenico molto di più. Aprì l’armadio di mamma e trovai una busta con dentro alcuni pacchetti di calze, il giorno prima evidentemente era passata dalla sua amica che vendeva l’intimo al mercato comunale e aveva fatto scorta dei soliti collant che usava sempre. C’erano dodici pacchetti di collant marroni da venti a trenta denari, ne presi un paio da 20 in prestito, ero sicuro che mamma non ci avrebbe fatto caso. Aprì la confezione, tirai fuori le calze, mi sedetti sul letto e le indossai una gamba alla volta, tirai su e sistemai l’elastico in vita. Mi guardai allo specchio, sistemando le grinze che si erano formate sulle gambe, mi stavano benissimo. Avevano un bellissimo disegno di pizzo che imitava una mutandina e andava a confondersi con lo slip che già indossavo, il nero dello slip e il marrone chiaro della calza si mischiavano alla perfezione, mi accarezzai il culetto tutto fasciato dalla calza, stringendolo un po’ per vedere come l’effetto della calze lo rendeva al tatto. Mi girai e mi piegai in avanti, mostrando allo specchio il culo, era proprio una bella scena. Richiusi l’armadio, accartocciai la confezione vuota e la buttai in fondo al cestino della mia stanza facendo attenzione che non si vedesse. Provai alcune decolleté di mamma, sempre davanti allo specchio e facendo qualche passo in corridoio. Muovevo i fianchi, sculettavo immaginando che zio mi vedesse per darmi la sua approvazione. Mi tolsi il reggiseno e feci un’altra sfilata in corridoio. Me ne stavo su quei tacchi neri da dodici, tutto nudo con solo le calze e gli slip. Ovviamente l’erezione non tardò ad arrivare. Tornai in camera e vidi l’immagine allo specchio. Mi sciolsi e sistemai i capelli facendo la solita riga da un lato, oramai iniziavano a essere abbastanza lunghi e non avevano più quella forma a caschetto ma mi piacevano lo stesso. Toccai l’erezione, il cazzo se ne stava tutto dritto, tendente a destra e chiuso per bene nelle mutandine, non ci feci caso. Mi dissi che se volevo godermi al meglio la settimana che avevo davanti, dovevo imparare a non badare alle erezioni che mi gonfiavano le mutandine, solo zio Domenico si sarebbe occupato di farmelo venire duro e solo lui ci avrebbe giocato se ne aveva voglia, io dovevo dedicarmi solo e unicamente al suo cazzo. Gli orgasmi anali che avevo avuto grazie a lui erano stati notevolmente più intensi di quelli che normalmente avevo durante la classica masturbazione manuale, per questo avrei scelto di godere solo in quel modo.
Insomma... mi sarei comportato un po’ come una donna a tutti gli effetti.
Convinto di tutto ciò, tolsi le scarpe e le rimisi al loro posto, ignorando completamente la mia erezione, infatti, dopo poco iniziò a calmarsi e a sparire. Andai a sdraiarmi sul mio letto, mentre me ne stavo con le gambe alzate contro il muro a guardare le mie gambe velate ebbi un’idea, mi alzai e mi vestì di corsa. Uscii di casa e camminando velocemente arrivai al grande negozio cinese dietro la via di casa. Entrai e facendo finta di curiosare m’infilai tra gli scaffali, la signora cinese che stava in cassa non mi staccò gli occhi di dosso finchè non sparì del tutto tra le corsie. Sapevo già quello che stavo cercando, ma l’imbarazzo comunque mi frenava, soprattutto quando incrociai altre persone che cercavano di orientarsi in mezzo a quegli scaffali pieni zeppi di roba di ogni tipo. Fingendo di cercare qualcosa andai lentamente verso il reparto dei vestiti, continuavo a guardarmi intorno facendo finta di niente finchè non arrivai allo scaffale delle scarpe, ce n’erano di tutti i tipi, da ginnastica, eleganti, da uomo e da donna... Così tante che non sapevo proprio che fare, finchè non le vidi. Eccole, davanti a me, un bellissimo paio di décolleté rosse in vernice. La punta dritta, il tacco alto e fino. Erano stupende. Mi toccai una gamba sentendo i jeans a contatto con il nylon dei collant. Quelle scarpe erano perfette per me, già me le immaginavo ai piedi. Il prezzo non era nemmeno troppo alto.
