“Sono dieci euro.” disse. Tirai fuori il portafoglio e pagai la cifra esatta, lei piegò la vestaglia e la mise in una busta azzurra e mise dentro lo scontrino. “Ecco a te...” mi passò la busta sorridendomi. La ringraziai e cercando di far finta di nulla, misi la busta nello zaino e andai via. Notai che mi fissava mente uscivo dal negozio, forse si ricordava di me, ero quel ragazzo taciturno che qualche tempo prima aveva comprato quelle scarpe rosse e ora era tornato a comprare una vestaglia di raso e pizzo... temetti che forse potesse aver intuito qualcosa, mi allontanai a passi svelti dal negozio e corsi verso il parco. Mi diressi al solito posto, la mia solita panchina sotto l’albero e mi sedetti con il libro sulle gambe pronto a godermi quel bel pomeriggio. Iniziai a leggere e a sfogliare le pagine una dopo l’altra, mi persi completamente nella storia di quel romanzo. Non mi resi conto nel tempo che passava, finchè il sole non tramontò del tutto e il freddo mi colse di sorpresa. Chiusi il libro e misi il cappello e la sciarpa, mi accorsi che oramai non c’era più luce sufficiente per leggere, così me ne tornai a casa. Prima di cenare feci un bel bagno caldo, rimasi nella vasca per quasi un’ora e dovetti uscire solo dopo aver sentito la voce di mamma che mi avvisava che la cena era pronta. Uscì dalla vasca, misi l’accappatoio e tenendolo ben chiuso andai a vestirmi, avevo raccolto i capelli in uno chignon per non farli bagnare. La cena fu a base di petto di pollo e verdure alla griglia, sapendo che volevo dimagrire un po’ mamma cercava di aiutarmi preparando cose salutari, con il dispiacere di papà che avrebbe voluto una cena molto più sostanziosa, anche se alla fine cercava anche lui di adattarsi per darmi una mano e supportarmi.
“Allora sei andato a correre anche oggi?” mi chiese papà mentre cercava di rendere il petto di pollo più appetitoso con della maionese.
“No in realtà oggi ho fatto una passeggiata al parco e provato a fare qualche esercizio alla sbarra.” risposi.
“Sentì un po’, ma come mai adesso all’improvviso ti è venuta tutta questa voglia di fare ginnastica? C’è per caso qualche ragazza su cui fare colpo?” con uno sguardo cercò la complicità di mamma che però rimase in silenzio.
“Ehm... diciamo di sì.” risposi timidamente.
“Ah! Lo sapevo! E chi è dimmi un po’, la conosciamo per caso?” sentivo che papà cercava di affrontare l’argomento con un po’ di spirito da camerata, come si fa tra uomini.
“No non la conoscete. E’ un’amica di amici, una che va all’università.” cercai di fare il vago e vidi che mamma mi guardava sorridendo, al contrario di papà comunicava tutto il suo interesse con il silenzio.
“Bhè, spero che un giorno ce la farai conoscere allora...” papà cercò di tagliar corto, dandomi un colpetto complice con il gomito sul braccio, risposi con un sorriso.
Finita la cena, me ne tornai in camera, da quando ero rientrato a casa, non avevo ancora tirato fuori dallo zaino la vestaglia. Papà mi diede la buonanotte e andò a dormire mentre mamma si mise a lavare i piatti. Chiusi la porta della mia stanza, rapidamente mi spogliai, misi il completo rosso, indossai le decolleté facendo attenzione a non fare troppo rumore con i tacchi e poi misi la vestaglia. Sistemai le maniche e provai a chiudere la cintura in vita, mi stava leggermente stretta ma sicuramente perdendo qualche altro chilo sarebbe stato perfetta. Mi sciolsi i capelli, presi il telefono e iniziai a scattarmi alcune foto mettendomi in posa, aprendo leggermente la vestaglia per far vedere il reggiseno rosso, mi appoggiai all’armadio di schiena cercando di mettere in mostra il seno e le gambe; aprì la vestaglia mostrando tutto il corpo nudo e i miei seni coperti mentre dalle mutandine si vedeva chiaramente la mia cappella che spuntava fuori appena sotto il mio ombelico. Intanto sentivo il rumore dei piatti in cucina, la cosa mi tranquillizzava ma avevo il cuore in gola al pensiero di sentire dei passi lungo il corridoio. Scattai una ventina di foto in tutto, quando finì, poggiai il telefono sul comodino, accarezzai la vestaglia, sentì il finto raso sotto le mie mani e sopra la pelle del mio corpo. Ero felicissimo. Delicatamente tolsi la vestaglia e sfilai le scarpe, misi tutto con cura nello zainetto segreto che oramai era diventato il mio guardaroba e misi il pigiama. Il telefono vibrò, era il messaggio della buonanotte di Domenico, accompagnato da un cuore. Lo visualizzai subito e dalla chat vidi che era online.
“Posso mandarti una cosa?”
Rispose subito.
“Certo tesoro, ma fai in fretta...”
Selezionai al volo un paio di foto e gliele inviai.
“Buonanotte amore mio...”
Era la prima volta che lo chiamavo così, sentì un brivido lungo tutto il corpo. La sua risposta arrivò subito.
“Sei meravigliosa tesoro mio, mi dispiace dover cancellare tutto. Ci sentiamo.”
Vidi che non era più online, sentì un leggero nodo alla gola alla gola. Avrei tanto voluto essere con lui in quel momento. Avrei voluto farmi sfilare quella vestaglia e quelle scarpe da lui, sentire la sua bocca su di me, su tutto il mio corpo. Rimasi sdraiato a fissare il soffitto e a farmi prendere dalla tristezza. Presi il telefono e collegai le cuffie, cercai di non pensare più a Domenico provando a distrarmi con un po’ di musica ma era più forte di me, non riuscivo a non pensarci. Aprì la galleria del telefono e riguardai tutte le foto che avevo scattato poco fa. Creai un album fotografico con tutte le mie foto, tutte quelle che mi ero fatto e che avevo inviato a lui. Ovviamente l’eccitazione non diminuiva. Riguardai tutte le foto in sequenza. Scelsi le più belle tra quelle fatte con la vestaglia addosso. Le selezionai e le inviai a Monica, fu più forte di me. Gliele inviai per augurarle la buonanotte. Appena poggiai, il telefono lo sentì vibrare, mi aveva risposto. Pensai che in quel momento Monica avesse di meglio da fare, la cosa mi sorprese, eppure eccola che mi stava scrivendo.
“Che meraviglia Luana! E’ nuova?”
Rimasi a fissare il messaggio per qualche secondo, poi le risposi velocemente dicendole che l’avevo comprata quel pomeriggio, non avevo resistito. Lei continuò a farmi mille complimenti, disse che le piacevano le mie scarpe. Avevo comprato tutto sperando di poterlo indossare per Domenico, ma purtroppo in quei giorni la fortuna non era per niente dalla nostra parte.
“Ma questa sera hai impegni? Ti passerei a prendere tra una mezz’oretta, porta pure quella bella vestaglia e quelle scarpe favolose!”
Non riuscivo a crederci, velocemente le scrissi che non avevo nulla da fare e che mi sarei vestito e fatto trovare subito pronto. Mi alzai di corsa, presi lo zainetto e tirai fuori il completo rosso, rapidamente mi spogliai, allacciai il reggiseno e misi le mutandine, facendo attenzione a sistemare per bene il pisellino per farlo sparire il più possibile e poi misi dei jeans e il maglione nepalese. Presi Tolsi le decolleté rosse dalla scatola, che nascosi nell’armadio, e poi le rimisi nello zainetto cercando di incastrare meglio il tutto per occupare meno spazio. Lentamente uscì dalla mia stanza senza fare rumore, sentì che mamma era ancora in cucina a sistemare i piatti, cercai di nascondere lo zainetto sotto il maglione.
“Mamma io esco, mi hanno chiamato C. e D. che sono qui sotto in piazza, ci prendiamo una birra al volo.” cercavo di tenere il più possibile fermo lo zainetto sotto il maglione, sperando che mamma non si accorgesse della forma rigonfia che mi faceva sull’addome.
“Oh, esci a quest’ora? Va bene... copriti bene tesoro che fa freddo. E non fare troppo tardi..!” mi diede un bacio mentre si stava togliendo i guanti di lattice. La salutai e facendo finta di niente andai verso la porta. Mentre scendevo le scale, tirai fuori lo zainetto e me lo misi sulle spalle. Scesi in strada e trovai un nuovo messaggio di Monica, mi diceva di aspettarla davanti casa di Domenico. Andai a infilarmi tra due macchine parcheggiate per paura che mamma oppure zia Maddalena potessero vedermi dalle finestre e aspettai. I minuti sembravano non passare mai, controllavo di continuo il telefono sperando in un nuovo messaggio da parte di Monica ma non arrivava nulla. All’improvviso vidi la smarth bianca in fondo alla via, la freccia si accese e accostò davanti casa di zio. Vidi Monica alla guida che si guardava intorno, uscì in strada e mi sorrise appena mi vide. Velocemente aprì lo sportello e salì a bordo.
