Avendo il culetto pulito, non riuscì a non resistere dal stuzzicarlo un po’. Andai a prendere un paio di decolletè nere di mamma, con la punta aperta e un semplice cinturino sopra il tallone, il tacco dodici nero e semplice. Solo con quelle scarpe addosso mi misi a quattro zampe sul lettone dei miei, con il culo all’aria di fronte allo specchio, riuscivo a vedermi perfettamente se giravo la testa. Iniziai ad aprire le chiappe, mostrando allo specchio il mio buchetto lavato e voglioso. Iniziai a spingere e a comprimere, il buco di muoveva e usciva ancora un po’ d’acqua pulita che finiva per colare sul perineo passando per le palle fino alla punta del mio cazzo. Iniziavo a eccitarmi nel vedermi in quel modo. Infilai un dito in bocca alla ricerca di un po’ di saliva e poi iniziai a stuzzicare il buchetto, lentamente riuscì a entrare e in pochi secondi il dito faceva su e giù nel mio culo. Un altro entrò poco dopo, cercavo di tenere il cazzo in mezzo alle gambe per nasconderlo, la forma che faceva il mio scroto tirato verso l’interno sembrava quasi quella di una figa. Per un attimo pensai di essere una donna e continuai a infilare le dita più in profondità. Mentre le muovevo, avvertì qualcosa, avevo toccato il Punto G per un secondo. Lo cercai di nuovo ma in quella posizione non riuscivo ad arrivarci come faceva di solito zio Domenico. Aprì leggermente le gambe e cercando di sputarmi su una mano, arrivai ad afferrare il mio cazzo anche se non proprio in maniera comoda. Sicuramente se fossi stato più magro, mi sarebbe riuscita meglio quella posizione. Cercai di non rompere il ritmo e continuai a stimolare contemporaneamente la prostata e il cazzo, sentivo che ero in una posizione scomoda ma con tutta l’adrenalina ci misi poco a esplodere un bel getto denso e caldo sulle lenzuola dove ero inginocchiato. Mi girai subito per sdraiarmi e mettermi comodo mente il cazzo ancora colava ed io lo tenevo in mano. Ripresi fiato un attimo, con il dito raccolsi le gocce che avevo sulla pancia e una volta leccato il tutto, mi rimisi a quattro zampe per leccare tutta ciò che era appena colato sulle lenzuola. Rimase solo una chiazza umida. Mi leccai completamente e labbra per finire di assaporare il tutto e poi mi rimisi sdraiato. La giornata passò stranamente in fretta, zio aveva detto che sarebbe tornato nel tardo pomeriggio, quindi non troppo tardi. Impiegai il tempo che mi separava da lui facendo una doccia, radendomi e depilandomi ulteriormente per eliminare i segni della ricrescita. Quando finì di depilare le gambe, mi venne in mente che non sarebbe stata una cattiva idea se avessi provato a mettere lo smalto rosso anche sulle mani, per fortuna non mi mangiavo le unghie quindi erano in un buono stato, né troppo corte e nemmeno lunghe. Provai subito a mettere lo smalto, ebbi qualche difficoltà a usare la mano sinistra ma nel complesso feci un buon lavoro. Ora avevo mani e piedi coordinati, già immaginavo la faccia di zio quando mi avrebbe visto le mani... presi dal cassetto di mamma, un completo reggiseno e mutandina nero, molto semplice in pizzo con un fiocco rosso nel mezzo del reggiseno e un cuore rosso sul pube delle mutandine, indossai il tutto sotto ad un semplice pantaloncino sportivo ed una t-shirt, misi le classiche sneakers e aspettai seduto sul divano. Appena mezz’ora dopo, arrivò il messaggio di zio che mi avvisava di essere tornato a casa, volevo subito correre da lui, ma cercai di controllarmi. Andai in bagno a fare un altro clistere (oramai avevo paura e volevo essere sicuro che non ci fossero sorprese sgradite dopo la cena con zio) che mi tenne impegnato per una decina di minuti e dopo essermi asciugato e pulito con cura, uscì da casa.
Per strada, anche se non c’era nessuno, camminavo con le mani nelle tasche, quasi avessi paura che qualcuno potesse vedere lo smalto sulle unghie. Arrivai al portone e suonai velocemente tenendo il pugno chiuso. Il portone si aprì ed entrai. Salì le scale ed ecco che mi trovai davanti zio Domenico che mi aspettava sulla soglia della porta. Aveva indossato dei pantaloni di cotone chiari e una camicia di lino bianca, si era fatto bello per me. Quasi mi sentivo a disagio vestito com’ero. Ci salutammo normalmente ma appena varcai la soglia, mentre con una mano chiudeva la porta, l’altra mano era già stretta sul mio culo. La porta si chiuse e appena entrambi ci girammo, già avevo le sue braccia attorno al collo e la sua bocca sulla mia. Ci baciammo con passione e trasporto, istintivamente, toccai i suoi pantaloni per sentire se era già duro ed ebbi una conferma parziale.
“Accomodati tesoro, la cena è pronta.” disse facendomi strada nella sala da pranzo. Aveva apparecchiato tutto per bene e preparato una bella cena a base di pesce. Mi prese due calici di vino bianco e me ne passò uno. “Facciamo un bel brindisi, ti va?” presi il calice.
“Certo zio, a che cosa?” chiesi.
“Voglio brindare alla prima cena ufficiale con la mia nipote preferita, il mio tesoro” e fece toccare il suo calice al mio. Bevemmo entrambi un sorso.
“Cavolo zio, tu sei stupendo... mi sento quasi fuori luogo vestito così...” dissi timidamente guardandolo.
“Oh non preoccuparti tesoro, vai benissimo così, ti cambierai dopo con calma. Abbiamo tutta la serata ancora.” mi disse sorridendo e sorseggiando altro vino “Ora accomodati dai.” mi spostò la sedia e mi misi a sedere.
Iniziammo la cena, io non smettevo di staccargli gli occhi di dosso. Gli dissi che quella settimana era stata fantastica, non mi ero mai divertito così, ero felicissimo. Lui mi rispose con un sorriso e disse che anche per lui era stata una settimana meravigliosa.
“Che belle mani che hai...” mi disse. Sapevo che le avrebbe notate.
“Grazie zio, le ho fatte oggi pomeriggio, pensavo ti avrebbe fatto piacere...” lui annuì subito. “Zio io... volevo chiederti, ecco.... Io volevo dirti che siccome sono stato benissimo con te... Io voglio continuare questa cosa...” dissi quasi balbettando, vidi una specie di luce accendersi nei suoi occhi.
“Bhè, se è così allora... terremo il segreto e non diremo niente a nessuno tesoro mio!” mi fece un occhiolino. Io sorrisi e continuai a mangiare.
Già immaginavo i nostri futuri incontri, approfittando dei momenti di libertà per qualche scappatella, il desiderio che sale giorno dopo giorno, già mi vedevo in auto mentre succhiavo oppure toccavo il suo cazzo di nascosto approfittando di un momento libero... Chissà se saremmo andati in albergo, la prossima estate avrei voluto fermarmi a casa sua più a lungo per stare tutto il tempo con lui... stavo sognando ad occhi aperti come un innamorato. Un brivido mi corse lungo la schiena mentre continuavo a cenare cercando di contenere tutte le emozioni che in quel momento mi stavano travolgendo. Finimmo di cenare e zio riempì i bicchieri un’ultima volta, lasciando vuota la bottiglia. Facemmo un ultimo brindisi, zio si alzò e iniziò a sparecchiare.
“Perché non vai di là a farti bella tesoro? Qui ci penso io, vai a torna come solo tu sai fare.” mi disse dandomi un bacio e una carezza tra le gambe. Non me lo feci ripetere due volte e corsi subito in camera, aprì l’armadio e mi buttai a capofitto nella ricerca dei vestiti. Aprendo un cassetto, in fondo, trovai un sacchetto di carta che fino allora mi era sfuggito. Conteneva una sottoveste nera di pizzo, con dei lacci sulla schiena e una serie di fiocchetti rossi attorno alla scollatura e sulla vita, era molto trasparente. La guardai e me la provai al volo davanti allo specchio posandola sopra di me, sembrava mi stesse bene considerato che zia era più alta di me ma per fortuna la sottoveste sembrava arrivare appena alla metà delle mie cosce. Nel sacchetto c’era anche un perizoma nero trasparente abbinato. Guardai il tutto per pochi secondi e mi convinsi che quella sarebbe stata la scelta giusta. Aprì un altro armadio alla ricerca delle scarpe, le prime che trovai erano delle semplici decolletè nere, molto simili a quelle che avevo indossato la mattina mentre stavo a quattro zampe sul letto e con il culo all’aria davanti lo specchio. Mi convinsero subito anche quelle. Presi il tutto e sempre silenziosamente andai a chiudermi in bagno. Mi spogliai e misi la sottoveste e notai che era perfetta, provai il perizoma ma era troppo piccolo, a stento riusciva a trattenere dentro il mio cazzo, a malincuore decisi di rimetterlo nella busta. Pettinai i capelli facendo la riga nel mezzo, li lisciai con la spazzola e fermai le due ciocche frontali ai lati della testa con delle mollette che zia aveva lasciato sul mobiletto del bagno accanto a me. Passai di nuovo fondo tinta, feci un leggero contorno con il rimmel, misi il mascara e per ultimo il rossetto rosso. Mi guardai allo specchio tutto contento. Ora ero pronto. Misi le scarpe e le provai facendo due passi. Le sentivo comode, andai subito alla porta.
