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Erotika
Angeli & Diavoli · Cap. 11
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Capitolo 11 di 12 12 min di lettura

Da schiava a Padrona cattiva

La mattina dopo, la scena che mi colpisce come una frecciata al corpo mentre faccio il pompino al mio padrone per bere tutta la sua urina...

Giovanna Esse
1 anno fa · 314 letture · 1

(non posso fare a meno di sentire il piacere salire dentro di me nel guardare quel corpo fino ad ieri così puro cadere negli affranti più profondi nel vivere con sempre grande sorpresa come reagisce il suo corpo e la sua mente) per vedere rivoli della sua anima scendere lungo le cosce; aumento l’intensità della corrente che la spinge ancora più velocemente verso la perdita di controllo per donarsi ad ogni mio desiderio.

Le lascio lo stantuffo schiacciato al fondo della siringa che sigillo con nastro adesivo per non farlo muovere mentre le dita si muovono per entrare nella sua cavità spalancata, prima umida più in un attimo la sento bagnata lasciando che le dita le scivolino dentro con facilità ma poi mentre sento i suoni muscoli interni stringere le mie dita che attimo dopo attimo aumento per accorgermi che avevo infilato tutto il braccio dentro la sua fica e sento la sua voce gemere di un piacere travolgente che la fa impazzire e urlare come una iena

“dai ti prego spingi più forte” mi fermo “Non darmi mai più del tu quando siamo sole e non chiamarmi padrona perché io eseguo solo gli ordini del mio padrone altrimenti non mi sarei mai presa la briga di fare quello che sto facendo” le dico colpendo il suo culo con dei ceffoni che mi fanno bruciare la mano (detto questo non so se ho detto tutta la verità perché quel tempo che vivo con lei mi ha già procurato ben cinque orgasmi sempre più potenti) detto questo mi stizzisco al punto di sfondarle con il pugno chiuso il buco del culo che dopo aver posto resistenza non è più in grado di fermare sento la mano entrare dilaniandole il culo spingo entrambi le mani dentro di lei furiosamente per farla urlare di dolore ma l’effetto che ottengo è proprio l’opposto lei che gode come una pazza.

Posso solo immaginare come lei riesca a godersi questa situazione e anche se mi viene in mente la serva masochista che più la picchiavamo più godeva ora la simile situazione mi spinge ad usare lo stesso metodo (non facendo soffrire per non farla godere) ma non voglio ripetere la stessa identica situazione, ma devo ammettere che non è facile immaginare la tortura giusta per farla urlare.

Guardo curiosa dente i vari cassetti presenti nella stanza quando vedo delle bellissime ali di colombe alcune legate fra loro altre singole così ne prendo qualcuna passandola sulla mia mano e sento il senso di sollecito che mi viene, ecco che ho pensato di cominciare a far correre quelle morbide piume prima della pianta del piede, la vedo contorcersi immediatamente sotto quelle carezze che la fanno scoppiare dal ridere, ma insisto passo le piume sulla sua pelle per vedere che effetto le fa; una risata sempre più intensa e nervosa le fa cambiare espressione poi quando il mio solletico si ferma sul clitoride ecco la risposta che mi ha dato dopo solo pochi tocchi della piuma che la solleticava “la prego basta non resisto più non continui la supplico Signora smetta”.

Il suo implorare mi eccita da impazzire quindi insisto ora i capezzoli, le ascelle, le cosce, il sesso spalancato le sue urla aumentano come l’orgasno che si fa strada con irruenza dentro di me al quel punto mi sento un piacere travolgente scuotermi ogni figura della mia pelle e d’istinto le infilo l’intera mano dentro di lei muovendola dentro e fuori senza sosta per interrompermi di colpo quando sento il suo piacere pronto ad esplodere. Ricomincio con il solletico dandole ogni tanto dei colpi sui seni che per qualche istante la eccitavano, ma quelle deliziose piume insistevano su di lei fino a vedere getti di urina schizzare fuori mi travolge un impulso improvviso che mi porta Sun un crinale che non riesco ad evitare scivolando verso il basso un piacere enorme mi travolge ogni fibra del mio corpo e godo, godo, godo, sento la mia figa spruzzare getti intensi del mio piacere. Dura a lungo il fremito dopo aver squirtato così a lungo, torno lucida con un senso di colpa indescrivibile per aver dato tanto di me in quella situazione da quasi dimenticare il mio ruolo “Bene così mi hai dato la possibilità di vedere che non sei più solo mia, ma anche una dominatrice che gode del dolore altrui va bene ora posso capire quasi tutto di te mia schiava, ma c’è solo una cosa che mi rende molto triste che tu non ne hai mai parlato con me ma non sempre si raccoglie ciò che si semina” La voce del padrone, che senza me ne accorgessi ha seguito buona parte della mia performance, non è arrabbiata ma tremendamente triste da farmi uscire lacrime di dolore per la sua sofferenza.

Non so né come né quando posso ritrovare la sua fiducia nei mei confronti ora che mi vede in un modo diverso da prima. Mi rendo conto che la passione per la situazione con Patrizia mi ha aperto sensazioni nuove che mi rimbalzano nella mente facendomi eccitare, ma ripenso a freddo quel piacere si’ intenso, potente, travolgente, ma dopo poche ore mi sono resa conto che il piacere provato non è minimamente paragonabile alla lussuria che il mio padrone mi scatena anche solo con uno sguardo, so di averlo ferito e non ho idea di come rimediare, forse perché lui non mi vuole più, così mi rivesto avvicinandomi verso la porta per tornare a casa mia con un peso enorme dentro che mi fa tremare le gambe mentre esco.

Passano i giorni e il venerdì successivo mi faccio coraggio e mi presento alla sua porta, suono inutilmente perché la porta rimane chiusa e non sento nessun rumore al suo interno, rimango lì inerme mortificata tremante per la travolgente paura di averlo perso così velocemente mi allontano, ma prima di rientrare a casa mi fermo nel bar dove lo ho incontrato per la prima volta forse nella speranza di vederlo lì. Entro. quando una voce mi chiama salutandomi con gentilezza “Ciao Angela che bello rivederti in mezzo a noi dove sei finita” quella voce mi fa sentire malissimo perché ho riconosciuto che è quella del proprietario della villa dove mi ha portato il mio padrone

“beh sai ho mille cose da preparare per l’inizio della scuola quindi non faccio vita mondana” riesco a mantenere un tono calmo per non tradire la mia inquietudine anche perché il pericolo di essere riconosciuta è grande.

“Ma dimmi come mai il mio carissimo amico è partito in fretta e furia senza avvisare nessuno” a quella notizia sento le gambe tremare senza poi nemmeno immaginare che faccia ho fatto per togliermi da questa situazione mi scuso e adducendo una scusa banale cerco velocemente la porta per uscire.

Partito e’ partito senza nemmeno avvisarmi lasciandomi nella disperazione più totale, cosa faccio ora senza di lui non posso vivere con il pensiero di averlo perso. Mi corico nel letto con la morte nel cuore mentre le lacrime mi rigano senza sosta il mio viso. Non conto più i giorni dalla sua partenza non riesco a mangiare nemmeno ad uscire me ne sto coricata nel letto a guardare il soffitto.

oi un giorno il cellulare suona leggo chi mi chiama per non sentirmi dire una marea di inutili parole ma leggo sul display che è un numero che non conosco così rispondo

“Ciao Angela” quasi mi cade il telefono nel riconoscere la sua voce “Buongiorno Padrone” ma non riesco a parlare dalla felicità.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Giovanna Esse

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