Alto 1,84 con un fisico non perfetto ma ben curato con una muscolatura che molti anni di nuoto e calcio hanno mantenuto sodi, capelli mori sopra le spalle che spesso serravo in una coda di cavallo, i miei occhi verdi un naso proporzionato al mio viso quasi tondo, quello che spesso mi imbarazza sono le labbra carnose ben delineate che spesso attirano l’attenzione indesiderata di uomini dallo sguardo lascivo.
Il corpo sempre depilato mostra un membro di 20 cm con una particolarità quando mi eccitavo la circonferenza dello stesso aumenta arrivando a misurare 14 cm. Cose che ho scoperto in età giovanile quando con gli altri compagni si giocava a chi lo aveva più lungo etc.
Angela mi fissa con un filo di voce -Ma lei padrone non ha goduto-
La afferro coricandola sulle gambe con il sedere in bella mostra, comincio a colpire le sue natiche sode rotonde sporgenti mentre con un gesto rapido le allargo le gambe posizionandole sopra il mio cazzo durissimo sotto i calzoni così ogni colpo la obbliga a strusciarsi la fica sopra la stoffa ruvida sopra la mia prepotente erezione.
Quella danza fatta di colpí feroci sulle natiche, seguito allo sfregamento della sua figa sul mio uccello lascia velocemente il posto alle urla di dolore ad un rantolo di misto piacere e dolore che lentamente diventa un urlo di gioia sentendo il suo corpo travolto da una serie di orgasmi ma li sentiva anche lei diversi dai precedenti. Questi sono più travolgenti inebrianti quasi elettrici rispetto ai primi facendole provare emozioni fortissime che le trapassano corpo e anima.
Persa in quegli orgasmi a fatica si accorge che ho smesso di colpire è fatta cadere a terra, ma appena mi guarda i suoi occhi rigati dal pianto non esprimono rabbia solo un malcelato desiderio di ringraziarmi.
- Bene ora devi andare a casa che si è fatto tardi- le dico mentre si riveste con un filo di voce sussurra
-Ha qualche ordine per la sua schiava padrone-
Quasi basito da quella domanda rimango silenzioso -Stasera avvisa i tuoi genitori che questo fine settimana sei da una amica per vedere la università che frequenterai mentre stanotte afferra tre mollette di legno e ne attacchi una per ogni capezzolo dopo averlo fatto indurire stringendolo con forza mentre il terzo lo fissi al clitoride anche esso dopo averlo indurito per bene. Fatto questo ti bagni bene il dito e lo fai scorrere e roteare tenendolo sempre bagnato intorno al tuo buchetto del culo ma senza mai penetrarti ne godere. Domani alle otto in punto ti voglio qui-
Incredula e convinta di non poter sopportare tale supplizio per non contrariarmi accetta le mie condizioni.
- Non cercare di barare con le mollette e il dito facendo finta di eseguire poi non lo fai perché io lo vengo a sapere la punizione che riceverai domani mattina non la dimenticherai mai-
La mattina seguente sento il campanello di casa suonare ma non ho voglia di alzarmi fino a secondo scampanellio che mi ricorda di aver dato il fine settimana alle servitù per rimanere solo co Angela e mi infilo una vestaglia addosso non ricordandomi che io dormo nudo.
Apro, il sole dietro di lei la fa sembrare un angelo -Sono in ritardo padrone- no le confermo che il mio ritardo nell’aprile la porta è dovuto alla mancanza di servitù dovuta andare nel loro paesino di origine per un funerale.
- Prima che tu entri devi sapere le regole principali della mia casa
1) quando siamo soli tu devi essere sempre nuda
2) desideri che tu mi dia del lei chiamandomi padrone
3) qualsiasi bisogno dal mangiare al bere e per ogni tuo bisogno corporale devi chiedermi il permesso
Queste poche regole devono essere per te un mantra ma sei ancora sulla porta quindi ultima possibilità per tornare sui tuoi passi-
Lei senza fiatare entra spedita fatti alcuni passi la vedo togliersi gli abiti mostrandomi il suo corpo in tutto il suo splendore e con sorpresa vedi le mollette ben strette fra seno e pube mentre le passo delicatamente le dita sul buchetto trovandolo bagnato.
Non mi accorgo che la mia erezione prepotente è fuori dalla vestaglia finché non noto i suoi occhi sgranati che mi fissano il cazzo con un misto di emozioni che vanno dal desiderio alla paura per le dimensioni della mia erezione (cosa facilmente immaginabile dato la sua scarsa conoscenza della virilità maschile).
Comincio a tirare le tre mollette facendola gemere di un misto di dolore/piacere.
Afferro le sue mani morbide mettendole sul mio cazzo facendole afferrare con delicatezza la pelle tesa le vene bluastre e la durezza del mio attrezzo. Il suo corpo si muove lentamente verso di me per afferrare meglio il mio cazzo sentendola tremare percorsa da infiniti brividi che la scuotevano tutta, per l’insieme delle cose le mollette che ora non le danno più dolore anzi il mio uccello fra le mani vedo lungo le cosce che si erano aperte inconsciamente scendere umori di piacere sempre più copiosi fino a sentirla fremere di piacere per l’orgasmo che stava eruttando in lei. Si ferma un attimo prima di godere -posso godere mio padrone-
Era stata brava meritando un premio così le permetto di godere guardando il suo corpo inarcarsi tremare fremere fino ad emettere un urlo di piacere che riempie la stanza con una mano corse a stringere più forte la molletta sul suo clitoride stringendo con più forza la morsa che le serrava il piccolo cazzo ricominciando ad urlare per il piacere che sgorga a fiotti dalla sua vagina. L’orgasmo le piega le gambe rimane in quella posizione che mi fa scattare un pensiero - Ora pulisci il pavimento con la lingua e bevi il tuo piacere- Non sembra attendere quell’ordine che la sua lingua si muove fra gli umori leccando e succhiando ogni goccia di piacere bevendo con avidità il suo nettare. Quando il pavimento lucente alza la testa trovandosi all’altezza con il viso di fronte a pochi cm il mio cazzo che fissa in modo avido-Posso padrone avere l’onore di avere il suo cazzo in bocca-
Certo che puoi ma rispondi ad una domanda -Quante volte hai fatto un pompino ad un uomo? - Arrossando - mai mio padrone-
Allora come pensi di potermi soddisfare le chiedo senza nessuna esitazione -Sono certa mio padrone che lei è in grado di insegnare a questa schiava come fare di me una brava troia in grado di soddisfarla in ogni modo possibile e quando non sono all’altezza di punirmi per la mia incapacità-
Quella risposta porta il mio corpo ad una eccitazione tremenda sento il mio cazzo se possibile ancora più duro.
-E sia come mi supplichi, ma prima di tutto devi leggere questo contratto che ho preparato, leggilo con calma e quando lo leggerai devi firmare per accettazione di tutti gli obblighi che devi rispettare.
Le allungo la pergamena attendo che lo legga in ogni suo aspetto per capire se vuole firmare o scappare.
In breve quella pergamena le toglie ogni diritto donando tutto di lei a me e a mia discrezione accettando di sua volontà di donarsi a me senza alcuna data di scadenza.
Il tempo passa quasi impercettibile ma io impassibile attendo senza in alcun modo veicolare la sua scelta.
La fisso mentre legge e rilegge ogni singola parola vedendo ogni tanto una leggera esitazione che la fa deglutire con forza la poca saliva che ha. Capisce che il momento è quello definitivo una linea ben definita che delimita la vita di tutti i giorni che conosce bene da una terra ignota dalla quale una volta entrata non può uscirne ma che non ne sa nulla. Allora perché la sua mente il suo corpo la sua anima stessa non solo esitano ma la portano ad accettare l’ignoto ( buona parte della sua indecisione è figlia della giornata passata ieri e ancor più forte la notte durante la quale il suo cuore, il suo corpo, la sua mente e anima non hanno mai smesso di respirare all’unisono con il desiderio di tornare dal suo padrone.
La tensione che vibra in quella stanza sembra viva.
Poi una serie di movimenti scomposti derivanti più dalla scomoda posizione la obbligano a muoversi spostandosi a destra e a sinistra, ma quel movimento fanno penzolare le mollette riciclando il dolore/piacere che data la situazione crede siano state tolte. Il corpo trascinato dal vigore di quelle sensazioni si riaccende accelerando i battiti del cuore che come una eco esplode o all’infinito nella sua mente, non riusciva a gestire il rigagnolo di piacerebbe che scende lungo le gambe, ma cerca respirando a fondo dí ricacciare quelle sensazioni per non essere capace eventualmente rifiutare la propria firma. Anche il silenzio faceva la sua parte, ma Angela e’ consapevole che dal momento in cui si è presentata alla sua porta la decisione era stata già presa.
