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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 24 min di lettura

Soffocato nella Figa e Morso sul Cazzo

Un gioco alcolico degenera rapidamente in un teatro di crudele umiliazione pubblica e spietata sottomissione. Tra ordini perversi, torture fisiche e un grottesco scambio di persona al buio, la frustrazione sessuale raggiunge un limite insostenibile.

Alessia
4 mesi fa · 1.1k letture · 2

«Il gioco prosegue,» sibilò Sofia, afferrando brutalmente la bottiglia e facendola girare con una violenza inaudita. Il caso, o forse il modo in cui l'aveva impressa, la fece fermare di nuovo su Sara. Sofia non esitò. «Sara. Dimmi il nome della persona a questo tavolo con cui scoperesti stanotte, se non ci fossero regole.»

La tensione esplose. Erika, ormai brilla, ridacchiò. Sara sgranò gli occhi, guardò me, poi Lara, poi Sofia. «Io... cazzo, no. Questa non la rispondo.» «Allora bevi,» decretò Sofia, spingendole il quarto cicchetto di assenzio. Sara lo tracannò, facendo una smorfia disgustata e asciugandosi la bocca col dorso della mano. «Spara la penitenza, stronza.»

Gli occhi di Sofia brillarono di un buio primordiale. L'accanimento era totale. «Togliti quel cazzo di reggiseno. E rimani solo con il perizoma per il resto della sera.» «Sofi, dai, non esagerare!» farfugliò Erika, appoggiando la testa sulla mia spalla. «È il gioco, Eri. O si gioca o si va a nanna,» ribatté Sofia freddamente.

Sara, fottutamente ubriaca e sfidata, non si tirò indietro. Portò le mani dietro la schiena, slacciò il gancetto e lasciò cadere il pizzo nero sul tavolo. I suoi seni, tondi e pesanti, scattarono liberi, i capezzoli già turgidi per l'aria fresca della sera. Sofia ingoiò a vuoto. Le sue pupille si dilatarono, divorando la nudità della sua preda. «Non ho finito,» sussurrò Sofia, sporgendosi verso il centro del tavolo. «Questa è solo la prima parte. Ora, Franci... appoggia le tue mani su quelle tette.»

Il mio sangue si gelò. «Cosa?» «Hai sentito,» sibilò Sofia. «Penitenza fisica. Lei deve subire. Tu devi massaggiarle i seni per un minuto esatto. Davanti a noi.» Erika, completamente andata per l'alcol, iniziò a ridere, una risata isterica e sconnessa. «Oddio, Sofi, sei malata! Dai amore, fallo, è solo un gioco stupido!» mi incoraggiò Erika, battendomi una mano sul petto, troppo ubriaca per capire il vero orrore della situazione.

Non potevo rifiutarmi. Sofia aveva la mia vita in mano. Tremando, mi sporsi verso Sara. Lei era paonazza, il petto che si alzava e abbassava furiosamente. Posai i miei palmi sui suoi seni nudi. La carne era bollente, morbida da impazzire. Iniziai a impastare la sua pelle, muovendo i pollici sui suoi capezzoli induriti. Sara chiuse gli occhi, mordendosi il labbro inferiore per trattenere un gemito reale. Era eccitata. L'assenzio, il buio e il mio tocco proibito la stavano accendendo.

E mentre compievo quell'atto folle sotto gli occhi della mia ragazza ubriaca, incrociai lo sguardo di Sofia. Stava ansimando. Fissava le mie mani sui seni di Sara, le labbra dischiuse, un'espressione di pura, deviata lussuria dipinta in faccia. Era palese: non voleva solo umiliarci. Usava le mie mani perché in quel momento, fottutamente perversa, avrebbe voluto che fossero le sue.

Tirai via le mani di scatto, come se mi fossi bruciato, il cuore che mi rimbombava nel cranio. L'assenzio aveva completamente annientato i filtri di Erika. La mia fidanzata, invece di infuriarsi per quella scena oscena, scoppiò in una risata sguaiata, piegandosi in avanti sul tavolo.

«Beh? Coraggio, giudice!» esclamò Erika, le parole strascicate dall'alcol, puntandomi l'indice contro con aria di fida. «Sii sincero, Franci! Meglio le sue o le mie?» Rimasi pietrificato, il viso in fiamme. Non riuscivo a spiccicare parola, schiacciato tra l'umiliazione, il senso di colpa e il terrore che Sofia stesse registrando ogni mia reazione. Sara, intanto, si riscosse da quel torpore erotico indotto dall'alcol e dal mio tocco. Incrociò le braccia sul petto nudo, cercando goffamente di coprirsi i capezzoli turgidi, le guance violacee per l'imbarazzo e gli occhi lucidi. «Eri... sei completamente andata,» sibilai a denti stretti, cercando di non guardare né lei né Sara. «Sei un noioso, Franci!» ridacchiò Erika, prendendo il suo cicchetto vuoto e sbattendolo sul tavolo. «Avanti, Sofi. Gira quella cazzo di bottiglia!»

Il gioco riprese, ma la linea sottile tra goliardia e sadismo era stata irrimediabilmente superata. Le due bottiglie di assenzio erano quasi agli sgoccioli. L'aria attorno alla piscina era diventata pesante, tossica, carica di feromoni, sudore e segreti inesprimibili.

I round successivi furono un crescendo di degrado. Le domande si facevano sempre più invadenti, mirate a distruggere la dignità di ognuno di noi. Lara bevve ancora, rannicchiandosi sulla sedia in un mutismo quasi catatonico, la pelle coperta da un velo di sudore freddo.

La bottiglia si fermò di nuovo su di me. A farla girare era stata Lara. Da dietro le lenti appannate, mi lanciò uno sguardo torbido. «Franci... qual è il segreto più sporco che tieni nascosto a Erika in questo esatto momento?»

Il sangue mi si gelò. Lara lo stava facendo apposta. Mi stava mettendo all'angolo. Non potevo rispondere la verità, non potevo dire mi scopo lei e tu mi ricatti per un video. Afferrai il cicchetto traboccante di assenzio e lo ingolai. Il liquido verde mi bruciò l'esofago come acido solforico.

«Penitenza,» disse Lara, la voce tremante ma carica di una cattiveria inaspettata, indotta dalla gelosia. «Mettiti in ginocchio. E bacia i piedi di Erika. Leccale le dita una a una, davanti a noi.» Erika, ormai persa nei fumi dell'alcol, applaudì ridendo, per nulla stupita dalla richiesta. Noi giocavamo spesso a giochi del genere a casa, eravamo una comitiva senza filtri e piuttosto aperta quando si trattava di sfide "hot", ma non ci eravamo mai spinti così oltre, in un clima così tossico. «Sì! Il mio schiavetto!» esclamò Erika. Chiusi gli occhi, ingoiando la dignità. Mi alzai, feci il giro del tavolo e mi inginocchiai sulla pietra ruvida. Erika mi porse il piede nudo, ridacchiando divertita. Mi chinai in avanti e, con lo stomaco sottosopra per l'umiliazione di dover subire gli sguardi di Sofia e Lara, leccai la pelle salata delle sue dita. Lei emise un sospiro di finto piacere, accarezzandomi i capelli.

Il giro dopo toccò a Erika. La domanda di Sofia fu chirurgica: le chiese se avesse mai finto un orgasmo con me. L'orgoglio ubriaco di Erika le impedì di rispondere. Bevve il suo colpo di assenzio, tossendo violentemente. «Penitenza,» decretò Sofia, implacabile. «Vai da Franci, mettiti a cavalcioni su di lui in slip e strusciati sul suo pacco per un minuto intero. E devi farti sentire.» Erika, credendo fosse solo un'altra delle nostre solite goliardate alcoliche, si alzò barcollando. venne verso di me. Si calò sulle mie gambe, la stoffa sottile dei suoi slip premuta contro i miei boxer. Iniziò a muovere i fianchi, strusciandosi con forza, ridendo e gemendo in modo teatrale e sguaiato. Io la tenevo per i fianchi, imbarazzato a morte, ma il mio corpo reagì brutalmente a quell'attrito. Il mio cazzo si indurì contro di lei sotto gli sguardi di tutti. Sofia osservava la scena bevendo un sorso d'acqua, soddisfatta di aver trasformato la nostra intimità in un fottuto spettacolo da circo.

Poi, l'ultimo giro. L'ultima goccia di veleno. La bottiglia puntò Sara. Era distrutta. Seduta in topless, le braccia ancora incrociate, lo sguardo perso nel vuoto, la mente annebbiata dall'assenzio. Sofia si sporse sul tavolo. «Sara. Hai confessato di essere stata con una ragazza. Dimmi... hai mai pensato di farti me o Erika, mentre ci cambiavamo in camera in questi giorni?»

Sara scosse la testa, gli occhi sgranati. «No... cazzo, no. Siete mie amiche. Non rispondo a questo schifo.» Afferrò l'ultimo bicchierino rimasto e lo tracannò. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Il suo corpo ebbe un sussulto.

Sofia si alzò in piedi. Si avvicinò a Sara, torreggiando su di lei con un'aura oscura e predatrice. «Penitenza,» sussurrò Sofia, la voce che era un sibilo tagliente. «Alzati. Togliti anche il perizoma. Mettiti a quattro zampe sulla tua sedia, dandoci le spalle. E masturbati. Infila le dita dentro di te e fammi sentire come godi, finché non ti dico io di smettere.»

Il gelo calò sul tavolo. L'atmosfera passò da goliardica a terrificante. «Sofi, cazzo dici? È troppo!» sbottai io, alzandomi a metà dalla sedia. «È impazzita. Sara, non farlo,» le fece eco Erika, cercando di mettere a fuoco la scena, il tono allarmato nonostante la sbronza. Si allungò sul tavolo e mi piantò due mani sugli occhi. «Tu non guardare!» «È il gioco,» sibilò Sofia, ignorandoci e puntando il suo sguardo letale dritto su Sara. «O forse la piccola principessa perfetta, quella che piace a tutti, non ha il coraggio di farsi vedere per la puttanella che è in realtà? Togliti quel coso.»

Prima di andare avanti…

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