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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 2
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Capitolo 2 di 11 23 min di lettura

Soffocato dalle Loro Mutandine

Il senso di colpa per gli eventi notturni viene spazzato via da una scoperta agghiacciante che ribalta drasticamente le dinamiche di potere. Inizia un crudele rituale di sottomissione e umiliazione fisica, che si conclude lasciando in sospeso una misteriosa e oscura promessa per la notte.

Alessia
5 mesi fa · 981 letture · 2

Lei mi guardò dritto negli occhi, un guizzo oscuro e indecifrabile nello sguardo. «Senti, io ho una fame da lupi. Che ne dici di salire con me a casa per iniziare a preparare il pranzo? C'è da fare quel sugo di pesce che avevamo detto.» Mi voltai verso Erika, che stava riemergendo in quel momento. «Amore, io e Sofi andiamo su a cucinare. Tu resti con le ragazze?» «Va benissimo!» rispose lei, strizzando l'occhio. «Ma tenetemi una birra in fresco.»

Il tragitto verso la villa fu silenzioso. Il sole picchiava sui nostri corpi bagnati, facendo evaporare l'acqua salata e lasciando una scia di calore sulla pelle. Appena entrati in casa, l'aria condizionata ci diede un brivido. «Vado a darmi una sciacquata veloce prima di mettermi ai fornelli,» annunciò Sofia, sfilandosi distrattamente l'elastico dai capelli. «Non sopporto il sale addosso. Fai tu le presentazioni con le padelle?» «Agli ordini,» sorrisi, dirigendomi verso l'isola della cucina.

Tirai fuori i pomodorini e il pesce dal frigo. Sentivo il rumore dell'acqua scrosciante dal bagno del corridoio. Misi su l'acqua per la pasta, tagliando aglio e peperoncino. Ero tranquillo. Il senso di colpa per Lara si era sopito sotto il peso della normalità di quella mattinata.

«Franci!» La voce di Sofia sovrastò il rumore della cappa accesa. «Dimmi!» urlai di rimando. «Vieni un attimo qui! Devi vedere questo TikTok, fa morire dal ridere!»

Senza pensarci due volte, mi pulii le mani sul grembiule e mi diressi verso il corridoio. La porta del bagno era aperta a metà. Entrai, aspettandomi di trovarla vestita o col telefono in mano davanti allo specchio.

Invece, mi bloccai di colpo sulla soglia. La stanza era satura di vapore e profumo di bagnoschiuma al cocco. Date abbastanza dettagli per far viaggiare l'immaginazione: Sofia era lì, in piedi di fronte a me, con i capelli nudi, madidi e selvaggi che le ricadevano sulle spalle. Indossava solo un asciugamano bianco, avvolto frettolosamente attorno al corpo. L'orlo superiore premeva contro il seno pieno, lasciando scoperta la curva profonda del décolleté, mentre l'orlo inferiore si fermava pericolosamente in alto sulle cosce, esponendo gambe lucide di goccioline d'acqua. Era uno spettacolo di sensualità cruda, imponente, impossibile da ignorare.

«Guarda,» disse lei, la voce stranamente bassa, priva di qualsiasi traccia di ilarità.

Fece un passo verso di me. Mi tese lo smartphone, lo schermo rivolto verso il mio viso. Mi avvicinai, un sorriso incerto sulle labbra, aspettandomi qualche video stupido. Ma non appena i miei occhi misero a fuoco le immagini, il sorriso mi morì in gola.

Non era un TikTok. Lo schermo mostrava il salotto buio della villa. L'inquadratura tremava leggermente. C'era il divano e c'erano due figure intrecciate, nude. C'ero io, piegato in avanti, e c'era Lara sotto di me, a cavalcioni, le mie mani a coprirle la bocca mentre affondavo dentro di lei. L'audio catturava il rumore inconfondibile e osceno della nostra carne che sbatteva, mescolato ai suoi gemiti strozzati.

Il sangue mi si gelò nelle vene. Il cuore smise di battere per un secondo lunghissimo e agonizzante. Sofia teneva il telefono con fermezza. Mi guardava dritta negli occhi, il viso inespressivo, ma con una scintilla predatoria nello sguardo. Il piccolo mistero della notte precedente, quel clic sospetto e i passi silenziosi nel corridoio, si era appena risolto nel modo più devastante possibile, chiudendo la scena con un segreto oscuro svelato.

«Ops,» sussurrò Sofia, inclinando appena la testa, l'asciugamano che le scivolò di un millimetro sul seno. «Mi sa che non era un TikTok.»

Il video continuava a scorrere in loop sullo schermo, e con esso la mia intera vita stava andando in frantumi. Il panico mi serrò la gola, togliendomi l'aria.

«Sofia... cazzo, no. Ascoltami, ti prego,» balbettai, indietreggiando fino a urtare il mobiletto del lavandino. Avevo le mani tra i capelli, il respiro corto. «Non è come pensi. Ero fuso, l'erba, la stanchezza, non so nemmeno io come sia successo... ti prego, non farlo vedere a Erika. Io la amo da impazzire, è stato solo un fottuto errore!»

La mano di Sofia scattò in avanti con una violenza inaudita. Lo schiaffo mi colpì in pieno viso, un rumore secco che rimbombò sulle piastrelle del bagno. Il volto mi andò a fuoco. Rimasi impietrito, la guancia pulsante.

«Stai zitto, lurido verme,» sibilò lei. La sua voce era ghiaccio puro, priva di qualsiasi empatia. Non era più la ragazza spigliata della spiaggia; era un carnefice. «Fai schifo. Sei patetico. Guardati, sei solo un fottuto traditore disperato.» «Sofi, ti supplico...» provai a dire, sentendo gli occhi pizzicare per il terrore.

«Ho detto zitto!» ringhiò, facendo un passo avanti. Il suo sguardo si assottigliò, un sorriso crudele le piegò le labbra carnose. «Però... sai che c'è? Non lo dirò a Erika. O almeno... cazzo, non subito.» Prima che potessi tirare un sospiro di sollievo, la sua mano scattò di nuovo, ma stavolta si intrecciò tra i miei capelli bagnati. Tirò con forza verso il basso, obbligandomi a piegarmi. Le mie ginocchia sbatterono pesantemente sul pavimento freddo. Ero ai suoi piedi. «Ora sei mio, Franci,» sussurrò, guardandomi dall'alto in basso, gli occhi chiari che brillavano di un sadismo spietato. «Sei il mio giocattolo. E io ti umilierò. Ti userò fino a farti impazzire e poi ti distruggerò.»

Non riuscivo a reagire. Il peso di quel video mi schiacciava. «Ti ho sempre odiato, lo sai?» continuò lei, la voce intrisa di veleno. «L'hai allontanata da me, l'hai resa debole. Tu non sei adatto a lei, la stai solo rovinando. E io godrò un sacco a vederti strisciare.» Si chinò appena, e con un disprezzo assoluto, mi sputò in faccia. La saliva mi colpì lo zigomo. Chiusi gli occhi per l'umiliazione, ma Sofia non aveva finito. Con il palmo della mano, mi spalmò quello sputo su tutta la guancia, accarezzandomi con una finta, sadica dolcezza. «Spogliati.» ordinò.

«Cosa?» deglutii, le mani che mi tremavano. «Sofia, ma che cazzo... a te manco piace il cazzo, sei lesbica, cosa vuoi da me?» «È verissimo,» sorrise lei, spietata. «Mi fate tutti abbastanza ribrezzo. Ma sono curiosa, Franci. Sono molto curiosa di vedere un cazzo umiliato venire per il puro terrore.»

Sollevò una gamba e appoggiò il piede nudo, ancora umido, proprio sul mio inguine. Il contrasto tra il suo disprezzo e quel tocco intimo fu un corto circuito devastante per il mio cervello. Prevette leggermente con le dita del piede contro il tessuto dei miei boxer, e con mio sommo orrore, il mio corpo reagì. La paura, l'umiliazione e quel contatto perverso mi stavano eccitando.

«Spogliati, ho detto.» Mi tolsi i vestiti in modo goffo, le mani tremanti, finché non rimasi completamente nudo, inginocchiato davanti a lei. Eretto. Sofia alzò il telefono, puntandomi la fotocamera addosso, e premette rec. «Ora masturbati. E guai a te se vieni prima che te lo dica io. Se lo fai, premo invio e questo video arriva dritto sul telefono di Erika.» «No... cazzo, no, ti prego...» piagnucolai, cercando di coprirmi. «Fallo!» urlò lei.

Rassegnato, impotente, chiuso in quella trappola di ricatto, portai la mano sul mio sesso. Date abbastanza dettagli per far viaggiare l'immaginazione, recita la regola. E la scena che seguì fu l'apice dell'erotismo psicologico. Iniziai a muovere la mano su e giù, lentamente, gli occhi fissi a terra per la vergogna. Sentivo il mio respiro farsi pesante, il sangue pompare furiosamente.

Ma Sofia voleva distruggermi del tutto. Per rendermi la tortura ancora più insopportabile, si portò le mani al petto e lasciò cadere l'asciugamano bianco. Il tessuto scivolò a terra. Rimase completamente nuda davanti a me. Il suo corpo era magnifico: i seni sodi e pieni, il ventre piatto, i fianchi morbidi illuminati dalla luce del bagno. Non si stava offrendo a me; mi stava sovrastando, usava la sua nudità come un'arma per mandare in tilt i miei sensi.

«Guardami mentre lo fai, schiavo,» sussurrò, le mani sui fianchi. Alzai lo sguardo, obbedendo. La visione del suo corpo nudo, fiera e dominatrice, unita al pensiero di quel video, innescò una reazione a catena nel mio corpo. Ero umiliato, distrutto, eppure non ero mai stato così duro. Aumentai il ritmo, la mano che scivolava furiosamente su di me. I miei gemiti iniziarono a riempire il bagno, mescolati alla mia disperazione, mentre lei mi guardava dall'alto, sorridendo, godendosi ogni secondo del mio inesorabile crollo psicofisico verso l'apoteosi dei sensi.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Cap. 3

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