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Erotika
Lulu · Cap. 7
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Capitolo 7 di 8 40 min di lettura

Scopata in Doccia, Lulu con un Altro

Tra una lezione di danza che prende una piega decisamente diversa e una notte in discoteca, Andrea scopre quanto alcune relazioni siano cambiate senza chiedergli il permesso.
E mentre Angela diventa sempre più la sua ragazza, vedere Lulu tra le braccia di un altro gli lascia addosso una sensazione che non sa ancora nominare.

ale🍻
14 ore fa · 11 letture · 0

Nicolò girò la testa verso di me, con gli occhi lucidi e dilatati di chi aveva bevuto decisamente troppo o preso altro. Ci mise due secondi a mettermi a fuoco, poi sulla bocca gli spuntò un ghigno storto. «Ah. Tu sei quello di Elena.» Sentii il colpo arrivare dritto al centro del petto, dove aveva sempre fatto male. Ma questa volta quel nome non mi spostò di un solo centimetro. «Sì,» risposi fissandolo negli occhi. «Lasciale il braccio.» Nicolò strinse ancora per un istante la presa prima di guardare me. «Sa parlare da sola.» «Infatti ti ha già detto di no.» Lui aprì le dita, lasciando andare il polso di Lulu, ma invece di levarsi di torno fece mezzo passo verso di me, cercando chiaramente la rissa per scaricare il nervoso.«Vedo che pure tu ti sei trovato subito la sostituta, comunque.»

Capivo perfettamente il giochino miserabile che stava provando a fare. «Non stiamo parlando di Elena,» tagliai corto,mettendomi di mezzo con la spalla per coprire Lulu. Nicolò perse la testa e mi venne addosso, piantandomi entrambe le mani sul petto per spingermi indietro contro il muro. Non ci pensai nemmeno: prima che potesse avvicinarsi di nuovo a lei, lo afferrai per il bavero della giacca e per la spalla e lo spinsi via con tutta la forza che avevo nelle braccia, facendolo barcollare all'indietro contro i tavolini alti del corridoio. Stavo per fare un altro passo avanti, con l'adrenalina che mi martellava nelle tempie, quando Fede e Davide sbucarono dall'angolo insieme a un buttafuori grande come un armadio.«Andrea, basta,» disse la voce di Lulu dietro di me, toccandomi il braccio. Mi fermai all'istante. Sentire la sua mano sulla manica mi fece abbassare subito le spalle, lasciando che fossero la sicurezza e un paio di amici di Nicolò a prenderlo di peso e trascinarlo verso l'uscita secondaria mentre continuava a sbraitare nel corridoio.

Quando il passaggio si svuotò, rimase un secondo di silenzio strano sopra il rimbombo lontano della pista. Mi girai subito verso Lulu. «Stai bene?» le chiesi, guardandole il polso. Lei tirò un respiro profondo, passandosi una mano tra i capelli, e annuì. «Sì.» Poi alzò gli occhi verso Davide, che si era fermato a un passo da noi per sincerarsi che fosse tutto finito, e ritrovò di colpo la sua voce. «Adesso però ho seriamente bisogno di acqua.» Fece una pausa, guardandolo dritto in faccia.«E possibilmente di limonare qualcuno che non sia un sociopatico.» Scoppiai a ridere, sentendo tutta la tensione sciogliersi di botto. Davide alzò le mani da qualche passo più in là, sorridendo. «Mi sento leggermente sotto pressione.» Lulu rise, prese la bottiglietta che lui le porgeva e la serata, incredibilmente, ripartì da dove si era interrotta.

Per l'ultima ora rimasi al bancone con Fede e Marco. Il telefono mi vibrò in tasca a metà di un pezzo techno: era Angela.

Angela: sei vivo?Andrea: sìAngela: mi manchi un po’

Guardai lo schermo illuminato tra i bicchieri mezzi vuoti e risposi senza la minima esitazione.

Andrea: anche tu

Poco più in là, sotto le luci blu della pista che iniziava lentamente a svuotarsi, Lulu e Davide erano tornati a ballare insieme. Si baciarono ancora, a lungo; lui si chinò a dirle qualcosa vicino all'orecchio e lei buttò indietro la testa ridendo.Provai a non prestarci troppa attenzione, cosa che mi riuscì abbastanza male per i primi dieci minuti, ma poi Fede ordinò l'ultimo giro di amari e finii per ridere e chiudere la nottata insieme ai miei amici, senza trasformare quella vista in un'ossessione.

Alle quattro passate le luci del locale si alzarono e la gente iniziò a defluire verso il parcheggio. Uscimmo nell'aria gelida del mattino con le orecchie che fischiavano. Tirai fuori automaticamente dalla tasca il mazzo di chiavi della Punto, con il portachiavi di Lulu che tintinnava contro il metallo, e mi girai verso di lei. «Andiamo?» Lulu si strinse nella giacca di pelle, esitando per mezzo secondo mentre guardava Davide fermo accanto a noi. «In realtà mi accompagna Davide.» Restai fermo con le chiavi in mano per una frazione di secondo. «Ah.» Lei mi studiò subito, quasi sulla difensiva.«Problemi?» «No,» risposi immediatamente. Ed era la verità: non avevo nessun diritto sulla terra di avere un problema con quella frase. Davide fece un passo educato verso di noi. «Sempre se per lei va bene, ovviamente.» Lulu gli sorrise.«Mi va bene.» Annuii verso entrambi, rimettendo le chiavi in tasca. «Scrivimi quando arrivi a casa.» Lei alzò gli occhi al cielo. «Sì, papà.» «Vaffanculo.» Lulu rise, ma prima di girarsi fece due passi verso di me e mi buttò le braccia al collo,stringendomi forte per un lungo secondo. «Grazie per prima,» mi sussurrò contro il colletto della giacca. «Sempre,» mi uscì dalla bocca, prima ancora che potessi filtrarlo col cervello. Lei si staccò, mi guardò negli occhi per un istante nel buio del parcheggio, poi fece un passo indietro. «Notte, Andre.» Si voltò e andò verso la macchina di Davide.

Salii sulla Punto da solo, accendendo il riscaldamento a palla. Prima di mettere in marcia controllai il telefono: c'era un messaggio di Angela mandato mentre rientrava a casa sua.

Angela: domani ci sei?Andrea: ovvio

Aggiunsi un cuore rosso, una di quelle cose che fino a un mese prima mi sarei fatto tagliare una mano piuttosto che mandare e sorrisi partendo verso casa. Arrivai nella nostra via venti minuti dopo. Parcheggiai al solito posto e stavo per spegnere il quadro quando il telefono vibrò sul sedile del passeggero.

Lulu: arrivata

Sentii un sollievo immediato sciogliersi nel petto, anche se guardando il portone del suo palazzo dall'altra parte della strada vidi che la luce delle scale era già spenta da un pezzo.

Andrea: bene

Passarono cinque secondi e arrivò un altro messaggio.

Lulu: davide è ancora qui ahahah

Rimasi immobile con la mano sulla chiave inserita nel blocchetto. Fissai quella riga illuminata nel buio dell'abitacolo per un secondo intero, poi digitai.

Andrea: non voglio sapere Lulu: bugiardo

Bloccai lo schermo e misi via il telefono, restando seduto in macchina nel silenzio delle quattro e mezza del mattino. A pensarci lucidamente, Davide non aveva fatto assolutamente niente che potesse starmi sul cazzo. Era stato gentile con lei tutta la sera, le aveva lasciato spazio quando era uscita a respirare, non aveva fatto domande invadenti sul suo ex e, durante il casino con Nicolò nel corridoio, si era pure messo in mezzo per dare una mano. Contro ogni mia previsione, mi sembrava davvero un bravo ragazzo. Forse era proprio quello il problema.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Scritto da
ale🍻

sono alle prime armi con i racconti erotici e spero possiate apprezzare quello che pubblico.

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    Ipnotizzata

    Questa storia vuole essere un esperimento, non so onestamente se funzionerà e visto il poco tempo la sto scrivendo di notte con poche ore di sonno, spero di non aver scritto troppe cazzate!

    14 ore fa 91 min 5 mi piace
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