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Erotika
Lulu · Cap. 7
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Capitolo 7 di 8 40 min di lettura

Scopata in Doccia, Lulu con un Altro

Tra una lezione di danza che prende una piega decisamente diversa e una notte in discoteca, Andrea scopre quanto alcune relazioni siano cambiate senza chiedergli il permesso.
E mentre Angela diventa sempre più la sua ragazza, vedere Lulu tra le braccia di un altro gli lascia addosso una sensazione che non sa ancora nominare.

ale🍻
13 ore fa · 10 letture · 0

Angela: mi manchi

Un sorriso mi uscì da solo, immediato e sincero, pulendo via la strana rigidità che mi era salita alle spalle un attimo prima.Digitai subito la risposta.

Andrea: anche tu

Misi via il telefono senza riuscire a spiegarmi come fosse possibile che quelle due reazioni, il fastidio sordo nel guardare il centro della pista e la voglia netta di avere Angela lì con me, riuscissero a esistere nello stesso petto nello stesso identico secondo.

Poco più tardi Lulu si staccò da Davide per andare verso i bagni. La seguii distrattamente con lo sguardo mentre attraversava il corridoio laterale, e fu lì che la vidi bloccarsi. Tutta la leggerezza brilla e sicura che aveva avuto addosso per due ore evaporò dal suo corpo in una frazione di secondo; le sue spalle si chiusero e il viso le diventò di pietra.Davanti a lei si era parato un ragazzo alto, magro, con una giacca scura e i lineamenti scavati che riconobbi quasi subito,almeno di vista. Si chiamava Nicolò. Era un vecchio amico del giro di Elena.

Ero abbastanza vicino al bordo della pista da leggere il labiale e sentire i toni in una pausa del pezzo musicale. «Non saluti più?» le disse lui, fermandosi proprio sulla sua traiettoria. «Ciao,» rispose Lulu, con una voce così fredda che sembrava non appartenerle. Nicolò spostò lo sguardo oltre la sua spalla, puntando verso la zona dove c'era Davide. «Vedo che ti diverti.» «Nico, non iniziare.» Lulu fece un passo laterale, lo superò senza guardarlo in faccia e tornò dritta verso di noi. Io rimasi fermo al mio posto, tenendo le mani in tasca: aveva gestito la cosa da sola in tre secondi netti, e intromettermi in quel momento sarebbe stato solo un modo stupido per toglierle terreno.

Passarono sì e no cinque minuti prima che mi sentissi toccare il gomito. Mi voltai: Lulu aveva recuperato la giacca di pelle e aveva il pacchetto di sigarette stretto in mano. «Vieni fuori un secondo?» mi chiese a voce bassa.

Uscimmo nell'area fumatori esterna, superando le porte antipanico. L'impatto con il freddo di ottobre fu quasi uno schiaffo dopo la sauna della pista; qui fuori la musica arrivava ovattata, ridotta a un battito sordo dietro i muri di cemento.Ci mettemmo in un angolo lontano dai gruppetti che ridevano vicino alle transenne. Lulu accese una sigaretta con le dita che tremavano appena, non sapevo se per il freddo o per il nervoso e buttò fuori il fumo verso l'alto. Era ancora leggermente brilla, parlava un filo più veloce del normale, ma gli occhi erano diventati lucidissimi. Mi appoggiai al muro accanto a lei. «È lui.» «Già,» mormorò.

Restò in silenzio per un paio di boccate, poi iniziò a parlare, buttando fuori tutta la storia come se avesse tenuto il tappo chiuso per troppo tempo. Mi raccontò che Nicolò era stato il suo primo vero amore, quello a cui era andata dietro per anni quando era più piccola, guardandolo da lontano come se fosse irraggiungibile. E quando finalmente lui si era accorto di lei e l'aveva voluta, a lei era sembrato di aver vinto tutto. Si guardò la punta della sigaretta tra le dita. «E quando hai passato così tanto tempo a volere una persona, Andre, è fottutamente difficile ammettere con te stessa che averla è la cosa peggiore che potesse succederti.»

Mi raccontò di come avesse scoperto un pezzo alla volta che Nicolò faceva uso pesante di roba. Spariva nel nulla per giorni, prometteva di passarla a prendere e non si presentava mai, lasciandola vestita sul letto a fissare il telefono. «Mi scriveva sto arrivando,» disse Lulu con un mezzo sorriso amaro. «E poi spariva per sei ore. Io restavo lì come una cretina perché avevo paura che gli fosse successo qualcosa, e invece era solo in giro a farsi coi suoi amici.» Poi erano arrivati i tradimenti. Non uno, ma una serie continua che lei aveva scoperto puntualmente. Lui all'inizio negava anche l'evidenza,poi minimizzava dicendole che era paranoica, poi crollava a chiederle scusa in ginocchio tornando il ragazzo dolce dei primi giorni, e il giro ricominciava da capo. «La parte peggiore è che non ero stupida,» continuò lei, stringendosi nella giacca di pelle. «Non avevo le fette di prosciutto sugli occhi. Lo sapevo cosa faceva.» La guardai di profilo nel buio del piazzale. «Sapere le cose non è la stessa cosa che riuscire ad andarsene, Lulu.»

Lei girò appena il viso verso di me, incassando quella frase in silenzio, poi abbassò di nuovo lo sguardo. La voce le si fece ancora più bassa quando arrivò all'ultima parte. Nei periodi peggiori, quando era alterato o fuori controllo, Nicolò diventava aggressivo. Non erano discussioni normali: le stringeva i polsi fino a lasciarle i lividi, le si metteva davanti alla porta per impedirle di uscire di casa, la spingeva contro il muro. Una volta era arrivato uno schiaffo. «Il giorno dopo tornava normale,» sussurrò Lulu, schiacciando la cenere contro il muretto. «Mi portava la colazione, mi chiedeva scusa piangendo. Ed era quasi peggio di quando alzava le mani, perché ti rendeva facilissimo convincerti che quello della sera prima non fosse davvero lui.»

Fu in quel momento che i pezzi del puzzle andarono finalmente a posto anche per me. Nicolò ed Elena facevano parte della stessa compagnia storica. Lulu aveva conosciuto Elena proprio attraverso di lui: per i primi mesi era stata semplicemente "la ragazza di Nico" che si aggregava alle uscite. Poi, col tempo, lei ed Elena avevano legato davvero, ed era stata proprio Elena una delle pochissime persone a restarle accanto e ad aiutarla a raccogliere i cocci quando la storia con Nicolò era finalmente esplosa del tutto. Ecco perché si conoscevano. Non c'era nessun complotto e nessun segreto strano dietro: solo due ragazze che si erano fatte scudo a vicenda durante un naufragio.

Lulu buttò il mozzicone a terra e lo spense col tacco dello stivale, tenendo le braccia incrociate contro il petto. «Mi fa incazzare una cosa sola,» disse, con la mascella tesa. «Cosa?» «Che io non voglio più niente da lui. Zero assoluto, mi fa quasi pena.» Fece una pausa, respirando l'aria fredda. «Ma quando me lo trovo davanti così all'improvviso mi si chiude ancora lo stomaco. È come se il corpo se lo ricordasse prima della testa.» Sentii quella frase risuonarmi dentro con una precisione quasi dolorosa. Pensai a tutte le volte in cui il solo nome di Elena mi aveva tolto il fiato anche quando sapevo che era finita. «Sentire qualcosa nello stomaco non significa voler tornare indietro,» le dissi piano.

Lulu alzò gli occhi neri sui miei. Sapeva benissimo che non stavo parlando soltanto di Nicolò, ma anche di me. Il suo viso si distese appena. «Sei diventato inquietantemente saggio.» «Sto invecchiando.» Fece una piccola risata, poi scivolò di mezzo passo verso di me e appoggiò la testa sulla mia spalla. Rimase lì per qualche secondo, in silenzio, lasciando che il peso della serata scaricasse a terra attraverso la mia giacca. Io non mi mossi di un millimetro; restai fermo a farle da appoggio nel freddo del parcheggio, sentendo che tra noi qualcosa si era saldato in modo definitivo.

Dopo un minuto le toccai piano il braccio. «Vuoi andare a casa? Ti riporto indietro.» Lulu tenne la testa sulla mia spalla ancora per un istante, riflettendoci, poi si tirò su di scatto. «No,» disse decisa. «Col cazzo che me ne vado a dormire perché c’è lui nel locale.» Mi scappò un sorriso. «Okay.» Si passò le dita sotto gli occhi per controllare il trucco e raddrizzò le spalle. «Devo ancora spegnere il cervello.» «Avevo paura l’avessi dimenticato.» «E magari scopare,» aggiunse lei avviandosi verso la porta d'ingresso. Alzai gli occhi al cielo seguendola. «Madonna, Lulu.» Lei rise girandosi a guardarmi: l'ombra pesante di cinque minuti prima era stata rimessa al suo posto. Nicolò non si sarebbe preso la sua notte.

Quando rientrammo nel caldo della discoteca, Davide ci venne incontro vicino ai divanetti. Si vedeva lontano un miglio che si era accorto che qualcosa non andava, ma gestì la cosa con un'intelligenza rara. «Tutto okay?» le chiese soltanto,senza invadere il suo spazio. Lulu fece una smorfia. «Ex di merda.» «Capito,» annuì lui. Senza fare mezza domanda in più e senza fare il fenomeno, allungò il braccio verso il tavolo e le passò una bottiglietta d'acqua fresca.

La serata riprese a girare, ma una mezz'ora più tardi, mentre stavo andando verso il bagno passando dal corridoio più stretto vicino al guardaroba, vidi una scena che mi fece fermare il sangue. Lulu stava tornando indietro da sola verso la pista e Nicolò le si era parato di nuovo davanti, chiudendole il passaggio contro il pannello divisorio. «Possiamo parlare?» stava dicendo lui, troppo vicino alla sua faccia. «No.» «Due minuti, Lu, non fare la bambina.» «Nico, basta, spostati.» Lulu fece per superarlo sulla destra, ma lui allungò una mano e la afferrò con forza per l'avambraccio, strattonandola indietro. «Lasciami,» sibilò lei, cercando di liberare il polso.

Non corsi come un eroe da film d'azione e non urlai. Feci semplicemente i quattro passi che mi separavano da loro con passo rapido e mi fermai esattamente al fianco di Lulu. «Ti ha detto di lasciarla,» dissi, tenendo la voce bassa e ferma.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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