Vai al contenuto
Erotika
Lulu · Cap. 7
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 7 di 8 40 min di lettura

Scopata in Doccia, Lulu con un Altro

Tra una lezione di danza che prende una piega decisamente diversa e una notte in discoteca, Andrea scopre quanto alcune relazioni siano cambiate senza chiedergli il permesso.
E mentre Angela diventa sempre più la sua ragazza, vedere Lulu tra le braccia di un altro gli lascia addosso una sensazione che non sa ancora nominare.

ale🍻
10 ore fa · 6 letture · 0

Nelle tre settimane successive, senza che nessuno dei due prendesse davvero una decisione formale in merito, io e Angela smettemmo di frequentarci come due persone che stavano ancora valutando se fosse il caso di restare. Non diventammo però nemmeno una di quelle coppie domestiche da sabato pomeriggio all'Ikea. Avevamo ventidue anni, gli orari sballati,le lezioni, gli allenamenti e le case piene di genitori, quindi facevamo l'unica cosa sensata: infilavamo l'altro ovunque trovassimo mezzo metro di spazio libero.

C'erano sere in cui passavo a prenderla fuori da danza alle undici passate e finivamo a mangiare patatine fritte nel parcheggio deserto di un distributore, con i piedi sul cruscotto e i cartoni unti sulle ginocchia. Altre volte cercavamo di guardare un film sullo schermo del mio telefono, con i sedili della Punto abbassati al massimo e una coperta di pile tirata fin sopra il petto, tentativo che naufragava regolarmente perché Angela parlava sopra metà dei dialoghi. «Aspetta, quello chi è?» mi chiedeva puntando l'indice contro il vetro del cellulare. «Te l’avrei spiegato se non avessi parlato negli ultimi venti minuti.» Lei si girava a guardarmi con gli occhi stretti. «Non mi piace come mi rispondi.» «Neanche a me piace guardare film con te.» «Eppure sei ancora qui,» chiudeva lei, infilandomi i piedi freddi sotto i polpacci.

Capitava che le scrivessi per vederci venti minuti sotto casa sua prima di cena e che quei venti minuti diventassero novanta senza che capissimo come. Quando casa mia restava vuota per qualche ora il pomeriggio, finivamo dritti in camera mia a chiudere le tapparelle; altre sere, invece, non succedeva assolutamente niente: restavamo in macchina con la musica bassa a sparare cazzate, a baciarci fino a farci male alle labbra prima che lei salisse di sopra.

Nel giro di poco, per il resto del mondo la pratica era stata archiviata d'ufficio. Me ne resi conto un venerdì pomeriggio,mentre ero al telefono con Fede per organizzare la serata. «Stasera viene la tua ragazza?» mi chiese lui, come se mi stesse chiedendo se portavo l'acqua. «No, finisce tardi,» risposi in automatico, cercando le scarpe sotto il letto. Poi mi bloccai,con una sneaker a mezz'aria. «Aspetta.» «Che?» fece Fede dall'altra parte. «Hai detto la mia ragazza.» «E tu hai risposto di no perché finisce tardi, non perché non lo è.» «Vaffanculo, Fede.» Riattaccai sorridendo da solo. La cosa strana non era stata sentirglielo dire; la cosa strana era che non avevo sentito il minimo bisogno di precisare che tecnicamente ci stavamo solo frequentando in esclusiva.

Nello stesso identico periodo, contro ogni previsione logica, anche Lulu era diventata più presente. Da quel mercoledì pomeriggio passato tra gli scaffali dei giocattoli e la fumetteria dopo il suo esame, il nostro rapporto aveva smesso di abitare soltanto il cono d'ombra del lampione a mezzanotte. Adesso c'erano i reel idioti mandati alle due del mattino, i volumi dei manga prestati e restituiti con i post-it di insulti dentro, le chiamate di quattro minuti per dirsi cose completamente inutili, e una sera in cui avevamo guardato un episodio di un anime seduti in macchina col riscaldamento acceso perché sul muretto iniziava a fare troppo freddo per restare fermi. A volte non serviva nemmeno una scusa: le scrivevo semplicemente scendi? e cinque minuti dopo il portone di fronte si apriva. Avevamo smesso di vederci soltanto quando uno dei due aveva qualcosa che non andava. Credo fosse stato quello il momento in cui eravamo diventati amici davvero.

Era un mercoledì di metà ottobre. Le giornate si erano accorciate di colpo e fuori era già buio pesto, con quell'aria fresca e pulita che finalmente aveva spazzato via l'umidità appiccicosa dell'estate e ti costringeva a tenere una giacca leggera sulle spalle. Avrei dovuto recuperare Angela fuori dalla scuola di danza alle dieci e mezza, ma avevo calcolato male il traffico o più probabilmente avevo solo voglia di uscire di casa e mi ritrovai parcheggiato davanti al cancello con venti minuti buoni di anticipo. Presi il telefono.

Angela: sei già qui?Andrea: sìAngela: ma sei malatoAndrea: si chiama amoreAngela: non usare parole che ti spaventano

Sorrisi guardando lo schermo. Pochi secondi dopo mi arrivò un altro messaggio in cui mi diceva di non restare in macchina come un maniaco e di salire al primo piano.

Spensi il motore ed entrai nell'edificio. La sala grande in fondo al corridoio aveva un'atmosfera tutta sua a quell'ora della sera: il parquet chiaro era segnato da anni di strisciate di scarpe, un'intera parete era coperta da specchi enormi dal pavimento al soffitto e i neon sul soffitto erano rimasti accesi soltanto da un lato, tagliando la stanza in due tra luce bianca e penombra. C'erano ancora le casse collegate in un angolo, tre o quattro borsoni sparsi vicino alla panca, bottigliette d'acqua mezze vuote e quell'odore caldo e denso di fine allenamento. Mi sedetti in silenzio su una panca vicino all'ingresso, con la giacca appoggiata sulle ginocchia, mentre Angela provava un ultimo passaggio insieme a un'altra ragazza.

Per la prima volta la vidi davvero nel suo elemento. Non era semplicemente "Angela che ballava": era un'altra persona.Aveva i capelli raccolti in uno chignon tirato, un top sportivo nero e un paio di pantaloni morbidi che le cadevano sui fianchi. Ogni movimento era preciso, forte, controllato fino alla punta delle dita; aveva un'elasticità naturale e una concentrazione quasi feroce nello sguardo fisso nello specchio, come se comandasse ogni singolo muscolo del proprio corpo senza il minimo sforzo. Mentre chiudeva una rotazione, i suoi occhi incrociarono i miei attraverso il vetro. Rallentò il passo, fermandosi con le mani sui fianchi e il petto che si alzava e si abbassava veloce. «Che guardi?» mi chiese dalla metà illuminata della sala. «Niente.» «La faccia.» Sbuffai, appoggiando la schiena al muro. «Vi siete messi tutti d’accordo con questa storia della faccia?»

L'altra ragazza rise, recuperò la sua felpa dalla panca, salutò entrambi e uscì tirandosi dietro la porta pesante della sala. Il rumore della serratura che scattava ci lasciò completamente soli nel silenzio del parquet. Mi alzai, raccogliendo la giacca.«Andiamo?» Angela non si mosse dal centro della stanza. Mi guardò da capo a piedi. «Alzati.» «Sono già in piedi.» «Vieni qui.» «No.» «Andre.» «Sono venuto a recuperarti, non a fare danza.» Angela piegò leggermente la testa di lato,lasciando spuntare un sorriso lento e provocatorio. «Hai paura.» Lasciai cadere immediatamente la giacca sulla panca. «Ti odio.»

Camminai verso il centro della sala con la dignità di un condannato a morte. Angela decise di iniziare con qualcosa che,secondo i suoi standard distorti, era un passo base elementare. Secondo i miei, era un tentativo di slogarmi entrambe le caviglie. Dopo due minuti stavo già fissando ossessivamente il pavimento per capire quale piede dovessi muovere per primo. «Smettila di guardare giù,» mi corresse lei, battendo le mani a tempo. «Devo sapere dove sono.» «Sono attaccati alle gambe, Andrea.» «Non mi fido.» Si avvicinò e mi diede due colpetti decisi sulle scapole per raddrizzarmi.«Rilassati.» «Sono rilassato.» «Sei un mobile dell'anteguerra.»

Provai a ripetere la sequenza, andando completamente fuori tempo al secondo passo e rischiando di calpestarle un piede.Angela scoppiò a ridere, piegandosi in avanti con le mani sulle ginocchia. La guardai esasperato. «Scusa, ma tu mentre balli pensi davvero a tutta questa roba contemporaneamente?» «No.» «E perché io devo farlo?» Si tirò su, passandosi il dorso della mano sulla fronte. «Perché io sono brava.» «Modestissima.»

Poi decise di cambiare metodo. Fece mezzo giro e si posizionò esattamente dietro di me, a pochi centimetri dalla mia schiena. Allungò le braccia e mi posò entrambe le mani sui fianchi, stringendo appena sopra la cintura dei jeans. «Devi muovere da qui,» disse, usando i palmi per guidarmi il bacino in una rotazione morbida. «Io sto muovendo.» «No, stai soffrendo.» Spinse leggermente in avanti con il corpo per accompagnare il movimento, e io alzai casualmente gli occhi verso la parete di fronte.

Nello specchio enorme, illuminato di taglio dai neon rimasti accesi, vidi l'intera scena da fuori. Angela era incollata alla mia schiena; era più bassa di me, ma aveva il viso girato vicino alla mia spalla, la pelle lucida, le mani piantate sulla mia vita e il bacino che guidava lentamente il mio in un'onda continua. La battuta che avevo pronta mi morì in gola. Il calore delle sue mani attraverso la stoffa della maglietta cambiò improvvisamente peso. Angela vide il mio sguardo cambiare direttamente nel riflesso dello specchio e si fermò. «Che c’è?» chiese a voce più bassa. «Niente.» «Sei diventato rigido.» Restai zitto per un secondo, fissando i suoi occhi scuri nel vetro. «Questa frase può essere interpretata molto male.»

Lei rise, staccandosi dalla mia schiena e tornando davanti a me. Per mostrarmi come avrebbe dovuto sciogliersi il movimento, fece un passo indietro e, senza nemmeno riscaldarsi o prepararsi, sollevò una gamba portandosela quasi contro la spalla in un'apertura laterale perfetta, scendendo poi in un piegamento controllato con un equilibrio irreale. Non c'era niente di esibizionista o costruito per sedurmi; lo fece con la naturalezza assoluta di chi ha abitato quel gesto per dieci anni. Rimasi immobile a fissarla. «No.» Angela tornò in posizione normale, inarcando un sopracciglio. «No cosa?» «Una gamba umana non dovrebbe arrivare lì.» «La tua.» «La mia è una gamba normale.» «La tua è triste,» sentenziò lei.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 8

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista