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Erotika
Lulu · Cap. 7
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Capitolo 7 di 8 40 min di lettura

Scopata in Doccia, Lulu con un Altro

Tra una lezione di danza che prende una piega decisamente diversa e una notte in discoteca, Andrea scopre quanto alcune relazioni siano cambiate senza chiedergli il permesso.
E mentre Angela diventa sempre più la sua ragazza, vedere Lulu tra le braccia di un altro gli lascia addosso una sensazione che non sa ancora nominare.

ale🍻
10 ore fa · 9 letture · 0

Riprova dopo riprova, sotto la sua supervisione spietata, riuscii finalmente a mettere insieme tre movimenti di fila senza sembrare un palo della luce. Angela incrociò le braccia e annuì piano. «Oh.» Mi fermai. «Oh cosa?» «Quasi bravo.» Feci un passo verso di lei. «Dillo bene.» «Mai.» Mi girai del tutto per affrontarla, aspettandomi che indietreggiasse come aveva fatto fino a un attimo prima. Invece Angela rimase esattamente dov'era. Ci ritrovammo a meno di cinque centimetri di distanza, i respiri che si mescolavano nell'aria calda della sala. Abbassai lo sguardo sulle sue labbra. «Dillo.» Lei alzò il mento, sfidandomi. «Sei mediocre.»

Azzerai lo spazio rimasto e la baciai. Angela rise contro la mia bocca per il primo secondo, ma subito dopo il suono le si spense in gola e la risata lasciò il posto a qualcos'altro. Indietreggiò di due passi finché la sua schiena non toccò la superficie fredda dello specchio; le misi le mani sui fianchi, stringendo la pelle calda scoperta tra il top e i pantaloni, e lei,con una facilità disarmante che mi prese totalmente alla sprovvista, sollevò una gamba e me la passò attorno al fianco,agganciandomi a sé. Mi staccai di un millimetro dalle sue labbra, tenendola su per la coscia. «Ma tu fai veramente quello che vuoi con le gambe.» «È il concetto di danza,» mormorò lei col fiato corto, tirandomi per il colletto della maglietta. «È inquietante.» «Stai zitto.»

Tornò a baciarmi con più fame, aprendo la bocca e cercando la mia lingua mentre il mio palmo scivolava sotto la sua coscia sollevata, stringendo il muscolo teso e morbido per premerla contro il mio bacino. Girai appena la testa e lo specchio mi restituì l'immagine di noi due: lei schiacciata contro il vetro, la gamba alta avvolta attorno alla mia vita, la mia mano affondata sul suo fianco e i nostri corpi incastrati nella penombra della sala vuota. Vedere da fuori il modo in cui mi stringeva rese tutto improvvisamente più crudo, più carico. Angela aprì gli occhi e intercettò il mio sguardo nello specchio. «Stai guardando,» sussurrò sulle mie labbra. «Controllavo la postura.» Mi morse piano il labbro inferiore,tirandolo tra i denti e strappandomi un respiro profondo, mentre la sua mano scendeva lungo il mio petto.

Poi, in fondo al corridoio esterno, risuonò il rumore metallico di una porta e il calpestio di passi pesanti, probabilmente il custode che faceva il giro di chiusura. Rimanemmo entrambi immobili, congelati contro lo specchio con il cuore che batteva nelle orecchie. I passi si allontanarono verso le scale, seguiti dal silenzio. Angela lasciò scivolare giù la gamba e mi mise entrambe le mani sul petto, spingendomi via con il fiatone e le labbra arrossate. «Andiamo,» disse piano.Recuperai il fiato guardandola raccogliere la felpa da terra. «Pensavo dovessimo finire la lezione.» Lei si caricò il borsone in spalla e mi lanciò un'occhiata scura mentre apriva la porta. «La lezione continua altrove.»

Il viaggio in macchina verso casa mia durò meno di dieci minuti, ma l'aria dentro l'abitacolo sembrava pesare il doppio del normale. Casa mia era vuota, mia madre aveva il turno di notte e sapevamo entrambi esattamente cosa sarebbe successo non appena avessimo chiuso la porta. Appena imboccai il rettilineo principale, Angela allungò il braccio e posò la mano sulla mia coscia destra, lasciando le dita ferme a metà strada tra il ginocchio e l'inguine. Continuai a fissare l'asfalto illuminato dai fari, sentendo il calore del suo palmo bruciare attraverso il jeans. «Non aiutare,» dissi senza girarmi. «A fare cosa?» chiese lei con voce innocente. «A guidare.» «Non sto facendo niente.» Abbassai gli occhi per una frazione di secondo sulla sua mano, che nel frattempo aveva stretto leggermente la presa sul tessuto. «Esattamente.» Angela sorrise nel buio, lasciando la mano lì dov'era per tutto il resto della strada, mentre la radio suonava a volume bassissimo e nessuno dei due diceva più una parola.

Quando entrammo in casa, buttammo giacca e borsone sul pavimento dell'ingresso senza nemmeno accendere la luce del salotto. Avevamo entrambi ancora addosso il sudore della sala da danza e il calore accumulato in macchina. «Io mi faccio una doccia,» annunciai, sfilandomi la maglietta mentre andavo verso il bagno. Angela mi seguì a ruota nel corridoio.«Prima io.» «Casa mia.» «Ho ballato due ore, Andrea.» «Io ho ballato venti minuti e sono traumatizzato.» Lei si fermò sulla soglia del bagno, incrociando le braccia sopra il top sportivo. «Entriamo insieme.» Mi voltai a guardarla a torso nudo. Angela vide all'istante il percorso esatto che aveva appena fatto il mio cervello e puntò l'indice contro il mio petto.«Per lavarci,» precisò. Alzai le mani. «Io non ho detto niente.» «La faccia.» «Basta con questa storia.»

E la cosa assurda fu che, per i primi cinque minuti, entrammo davvero solo per lavarci. Aprimmo l'acqua calda lasciando che il vapore appannasse lo specchio e i vetri del box, e ci infilammo sotto il getto insieme, stringendoci nello spazio rettangolare delle piastrelle. Dopo quelle tre settimane passate a cercarci ovunque, stare nudi così vicini sotto la luce piena del bagno non aveva più nessun residuo di timidezza: c'era una confidenza naturale, quasi sfacciata, nel modo in cui i nostri corpi si sfioravano per passarsi il bagnoschiuma. Angela prese la boccetta dello shampoo e mi toccò la spalla.«Girati.» «Perché?» «Ti lavo i capelli.» La guardai scettico sotto l'acqua che mi cadeva sulla fronte. «Ho ventidue anni, so lavarmi la testa.» «Eppure sembri incapace. Girati.»

Mi voltai dandole la schiena. Lei iniziò a massaggiarmi la cute con le dita, ma nel giro di trenta secondi capii che aveva usato una quantità di shampoo sufficiente per tre persone. Una montagna di schiuma bianca iniziò a colarmi lungo le tempie. «Angela, cazzo.» «Fermo, sto finendo.» Provai ad aprire gli occhi per girarmi e una colata di sapone mi entrò dritta sotto le palpebre, bruciando come il fuoco. «SONO CIECO.» Angela scoppiò a ridere dietro di me, appoggiandosi alla mia schiena bagnata mentre io annaspavo alla cieca verso il soffione della doccia per sciacquarmi la faccia. Appena riuscii a riaprire gli occhi arrossati, presi una manciata d'acqua e gliela spruzzai dritta in pieno viso; lei strillò ridendo e mi diede una spinta sul petto, scivolando quasi sul piatto doccia prima che la afferrassi per un braccio per tenerla in piedi.

Quando toccò a me lavarle i capelli, però, il ritmo dentro il box doccia iniziò lentamente a cambiare. Angela rimase ferma sotto il getto caldo con gli occhi chiusi e il viso alzato verso l'acqua, mentre io le passavo le mani tra i ricci pesanti e bagnati per togliere la schiuma, spostandole piano le ciocche dalle guance e dal collo. L'acqua le scorreva lungo la gola,scendeva tra i seni, disegnava rivi lucidi sui capezzoli induriti e lungo la curva del ventre fino al pube. Per finire di sciacquarsi il sapone dalle gambe, Angela si appoggiò con una mano al muro e sollevò una gamba, posando il piede piuttosto in alto sul bordo rialzato delle piastrelle laterali. Le mie mani si fermarono sui suoi fianchi. Rimasi semplicemente a guardarla, con il vapore che ci avvolgeva e le gocce d'acqua che le scivolavano lungo l'interno coscia completamente aperto. Angela aprì un occhio solo e mi beccò a fissarla. «Che c’è?» «Niente.» Invece di abbassare la gamba, la fece scivolare ancora di qualche centimetro più in alto lungo le piastrelle, con una lentezza voluta solo per provocarmi. «Così?» Deglutii, sentendo il sangue scendere tutto insieme verso il basso. «No, questa roba è illegale.» «Sei solo rigido.» Abbassai istintivamente gli occhi tra di noi, dove il mio cazzo si era già indurito del tutto, teso e pesante sotto i rivoli d'acqua calda. Angela seguì il mio sguardo e sulle labbra le spuntò un sorriso lento, carico di malizia.«Fisicamente no, però.»

Risi piano, ma fu l'ultima risata. Allungai una mano e le presi la gamba sollevata, stringendole prima il polpaccio bagnato per poi risalire lentamente con il palmo lungo la pelle liscia e calda dell'interno coscia, senza farla scendere. Quando arrivai vicino al suo fianco, la tirai verso di me e la baciai.

Il bacio cancellò qualsiasi distanza. Non c'era più la cautela della prima volta in camera mia, non c'era il bisogno di chiedersi cosa significasse o dove stessimo andando: c'era solo una confidenza totale, la fame di due persone che ormai conoscevano i punti deboli dell'altro e volevano usarli tutti. Angela mi buttò le braccia al collo, aprendo la bocca sotto il getto d'acqua che ci bagnava i visi e si mescolava alla saliva mentre le nostre lingue si cercavano con foga. Le baciai la mascella, scendendo lungo il collo bagnato fino al seno; presi un capezzolo tra le labbra, succhiandolo forte e stuzzicandolo con i denti mentre con una mano le stringevo l'altra tetta, sentendo la pelle scivolosa di vapore e il suo respiro che si spezzava in un gemito acuto che rimbombò contro le piastrelle del box.

Continuando a baciarle la gola, feci scivolare la mano lungo il suo addome fino a toccarla tra le cosce. La gamba che teneva ancora alzata sul bordo la lasciava completamente esposta: la sua figa era bollente, gonfia, fradicia di un'eccitazione densa e scivolosa che si distingueva nettamente dall'acqua della doccia. Iniziai a strofinarle il clitoride con il polpastrello del medio, disegnando cerchi rapidi e decisi che la fecero sussultare e stringere forte le mie spalle; poi spinsi due dita dentro di lei. Angela buttò indietro la testa contro il muro piastrellato, lasciandosi scappare un gemito lungo, aperto, mentre le sue pareti interne si contraevano attorno alle mie dita. La stuzzicai muovendo il polso con colpi profondi, sentendo quanto fosse stretta e bagnata, finché lei non abbassò una mano sul mio braccio e mi guardò con gli occhi scuri velati di vapore e desiderio, cercando il mio cazzo con l'altra mano per guidarlo contro il suo ingresso. «Più vicino,» ansimò contro la mia bocca. La afferrai saldamente per la vita e sotto la coscia sollevata, tirandola ancora più su contro il mio bacino. «Comandi pure qui?» le mormorai sulle labbra, sfiorandole la figa bagnata con la cappella. Angela sorrise a mezzo centimetro dalla mia faccia, il respiro bollente. «Sei lento.» «A danza ero lento.» «Appunto. Segui il ritmo.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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